Farmaci antidepressivi

Vi lascio il lungo intervento di Stefano. È utile. Poi ci sono le mie riflessioni:

Egregio Direttore, cara Marina,
desidero lasciare un intervento senza pretesa alcuna. Dando una breve occhiata al post di Rita, mi pare di riscontrare una situazione di disagio abbastanza importante, pur non essendo un medico. Sono spinto a scrivere perché per molti anni, nonostante io ne abbia 24, ho vissuto una situazione che può avere punti di contatto con quella di cui si sta parlando (so bene in ogni caso, che ogni caso è una storia a sé stante). Se il malessere è tanto profondo, continuo e invalidante, perché credetemi, questi disturbi diventano molto invalidanti, credo che sia necessario non fare il mio stesso errore, ossia cercare una soluzione intellettualizzando il problema e “mascherarlo” dietro problemi metafisici, perché non c’è sempre bisogno di scomodare Kant per capire che il disagio può derivare il più delle volte da fattori biochimici che per qualche motivo si alterano. Da umanista rigettavo l’ottica meccanicista che riduce l’essere umano con la sua interiorità ad un circuito elettrico da “aggiustare”, mi pareva assurdo. Il fatto è che, se si delinea un disturbo neurologico che si consolida nel tempo, si continuerà a star male e non ci sarà psicoanalisi che tenga, parlo per esperienza personale. Anche se teniamo presente che l’analisi va fatta con personale competente, il discorso non cambia. La mia esperienza in breve è consistita in un lungo esaurimento dovuto a stress, delusioni sentimentali e altro, con un sostrato di depressione sempre latente che tendeva a peggiorare sino a quando negli ultimi tempi non dormivo più e mi consolavo solo in parte con le Sue trasmissioni, Direttore, che in ogni caso seguivo sin da adolescente. Mi svegliavo in uno stato psicofisico terribile ed ero pressoché incapace di svolgere le mie attività ed i miei studi. La situazione degenerò sino al punto in cui, sentendomi un peso per me stesso e la mia famiglia, dato che ero convinto che non sarei mai più tornato normale, avevo cominciato a maturare la decisione di togliermi la vita, decisione che ritenevo la più giusta, sentendomi finito e disonorato. Il pensiero si concretizzò in alcuni veri e propri drammatici tentativi, fermati in extremis in quanto sentivo che una grossa colpa avrebbe macchiato il mio folle gesto, una gravissima colpa verso chi quaggiù mi era vicino, ma non solo. Sentivo che me ne sarei andato con un fardello pesantissimo che avrebbe gravato su di me con conseguenze irreparabili nel caso vi sia, come credo, un inconscio che permanga. Per questo desistetti. In seguito (ero allora già in analisi da una brava terapeuta) mia madre decise di portarmi presso un noto neurologo ed io accettai pieno di diffidenza, proprio in virtù dell’ottica assolutamente in sintonia con la Sua, Direttore. Mi fu prescritto un famoso antidepressivo a base di serotnina che avrebbe dovuto stemperare lo stato depressivo e l’ansia riequilibrando il sistema. “E’ tutta una questione di neuroni e impulsi elettrici per me, nient’altro. Io non Le chiedo neppure il motivo per cui sta male”, ripeteva il luminare aggiustatore. Lasciai lo studio medico ancora più sconfortato pensando a come si potesse assurdamente credere di lenire i mali dell’anima con una pillola e rabbrividendo all’immediato risuonare nella mia mente di quelle insensate parole. Dopo l’inizio della cura dormii per una settimana pareggiando le veglie prolungatesi per anni e via via, lentamente, iniziò la mia insperata risalita che prosegue tuttora, dato che i fatti che narro risalgono ad un anno fa appena. Oggi i sintomi non si manifestano più nell’entità con cui lo facevano in passato, anche se sovente mi rimprovero di non apprezzare e di non capire il dono della vita, di non capire per giunta perché questo sia un dono, dato che, legato all’ottica esistenzialista, per certi versi credo davvero che esistere sia re-sistere. Questo era il motivo per cui spesso, foscolianamente, la morte mi pareva così dolce in taluni momenti. Concludo precisando che, diversamente dall’ansiolitico, l’antidepressivo va assuto per un certo periodo e non crea dipendenza e/o effetti collaterali. I moderni farmaci sono diversi da quelli del passato e non vanno demonizzati quando occorrano davvero. Per questo, pur non sapendo nulla di chi sia Rita, di cosa faccia nella vita, di quali siano le reali cause donde derivi il malessere che lamenta, riferisco la mia esperienza per lasciare un messaggio di speranza. Ci si sente perduti, finiti, sull’orlo di un barartro buio che aspetta solo di ingoiarci da un momento all’altro e sembra non esserci rimedio. Occorre in questi casi avere persone care intorno; credere fino all’ultimo che il sole prima o poi dovrà tornare perché lo meritiamo anche noi; affidarsi ad un bravo analista e se occorre anche ad un bravo neurologo, perché il problema può essere là; avere forza e volontà e aprire gli occhi su un mondo piendo di gente che soffre tanto, troppo spesso più di noi e capire che la nostra presenza può forse fare la differenza, non è presunzione questa. Il farmaco può sembrare una sconfitta dato che stiamo agendo sul sintomo più che sulla causa, ma forse non è proprio così, dopo tutto. Intellettualizzare e ritirar fuori sempre la vecchia istanza romantica del fiore azzurro di Novalis, in cui l’uomo tende all’infinito e trova cose, non è detto che sia sempre utile. Giusto è tendere al valore spirituale, all’evoluzione della coscienza, accettare che la vita è anche dolore e sofferenza senza i quali la vita sarebbe, come diceva lo stesso Socrate, inconcepbile, ma stare sempre e solo così male denuncia un quadro patologico su cui mi pare ragionevole intervenire. Se lo avessimo fatto con il Leopardi forse avremmo perso un genio poetico, ma probabilmente avremmo riportato un uomo alla vita (conosco il Suo parere sul pessimismo leopardiano che sarebbe da minimizzare, Direttore, ma mi permetto di discostarmene in questo caso). Spero di non avervi tediato inutilmente e che la mia esperienza possa essere utile a chi la vive nel presente. Un saluto affettuoso a tutti e sempre vivi complimenti a Lei, mitico Direttore e a tutta l’entourage di Anima.

