Ancora sulla PERSONA (Maschera)

Sentite Carlo e dialogate. Se volete.

Indossiamo sempre maschere…siamo ogni volta un Personaggio diverso… e le persone sincere? Mostrano solo quello che gli viene meglio!
Risposta alla domanda che mi è stata posta stasera ,dopo la mia pirandelliana affermazione… chi è concorde e chi no?

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37 Risposte

  1. La sincerità ha i suoi modi… ha un nome ed un cognome ed in nome della sincerità non si può sempre fare e dire ciò che si vuole perchè paradossalmente si potrebbe ferire.
    E quando è fatto volutamente, con una sottile forma di puro egoismo, solo usando come alibi l’essere sinceri…
    bhe.. prof.. preferisco le maschere… tanto col tempo il vero volto viene sempre fuori…ma almeno so di avere a che fare con una maschera e chissà che cadendo non ci trovi invece un bel viso.
    E’ tutto relativo prof…ho solo certezza del Signore, l’unica verità sincera.
    Buona Settimana Santa a Tutti.

  2. Caro Carlo, qualche settimana fa anche io ho affrontato il medesimo discorso con un mio amico. Io sostenevo che se vogliamo possiamo togliere ogni maschere ed essere in quei precisi istanti noi stessi, per l’appunto sinceri e senza corazza e senza veli. Lui invece mi ha fatto la seguente obiezione citando T. S. Eliot:

    “Ah, ma noi moriamo ogni giono l’uno per l’altro. Ciò che degli altrri sappiamo è soltanto il ricordo di quando noi li conoscevamo. Ed essi sono mutati da allora. Fingere che loro e noi siamo ancora gli stessi è una convenzione sociale utile e opportuna, che qualche volta deve essere spezzata. Si deve infatti anche ricordare che in ogni incontro noi incontriamo uno straniero”.

    Cari amici rivolgo a voi il quesito che posi al mio amico allora: ma se è così allora siamo esseri mutanti, mai ugualia noi stessi ed anche quando diciamo “mi sono tolto la maschera”, è solo una nostra illusione, un auto-inganno, per vivere meglio?
    Un grande abbraccio, Bea

  3. Io ero una di quelle persone che faceva l’elogio della sincerità,sino a quando non ho avuto il destino di incontrare una persona sincera.Mi è apparso come un essere alieno per quanto era distaccato,freddo,con quello sguardo che penetrava come la lama di una falce.E’ stato il mio nemico,per parecchio poi ho capito che era la sola persona di cui potevo fidarmi.Era uno specchio per quello che di me non volevo vedere.Ho scoperto che la sincerità ,a volte ha un prezzo altissimo ed anche fastidioso da sopportare.E’ impegnativa,è una delle parole più impegnative che io conosca,ed una delle più idealizzate,ma sa ferire.

  4. Beatrice, mi permette di dire che sono d’accordo con il suo amico. Non siamo gli stessi che eravamo a due minuti fa, neanche a uno! Pero penso che portiamo dentro di noi un qualcosa che non cambia cosi facile ed e qui che le maschere nascondono quello che non vogliamo far vedere, principalmente a noi stessi! Esiste una scala in cui ogni gradini dobbiamo lasciare una maschera per salire su l’altro! E la scala del auto conoscenza!

    Possiamo dire che non siamo gli stessi di un minuto fa, ma forse tutto ciò che e cambiato non sia il sufficiente per farci cadere una maschera! Quindi quel che era per essere davvero cambiato non hai cambiato nulla, ma non ci sei mai fermata nella scala, neanche tornata indietro, perché in questa scala non ce un ritorno, va sempre avanti finché ci sei già salita su il primo gradini chi si chiama Volontà. La Volontà di cambiare!!

    Fraterno abbraccio!

    Ricardo.

  5. La mia ipotesi è che ogni persona ogni volta esce di casa ha una maschera, certe volte anche nella propria casa con chi si conosce bene, cioé con il proprio patner, i figli, ecc.

    Ci sono quelli consapevoli di questo e quelli no.

    neanche nei sogni onirici siamo realmente noi stessi.

