“Cuccioli impauriti”

Tesoretti, ecco Matteo ed una sua riflessione molto gentile ed intensa. Leggete anche la mia risposta.

Siamo cuccioli inpauriti che hanno smarrito la loro identità e indossiamo maschere, vestiti chiusi da bottoni per cercare sicurezze e in base al vestito che indossiamo il cucciolo che è in noi si apppropria di un’identità che è data dal vestito, ma noi rimaniamo sempre cuccioli impauriti.
Probabilmente noi indossiamo tante maschere perchè ogni maschera è frammento di noi, una parte di noi e nel momento in cui c’è “fissità” in una maschera ne diventiamo prigionieri e anche se a volte sembra piacerci sempre di una catena anche se dorata stiamo parlando.
Quindi che dobbiamo fare? forse dobbiamo accettare le nostre maschere/vestiti e amarle, unendole tra di loro con una lunga cucitura unica che ci faccia amare quello che siamo e ci permetta, quindi, di amare un poco anche gli altri.
Con affetto
Matteo

Caro Matteo, noi siamo non soltanto cuccioli impauriti, ma anche smarriti. Non è la stessa cosa.

16 Risposte

  1. Caro Matteo,
    personalmente, non credo che Anima si esprima attraverso una maschera e che possa prendere il volo abbardata come spesso si ritrova, al contrario, penso che è necessario fare esperienza di noi stessi, per conoscere affondo ciò che siamo, per ritrovarci.
    La conoscenza della propria profondità noto che favorisce la relazione con gli altri, armonizzandola, rendendo più tolleranti anche a ciò che tu chiami “maschera che nasce dalla paura che fa sentire piccoli come cuccioli”…ma le relazioni, affinché siano significative, non possono in alcun modo prescindere dalla memoria della propria individualità. Amore in Amicizia è, innanzi tutto, riconoscimento dell’altro e mai una identificazione. Quindi, sì, suppongo che abbia ragione Gabriele: Anima fiorisce in noi e si espande nel mondo emanando il suo profumo, nella memoria di quel che siamo, nel ritrovamento di noi stessi. Siamo smarriti, non so però se sento di definire quel che siamo veramente “cucciolo”.
    Baci.

  2. Già, piccoli, spaventati e perduti… in questo mondo che ormai non ci appartiene… non più autentico, ma fatto interamente di maschere, di costruzioni, di dinamismi, di rumore, di grigi, di spazi riempiti da vuoti.
    La natura umana… è così bella ma così lontana!
    A volte è difficile comunicarla anche a noi stessi. Non riusciamo a sentirla… come se questo “chiasso” di questo nostro tempo impedisse alle nostre orecchie di ascoltare ciò che, senza far rumore viene dall’interno di noi stessi.
    Pensieri, espressioni, consapevolezze… soggettività.
    Tutto ciò che intimamente siamo, la forma ed i colori di questo nostro autentico essere… che ahimè ci sfugge… che non riesce a fare il “viaggio” più breve: quello che va dal nostro istinto alla nostra coscienza.
    Dobbiamo riappropriarci di quelli che sono i caratteri della natura umana… riprenderci il nostro tempo, i nostri spazi, i nostri colori, le nostre emozioni, i nostri sogni, le nostre passioni… la nostra umanità.
    Sai Marco, dopo la laurea (a Roma) sono tornato nella mia cara Rieti… fatta degli stessi colori della mia anima… e mi sento davvero come fossi nato una seconda volta.
    Oggi per me tutto è chiaro… la vera “maschera” è fuori, lontano… laddove l’uomo ha dimenticato la propria natura e “gioca” a fare altro… ad essere altro.

