“Povertà e miseria”

Cari amici, Nicola ci ha mandato una splendida riflessione:

Caro Gabriele,
ieri leggendo Dostoevskij ho trovato questo importante passaggio:

“Egregio signore, povertà non è un vizio, questo è vero.
Ma la miseria, egregio signore, la miseria è un vizio. Nella povertà si può conservare ancora la nobiltà dei propri sentimenti innati, nella miseria no, mai e nessuno. (…) perchè nella miseria io sono il primo a umiliare me stesso.”

Ecco. Io sono per la povertà. La povertà è riscoprire il piacere di danzare al suono di una radiolina, sull’erba fresca di un prato, invece di accalcarsi per entrare in una discoteca e fare a botte per gli sguardi indiscreti rivolti ad una ragazza.
La povertà è dividere insieme alla creatura amata una pizza in due, con una felicità nel cuore che nessuno può rivelare.
La povertà è l’essenza stessa della Natura, che ama nascondere la propria ricchezza dietro questo velo così candindo e semplice.

I tuoi racconti d’infanzia rivelano quanto tu conosca questa condizione. Condizione che ti ha permesso di conoscere la magia naturalis e l’essenza del Femminile..

Ma la miseria… è il non aver più fiducia nella provvidenza perchè qualcosa o qualcuno ha diviso l’uomo dalla Natura.
E allora un povero, senza la Natura, diventa un miserabile. Un poeta senza il suo territorio poetico non è più un folle perchè diventa pazzo.
Ed è proprio questo che vogliono fare di noi i detentori del potere. Impedire all’uomo di avere un lavoro è togliergli ogni dignità e lasciarlo difatti impazzire. In queste città che sono diventata gabbie di spersonificazione.
E dove c’è miseria non può che esserci che violenza e sopraffazione.

Avere scarsa stima di sé, spesso rivela personalità umili e gentili, ma (adesso immagino Giorgio Colli) cosa diverrebbe un Giorgio Colli privato della sua unica possibilità di comunicare agli altri la personale visione del mondo?

Mi alleo al canto dei disoccupati, alle richieste silenziose dei vecchi e dei pensionati costretti a parlare con i piccioni e alle tante persone che non smettono di cercare nella folla, sguardi complici e curiosi.

Non so perché custodisca ancora l’idea malsana di dover rispondere a tutto questo mantenendo in me il sentimento della compassione e della bontà.

6 Risposte

  1. Dostoevskij muore nel 1881. Nel 1885 Van Gogh dipinge i “mangiatori di patate” e credo voglia rappresentare nei loro volti deformati, la miseria più nera. Questa è la realtà della miseria che coincide con la povertà…non c’è alcuna speranza di salvezza.

    Il sentimento borghese che si autoesalta nei personaggi creati da Dostoevskij, è per sua natura un atteggiamento lirico, vuoto e retorico, perchè affida alle parole il compito di distinguere tra il bene e il male, tra povertà e miseria…alimentando una forma di autoillusione “razionale” che non può che sfociare nella depressione.

    Per quanto siano belle, profonde e compassionevoli le parole che elevano la povertà al di sopra della miseria, la realtà non cambia.
    Al povero e all’indigente, al pensionato e al disoccupato, senza distinzioni, non resterà che chinare la testa sul piatto di “patate” e rimuginare tristemente sulla propria miseria, indifferente che da qualche parte, magari in un libro, o un blog, ci sia ancora qualcuno che si culla nell’illusione.

    Brughel ribadisce lo stesso concetto, tre secoli prima di Van Gogh, dipingendo “il paese di Cuccagna”….

    « Da un essere umano, che cosa ci si può attendere? Lo si colmi di tutti i beni del mondo, lo si sprofondi fino alla radice dei capelli nella felicità, e anche oltre, fin sopra la testa, sì che alla superficie della felicità non salga che qualche bollicina, come sul pelo dell’acqua – gli si diano la tranquillità e di che vivere, al segno che non gli rimanga proprio nient’altro da fare se non dormire, divorare pasticcini e pensare alla sopravvivenza dell’umanità; ebbene, in questo stesso istante, proprio lo stesso essere umano che avete reso felice, da quel bel tipo che è, e unicamente per ingratitudine, e per insultare, vi giocherà un brutto tiro. Egli metterà in gioco persino i pasticcini, e si augurerà la più nociva assurdità, la più dispendiosa sciocchezza, soltanto per aggiungere a questa positiva razionalità un proprio funesto e capriccioso elemento. Egli vorrà conservare le sue stravaganti idee, la sua banale stupidità… »

    (Dostoevskjy, Memorie dal sottosuolo)

    Marta
    http://www.martabreuning.jimdo.com

  2. Custodire i sentimenti della compassione e della bontà, comporta il dovere di rispondere in prima persona anche delle mancanze altrui: non puoi farne a meno, cosciente del fatto che su di te potrà “riflettersi” la miseria interiore di un-a miserabile e che forse non potrai mai riscattarlo-a. Riscattarti!
    Sono con te, Nicola!

