“…quello sguardo”

Carissime e carissimi, ascoltate questa esperienza di Sveva. Gentile e leggiadra.

Sai cos’é? che io ogni tanto ci penso. Si, dico che ci penso alla morte. Ma non a quella che appartiene a tutti, alla mia; e penso a come morire per raggiungere la morte. Quella volta, la prima volta, mi capitò mentre canticchiavo sotto la doccia. Le gocce soffici picchiettiavano le spalle e le natiche; il vapore con tutta la sua umidità entrava nelle narici e mi massaggiava…e così, come le luci d’entrata di una prima teatrale, apparve l’idea, Quell’idea, che abbracciò teneramente i miei pensieri. E il cuore si strinse sentendo la vita…e “quell’idea” e “quella vita” si conobbero, si guardarono e cominciarono a sostenersi in “quello sguardo”, l’una il ponte dell’altra.

18 Risposte

  1. E’ già notte fonda,e ti assicuro
    che questa è la mi ora appropriata
    per leggere con calma i miei blog
    preferiti,quelli scritti col sangue, quelli
    che odorano di pergamene antiche!
    Manoscritti, che nascono da diversi
    stati, monologhi, soliloqui…
    A volte credere alla propria forza ci
    ridà quella che abbiamo per un momento
    perduto, ritrovandola in momenti successivi
    in cui ci sentiamo particolarmente predisposti
    alla vita al dialogo, all’apertura…
    Ho scoperto che è l’atteggiamento che conta!
    Il fiero silenzio sta in agguato ed ascolta i nostri
    umori…Ignaro dei nostri processimentali
    proseguiamo nei meandri bui ed infermi del nostro labirintico pensiero…
    Muto per debolezza o per superiorità,pronto ad uscire
    al primo vacillare, qualche lacrima in uno sguardo ansioso e famelico,senza pronunciare nemmeno una parola…
    Mille sentieri serpeggiano dinnanzi a noi, ma il brusio
    persiste ora, ci buca la testa è ora di incontrare quell’io
    perduto ed insoddisfatto…Perchè è di questo che si tratta!
    Ritorna un rumore di fondo martellante ed oscuro, insidioso
    insistente, in ogni anfratto…Respirare di nuovo, ecco cosa ci vuole!
    Ritornare in superficie, piano riaffacciarsi alla vita…
    Sentire i propri passi e la frenesia del cuore e poi un alternarsi di suoni, rimbalzi di voci…Destinazione ritornare alla vita!!!
    Quella esilarante ed avventurosa, una impalpabile vita, dai contorni vividi che ti toccano il cuore…Di nuovo il conforto, la leggerezza, la dolcezza…
    Quanto durerà? Fino alla prossima fermata!
    Elèna

  2. “…e penso a come morire per raggiungere la morte.”

    Come morire, non credo di averci mai pensato. Interessante. Vedi come siamo diversi?

  3. La vita che prende coscienza del Se’ quando si rapporta con l’Idea della morte, transita sull’idea… che appare: intuito!

    L’essere umano per “conoscere”, è vero, ha bisogno di “ponti”. Posso chiederti, Sveva, come disegneresti il tuo ponte? Lo immagini ad arco o rettilineo? (Non so perchè ti ho fatto questa domanda…)

    Abbracci.

  4. Grazie del tuo dono, cara Elèna!
    Un abbraccio!

  5. Caro dott. La Porta, ho appena scritto questa poesia e mi piacerebbe sapere cosa ne pensa, se è scritta bene oppure no, quali i punti che maggiormente la convincono e quali quelli meno. Le chiedo però la cortesia di non divulgarla, non mi piace stare in vetrina.
    La ringrazio anticipatamente.
    Il vostro ammiratore, Rossano

    Quel giorno:

    ci scrolleremo di dosso
    gli ultimi pollini della primavera fugace
    le nostre tasche svuoteremo
    ma, inspiegabilmente vuote
    non ascolteremo i passi lenti dei viandanti
    perché il terreno molle li renderà tali
    non parleremo, non diremo nulla
    e nessuno potrà farlo in nostra vece
    un sorriso beffardo inviso ci coglierà
    e gli occhi cercheranno un ultimo appiglio
    perché chiamare “addio” ciò che non lo è?
    se l’abisso invero solo me richiede.

  6. A Dorothèe Naddeo
    Caro Gabriele approfitto di questo spazio per dedicare a mia nipote queste righe che hanno a che fare con anima .Mia nipote ha poco tempo da vivere ormai è un decennio che combatte contro la patologia ,la quale l’ha messa da parte e con grande forza ha vissuto e vive la vita. Continuando ad affrontare ogni giorno con gesti di amore tutto quello che la circonda, i figli, il compagno, la famiglia, il proprio lavoro senza curarsi della sua salute. Ieri gli ho chiesto, con il mio pessimo francese, perché non si curasse di più, e lei con una risposta dolce mi ha risposto che al mondo è venuta per un atto d’amore che la vita la ama intensamente perché dovrebbe odiare la vita se è amore. Il suo corpo è stato il mezzo della sua anima ,quindi mettere al mondo dei figli amare era il suo dovere di anima…il resto può morire mentre la sua anima può mutare,perché essere tristi per un passaggio solo perché noi non accettiamo e ci rifugiamo in un benessere esteriore che solo il sarcofago della nostra anima quindi il senso della sua vita lo sta compiendo………………………..il resto come dice lei in francese c’est la vie, io aggiungo in italiano è anima , che fa parte del regno dell’amore.
    Col cuore Dorothèe grazie della tua lezione di vita.
    Il viandante