Grazie del contributo. Ho avuto però, recentemente, un caso (un familiare) imprigionato negli antidepressivi.
No. Nella chimica non crederò MAI. Almeno per i casi come i tuoi. Sono felice che stai bene, ma, secondo me, non è dovuto alla “pasticca” il tuo “RESURGO”, ma alla tua Anima che si è potuta attivare finalmente libera dal tuo schermo di EGO. Debbo, per onestà, dire che il mio carissimo amico Giovanni Gocci crede, in alcuni casi, nell’uso dei farmaci. E quindi voi tutti che posizione avete? Per favore riportate dei casi concreti.

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31 Risposte

  1. sono molto felice di essere finito sulla home, non avrei mai osato sperarlo. Attendo fiducioso altri interventi in vista di un sano confronto.

  2. Stefano,
    riguardo all’intervento di Rita ho avuto la stessa sensazione ed “altro”; riguardo al Leopardi, insomma, non so…ma riguardo ai farmaci, che dire, le mie figlie sono entrambi autistiche e se specialmente la grande, che ha 24 anni, non avesse assunto farmaci, credo che io oggi non sarei qui a parlare con voi. Lo stress mi avrebbe ucciso.
    Certo, vedo in Chiara una certa compressione del carattere dovuta ai farmaci e me ne dispiaccio ma la sua “vocazione”, ahimè, la faceva soffrire troppo ed io che sono la madre terrena, con un cuore, ho deciso che il male minore per “tutti”, per poter vivere il quotidiano avendo una qualità di vita minimale, era l’assunzione da parte di Chiara di farmaci antipsicotici.
    Tuttavia, prendi me, sono molto stanca e, a volte, depressa, da situazione però…capisci?, quindi, in questo caso prendere farmaci nella mia visione delle cose non è indicato. Io mi sono data al pensiero creativo: io scrivo.
    Mi dispiace che tu abbia dovuto affrontare o meglio fronteggiare la “psiche” (che non si conosce) e comprendo nel profondo la soffferenza che deriva da situazioni croniche, credimi.
    Saluti affettuosi.

  3. mi spiace per il Suo familiare, è evidente che il genere di problema che stiamo trattando è sempre diverso da caso a caso. Il farmaco può essere un viatico in un percorso dove dobbiamo mettere in campo anche le nostre risorse, che fanno o meno, quelle sì, la differenza fra il successo e il precipizio. Ripeto che comunque se si tratta di antidepressivi e non di ansiolitici e/o antipsicotici, il farmaco può, sotto controllo medico, essere via via ridotto e sospeso se non si ottengo risultati. Pur non essendo un medico sconsiglio in ogni caso la sospensione di un farmaco dopo un tempo troppo breve di assunzione. Un augurio a tutti.