    Da una parte l’amico di beatrice ha ragione, perché ogni volta che chiunque si rapporta all’altro è come se ha difronte a se un estraneo. Certe volte con se stessi, visto che spesso sia gli uomini e le donne
    pensano e fanno diversamente, o fanno in un modo e dicono altro.

    Quando penso su questa questione mi viene in mente Seneca, cui pensava e parlava in modo saggio e sapiente e si comportava diversamente perché doveva rapportarsi alle circostanze e agli uomini a cui doveva adattarsi.

  6. nota storica già nota a tutti: il termine latino persona è traslitterazione dal greco pròsopon (non ho il font per i caratteri, mi scuso), che nel linguaggio teatrale indicava proprio la maschera, oltre che il volto stesso. Attraverso essa l’attore era in grado di diventare effettivemente altro da sé, impersonando anche più di un soggetto. Da notare come il termine latino veicoli anche la funzione “meccanica” della maschera come strumento che fungeva da cassa di risonanza della voce: “per”-“sonare”. I termini, non a caso sono molto utilizzati nei primi secoli nell’ambito della risposta “ortodossa” alle eresie di tipo trinitario (modalismo in primis). Saluti.

  7. Rimango anche io stupita di quante maschere un essere umano abbia bisogno per sentirsi veramente al sicuro…nella “giungla psichica”; lo Spirito di autonservazione forgia questi geniali scudi protettivi!
    I camaleonti fanno lo stesso per non diventare prede, ma sono molto più naturali…degli esseri umani che indossano maschere senza saperne la valenza e spersonalizzano i Simboli, indossandoli come se bastasse dare loro un’impalcatura per vivificarli e da questi non essere sopraffatti.
    Gli indiani delle Americhe, nei loro riti di iniziazione alla vita di relazione, “indossavano” i nomi e le pelli dei loro Totem protettori: altri esemplari di essere umano sono – soprattutto oggi! – invece dei feticci. Salvo le favole di Esopo e all’uopo… ricordo “La volpe travestita da pantera”!
    Quello che voglio dirti io, Carlo, è che, per poter indossare sinceramente una maschera, è necessario esercitare la spina dorsale a stare dritta: come la Sintassi corretta, anche le maschere lo richiedono, perchè siano credibili e non si affloscino su se stesse!!!
    Come diceva invece Kierkegaard, la comunicazione indiretta tra le maschere è l’unico modo per attivare l’idea di poter fare “alterità”, cioè ogni maschera è una possibilità di esistenza, ma in nessuna di esse il filosofo si identifica. Ma Kierkegaard non ha compiuto il passaggio decisivo verso la Sincerità, nella dimensione trascendentale, poichè ha tralasciato di coinvolgere se stesso dal quale era profondamente angosciato!
    Io credo nel miglioramneto della nostra specie!
    Un saluto!

  8. Questo discorso mi è molto caro. Da quando ho 10 anni recito in compagnie di teatro amatoriale. Ogni giorno mi trovo davanti ad un quesito fondamentale per la sopravvivenza di me stesso: “in questo momento, mentre parlo, mentre vivo un momento, sono io a farlo od è una delle mie maschere?”
    Sento che sia possibile togliere le nostre maschere, ma la difficoltà e la lunghezza del processo di eliminazione cambiano drammaticamente da persona a persona.
    Per togliere una maschera bisogna prima di tutto avere il coraggio di affrontare l’ignoto, una parte di noi sopita, magari malata, che necessita di una comprensione di cui non abbiamo mai avuto o non abbiamo più coscienza.
    Dopo la rimozione viene la parte più delicata, quella in cui bisogna accettare quello che prima era nascosto e farlo nuovamente nostro, renderlo parte stabile del nostro essere.
    E, tipicamente, mentre lo si fa si scopre che la svelata verità è solo un’altra maschera che va tolta per far affiorare parti ancora più profonde ed oscure. E si ritorna al punto di partenza, Più forti. Più si tolgono maschere, più si vuole toglierle…più si sente il profumo della vera vita.

    C’è una fine, lo sento.

