L’essere

Leggete prima la missiva di Cainisabel e poi il mio commento. Quindi diteci-ditemi quello che ne pensate.

Immaginare significa essere [-qualsiasi cosa ]

Immaginare i limiti della propria immaginazione significa avere un’immaginazione senza limiti.

Un essere capace di passeggiare sul proprio orizzonte, è, in realtà, più vasto, sperduto e profondo di qualsiasi orizzonte.

Essere significa essere-senza-limiti.

Poter essere-immaginare qualsiasi cosa, vuol dire anche poter essere limite; non finchè c’è il limite stesso [creato, contingente], ma finchè c’è la scelta [tra quieora e altrove, tra

sempre e mai, tra verità e interpretazione, tra silenzio e logos, tra cosmos e caos, tra luce e cecità, tra abisso e cielo, tra scelta e non scelta] .

Oltre la creazione l’Essere è essere-senza-orizzonte.

Oltre la scelta, l’Essere è essere-oltre-essere.

Voglio fare la parte del dubbio – demone. L’essere ha un limite. Quello di essere. È la sua “esserità” il suo limite. Per questo il mastro Eckhart dice: “Se dai l’essere a Dio, dici una cosa  più sbagliata che giusta”.

36 Risposte

  1. Io provo a fare la parte di Lilith…
    Quel limite si sposta con noi…
    Procediamo di un passo ed il limite si sposta anch’esso di un passo…
    Indietreggiamo e quel limite ci viene incontro…
    Dove potremmo delineare un limite, se potessimo con una matita tracciarlo? Più in alto? Più in basso, io dico… Spostiamolo più ad Est qui ed ora e rincorriamolo ad Ovest da domani, allora è deciso…
    Ma se tra cielo e terra c’è il mare e tra il dire e il fare… c’è di mezzo la realtà che supera ogni Immaginazione, qual’è l’orizzonte di chi non ha luce propria?

  2. Potrebbere essere lo stesso concetto che esprimeva Platone dicendo che l’idea del Bene è al di sopra e al di là dell’essere?
    Molto interessante anche il parallello immaginare-essere, che sembra trasformare l’essere in qualcosa di dinamico, di estremamente “libero”.

  3. “Sebbene fosse già tarda mattinata, sembrava che il sole invece di levarsi si fosse rimboccato le coperte e girato dall’altra parte. Per noi due, intirizziti mediterranei, l’aria era cupa ed irreale: la pioggia scendeva sotto forma di vapore acqueo, mentre una misteriosa nebbiolina bianca s’aggirava raso terra come un gigantesco fantasma incapace di urlare tutta la sua pena.
    Un tempaccio. Un freddo.
    Sotto l’arcata che collega Rue de Rivolì allo spiazzo antistante al Palazzo del Louvre, se ne stava riparato un musicante gitano eseguendo il Bolero di Ravel.
    La musica era incalzante, una melodia ripetitiva le cui note sembravano procedere verso una meta ed io, straniera, avvolta in quell’atmosfera suggestiva, ebbi la sensazione che tentassero di lasciarsi alle spalle quella spaventevole dimensione spettrale…ma il brano s’interruppe di colpo, la marcia s’arrestò, come se la musica stessa si fosse trovata improvvisamente di fronte ad un limite invalicabile, persino per lei; l’ordne era perentorio: fermarsi!
    L’effetto che il bolero ebbe su di me fu di lasciarmi estremamente curiosa e desiderosa di varcare quella linea di confine, su quelle stesse note magari…ma, tutto d’un tratto, fui intimorita dal mio stesso desiderio, poiché ebbi il sentore che in quella melodia fosse contenuto per me un avvertimento: che nella vita ognuno di noi deve fare i conti con la propria realtà. Essere è accettare quello che siamo, qui ed in questo momento, tra realtà e vissuti… E’ innanzi tutto da noi stessi che dobbiamo imparare a guardarci e scappare dalle nostre ombre non serve, anzi, a volte è necessario fermarsi in tempo proprio per evitare il vero pericolo: il pauroso fantasma che ci rincorre muto e disperato sono i nostri pensieri senza fondamento. Superati certi limiti non c’è più ritorno, il fantasma diventiamo noi, esseri oramai irrimediabilmente irreali, senza alcuna consistenza, echi assordanti di un dolore profondo ed incomprensibile che non abbiamo voluto in alcun modo sentire.
    Ripensai, così, alla giornata precedente trascorsa al Pere Lachaise; in quel luogo, dove la possessiva madre terra riaccoglie in grembo i suoi figli più illustri, la morte m’era parsa l’unico paradigma possibile della vita e viceversa. Fu in quel momento che ebbi la certezza che una nuova vita stava prendendo forma dentro di me; quella consapevolezza mi rese madre e, dopo, non fui mai più la stessa.” (La penisola incantata)

    Amor fati.