  4. STEFANO,
    volevo aggiungere che c’è un aspetto positivo che risalta ai miei occhi leggendo la tua storia, infatti, ho la vivida sensazione che il tuo disagio esistenziale e la sofferenza che ne è conseguita ti abbiano sensibilizzato e reso consapevole dell’esistenza dell’inconscio. In qualche modo, quindi, “il dolore” scava dentro di noi, facendoci sen-tire la presenza di una parte di noi, occulta, della quale altrimenti non avremmo potuto prendere veramente coscienza…ma l’incoscio è anche magia e non solo ombre.
    E ti lascio una frase dello scrittore americano Cormac Mc Carthy tratta dal suo romanzo LA STRADA che, a mio avviso, descrive bene questo processo di “imbellimento” dell’essere umano che derivante dal dolore che, se si ha la forza di sentirlo fino in fondo, può rendere la nostra sensibilità “raffinata”, rendendoci persone di maggiore “spessore” … perchè, al contrario, può accadere, che un eccesso di sensibilità (se non compresa alla luce della sofferenza) possa sfociare in un “indurimento” interiore ed in una esteriore, palese, inconsistenza:

    “Tutte le cose piene di grazia e bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un’origine comune nel dolore. Nascono nel cordoglio e nelle ceneri.” (Cormac Mc Carthy)

    Auguroni, che bellezza: 24 anni!

  5. Carissimo Gabriele, carissimi amici,
    eccomi di ritorno dal mio viaggio in Anima.
    Sono stata lontano da voi perchè alcuni problemi personali mi avevo completamente assorbito, tuttavia a questi ben presto se ne sono affiancati alcuni di natura psichica…e “guarda caso” oggi che, dopo giorni riapro il blog, leggo una cosa che mi ha toccato da vicino, insomma come Stefano e molti altri mi ha toccato molto da vicino, la depressione.
    Anche io in questi momenti ho fatto uso di antidepressivi i quali all’inizio mi hanno aiutato ma poi…in realtà mi stavo rendendo conto che essi diventavano più un abitudine che altro.
    In realtà io penso che un valido aiuto nei soggetti depressi, in quelli che come alcuni di noi hanno sperimetato di persona, hanno perso la voglia di vivere, di reagire, di risorgere dalle proprie ceneri, dicevo un valido aiuto in questi casi lo possa fornire quel sentimento che tutti cerchiamo ma che nessuno osa chiedere, quel sentimento che quando arriva porta gioia e serenità, non ha importanza da chi venga, purchè ci venga offerto: parlo dell’amore!
    Sarò anacronistica e forse banale, ma sono dell’idea che la forza dell’amore può essere molto più potente di tanti farmaci – tolti ovviamente alcuni casi limite in cui il farmaco è davvero necessario.
    Però credo che il più delle volte si possa guarire con l’amore gentilmente offerto e disinteressatamente regalato: a me per lo meno è accaduto questo. Posso testimoniare che se non fosse per l’amore di poche, ma importanti persone a me care che mi stanno vicino e mi ricordano che la vita è un bene prezioso che va vissuto e che almeno per loro non mi devo lasciare andare, oggi non sarei qui a raccontarvi tutto questo.
    Partendo dall’assunto che la psicoanalisi è la soluzione giusta, la medicina a certi problemi dell’anima, penso tuttavia che i più stretti familiari o gli amici in certo senso speciali siano ugualmente necessari per la nostra ripresa psichica.
    Donare amore e qualche banale e forse insignificante attimo di pace e serenità secondo me tocca le corde delle nostre anime e ci ricorda che il nostro cammino ha ancora molto da risercarci. L’amore ci riapre alla vita, all’oggi e al domani: ci da speranza e ci fa snetire parte di qualcosa….essere amati, ricevere amore per un essere umano che si sente solo e per la maggior parte delle volte incompreso credo sia la medicina migliore. L’amore è anche comprensione. L’amore può aiutare una persona che soffre nell’anima più di tanti e tanti farmaci secondo me!
    Sono fermamente convinta che l’amore e la sua forza – non possono certamente sostituirsi alla psicoterapia quando questa sia necessaria – ma possono ad essa affiancarsi e comunque aiutare un corpo ed un anima sofferenti: forse parte delle nostre sofferenze interiori non possano guarire ma possano almeno essere lenite o sollevate dall’amore ricevuto come l’acqua al momento in cui siamo più deboli ed assettati. In altri casi invece magari basta a far risorgere un’anima inquieta e malata.
    Con affetto Bea