  3. L’importante è che tu e chiunque si trovi in difficoltà non si sottometta mai e vada a “mendicare” a chi è superiore agli altri che in quel momento a un lavoro, soldi e superiorità, e questi non preoccupandosi degli altri che hanno meno, perché si rischia di non essere più considerati e con inferiorità, poiché nella società di oggi tutto viene considerato in base a se si ha molto o poco, più si ha meno, più gli viene dato di meno. C’è persino chi gioisce nel povertà degli altri.

  4. Cara Mary,

    credo che al giorno d’oggi, tutti siano più o meno sottomessi; la sottimissione trae origine dalla dipendenza e la dipendenza è un aspetto corrotto della fratellanza.

    L’umanità dovrebbe essere interndipendente e nelle pratiche iniziatiche chi è superiore spiritualmente agli altri, ringrazia chi sta più in basso (l’immagine è quella della lavanda dei piedi) perchè ha contribuito alla sua evoluzione – che poi altro non è che un perfezionarsi dell’universo.

    La miseria di cui parlo è anche e soprattutto la miseria spirituale, miseria che si oppone ferocemente al “Beati i poveri di spirito”…

    Credo che al giorno d’oggi ci sia richiesto di abbandonare l’egoismo, di abbandonare le nostre personali volontà egoiche.
    Platone dice che l’uomo è su questa terra per realizzare il suo destino. Il cristianesimo esoterico chiama questo “processo” : “Fare la volontà del Padre”.

    E’ forse per contrastare questa azione che tutto intorno a noi sembra essere strutturato per generare infelicità, dipendenza e sottomissione. Tutto obbedisce a logiche di paura e dovere che fanno rifugiare l’uomo in universi sintetici e materialistici.

    Il materialismo… è grazie a lui se oggi nessuno scorge più nei regni della Natura la presenza dello Spirito.
    Anzi, cii si è spinti ancora più in là: oggi nessuno nota più presenza di Spirito nell’essere umano.

    Oggi sono attive delle entità “dell’ostacolo” che si oppongono al principio del “Padre” (entità che governano il mondo del “nucleare”, ad es., ma anche quello di Internet*) e che mai prima d’ora erano entrate in contatto con l’uomo.

    Steiner è terribilmente chiaro quando parla di queste entità:

    “Perchè questi spiriti riusciranno ad ottenere che tutto quanto sia da loro afferrato (…) si congiunga con la sfera materiale della terra.
    Pezzo per pezzo, verranno estirpate dall’Io le sue parti; e man mano che (queste entità) si stabiliranno entro l’anima cosciente, l’uomo dovrà lasciare sulla terra, via via, le parti della sua esistenza.
    (…)Non è che l’uomo debbe cadere intero in loro mano; ma dallo spirito dell’uomo verranno tagliati fuori ad opera di tali entità, dei pezzi.
    (…) Oggi tali entità seducono l’uomo in molti modi, facendogli credere che il suo Io sia il risultato del mero mondo fisico; lo seducono ad una specie di materialismo. (siamo nel 1909…) (…) Ma nel corso del divenire, esse ottenebreranno lo sguardo dell’uomo nei confronti delle entità spirituali e delle potenze spirituali.
    L’Uomo (…) non si limiterà ad insegnare che le più alte idee morali umano sono soltanto sviluppi superiori di impulsi animali; non si limiterà ad insegnare che il pensiero umano è soltanto una trasformazione di ciò che anche l’animale possiede; non si limiterà ad insegnare che l’uomo è affine all’animale in ciò che concerne la sua figura e che anche tutta la sua entità discende dall’animale; bensì prenderà questa concezione sul serio e vivrà conforme ad essa”

    Prima gli attacchi degli “antagonisti” venivano sferrati nel campo dell’anima senziente e nel campo dei nostri istinti.
    Oggi gli attacchi “staccano” dall’uomo, l’Io. La componente che lo contraddistingue dal resto del Creato!

    Dobbiamo stare attenti, molto attenti ed incominciare ad agire con coraggio, con coscienza e soprattutto insieme.

    Io continuo a riperterlo: oggi c’è bisogno di fraternità e di azioni libere e coscienti!

    Le prove arrivano perché si è in grado di superarle.

    Aggiungo ancora una cosa. Esistono nei testi occulti varie tipi di prove (la prova del Fuoco, dell’Acqua…) nessuno però ha mai parlato della prova della Terra.