  7. Perché la vita e la morte sono una sola cosa, come il fiume ed il mare.
    Nel profondo delle vostre speranze e dei vostri desideri risiede la muta conoscenza dell’Oltre;
    E come semi che sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.
    Fidatevi dei sogni, perché in essi è nascosto il passaggio verso l’eternità.
    Il vostro timore della morte è come il tremito del pastore davanti al re la cui mano si posa su di lui per onorarlo.
    Non è forse contento il pastore, sotto quel tremito, perché potrà fregiarsi del segno regale?
    Eppure non è forse più attento al suo tremore?
    Perché cos’è morire, se non esser nudi nel vento e fondersi nel sole?
    E che altro è non più respirare, se non liberare il respiro delle sue insonni maree,
    perché possa levarsi ed espandersi e cercar Dio senza ingombri?
    Solo quando berrete al fiume del silenzio canterete davvero.
    E quando avrete raggiunto la sommità del monte, comincerete a salire.
    E quando la terra esigerà le vostre membra, solo allora danzerete veramente.
    Kahlil Gibran

    E se avesse ragione?

    Saluti!

  8. il fatto che il pensiero della morte possa essere tenero mi fa ricordare quel famoso vero: “verrà la morte, e avrà i tuoi occhi…”.
    la morte è una necessità per l’essere umano, così come, penso, il pensiero della Morte.
    ciò che ha scritto Sveva mi fa risuonare antiche corde, di quando la morte era agognata e temuta al tempo stesso.
    “E il cuore si strinse sentendo la vita…e “quell’idea” e “quella vita” si conobbero.”
    Grazie Sveva!

  9. LE MIE PAROLE CADDERO COME GOCCE DI PIOGGIA SILENZIOSE . . . E RIECHEGGIARONO NEL POZZO DEL SILENZIO

    . . .
    un bacio Sveva

  10. Grazie, caro Emanuele!

  11. C’è molto da apprendere in Gibran, caro Giovanni! Un abbraccio e grazie!

  12. cara Valeria,
    è strano perchè nei miei sogni o nelle mie immagini il ponte è sempre rettilineo ma “morbido” tipo quelli avventuruosi, sospesi su abissali alture; ma se provo a disegnarlo, s’incurva, e gli abissi lasciano il posto a garruli torrenti primaverili!!!!! grazie per la riflessione!
    sveva

  13. ….people hearing without listening
    grazie Emanuele!

  14. Carissimo Gabriele,

    oggi sono stata ad un convegno organizzato dall’Associazione Carotenuto e tra i vari argomenti trattati si è affrontato quello del suicidio e sui vari motivi che possono portare ad un gesto così estremo e apparentemente così sconsiderato.
    Quello che più mi ha riflettere è il “suicidio per amore”, e più esattamente quando si arriva a scegliere volontariamente la morte in due casi specifici: il primo quando i due amanti non si esternano vicendevolmente i loro sentimenti e si logorano per una vita nella convinzione di non essere corrisposti tanto da preferire la morte ad una vita incompleta e senza l’Amore, caso che poi il più delle volte porta in extremis i due soggetti a scoprire invece che il loro amore era perfettamente corrisposto; il secondo caso è quello del cd. suicido di coppia. La letteratura (Shakespeare un esempio per tutti) e la filmografia più o meno recente sono ricche di esempi in entrambi i sensi (anche tu nella tua trasmissione hai sempre mostrato molti brani di film su questa tematica).
    Ora mi domando come sia possibile voler morire per amore? L’amore non dovrebbe essere il motore della vita? E soprattutto perché spesso la paura di esternare i sentimenti compromette la possibilità concreta di rendere quel sogno d’amore vivida realtà?
    Con tanto affetto Bea

  15. Sveva,
    “…L’amore non deve implorare e nemmeno pretendere. L’amore deve avere la forza di diventare certezza dentro di sè. Allora non è più trascinato, ma trascina…”
    Ciao

  16. Il quesito che pone Bea,Professore,riprende un argomento che lei già ha trattato sul blog.,quando spiegò che Amore e Morte formano una sizigia.D’accordo,ma appare stridente una simile coppia,come sottolinea Bea,sono opposti,e dovrebbero tendere a mete distinte.Come possono convivere?

  17. sveva… sai sentire in profondità
    grazie a te !

  18. Caro Rossano,
    io “giudico” sull’onda delle mie emozioni, e da questo punto di vista posso dirti che i tuoi versi sono densi, avvolgenti, e “respirano” la parte piu’ sotterranea di noi… Con affetto!

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