  6. Gentile Marina,
    premetto che si è verificato un piccolo disguido tecnico: il mio post delle 16:17 pare una risposta al tuo delle 14:14 che stranamente non era per me ancora visibile. Il mio post indicato era una piccola replica al Dott. La Porta, anche se, curioso, si adatta benissimo anche al tuo post in quanto fa menzione di un “familiare” (che nn era in quel caso tua figlia Chiara) e di antipsicotici. Ti ringrazio molto per il tuo delicato intervento e per la bellissima citazione che funge perfettamente all’uopo. Se c’è già qualcuno a te vicino che ha bisogno di te cerca di non cadere altrimenti afonda tutta la barca. Mi limito a dirti: “sursum corda”, se puoi. Mi pare strano l’uso dell’antipsicotico in caso di autismo. Ripeto che non sono un medico, ma è importante in questi casi affidarsi a persone coscenziose, data l’enorme diffusione di luminari dalla pillola facile.
    Ah la mia età, 24 anni ma me ne sento addosso molti di più, strano. Sono di quelli che dicono: “sai, quando ero giovane… ai miei tempi…”. A presto, Marina, grazie.

  7. Il fatto è che le pasticche sono tutte uguali mentre sono le persone con i loro problemi ad essere diverse. In un caso può aiutare, in altri cento no. Conosco persone che si sono letteralmente bruciate il cervello con la droga, il loro stato non cambierà mai, perché non è un fatto di “anima” ma di neuroni che ormai non ci sono più. Poi ci sono quelli che rispondono di più agli “stimoli intellettuali” ed hanno la forza di risorgere, in questi casi le medicine sono superflue. Io la vedo così, poi magari mi sbaglio.

  8. Carissimi Stefano, Marina e Gabriele
    Non ho parole, io mi ritengo iper-fortunato a non essere caduto nelle braccia della chimica, non so a quale Daimon devo ringraziare per essere stato rapito dall’inconscio. Tutte queste testimonianze mi spingono a continuare a proseguire questo viaggio notturno non solo a investigare su me stesso ma a costruire insieme con voi un segno, una speranza, per la vita futura e presente, che porta all’amore. Stefano non ho letto tutto il post, ma le sofferenze del mondo mi hanno reso fragile, e quando mi capita di ascoltare, o vedere, queste realtà non ho la forza di proseguire. Spero di aver compreso il senso ma quando sento parlare di pasticca,la mente mi porta a far rivivere una storia che ho vissuto da vicino,”L’ANORESSIA” e so che dietro ogni pasticca c’è un dramma E’ con il cuore che ti parlo, la terapia è qui! Si qui tra noi c’è l’antibiotico del male che non è un prodotto chimico, ma è il fondo poetico della mente che emana poesia, poesia è vita, vita è amore, amore è dio……quindi stai con noi ………………
    Caro Gabriele ho un libro che consiglio a tutti .che è l’alternativa alla chimica
    Titolo “MALATTIA e DESTINO” di THORWALD DETHLEFESEN edizioni Mediterranee
    ,non so se lo conosci ma mi è stato d’aiuto, Vooooooolppone mi sembra che ho passato anche a te ,o ti ho dato il titolo,comunque io sono a disposizione
    Con affetto
    Naddeo Rosario

  9. non sono mai sazia, caos è la parola. disordine o ordine diverso. mi piace l’ordine e mi piace il caos, dove portare le mie ali.
    … il filosofo o lo scienziato, la definizione uccide la scienza, diceva, ma,noi facciamo così, rispondeva il filosofo che annaspava nel buio, non capiva.
    … e tu , tu gli rispondesti senza remore nè rabbia, ma fattela tu la definizione, non posso morire per e. Ti dono tutti i dati e tu fatti la definizione.
    …in questa vedo il divario e l’unione; il divario è tra la definizione della scienza e la definizione di “Uno” della filosofia. L’unione è nel voler capire e non essere capace di mettere in ordine.
    Mi disturba il disordine, tutto è agile se tutto è a posto…ma… dato che il posto lo decide Lui, Io, non mi ci ritrovo.
    Bene stamane inizia la “cacia” alle “streghe”chissà poi perchè mi vengono in mente le femmine e non i maghi, forse come dice Gabriele producono con la sola parola una immagine di emozione.