    Oggi siamo chiamati a questa prova. Riscattare la Terra e capirne i meccanismi spirituali per l’avvento di una nuova era.

    Questo è quello che so e preferisco rivelarlo ed essere preso per pazzo piuttosto che tacere delle verità.

    ___________
    * Riguardo ad Internet – “La Grande Rete”, basta pensare che ogni qualvolta ci si CONNETTE, si ripete inconsapevolmente una formula che prevede la ripetizione delle tre” w “. La “w” è la sesta lettera dell’alfabeto ebraico.
    Questo messaggio negativo posto inoltre a base di una “connessione”, apre una sorta di “messa”. Il prenderne coscienza è già un aiuto per il nostro essere.

  5. per Nicola, se sei come scrivi allora sei già saggio e ti discosti molto da quello che trovi sbagliato nel mondo di oggi, che condivido appieno. Il fatto è che il mondo, o meglio la nostra società è fatta di migliaia di menti pensanti o che non pensano. Ogni giorno guardo la gente nella collettività e assisto a un deterioramento della convivenza reciproca e il mondo che lo circonda e come per un caso o meno, per caso oggi ho trovato una parola che fa al caso di cui trascrivo il suo significato preso dalla rete: Hýbris è un termine tecnico della tragedia greca e della Letteratura greca, che compare nella Poetica di Aristotele (il più antico studio critico su questo genere). Dal greco Υβρις significa letteralmente “tracotanza”, “eccesso”, “superbia”, “orgoglio” o “prevaricazione”. Nella trama della tragedia, la hýbris è un evento accaduto nel passato che influenza in modo negativo gli eventi del presente. È una “colpa” dovuta a un’azione che vìola leggi divine immutabili, ed è la causa per cui, anche a distanza di molti anni, i personaggi o la loro discendenza sono portati a commettere crimini o subire azioni malvagie. Al termine hýbris viene spesso associato, come diretta conseguenza, quello di “némesis”, in greco νέμεσις, che significa “vendetta degli dèi”, “ira”, “sdegno” e che quindi si riferisce alla punizione giustamente inflitta dagli dèi a chi si macchia di tracotanza”.

    In ciò che vedo nella società, sembra che non significhi niente se centrano la religione, la politica, lo spirito, la solidarietà, ecc. Quando c’è Hýbris, l’uomo non pensa!!!

    Per quanto riguarda Steiner, qualche mese fa leggendo in questo blog, ne ho fatto una ricerca, in rete ne ho trovato un sacco di notizie negative, come se le teorie di Steiner fossero arrivate dal diavolo in persona!!!

    Rimango sempre perplessa quando gli esseri umani criticano e condizionano il libero pensiero degli altri.

    Nella realtà se un uomo prende la strada per la sua consapevolezza interiore e verso il mondo che lo circonda, viene preso per “pazzo” come facevano nel medioevo con gli eretici e le streghe. Il distacco dalla vita prefrabbricata sociale, esclude dalla società.

    In questi giorni mentre assisto a scene di prevaricazioni e tracottanza tra gli esseri umani (anche nel campo sacro laico o sanitario, nella realtà e nella rete, ancora mi domanda il perché dei cani randagi che mi si sono affezionati si sottomettano per farsi amare, che ugualmente hanno paura degli esseri umani!

  6. – per Marta.
    Ciò che sostiene Feodor, è simile a ciò che di Steiner ho riportato nel mio intervento http://gabrielelaporta.com/biografia/#comment-8543

    La felicità di cui parla Dostoevskji, nel tuo post, è una felicità ricavata isolandosi dal mondo.
    La vera felicità su questa terra potrà realizzarsi solamente quando tutte le persone potranno essere felici.
    Quando capiremo che la condizione necessarria per essere felici è una sola: la felicità dell’altro.
    Fino a quel momento la massima ambizione per un essere umano potrà essere il raggiungimento della serenità (“partecipate con gioia alle sofferenze del mondo…” J.Campbell)

    – per Mary.
    Cara Mary, i saggi non hanno mai scritto niente, si sono limitati semplicemente a vivere la pienezza della vita e delle sue contraddizioni.
    Oggi, nell’epoca dell’anima cosciente, ogni uomo è chiamato a sviluppare libertà e amore, nel pieno della propria coscienza. L’incontro con la divinità è molto cambiato dal tempo dei greci. Anzi, i greci avevano un dialogo con il proprio daimon…ed è proprio questo che siamo tenuti a riconquistare, un dialogo: unirci cioè,a poco a poco alla divinità.
    Non sono saggio, ma in questo periodo sto visualizzando i miei lati oscuri, ed è sorprendente vedere quanto egoismo possa annidarsi in un essere umano.

    Un abbraccio,
    Nicola

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...