Senza identità. Volutamente senza identità.

Amici nel cuore, ecco Nicola. Vedete come di giorno in giorno ognuno di voi sta facendo un “bello e buono” itinerario?

Caro Gabriele,

oggi ho preso dalla mia libreria un libro che avevo letto tanto tempo fa e sfogliandone quasi per caso le pagine, mi sono soffermato a leggere un paragrafo che avevo sottolineato.

– E’ possibile che per la maggior parte dei mortali la personalità significhi la “felicità più alta”, ma la tragedia delle tragedie del metafisico consiste appunto nel non poter oltre mai oltrepassare completamente l’individuo che reca in sé. Dice Keats del poeta: “la naturopoetica non ha un Io è ogni cosa e nulla, non ha indole – un poeta non ha identità… è continuamente in e permeando degli altri corpi”. Avrebbe potuto aggiungere che il poeta deve essere privo di sé soprattutto nel senso che solo se lo è per davvero può compiere il suo lavoro. […] Egli non deve quindi esaurirsi nè identificarsi in nessuna forma; il centro della sua coscienza deve coincidere con quello del mondo, ed egli deve guardare ogni singola manifestazione dal punto di vista di Dio, soprattutto la sua stessa indivuidualità e la sua stessa filosofia.

Il libro che mi è venuto incontro si chiama “Diario di viaggio di un filosofo” (sottotitolo “L’india”) ed è di Hermann Keyserling.

Buona giornata!

Il poeta

Cari Amici della Via del Cuore, vi lascio Maria Allo e il suo omaggio ad Alda Merini:

…questi versi di Alda hanno avuta la capacità di coinvolgermi profondamente…

“Il poeta deve provare di tutto
prima di poter scrivere;
il poeta è come plasma puro
sopra cui Dio imprime a volte
le proprie contraddizioni.”

Da “Destinati a morire” Lalli Ed. 1980 di Alda Merini

Stefano Fiorelli,docente di psicopatologia all’Università di Milano che ha avuto in cura la poetessa per cinque anni nella prefazione dice di lei : “…questa donna pare staccata in due, da una parte la sua vita quasi completamente anonima, chiusa in un guscio di tragica sofferenza, dall’altra l’esplosione della sua lirica, davvero bella, davvero infinita. Ho anche pensato leggendo la Merini al caso Virginia Woolf. Due anime tormentate, ma se l’una aveva almeno un’alcova in cui custodire i suoi angosciosi segreti, la Merini non può, data la sua precaria condizione di vita tacere,quanto l’affligge, lo deve per forza dire, dichiarare, dichiarare al lettore”

Namastè