  10. Ringrazio i viaggiatori, siamo in tanti sul treno, il treno è dei desideri.
    I desideri di pace, di serenità di, si rincorrono, le carrozze che ti accompagnao sono piene di foraggio.
    Qualcosa non va, sei diversa, sei scontenta, cosa vuoi, non lo so dice sepre rita. Non sei onesta con la vita, dice, non ti manca niente, dice. è il cas che la confonde, è il disordine accumulato con la forza. Non lo sa, rita. Oggi è, non è pesce, non è acqua, non è sale, è rita. Strilla foreggera, scrive foraggiera.Non lo sa.
    Ha preso le medicine, anni di follia felice, anni di ripresa divertente, anni di. Oggi è stanca di prendere medicine, vuole Essere Rita, vuole fare Rita. chissà se sono meglio le false illusioni o le vere illusioni. L’antefatto è errato, dimostrare per assurdo è assurdo.

  11. Caro Stefano,
    la mia storia personale scorre parallela alla tua in un’altra epoca (ho 41 anni!), fino ai tuoi 24 anni.
    Ma non ho mai pensato al suicidio. Ho provato a “commetterlo” soltanto sulla carta: non c’era pagina del mio diario che non si concludesse con un “addio, Valeria, addio!”, o un “caro Papà Eterno, domani verrò a trovarti. Stop. Non sopporto più che comunichi con me attraverso quel farabutto. Stop. Non capisce davvero una mazza. Stop. Fatti trovare a casa. Stop. A proposito ho finito i soldi. Stop!”
    Penso che se non avessi avuto al mio fianco, allora come adesso, uno Spirito… di “patata” tanto ingombrante, forse starei tra gli spiriti guida “invocati e mai ascoltati”. Se non devo o non posso fare della mia vita un groviglio di cause ed effetti, allora, se ti va, parliamo di aria fritta…
    Va bene, arriviamo alla mancanza totale di sonno che mandava in tilt i miei neuroni: una iperattività cerebrale che si manifestava soprattutto durante la notte, quando mi trasformavo in un topo di biblioteca. La mattina invece ero Miss Smemorata, Miss Zombi-di-ritorno-da-un-altro-fuso-orario, Miss Te-le-vuoi-tutte, Miss Pasticca ecc. Miss Pasticca? Ero così stufa che me lo dovessero ogni volta ricordare affinchè ricordassi di prenderla, la pasticca… Cose strane accadevano: ho smesso senza accorgermene! Accadeva poi che bastava mi infuriassi perchè una dose da cavallo mi facesse il solletico, cominciassi a fare di conto in maniera impeccabile, oppure a stare in perfetto equilibrio…! Allegria e rabbia: che bel connubio, che detonatore! Saper controllare il respiro, vedere che tutto intorno è fuori dal tuo controllo… Cos’è la “lucidità” mentale, in-fondo, se non “equilibrio”?
    Ti dirò Stefano che non c’è stata cura efficace per me per superare UN lutto (guardare sprofondare nella sua prigione l’unica persona che aveva avuto fiducia in me, senza poter fare niente, poichè avevo ed ho 0 titoli per oppormi contro i suoi parenti…) , ma ho imparato senza problemi a svegliarmi al suono del pianto delle mie bambine quando dovevo allattarle. Forse avrò “contratto” la depressione post-parto, ma non me ne sono accorta perchè la gravidanza isterica di mio marito aveva la precedenza su tutto… Quando si dice la solidarietà!
    La terapia-guidata del sonno che ha avuto successo su di me è stata quella certa motivazione… oltre all’aver imparato a curare personalmente il mio giardino, a raccogliere le mie olive; aver adottato la mia casa, crescere con le mie figlie, coltivare quel piccolo -grande dolore che mi da la misura esatta di me stessa. E tanto altro ancora…

    Auguri!

