“…il tessuto dei nostri sogni”

Raffaele mi manda una riflessione. Eccola:

Buona Sera Carissimo Prof. Gabriele,
Scusandomi per il mio dire, mi sommo con i miei piccoli pensieri alle sue preziose illuminati parole.

Come dice il grandioso William Shakespeare: siamo il tessuto dei nostri sogni, dove ogni cosa, per divina concessione diventa realtà manifesta da quel nostro pensiero creatore che l’ha generato su un piano di coscienza più elevato.

Penso che un bel esempio di illusione/realtà viene riportato nel film AVATAR, dove l’attore principale, per quel fine esperienziale e per quella bella trama, riesce attraverso quella superiore tecnologia (che è già realtà su altri piani di coscienza) che gli permette di trasferire la sua coscienza passando attraverso gli stadi di sonno/veglia ed interscambioando gli involucri dalla sua realtà da umano con quella di un alieno.

E’ Lo stesso concetto dello specchio della mente che il buon PLATONE ci tramanda nel mito della caverna. Oggi sappiamo cosa voglia dire virtuale e solo attraverso l’Immaginazione si può capire che in effetti questa vita sia in effetti un meraviglioso gioco virtuale in uno dei tanti universi olografici che la nostra mente elabora continuamente e che solo trascendendo o armonizzando questa ultima possiamo elevarci all’essere che è dentro di noi. E’ sul mentale che bisogna giocare, innalzando l’attenzione sulle nostre percezioni interiori, controllando sia la mente che l’aspetto egoico dell’essere per innalzare la coscienza a quella (genetica impiantata tantissimo tempo fa dagli Elohim ed dagli Annunaki) consapevolezza che ci eleva oltre l’essere materiale.

Gesù come tanti altri maestri di saggezza sono discesi in questo piano del confronto indicandoci e tracciandoci la via del ritorno. Del ritorno al Padre di tutte le cose, che aspetta sulla soglia della consapevolezza quel figliol prodigo tanto amato, tanto atteso, da tanto tempo dimenticato.

Ed eccovi la mia risposta.
Caro Raffele, grazie. Non avrei nulla da aggiungere se… se… se non fosse per quello spiritello con lingua rossa e biforcuta che continua a dirmi: «la vita è dura, ma come la mettiamo con il “fare l’Amore”? Eh? Che dici professore, che dici? Cosa mi racconti di tutti quegli abbandoni e dei sorrisi negli abbracci avviluppanti? Come nelle spire di piovre giganti? E poi la lingua, quella delle persone che hai amato. Che ne dici? Dai professore, studia… studia che ancora molto devi sapere…»

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