Inconscio e Magia – Psiche: “Totale amore”

Carissime e carissimi, stringiamoci, uniamoci ed espandiamoci nell’amore totale del poeta spagnolo Vicente Aleixandre (1898-1984).
Con questa lirica aprirò la mia trasmissione Inconscio e Magia – Psiche in onda domani mattina su Rai 2 verso le 5:00 circa.  Buona domenica. A presto!

Totale amore

[…]

Felicità crescente di stendere le braccia,
di toccare i limiti del mondo come rive remote
di dove le acque non si ritraggono,
ma giuocano con sabbie dorate come dita
che carne o seta toccano, quel che freme e si turba.

Godere delle lontane luci crepitanti
sopra le nude braccia,
come suono remoto di giovani denti
che divorano l’erba giubilante del giorno,
quel che nascendo mostra la sua rosea saldezza
dove le acque bagnano tutto un cielo vissuto.

Vivere là alle falde dei monti
dove mare e dirupo si confondono,
dove i verdi pendii ora son acqua
ora la guancia immensa dove i soli si specchiano,
dove il mondo ha un’eco in quella musica,

specchio al quale non sfugge il più piccolo uccello,
in cui è riflesso il trascorrere gioioso del creato.

Amore o ciò che ruota
o universo sereno
o mente che si eleva,sangue che gira, cuore che si fonde,
luminoso baleno che nella notte crepita
e percorre la lingua oscura: che comprende

…a Nadia Anjuman

Cari, vi lascio Nicola Gelo. Il suo intervento per noi è AURUM NON VULGI.

Caro Gabriele traggo dal blog “via delle belle donne” un articolo di Bianca Madeccia dedicato alla poetessa afgana Nadia Anjuman, uccisa p erché scriveva poesie.

Nadia Anjuman, 25 anni, poetessa afghana, il 4 novembre 2005, ad Herat, nel centro occidentale dell’Afghanistan, viene massacrata di botte dal marito per aver osato declamare in pubblico versi tratti da un libro di poesie, che parla d’amore, “Gul-e-dodi’” (Fiore rosso scuro) scritto prima del matrimonio. Nadia, madre di una bimba di 6 mesi, era una tra le più affermate poetesse del paese. […]

Nadia è stata solo una delle centinaia di vittime della violenza domestica che in Afghanistan continua a perpetrarsi contro le donne, prigioniere di mille libertà negate, e di cui solo ora si comincia finalmente a parlare. Herat (chiamata “Città dei poeti), vanta il primato della più alta percentuale di suicidi femminili. Non avendo a loro disposizione né armi, né farmaci e nemmeno case a più piani, le donne di Herat, per sfuggire al matrimonio a cui sono costrette in giovanissima età, usano il petrolio delle stufe di cucina per darsi fuoco, anticipando con l’unico gesto di autodeterminazione possibile, il proprio omicidio da parte di mariti, fratelli, padri.

Brano tratto dall’autobiografia scritta da Nadia:

“Nacqui a Harat negli anni più agghiaccianti della rivoluzione; portai a termine i miei studi in anticipo, di due anni, nella scuola superiore “Mahbubeh haravi”. Attualmente frequento il secondo anno della facoltà di Letterature e Scienze Umanistiche dell’Università di Harat. Da quando ho memoria di me so di aver amato la poesia. L’amore per la poesia e le catene di sei anni di schiavitù dell’era dei Talebani, che mi avevano legato le gambe, hanno fatto sì che appoggiandomi alla penna e zoppicando, componessi passi ed entrassi nel territorio della poesia. Il sostegno dei miei amici e di coloro che condividevano i miei stessi orizzonti mi hanno permesso di continuare su questo sentiero, ma… ahimè… tuttora, ogniqualvolta che compongo un nuovo passo, sento il tremore della mia penna e con essa trema anche la mia anima. Forse perché non mi sento indenne, temo ancora di sdrucciolarmi lungo il percorso; è difficile la strada che ho davanti a me… ed i miei passi non sono ancora, abbastanza, fermi”.

Ecco una sua poesia

NESSUNA VOGLIA DI PARLARE
Nessuna voglia di parlare.
Cosa dovrei cantare…?
Io, che sono odiata dalla vita,
non faccio differenza tra cantare e non cantare.
Perché dovrei parlare di dolcezza?
Quando sento l’amarezza.
L’oppressore si diletta.
Ha colpito la mia bocca.
Non ho un compagno nella vita.
Per chi posso essere dolce?
Non c’è alcuna differenza tra parlare, ridere,
morire, esistere.
Soltanto io e la mia forzata solitudine
Insieme al dispiacere e alla tristezza.
Sono nata per il nulla.
La mia bocca dovrebbe essere sigillata.
Oh, il mio cuore, lo sapete, è la sorgente.
E il tempo per celebrare.
Cosa dovrei fare con un’ala bloccata?
Che non mi permette di volare.
Sono stata silenziosa troppo a lungo.
Ma non ho dimenticato la melodia,
Perché ogni istante bisbiglio le canzoni del mio cuore
Ricordando a me stessa il giorno in cui romperò la gabbia
Per volare via da questa solitudine
E cantare come una persona malinconica.
Non sono un debole pioppo
scosso dal vento
Sono una donna afgana
E la mia fragilità è solo consunta disperazione.