  12. anche io ho avuto l’esperienza con problemi ansiosi, ma il rapporto con i specialisti è stato più un trauma, con i medicinali ho avuto poco a che fare poiché guarivo subito momentaneamente e perché avevo paura che mi alterassero la mente. L’estate scorsa è stata per me pessima poiché il male è ritornato.
    Le cause che producono il mio malessere le conosco e solo che i specialisti normalmente non cercano nemmeno di capire prescrivendo molte medicine.
    Da quando ho lo stato ansioso è aumentata la mia sensibilità e percezione, ancora quest’anno forse ho capito che se non fosse anche un bene, poiché mi fa fare cose che normalmente non farei per migliorare la mia vita, ho anche capito che il malessere è arrivato da quando ho iniziato la mia nuova vita da creativa, scoprendo poi solo da quest’anno che quando ritorna il malessere è che c’è qualcosa che non va, la mia mente o la mia anima cercano opportunità e nuovi stimoli per cambiare le cose e migliorare la vita.

    La causa del mio malessere per esempio è l’affettività: avendo vissuto in modo traumatico nel contesto affettivo l’evolversi della mia vita dall’infanzia in poi. In me avviene un accumulo di energie, emozioni, sensazioni, rabia, ecc. e non vengono esteriorizzate. Così trova altri canali per esteriorizzarsi, quelli negativi.
    ——————————————————-
    Chi soffre di disturbi psicologici, molti di questi sono dovuti al mal del vivere, ad un disagio alla vita che si fa o all’ambiente dove si vive, nei rapporti con gli altri, alla mancanza d’amore ecc.
    —————————————————–

    Mi dispiace che Stefano viva i mali di cui scrive, essendo giovane, per i giovani è più frequente, ma lo sento molto intelligente e spero e credo che riuscirà ad uscirne e troverà le soluzioni per migliorare e con la sua giovane età avrà molte possibilità e opportunità.

  13. Io non credo ai farmaci antidepressivi, anche quando sono stato male,in passato,forse avro’ preso una sola pasticca.
    Non riuscivo a camminare,barcollavo,mi mancava l’equilibrio
    stando in piedi, ma ho sempre rifiutato le cure mediche.
    Mi sono rivolto ad un psicanalista ,ho fatto 5 anni in analisi,
    ho risolto una parte dei miei problemi,non tutti, perche’ non era ancora il tempo (anche la psicoanalisi ha i suoi limiti).
    Avvertivo semplicemente che erano problemi interiori e li volevo risolvere in modo interiore.
    A proposito della sensazione di non poter camminare,mi ricordo,mi misi alla prova,andai ai piedi di una montagna,
    cercandoo di salire (da solo),e quella sensazione spariva,
    correvo fino in cima, e sopra gridavo “Dio cosa vuoi da me ?” poi ridiscendevo con calma.
    Credo che l’anima si curi con l’anima, essa ci fa risorgere,
    non servono i farmaci,serve avere coraggio,ed affrontare
    i propri mali spirituali,per quelli che sono cioe “spirituali”,
    mi rendo conto che in un epoca,in cui solo la scienza vale qualcosa ,lo spirituale ci sembra di altra epoca,quindi in fondo che sara’ mai ,basta una pillola ,e poi si puo’
    continuare tranquillamente, ad ignorare noi stessi, quello che sentiamo e quello che proviamo.In fondo che sara’ mai
    quest’anima ? ma forse e’ lei che ci fa vivere ?

    Ciao
    Vincenzo

  14. Grazie Stefano!

  15. Beatrice continua sulla strada dell’amore,sapersi guardare saper accogliere la patolgia è la via per uscirne
    brava Beatrice,guardati bene e vedrai…
    ti alscio la mia email .: naddeo@alice.it
    ho dei tessti che te li dono volentieri
    ok!
    coraggio che siamo degli angeli del cuore …quindi..
    naddeo rosario

  16. Carissimi………..non si può non sentirsi toccare in fondo all’anima leggendo queste pagine ….un pò come Rosario non riesco a proseguire non perchè sono fragile, ma anche io capisco bene il senso……sono anni che ho a che fare con la ‘bestia’ ossia ‘depressione’, ….magari detto cosi si pensa che sia io caduta nel buio di questa strana malattia…..che in fondo una malattia non è….è uno stato di irrequietezza dell’anima e della mente…..in parole povere ,semplici (così come sono io) è come dire che l’anima e la mente non sono in sintonia tra loro e provocano malesseri fisici……io sono una di quelle persone che si è fatta carico di una grande responsabilità…la mia metà, l’uomo che ho sposato….è successo anni fa….ne è uscito fuori appunto come dice Bea…con l’amore, con il sentirsi cicondato di affetto…..amici, parenti….con il sentirsi amato, per aiutarlo mi sono impegnata moltissimo…iniziando una battaglia con me stessa, mi ero premessa che dovevo farcela a tutti i costi, dovevo aiutarlo per il bene dei miei due gioielli, i miei figli a cui non è mancata mai la serenità, dovevo tener conto anche di questo..non potevo lasciarlo solo…si trattava del mio stesso amore da difendere… sono riuscita a scovare dentro di lui, a leggere i suoi tormenti, ho navigato nel suo buio per lungo tempo…all’inizio prendeva farmaci…..ma non era una giusta soluzione, lo rendevano assente , non reagiva…..ho lavorato molto sul suo stato psicofisico….adottando delle strategie uniche lo incoraggiavo spesso a reagire da solo….e tutto questo con tanto amore….oggi posso dire che è una persona serena., ha stima di se, ha riscoperto il sapore della vita !………Vi auguro a tutti un mare di bene!………al Prof baci cioccolatosi!