    Cainisabel, grazie.

  4. “Essere è accettare quello che siamo, qui ed in questo momento, tra realtà e vissuti…”

    Non capisco perché ho scritto: TRA REALTA’ E VISSUTI (lapsus?! vai a capire…), la trascrizione fedele del mio racconto è : TRA REALTA’ E SOGNI.

    Baci baci.

  5. Immaginazione un succedaneo transitorio della Vita, perchè spesso siamo meno di quello che sogniamo ad occhi aperti, la sua funzione è placare l’insodisfazione umana, ma al tempo stesso la stimola spronando i desideri e l’azione.
    per dirla meglio secondo Mario Vargas LLosa
    “Vivere le vite che non si vive è fonte di ansia, può diventare rivolta, ci rende meno schiavi”.

    Buona Domenica
    Prof.La Porta

  6. L’essere è transitare, non esiste un momento che noi siamo fermi, è tutto un moto, essere è già un passato quando noi cerchiamo in quel preciso istante il nostro essere.
    Per me la saggezza è godersi quell’attimo in cui noi godiamo e viviamo l’emozione o il sentimento che in quel momento si presenta.
    Caro Gabriele, mi trovo qui a Trento, dove vado a sciare ogni anno, più volte mi capita di salire sui monti e più salgo e più vedo la mia profondità interiore. Tutto il mondo è stato esplorato geograficamente, il nostro profondo è ancora da esplorale e scoprilo.
    Come quando vado al mare e come qui in montagna il confronto con la natura, il mondo mi rende sempre più debole e limitato, ma so che queste esperienze mi mettono a confronto con una dimensione senza spazio e senza tempo. La domanda chi siamo serpeggia sempre di più nella mia mente. Quel di-venire, quell’incontro con il divino è sempre limitato perché la nostra coscienza, la nostra intelligenza non ha la capacità di percepire la parte che noi abbiamo ereditato da cui proveniamo. Siamo prigionieri dei nostri limiti e delle malattie degli dei, non riuscendo a controllarli, il cammino è sempre una fine e un inizio.
    Cosi mi detta il cuore è cosi ti scrivo le mie sensazioni sinistre.
    Con affetto
    Il viandante

  7. Ciao Gabriele,
    proprio questa sera ho visto un film di fantasia
    “La bussola d’oro”, non sapevo che parlasse del daimon.
    Allora ho rifatto di nuovo ricerche per capirne meglio di quello che sapevo già, ma sembra che la maggior parte non ne sappiano granché, al di fuori dei filosofi greci e Hilman.
    Ho trovato anche altre notizie sull’immaginazione.
    Ma queste cose sembrano ancora quasi incomprensibili o misteriose.

    In particolare ho trovato che il Daimon anche dal punto di vista semplicistico o superficiale, viene rappresentato come un animale.
    ———————————————————–
    Ciò che ha scritto Cainisabel, è bellissimo, può essere lo status ideale per vivere o perdersi!

    Sull’essere, sul dubbio che poni, secondo me, secondo le mie riflessioni, l’essere non ci appartiene, poiché non apparteniamo a noi stessi, Come essere interiore, invece come essere esteriore e fisico, forse apparteniamo alla teraa che tutto consuma.
    Secondo un altro mio pensiero, se un individuo concepisce il suo essere, la sua coscienza di esistere, solo e sempre fisicamente in correlazione con il finito e la morte, allora è come se finisce di “Essere”.
    Forse, credo, appunto l’immaginazione e tutti quei significati descritti da Cainisabel, permettano o completano l’umomo di esistere.

    Se si considera l’uomo interiore e tutto quello che ha dentro, l’uomo non ha limiti, in un certo senso potrebbe fare quello che vuole sia interiormente, esteriormente di meno poiché ha a che fare con gli altri uomini e il limite della vita..

  8. sul mondo di oggi, ….non credo che gli uomini oggi riescano a considerare e soprattutto vivere queste cose, poiché basano la loro vita e il loro “essere” sul materiale, il potere, e tante altre cose.

    quando ho letto il libro “Pianeti interiori” su Ficino, mi ha meravigliato un pò conoscerlo, Sì che lui aveva immaginazione!!!