    Scusate, forse è un po’ lunghetto come commento.

    Un abbraccio ai pellegrini!

    Fearomen

  9. Beatrice, molto interessante il discorso tra te e il tuo amico … Personalmente mi sento più vicino alla posizione del tuo amico … la citazione di Eliot è un lampo nella notte … ” Fingere che loro e noi siamo ancora gli stessi è una convenzione sociale utile e opportuna, che qualche volta deve essere spezzata ” … Si può essere ” veri e sinceri ” anche cambiando in continuazione … Si può essere ” uguale a sè stessi ” anche essendo continuamente diversi … ( a volte trovarci un ruolo o un personaggio ben identificato, e identificabile, fa più comodo agli altri che a noi stessi : raramente ci rappresentano in toto )

    E quanto all’incontro destabilizzante con lo straniero che è nell’altro …. a chi di noi non è mai capitato di sentirsi molto più vero e sincero proprio con chi non conosceva ?

  10. (Professore, è solo perchè nella mia dimensione, nel mio Cuore, è tempo di… Passaggi che “confesso” di aver rubato cinque Maschere da quell’altra dimensione… Quì le ho indossate tutte insieme – l’una nell’altra, nell’altra, nell’altra e nell’altra… Una maschera “cipolla”, insomma! – Sono felini atipici, nel senso che mangiano con forchetta e coltello e stanno attenti a non sbrodolarsi, di questi uno è addirittura vegetariano ma balla benissimo! Emmeti , Fra, Ma, Angy, La: siete per me una fonte di ispirazione preziosa!)
    Un forte abbraccio!

  11. siamo cuccioli inpauriti che hanno smarrito la loro identità e indossiamo maschere, vestiti chiusi da bottoni per cercare sicurezze e in base al vestito che indossiamo il cucciolo che è in noi si apppropria di un’identità che è data dal vestito, ma noi rimaniamo sempre cuccioli inpauriti.
    Probabilmente noi indossiamo tante maschere perchè ogni maschera è frammento di noi, una parte di noi e nel momento in cui c’è “fissità” in una maschera ne diventiamo prigionieri e anche se a volte sembra piacerci sempre di una catena anche se dorata stiamo parlando.
    Quindi che dobbiamo fare? forse dobbiamo accettare le nostre maschere/vestiti e amarle, unendole tra di loro con una lunga cucitura unica che ci faccia amare quello che siamo e ci permetta, quindi, di amare un poco anche gli altri.
    con affetto
    matteo

  12. Sempre a proposito di maschere, vorrei, in seguito ad un incontro che credevo potesse arricchirmi, dedicare un pensiero a tutti gli individui che credono di avere il diritto di trattare il prossimo con altezzosa sufficienza in virtù del proprio vero e presunto status intellettuale, più presunto che vero, aggiungerei. A costoro voglio dire che troppo facilmente ci si fregia dell’appellativo di poeta. Il poeta è un animo grande, nobile, privo di barriere e ricolmo di infinita gentilezza, non un pallone gonfiato che sente frapposto tra sé e le persone un discrimine di ironica sbeffeggiante tracotanza, la stessa in cui merita probabilmente di annegare. Saluti.

  13. Emanuele caro,
    i quesiti che tu hai posto li conosco bene. Secondo me si può essere se stessi pur nella nostra costante mutazione emozionale. Forse tutto risiede proprio nel nostro vissuto emozionale, il quale partendo dalla nostra parte inconscia alla fine è l’unico che non può mentire: se noi stessi non reprimiamo le nostre emozioni ed il nostro vissuto emozionale che ci viene dal profondo, allora in quei singoli momenti siamo davvero quello che siamo e null’altro, senza finzioni, senza maschere e senza veli. Forse è vero che “lo straniero” che è in noi ci rende sempre diversi, ma se noi liberiamo senza timori i sentimenti e e le emozioni che ci vengono dagli abissi dell’anima allora almeno in quell’eterno istante siamo solo noi stessi…..
    Il fatto di sentirsi più in sintonia con uno sconosciuto, forse è perchè aprirci al prossimo richiede coraggio, paura di essere giudicati ed allora a volte è più facile tirare fuori “il peggio” di noi con chi forse non rivedemo più. Tuttavia credo che se definiamo qualcuno amico dovremmo avere il coraggio di aprirci in toto con lui senza paura di essere aprioristicamente giudicati e, se lui è quell’amico vero che dice di essere, allora per noi non sarà un giudice inappellabile ma un porto sicuro in cui ormeggiare in ogni tempesta!
    Scusa se ti ho risposto solo oggi!
    Un grande abbraccio, Bea