  17. grazie a Lei Direttore, non Le è piaciuto il mio ultimo intervento su Rita credo. In effetti non convinceva neanche me.. Saluti.

  18. Come non detto, Mi scusi. E’ riapparso il post per motivi tecnici.

  19. Siete molti, ognuno con la propria storia e la propria singolarità. Mi colpiscono molto Valeria e Mary, ma per ora vorrei dire a Vincenzo che, sì, mi trovo d’accordo con quanto dici, ma vedi, non ho parlato del mio background e perciò devo far emergere ulteriori dettagli. La componente spirituale è fondamentale, è vero. Personalmente vivere da credente il messaggio cristiano ad esempio è una grande marcia in più. Dall’età di quattordici anni fino ai 22 ho inoltre praticato con passione le arti marziali cinesi. Questi elementi, nonostante non abbia avuto un buon maestro, mi hanno aiutato a coltivare una dimensione interiore fatta anche dei momenti di ascetismo solitario che descrivi. Anche per questo motivo son sempre vissuto in castità, proprio perché la massima espressione dell’innocenza, della purezza e dell’amore sono i bambini. Sulla donna, il femminile in senso allargato, pur non conoscendo bene Backofen, non me ne voglia il Direttore ma sono quanto mai scettico, anche per via di nefaste esperienze pratiche. Le tecniche di rspirazione poi sono utili, molto anche. Nel mio caso tutto questo non è stato comunque sufficiente ma sono d’accordo sul fatto che i farmaci non siano caramelle e che vadano considerati come ultima spiaggia. Abusarne o utilizzarli come panacea che ci dispensi dal combattere in prima linea può essere molto pericoloso, Michael Jackson docet in questo, grande genio, grande artista, animo gentilissimo ma fragile, troppo fragile. Tuttavia questa era anche la sua forza e la via espressiva del suo magico talento che manca e tanto ancora mancherà, facendoci rimpiangere la sua voce, la sua musica e i suoi unici passi di danza. Perdonate la divagazione ma rapresenta un caso altisonante attinente al tema, il fatto che ne sia anche grande fan credo si sia capito.

  20. Caro Rosario

    grazie per le tue straodinarie parole e per il tuo incoraggiamento!
    Grazie anche per il dono che vuoi farmi: ne approfitto davvero volentieri.
    Un grande grande abbraccio a te e
    tutti gli altri angeli del cuore si interagianime.

  21. Cara Nella,
    brava. Bravo lui. Buona. Buono lui. Belli tutti!

  22. Caro Gabriele
    Non conosco l’iter delle patologie, anche perché non sono un addetto ai lavori, ma come ti ho raccontato in privato, determinate patologie, tipo anoressia, che depressione d’amore, che è accaduta a persone a me care, nell’ombra senza irrompere o condizionare chi era caduto in tale labirinto, ho applicato la terapia dello scialle della mamma, cosi la definisco. G. Paris in “ Vita interiore”,in altre parole guardati dentro. Che passa.
    Rita, Stefano perdonatemi ,non vorrei passare per maestro,un viandante poi non può insegnare nulla, nel massimo rispetto e con la mia più profonda solidarietà v’incito a reagire a osservarvi ,gli dei intendo forza che siamo grandi e angeli di anima.
    Gabriele sinceramente su Gocci non mi permette di dare nessun commento a usare la pasticca. Meglio un dibattito fatto da te e il prof. Gocci per approfondire i lati oscuri in cui sarebbe “opportuna la pasticca”. Io sono per il non uso visto la piccola realtà che ho vissuto. Rivolgo la parola a tutti gli amici io devo solo apprendere………
    Anche il mio caso personale ,per fortuna che sono un fifone, non mi sono fatto fare delle punture ,sono stato iper –fortunato che avevo degli amici medici che conosco bene i parametri del mio fisico forse a quest’ora, stavo nel grande granaio
    Gabriele a te le considerazioni,anzi voglio ricordare a tutti che in Francia il 70% della popolazione su cura con medicine alternative. Riflettete su un fatto ci sono grandi investimenti sulla pasticca della felicità capite cosa significa! Io il brevetto già c’è l’ho! Basta guardare in faccia ma guardare bene e dialogare con la patologia , accarezzarle è opera da maestro.
    Un saluto affettuoso
    Naddeo Rosario