  9. Mi trovo anche qui più che d’accordo con Lei, Direttore. Voglio dare però ora un colpo al cerchio e uno alla botte affermando che come giustamente sottointende, il finito si scontra con l’esperienza limitante dell’esistere e con quella nullificante del termine di de stesso, date dalla propria stessa natura. Il concetto in questione è ben reso da Meister Eckhart nonché da molti altri, in primis i romantici. Tuttavia, trovo interessanti le parole di Cainisabel, molto meno visionarie di quanto si possa credere. Visto che cita una delle fonti della patristica cristiana, Direttore, trovo pertinente una sorta di reditus ad fontes Ecclesiae, ovvero sia la Bibbia, che ci piaccia o no grande tesoro di conoscenza, che nel NT fa dire a Gesù : “se solo aveste un briciolo di fede potreste fare cose addirittura più grandi di me, potreste spostare le montagne”. Analogo concetto, se non ricordo male riccorreva nel racconto sufi proprio da Lei presentato con l’intera raccolta qualche tempo fa e che, non a caso forse(dato che l’Islam è strettamente imparentato con Ebraismo e Cristianesimo), faceva ancora riferimento proprio ad una montagna (si chiudeva con le parole “Allah akhbar” in seguito alle quali il monte diventava sempre più piccolo fino a poter essere mangiato dal protagonista del racconto). Questo forse a dimostrare che noi siamo un po’ il nostro limite, ma che forse quest’ultimo non è poi sempre così evidente. Complimenti per lo speciale di stanotte su Corbet, l’ho trovato molto interessante e naturalmente Le porgo i miei auguri di buone feste.

  10. Carissimo Gabriele,
    Mi pare di aver capito che la nostra capacità di immaginare è in attività continua perchè possiamo osservare, pensare e sapere atrraverso le immagini oniriche trasformate dalle percezioni della mente in tatto, gusto, udito, vista, odorato“ a allora forse si potrebbe affermare :”L’immaginazione è la più scientifica delle facoltà, perché essa sola comprende l’analogia universale” (C. Baudelaire)

    Con stima
    Maria

  11. pardon! refusi!

  12. Meraviglioso questo scambio di opinioni!
    Io penso che “l’essere” in quanto tale sia illimitato, proprio perchè non ha limiti nel suo essere.
    Può per l’appunto essere ciò che vuole.
    A questo proposito mi è venuta un’associazione con una frase di Pessoa tratta del “Libro dell’Inquietudine”, che in un certo modo riassume il mio pensiero:
    “La vita è ciò che facciamo di essa.
    I viaggi sono i viaggiatori.
    Ciò che vediamo non è ciò che vediamo,
    ma ciò che siamo”.
    In altre parole nel nostro percoso della vita e nel nostro essere più intimo e segreto noi possiamo scegliere di essere quello che vogliamo.
    Bacini a tutti Bea

  13. Cara Valeria,
    c’è sempre un Orizzonte per tutti. Proprio per tutti. Baci baci

  14. Caro Francesco,
    per lo meno è simile al pensiero di Platone. Immaginare-Essere è una grande possibilità di espressione.

  15. Caro Rosario,
    sinistra immaginazione? Direi immaginazione lunare.

  16. Cara Mary,
    la Tradizione della Grecia antica non parla mai di Daimon in forma Animale. Nell’Antico Egitto non so. Chiederò ad Ada Pavan Russo.

  17. Caro Stefano,
    grazie delle tue riflessioni. Sono molto utili anche a me che ormai ho rivolto tutte le mie attenzioni esclusivamente al Mondo Greco antico e alla Filosofia Ermetica (Jung compreso). A presto!

  18. Il tuo inchiostro sa di anima. Baci baci a te, Marina!

  19. Grazie, Paolo! Un abbraccio!

  20. “…La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
    quella verticale verso lo spirito.
    Ma quando ritorno in me, sulla mia via,
    a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato…
    mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!” (da INNERES AUGE – F. Battiato)

    Baci, mio caro prodessore. Gliela dedico!

  21. Gabriele, sul fatto del Daimon, anche se non ho trovato molte notizie approfondite, e ripensandoci, ho dei dubbi che il Daimon sia o venga rappresentato da animali, forse questa simbologia sia una moda di questi tempi, anche se un pò archetipa, poiché nelle civiltà passate gli animali venivano abbinati a simboli vari.

  22. Questo mi lusinga molto. Lei è per me puntom di riferimento e grande fonte di ispirazione da sempre.

  23. Dove nasce il cielo e finisce il mare c’è un orizzonte….dovrebbe esserci un limite?…non esiste! è solo frutto di immaginazione……che è infinito…! l’essere di un uomo è estremamente senza limiti..è un continuo transitare interiore ed esteriore……..o un limite che cessa in un istante per dar vita ad una continuità……un nuovo moto….Baci a tutti

  24. Caro Paolo, tu parli di immaginazione, fantasticheria. Invece Marsilio ci indica la via dell’IMMAGINAZIONE profonda che permette di “entrare” nel Mondo, in tutte le sue parti e vivere tutto questo con il pensiero radioso del Cuore. A presto!

