“…senza fine”

Carissime e carissimi, oggi una lirica potentissima di Gabriele D’Annunzio (1863-1938), che, sulle sonorità del grande compositore norvegese Grieg,  canta il tormento, il dolore voluttuoso di un amore assoluto, “mortale”, quanto senza fine, atemporale, infinito… la lascio alle vostre emozioni, che, come sempre, attendo. Presenterò questa lirica nella mia trasmissione Inconscio e Magia – Psiche in onda lunedì 11 gennaio (nella notte tra domenica 10 e lunedì 11) su Rai 2 verso le 2:20 circa. Buona giornata. A presto!

Sopra un «Erotik»
[di Edvard Grieg]

Voglio un amore doloroso, lento,
che lento sia come una lenta morte,
e senza fine (voglio che più forte
sia de la morte) e senza mutamento.

Voglio che senza tregua in un tormento
occulto sien le nostre anime assorte;
e un mare sia presso a le nostre porte,
solo che pianga in un silenzio intento.

Voglio che sia la torre alta granito,
ed alta sia così che nel sereno
sembri attingere il grande astro polare.

Voglio un letto di porpora, e trovare
in quell’ombra giacendo su quel seno,
come in fondo a un sepolcro l’Infinito.

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10 Risposte

  1. Credo di potervi distinguere un’idea di totalità. Nella lirica si menzionano l’acqua ( il mare) l’aria ( il cielo in cui si perde l’alta torre ), la terra ( il sepolcro ), infine il fuoco ( l’amore ). Sono le quattro radici che compongono lo Sfero di Empedocle . Il poeta descrive l’esperienza amorosa come totalità, come assoluto.
    Distinti saluti.

  2. Mi permetto un commento!
    cancellatelo se vi pare ridicolo,
    farete un favore a me!

    ma questa è la mia emozione:

    trovare una cosa per cui ha valore la vita,
    investire la vita per credere in essa
    barattare la vita con il peso della morte,

    se non è per amor in ciò che credo
    credere nell’amore e nell’unità
    tra ciò che c’è, c’è stato e ci sarà,
    se non è per testimoniar ciò che vedo

    posso morire domani, possa la sorte
    toglier la vita che è stata concessa
    morire perché, solo per quello è servita

    la parola è un suono, il colore è luce
    un lampo l’udito al tuono conduce
    e se in un attimo colgo l’infinito
    posso rimanerne pure ferito.

    spero di essere banale..se è il prezzo da pagare per aver capito il senso!

    grazie!

  3. Caro Valerio, è perfetta la tua disamina!!!

  4. La mia interpretazione della lirica nel mio post.
    Ho ritrovato negli splendidi versi il sapore dell’indimenticabile Cantico dei cantici…Un saluto
    http://blog.libero.it/creoscrivendo/view.php

  5. “che più forte sia de la morte”

    è già questo che esprime tutto.
    l’amore, la poesia, l’estasi, il sentimento, la sensazione. L’emozione.

  6. Torno dopo tanto tempo e leggo una delle mie liriche preferite di sempre. Esattamente quello che sento e amo.
    Sullo schema di questa (“Voglio…voglio…voglio”), a diciassette anni scrissi l’unica poesia, che, tra le mie, reputi degna di nota. Era un amore, una fissazione disperatissima la mia, osteggiata dai genitori e da quel destino che mi sono scelto. E lui aveva il sapore della penombra. Parlava piano, a bassa voce, mi irretiva. I suoi capelli erano la mia rete. Era come se sapesse già tutto di me, se succhiasse via tutto da me (“Voglio che senza tregua in un tormento
    occulto sien le nostre anime assorte;
    e un mare sia presso a le nostre porte,
    solo che pianga in un silenzio intento.”) In cinque giorni fece come il personaggio di quella canzone di De Gregori, “Pezzi di vetro”: “Lui ti offre la sua ultima carta,/ il suo ultimo, prezioso tentativo di stupire, /quando dice ‘ è quasi un’ora che ti amo,/ ti prego non andare via/ non lasciarmi ferito’. / E tu non hai capito bene ancora come mai, /gli hai lasciato in un minuto tutto quel che hai,/ però stai bene dove stai./ Però stai bene dove stai”.

    Gabriele, non ti smentisci mai, sai leggere nel cuore della gente.

    Umilmente ti abbraccio.

    Cristina

  7. Grazie a te, Screenshare! Scherzi? Questi contributi sono per noi utilissimi!

  8. Grazie mille prof. La Porta, per me è stato bellissimo trovare il suo blog! l’ho conosciuto dopo una notte in cui non avendo voglia di pensare ho acceso il televisore, e..meraviglia..ho trovato lei che con Verità leggeva e recitava a non finire una poesia di Rumi! è stato importante, io punto la mia vita in questa ricerca!

    e poi ho visto il suo blog, e la poesia di D’annunzio! meravigliosa per la forza e per l’autentico grido che ho visto emettere dal poeta!

    riportando alla mia esperienza ho visto come D’Annunzio fosse nella ricerca di eternità, e come fosse disposto ad accettare la sofferenza, una percezione comunemente negativa, per poter affermare la presenza e persistenza della sua coscienza, della sua appercezione nell’eterno!
    soffrire dopo la morte significa esserci!
    e mi sono piaciute le corrispondenze che ognuno può trovare nell’amore, in quanto il sentimento dell’unità, l’unità con il tutto! è strano come i poeti..soprattutto i sufi vengano scambiati per poeti dell’amore uomo-donna!
    E allora mi sono rafforzato nell’idea che probabilmente non mi sbaglio a investire la mia unica vita in questa strada..nell’Amore, nel Vero, nell’Uno.
    e mi sono lasciato prendere dalla poesia..grazie di tutto!
    A proposito del post sulla poesia del Massimo Angelo..meravigliosa..come tutte le altre che ci propone!! GRAZIE!!
    mi verrebbe da dire..ma evito..ma si..

    pensarti, conoscerti,
    per paura fuggire.
    vivere per cercarti,
    per ritrovarti: morire

    Marco, idealmaterialista.

  9. La tua via nell’Amore, nel Vero, nell’Uno crea ANIMA, caro Screenshare!

  10. Cara Cristina,
    grazie, di cuore, di questo tuo contributo dal cuore.

    A presto!

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