  23. Ciao, caro caro Stefano. Ti ringrazio per il post attraverso il quale ci regali la tua esperienza. Mi scuso in anticipo con te e gli altri se sarò troppo lapidaria nella mia opinione.

    Parliamoci chiaro:
    1) i farmaci non sono LA soluzione;
    2) l’amore, di qualsiasi forma, è NECESSARIO;
    3) MI OPPONGO FORTEMENTE alla semplificazione manichea ‘guarire curando l’anima o guarire curando la chimica del corpo?’

    Fare opposizioni così semplici per un problema così complesso… ridicolo.

    Quelle di cui parliamo sono malattie dell’ANIMA, per me questo è insdiscutibile. Tuttavia penso, semplicemente, che a volte suggerire i farmaci può essere un gesto d”amore’.

    Offrire la propria esperienza è un altro grandissimo gesto d’amore. Ti abbraccio, Stefano.

  24. E vorrei dare un grande grazie a Gabriele La Porta, e inoltre un grande abbraccio a Nella e alla sua famiglia.

  25. Grazie, a te cara Simonetta!

  26. Grazie, Simonetta ricambio con affettuosità…..

  27. Troppo Vero e Simpatico, Rosario!

  28. Caro Gabrilele
    Farmaco dal greco mi sembra che signfica veleno!
    la stragrande maggioranza dell’umanita per poter evitare il dolore fisico ricorre al veleno!
    perchè tutto deve essere VISSUTO senza strazi cioè una vita piatta.
    io ho 49 anni e pochi mesi fà ho fatto le bizze e non mi ho fatto fare la puntura,è una cosa istintiva che me la porto dentro fin da bambino, la mia ombra rifiuta la medicina.
    (non ridere volpone ..è vero che sono un fifone ) ma sulla medicina ,non essendo competete il mio inconscio la rifiuta.
    avoglia di dire PUCCI PUCCI DI QUA E PUCICI PUCCI DI LA
    IO LA MEDICINA NON LA PRENDO
    W LO SCIALLE DELLA MAMMA
    .TU TE L’IMMAGINI DUE INFERMERIE CHE MI RICORREVANO PER FARMI LA PUNTURA
    …….E’ L’INCOSCIO CHE MI GUIDA…
    BACI A TUTTI DALL’ETERNO FIFONE
    NADDEO ROSARIO

  29. Caro Rosario,
    sei troppo caro e simpatico e autentico. E’ un piacere incontrarti!

  30. Corot
    …giunto a piazza Brà sono andato a visitare la mostra. L’ho visitata velocemente perché dovevo rientrare a casa, mi sono ripromesso di ritornarci. Caro Gabriele per la serie degli esami non finisce maiquesta mostra è stato per me un duro esame.
    Concordo con il giudizio sublime del prof Gocci la luce che dall’alto illumina il dipinto, ma gli alberi dipinti da Corot sono di una straordinaria bellezza. Mi ha colpito il quadro che raffigurava il ponte, simbolo dell’anima l’inconscio e la coscienza. Ma mentre osservavo tutti questi quadri dentro di me, si affacciavano delle figure, ricordi d’infanzia, sofferenze stati di animo emozioni, un velocissimo viaggio nel passato. In somma un riesame del mio cammino.
    Ma un quadro mi ha colpito di più è il ritratto di quella donna che sta i due Picasso quegli occhi di quella figura, mi hanno colpito molto. Domenica ci ritornerò ho vissuto una bella sensazione ora descriverla non riesco.Chi ha la possibilità di andare a vedere la mostra lo faccia ne vale la pena.
    Naddeo Rosario

  31. Grazie Rosario, hai descritto meglio Tu la mostra che quei giornalisti che l’hanno visitata senza capirne la profondità.

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