  25. Una mia riflessione…Il pensiero è energia,può essere misurato strumentalmente,noi stessi lo siamo…tutta la materia visibile ed invisibile nell’universo è vibrazione.Per la fisica quantistica siamo onde di energia che si intrecciano fra loro influenzandosi.La realtà che percepiamo è una fusione fra l’osservato e noi osservatori,perché nell’osservare la realtà noi la modifichiamo,la manipoliamo.Sono convinto dell’esistenza di una supercoscienza,alla quale ognuno di noi può attingere e l’immaginazione è una prova concreta di questo.Il limite dell’esserità è anche un’immensa opportunità,perché non ci può essere coscienza senza esperienza.La creaturalità ci rende consapevoli,mediante l’esperienza dell’essere..la mente ed il pensiero non hanno vincoli.L’immaginazione ci innalza verso Dio,in luoghi dove noi stessi siamo un suo riflesso.Siamo parte del tutto e siamo il tutto stesso.Il limite non esiste,è esso stesso parte dell’infinito,scompare nel punto in cui l’immaginazione ha coscienza di se e della sua natura.

  26. Meraviglioso questo scambio di opinioni!
    Io penso che “l’essere” in quanto tale sia illimitato, proprio perchè non ha limiti nel suo essere.
    Può per l’appunto essere ciò che vuole.
    A questo proposito mi è venuta un’associazione con una frase di Pessoa tratta del “Libro dell’Inquietudine”, che in un certo modo riassume il mio pensiero:
    “La vita è ciò che facciamo di essa.
    I viaggi sono i viaggiatori.
    Ciò che vediamo non è ciò che vediamo,
    ma ciò che siamo”.
    In altre parole nel nostro percoso della vita e nel nostro essere più intimo e segreto noi possiamo scegliere di essere quello che vogliamo.
    Bacini Bea

  27. Grazie tante Valeria,
    baci anche a te, cara!

  28. Grazie, sei tu che lusinghi me, caro Stefano!

  29. es-se-re Es. = Sè.= Re =
    inconscio consapevole interezza Sè collettivo

    impossibile dare un limite all’essere………….(al limite…) si possono accettare i limiti offerti da chi ci ama. con gioia e senza limite………

  30. Cara Maria,
    Baudelaire scrive come Marsilio, ovvero come Moore, ovvero come Jung, ovvero come…

  31. Cara Bea, è vero.
    Purché si attenga al Fato già scelto.

  32. Cara Mary,
    e’ possibile. Infatti le Mode coprono la Sostanza archetipica fino ad annullarla. Baci baci

  33. Bene cosi’, caro Fabrizio! (continua)

  34. L’uomo è un circuito elettrico perfetto. Ha un organizzazione precisa al livello cerebrale,fatta di reazioni e contro reazioni che avvengono anche in concomitanza per dar luogo a un evento motorio,inconscio,mentale e sovra mentale. Facciamo movimenti,sogni,sappiamo parlare e discutere e viviamo esperienze di realtà non ordinarie(viaggi spirituali con annesse visioni).siamo quindi degli esseri straordinariamente complicati. Puo esistere nell’uomo un’immaginazione tale da creare un immagine di un essere che superi il limite di complicatezza umana?Puo cioè l’uomo immaginarsi una forma di vita straordinariamente complicata come la sua (o anche di più)?.Se la risposta fosse no,l’uomo porrebbe il limite della sua esserità all’immaginazione,quindi sarebbe limitato nel suo essere-immaginare. È qui che è facile ancorarsi a Dio. Essendo coscienti della nostra complicatezza perfetta potremmo nutrire un lieve sentimento di riconoscenza e gratitudine verso qualcuno…
    Se la risposta fosse si, l’essere infrangerebbe il limite della sua esserità(unica).

  35. Caro Marco,
    l’Essere e’ “anche” necessariamente limitrofo al “NON” essere. Anche se questa asserzione corre contro la nostra RATIO, ma attento! L’Essere NON esaurisce il divino.

  36. In-tendo tuttò ciò; tutto ciò a cui vi es-tendete.
    .
    Lascio che vi giunga il particolarissimo riflesso che vi rivolgo, perchè possiate seguirlo e percorrerlo, fino a divenire voi stessi quel riflesso e fino a vedervi giungere ai vostri stessi occhi; come avete fatto.

    Essere-immaginare[summaginare o eventare] qualsiasi cosa, non vuol dire manipolare, manipolarsi, ma godere.

    Godere, oltre lo stremo, del Superbo stagliarsi di tutti i mondi possibili, in un unico E-vento: l’essere.

    ,,per questo l’essere racchiude tuttò ciò che si possa immaginare, perchè è l’e-vento che dischiude tutto ciò che si possa in-ventare.]

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