“Povertà e miseria”

Cari amici, Nicola ci ha mandato una splendida riflessione:

Caro Gabriele,
ieri leggendo Dostoevskij ho trovato questo importante passaggio:

“Egregio signore, povertà non è un vizio, questo è vero.
Ma la miseria, egregio signore, la miseria è un vizio. Nella povertà si può conservare ancora la nobiltà dei propri sentimenti innati, nella miseria no, mai e nessuno. (…) perchè nella miseria io sono il primo a umiliare me stesso.”

Ecco. Io sono per la povertà. La povertà è riscoprire il piacere di danzare al suono di una radiolina, sull’erba fresca di un prato, invece di accalcarsi per entrare in una discoteca e fare a botte per gli sguardi indiscreti rivolti ad una ragazza.
La povertà è dividere insieme alla creatura amata una pizza in due, con una felicità nel cuore che nessuno può rivelare.
La povertà è l’essenza stessa della Natura, che ama nascondere la propria ricchezza dietro questo velo così candindo e semplice.

I tuoi racconti d’infanzia rivelano quanto tu conosca questa condizione. Condizione che ti ha permesso di conoscere la magia naturalis e l’essenza del Femminile..

Ma la miseria… è il non aver più fiducia nella provvidenza perchè qualcosa o qualcuno ha diviso l’uomo dalla Natura.
E allora un povero, senza la Natura, diventa un miserabile. Un poeta senza il suo territorio poetico non è più un folle perchè diventa pazzo.
Ed è proprio questo che vogliono fare di noi i detentori del potere. Impedire all’uomo di avere un lavoro è togliergli ogni dignità e lasciarlo difatti impazzire. In queste città che sono diventata gabbie di spersonificazione.
E dove c’è miseria non può che esserci che violenza e sopraffazione.

Avere scarsa stima di sé, spesso rivela personalità umili e gentili, ma (adesso immagino Giorgio Colli) cosa diverrebbe un Giorgio Colli privato della sua unica possibilità di comunicare agli altri la personale visione del mondo?

Mi alleo al canto dei disoccupati, alle richieste silenziose dei vecchi e dei pensionati costretti a parlare con i piccioni e alle tante persone che non smettono di cercare nella folla, sguardi complici e curiosi.

Non so perché custodisca ancora l’idea malsana di dover rispondere a tutto questo mantenendo in me il sentimento della compassione e della bontà.

New Age ed Esoterismo

Carlo mi permette di entrare nella differenza tra Filosofia Ermetica e New Age.

Salve, signor La Porta, mi scusi ma, visto che un certo tipo di dottrina esoterica, soprattutto new age, afferma, con varie prove e testimonianze (come quella dei cristalli d’acqua di Masaru Emoto), che il pensiero ha la capacità di cambiare la realtà, lasciar venire pensieri negativi rimossi, come rabbie, timori, ecc… non potrebbe attirare cio’ di cui si ha paura?

Caro Carlo,
attivare quello di cui si ha paura è un grande lavoro, che va compiuto sotto una guida. Comunque tra Esoterismo e New Age non c’è alcun contatto. Li separa lo studio profondo e sistematico e interiorizzato dei simboli e degli archetipi.

Contro il commercio di pelli e pellicce

Moltissimi cuccioli di questi animali verranno portati via, squarciati e massacrati barbaramente. Colui che non rispetta la vita non la merita.

Leonardo da Vinci

Milioni di animali in Cina continuano, ogni giorno, ad essere vittime di violenze, barbarie, stragi.

Cani, gatti, visoni, procioni (la lista è assai lunga, purtroppo) vengono brutalmente torturati, scuoiati vivi al fine lucroso, e quantomai vile, del commercio di pelli e pellicce che finiscono con l’essere acquistati anche in Italia, resi allettanti e in bella mostra nei nostri negozi. Vittime della moda, segni di stile e tendenze del momento (che a tutto si riferiscono fuorché ad anima e a cuore), gli animali divengono un prodotto, fulcro di business di dimensioni enormi. E i capi d’abbigliamento con inserti in pelliccia, proposti anche dagli stilisti delle maggiori case di moda, vengono indossati e sfoggiati con orgoglio da coloro che, forse inconsapevolmente, non comprendono tutto il dolore e la sofferenza celati ma che, con sapiente opportunismo, sono tagliati a misura d’uomo e ben confezionati.