  14. Ho sognato una donna con i capelli rossi che restaurava un baule pieno di maschere di quelle che indossavano gli attori nel teatro greco.Che significato potrebbe avere il restaurare?

  15. Giusto, Fearomen! A presto

  16. Cara Valeria,
    un forte abbraccio anche a te!

  17. grazie Beatrice, della risposta … e dell’abbraccio

    …sai, ho un modo di vita un po’ tutto mio… in cui il “peggio di me” è meglio del “meglio di me”, per cui tendo a tirare fuori il primo e a tenere nascosto e riservato il secondo ….Con una gran confusione un po’ per tutti…..
    credo che dentro di noi ci siano, non uno, ma tanti “noi stessi” …. e che le maschere ci aiutino a dar voce ad ognuno di essi
    per questo nessuna maschera si può dire – secondo me – totalmente falsa , nel momento in cui la indossiamo … Così come, concordo con te, neanche vera in tutto e per tutto … ( ma cosa lo è ? )

    Un caro abbraccio anche a te !!

  18. Emanuele, pensaci tu al video! Penso che questa canzone (ed è un eufemismo!) riassuma bene una delle funzioni della Maschera. Già tradotta… Per tutti noi.

    “The Great Pretender” (Queen)
    (Il Grande Commediante)

    Oh sì, io sono il grande commediante
    Faccio bene a fingere
    Il mio bisogno è tale, che fingo fin troppo.
    Sono solo, ma nessuno lo può dire.

    Oh sì, io sono il grande commediante
    Alla deriva nel mio mondo
    Recito la mia parte, ma in realtà mi vergogno
    Tu mi hai lasciato sognare tutto da solo.

    Troppo reale è questa sensazione di finzione,
    Troppo reale quando sento cosa il mio cuore non può nascondere.

    Oh sì, io sono il grande commediante
    Ridente e allegro come un clown
    Sembro essere quello che non sono, capisci?
    Indosso il mio cuore come una corona
    Fingendo che tu sia ancora qui

  19. Cara Valeria,
    ci credi davvero?

  20. (Ho scelto la versione interpretata da Freddy Mercury, dei Queen, perchè – secondo un gusto tutto personale – il nome, il timbro di quella voce e lo “stile”… danno alla canzone… il vero corpo e corrispondenza di immagine.)

  21. Sì, caro professore, credo nel miglioramento ma molto di più nella solidarietà. Liberamente credo che l’essere umano abbia molto e sia molto di più di quanto ci hanno abituato a credere e ad essere. E la facoltà di “proferire” Parole deve ancora… essere scoperta, secondo me.
    Un forte e affettuoso abbraccio!

  22. Ascolta Fearomen,
    basta con questa storia semplicistica delle maschere. Perdono. Invece cominciamo ad accettare l’idea delle Multipersonalita’.

  23. per Valeria, sono fan dei Queen, ma credo sul discorso che ha fatto sulla canzone e sul senso della maschera, credo che sarebbe più azzeccata la canzone “It’s A Hard Life”, cui la scenografia e su un ballo in maschera e il cantante è vestito da pavone, mentre tutto è appariscente la canzone è triste, sulle realtà e situazioni tristi della vita.

    Comunque penso che il senso della maschera sia diverso da quello che pensiamo noi. Credo abbia un senso più archetipico e oscuro che il nostro Io non lo comprenderebbe pienamente.

    vedi anche il banale file “La maschera” con Jim Carrey che tratta di Odino e forze oscure.
    o altre interpretazioni come il racconto di Drian Gray o le opere su “Adonais” sul vero volto che è in noi e Iside.ecc.

    ci possono essere varie versioni.

    nel link il video dei Queen.