  3. Il dio Bambino lasciato a sognare da solo, rappresentato da Freddy MERCURY nel brano “the great pretender”…
    Professore, rispondendo a Luigi, un compagno di viaggio che le chiedeva di esprimersi su un suo componimento, lei parlava di aver lì scorto il Dio smarrito, il Mosè salvato dalle acque, il Pinocchio nel legno… Subito mi è tornata alla memoria un “motivetto” che faceva… Ed io canticchio soltanto, ma i ricordi ora si accendono… : si “schiudono” e si “chiudono”…in un nuovo “vestito”…

    Valentino (G. Pascoli)

    Oh! Valentino vestito di nuovo,
    come le brocche dei biancospini!
    Solo, ai piedini provati dal rovo
    porti la pelle de’ tuoi piedini;
    porti le scarpe che mamma ti fece,
    che non mutasti mai da quel dì,
    che non costarono un picciolo: in vece
    costa il vestito che ti cucì.
    Costa; ché mamma già tutto ci spese
    quel tintinnante salvadanaio:
    ora esso è vuoto; e cantò più d’un mese
    per riempirlo, tutto il pollaio.
    Pensa, a gennaio, che il fuoco del ciocco
    non ti bastava, tremavi, ahimè!,
    e le galline cantavano, Un cocco!
    ecco ecco un cocco un cocco per te!
    Poi, le galline chiocciarono, e venne
    marzo, e tu, magro contadinello,
    restasti a mezzo, così con le penne,
    ma nudi i piedi, come un uccello:
    come l’uccello venuto dal mare,
    che tra il ciliegio salta, e non sa
    ch’oltre il beccare, il cantare, l’amare,
    ci sia qualch’altra felicità.

  4. Io credo che Anima sia tutte le maschere e qualcosa di più profondo delle maschere,e cioè l’idea della maschera stessa.Anima è come se dicesse che la società è una specie di gioco,il gioco del teatro,e ciascuna di queste maschere insegna qualcosa dell’essere umano.Ma non bisogna prenderle sul serio queste maschere,altrimenti si incollano al volto e perdiamo la capacità di riderci sopra.E’ la troppa serietà che ci uccide,ci limita e soprattutto ci impone di essere controllati,come se fossimo estranei l’uno all’altra

  5. Forse parlare di maschere argina un pò le proprie responsabilità .. non lo so ma per ciò che riguarda le maschere credo che indossarle sia consapevolezza usata come alibi. E’ forse il non conoscersi come dovremmo che cambia un pò la situazione … vedi Matteo tu parli di cuccioli impauriti ed il prof aggiunge … smarriti… ecosì magari è.
    Ma concordo con Marina, nel fatto che di “cucciolo” abbiamo ben poco … e credo sia su questo che dobbiamo “lavorare” …che ben venga il cucciolo che è in noi ma crescendo … cosa vogliamo farlo diventare?

    Un abbraccio.

  6. Riprendo da questa citazione di Marina..”ma le relazioni, affinché siano significative, non possono in alcun modo prescindere dalla memoria della propria individualità. Amore in Amicizia è, innanzi tutto, riconoscimento dell’altro e mai una identificazione.”
    Caro prof parole che tuonano di vita.
    credo che anche quelle maschere-vestiti di cui parla matteo ben vengano se possono servire a portare alla luce la nostra parte ombra.
    saluti affettuosi

  7. . .

    a volte per ” ritrovarci “…. può bastare un abbraccio

  8. Grazie, carissimo Emanuele. Un film veramente straordinario, e commovente… A presto!

  9. Cara Giovannaferraro,
    hai ragione. Saluti affettuosi anche a te!

  10. Emanuele, è davvero scardinate che due mani non possano sfiorare i confini, il profilo, del proprio amore perchè potrebbero ferirlo, ma riescano ad esprimerlo, da dentro, nella sua più nuda e cruda essenza attraverso un’opera d’arte…ad intaglio.

  11. VALERIA (CARISSIMA)

    in quell’ abbraccio,
    Anima Ritrova la sua unità perduta

    in quell’ abbraccio
    Nulla potrà più ferire

    . .
    per questo abbiamo iniziato il Viaggio …..ma ce ne dimentichiamo quasi subito

  12. (… per fortuna che c’è Cupido ! )

  13. Giusto,
    caro Emanuele!

  14. Un abbraccio, Emanuele!
    In questi giorni ho dimenticato di darne parecchi!
    (ma se abbraccio il professore rischio di strapazzarlo troppo e allora… Un bacio immenso, professore Gabriele!)

  15. Abbracci e baci anche a te, carissima e dolcissima Valeria!

  16. e invece ne stai dando parecchi, in questi giorni … Valeria
    Arrivano, anche senza scriverli…..

    ….e si sentono

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