Qualcosa si può fare per cambiare tutto questo, per fermare un autentico orrore.

La LAV (Lega antivivisezione) si sta battendo per realizzare l’ideale di “un mondo senza più pellicce”. E non solo. Da anni, infatti, è impegnata in numerose, preziose, campagne in favore dei diritti degli animali e contro il loro sfruttamento: l’abolizione della vivisezione, la lotta alla zoo mafia, l’approvazione e l’applicazione di leggi migliori con sanzioni più severe per quanti le violino, la difesa della biodiversità e dell’ambiente, nel rispetto del diritto alla vita di ogni essere vivente.

È essenziale far progredire sensibilità e cultura, diffondere una corretta informazione perché maturi una nuova consapevolezza.

Anche noi possiamo offrire il nostro contributo visitando il sito www.lav.it oppure www.nonlosapevo.com per inviare una cartolina virtuale al più importante gruppo di distribuzione organizzata che vende articoli con inserti in pelliccia. Perché un piccolo gesto può davvero salvare la vita di milioni di animali.

Non macchiamoci di complicità verso una crudeltà inutile il cui unico marchio o etichetta prettamente visibile è l’inciviltà, l’indifferenza, il regresso.

Sarò sempre con le Ninfe

Cari, ecco una storia terribile. Moralismi e perbenismi sono i protagonisti. Ha coinvolto Pietro, e come al solito, la sessualità “divergente” viene colpita appunto perché “colpa”. Che strazio!

Carissimo Prof. Gabriele La Porta,
Riguardo ai cavalli rappresentanti l’uno la nostra parte razionale e l’altro la nostra parte passionale che devono essere guidati da Sophia affinché si venga a creare un’armonia le racconto una storia vera e dolorosa per me.
Una donna di 34 anni, molto vicina a me sentimentalmente, nei suoi ultimi anni ha faticato molto per controllare la sua parte passionale, che se da una parte la stimolava a perseguire la bellezza della vita, dall’altra le creava un disagio sempre più insostenibile. Il suo conscio reprimeva la sua passione, impedendo ogni manifestazione normale, fino a quando l’inconscio si esprimeva in una esplosione comportamentale giudicata indecente dalle persone. Inevitabilmente a tal punto veniva ricoverata per mesi in psichiatria.
Alla fine, la scorsa estate, si è tolta la vita. Lei sapeva di questo suo comportamento e delle paure che aveva nel rapportarsi con gli altri soprattutto quando era presente il desiderio erotico. La manifestazione di questa sua passione non era gestita bene da Sophia, ma anche l’altra passione, quella dell’amore nel più ampio significato del termine, non si armonizzava con la parte razionale. Soltanto che la parte più manifesta, quella erotica, nascondeva agli occhi della gente (genitori inclusi) la sua grande capacità di amare.
Dopo tanti tentativi di suicidio la scorsa estate ci è riuscita. Forse aveva capito che nessuno era in grado di aiutarla a superare il suo vero problema, classificandola soltanto come malata sessuale.
Aveva capito che Sophia non riusciva ad armonizzare passione e razionale ed ha preso questa difficile decisione.
La sua parte cosciente ha capito che la sua anima non riusciva a trovare un equilibrio oppure l’ha capito la sua anima.
A me sembra un segno di una grande intelligenza e di sensibilità dell’anima.
Cosa è stato scritto, in filosofia, riguardo questo aspetto, questa coscienza di sé che prende una tale decisione estrema?

Cordiali saluti.

Pietro

Caro Pietro, la storia che ci hai raccontato è la cronaca di una sconfitta. Il perbenismo è, questo sì, una iattura. Povera creatura… povera Ninfa.

“La maschera”

Care amiche e amici, varchiamo oggi le suggestioni ermetiche di William Butler Yeats (1865-1939. Con questa lirica aprirò la mia trasmissione Inconscio e Magia – Psiche in onda questa notte (tra domenica 21 e lunedì 22 febbraio) su Rai 2 verso le 4:45 circa.  Buona giornata. A presto!

La maschera

«Togli quella maschera d’oro ardente
Con gli occhi di smeraldo.»
«Oh no, mio caro, tu vuoi permetterti
Di scoprire se i cuori sian selvaggi o saggi,
Benché non freddi.»

«Volevo solo scoprire quel che c’è da scoprire,
Amore o inganno.»
«Fu la maschera ad attrarre la tua mente
E poi a farti battere il cuore,
Non quel che c’è dietro.»

«Ma io debbo indagare per sapere
Se tu mi sia nemica.»
«Oh no, mio caro, lascia andar tutto questo;
Che importa, purché ci sia fuoco
In te, in me?»