  24. Detto fatto, cara Valeria … il nome, il timbro di quella voce e lo “stile ” . . . . . .

    THE GREAT …..FREDDY MERCURY

  25. Multipersonalità …. ecco la parola chiave !

  26. Bravi e cari, Emanuele e Valeria!

  27. …bene, giusto, Emanuele. A presto!

  28. Grazie, cara Mary. Baci baci

  29. Cara Mary,
    “Togli quella maschera d’oro ardente
    Con gli occhi di smeraldo…” (W.B. Yeats)

    La Maschera, il Mito, conduce l’Uomo Mago al Cuore (è il Ricordo!) sede di Lei, Sophia, la vera Conoscenza, l’Essenza di tutto.
    E’ così che l’Uomo Mago diventa Uomo Interiore: spinto da Amore, attraverso la partecipazione, la con-passione con il Cosmo (Anima Mundi).

    Poi mettiti alla prova con un ideogramma giapponese, basta uno soltanto…
    E’ molto interessante il libro di Roland Barthes, “L’Impero dei segni”.

  30. Grazie, Emanuele! Fantastico!
    E mille… abrracci, professore!

  31. siamo cuccioli inpauriti che hanno smarrito la loro identità e indossiamo maschere, vestiti chiusi da bottoni per cercare sicurezze e in base al vestito che indossiamo il cucciolo che è in noi si apppropria di un’identità che è data dal vestito, ma noi rimaniamo sempre cuccioli inpauriti.
    Probabilmente noi indossiamo tante maschere perchè ogni maschera è frammento di noi, una parte di noi e nel momento in cui c’è “fissità” in una maschera ne diventiamo prigionieri e anche se a volte sembra piacerci sempre di una catena anche se dorata stiamo parlando.
    Quindi che dobbiamo fare? forse dobbiamo accettare le nostre maschere/vestiti e amarle, unendole tra di loro con una lunga cucitura unica che ci faccia amare quello che siamo e ci permetta, quindi, di amare un poco anche gli altri.
    con affetto
    matteo

    ho mandato già questo testo se è già arrivato questo potete cancellarlo.
    saluti

  32. Su Freddy Mercury, che conosco la sua storia, aveva una multipersonalità, come artista o persona era appariscente ed eccentrico con lati negativi e positivi che acquista ogni personaggio, ma dietro le quinte era bravo come persona, verso gli altri, i bisognosi, gli animali, ecc.

    E come si sa gli artisti devono per forza acquisire una maschera.

  33. ritornando sulla maschera. Penso che la maschera sia il nostro Io sociale, quello che siamo esteriormente, mentre nemmeno la nostra parte interiore (superficiale) è quella vera, ma è la parte più profonda di noi stessi che è quella vera.

  34. Ma che bella, carissima Mary !! … facci una tua traduzione del testo della canzone, dai ….ne vale veramente la pena …
    che immenso giacimento d’amore purissimo è la vita, appena sotto la superficie …. se solo sapessimo …. se solo volessimo …. se solo provassimo …. a chiudere gli occhi ed immergerci completamente

    but it’s hard …. A hard life !

  35. Cara Mary, lo so…
    …”È una vita dura…amarsi veramente l’ un l’ altro, amare e vivere per sempre l’ uno nel cuore dell’ altro: è una battaglia lunga e dura imparare a prendersi cura l’ uno dell’ altro, fidarsi fin dal primo momento, quando si è innamorati…”

  36. Cara Amalia, vuol dire che le vecchie maschere imprigionavano troppo, oppure, all’inverso, che le vecchie maschere non proteggevano più. Non nascondevano più.

  37. Grazie Professore,ed a proposito del mio sogno,.Seguendo una serie di associazioni datemi dal libro di Moore ho rivisto il quadro sulla nascita di Venere..i capelli,professore,erano del medesimo colore di quelli della mia restauratrice notturna.. Ha ragione,in effetti,le vecchie maschere si stanno dissolvendo,e molto rapidamente.

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