…tutta, tutta mia!

Ed ecco a voi John Keats (1795-1821): bramosia, supplica, amore esclusivo… Da quale corrente siete trasportati?

Sonetti
XVI

[…]
Lascia ch’io t’abbia tutta, tutta mia!
Quella forma leggiadra, quella dolce
droga d’amore minima, il tuo bacio –
mani ed occhi divini, il caldo e bianco
lucente seno dalle mille gioie;
te stessa, la tua anima, ti supplico
per pietà, dammi tutto, non escluso
un atomo di un atomo, o morrò,
o se forse vivrò, tuo miserando
servo, sarà mia vita senza scopo
nella foschia della sventura inutile…

Presenterò questa lirica nella mia trasmissione “Inconscio e Magia – Psiche”  in onda domani mattina su Rai 2 verso le 6:15 circa. Un abbraccio!

25 Risposte

  1. Abbandonarsi completamente: di-menticare se stessi: cancellare la mente.
    Ma ri-cordare: tornare nel cuore. Bisogna dimenticare per ricordare, cancellare dalla mente per ritrovare nel cuore. Scrive Rilke nei Quaderni di Malte Laurids Brigge: “E anche avere ricordi non basta. Si deve poterli dimenticare, quando sono molti, e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino. Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto, senza nome e non più scindibili da noi, solo allora può darsi che in una rarissima ora sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso”.
    Abbandonarsi completamente in un abbraccio per ritrovarsi fusi e con-fusi nell’altro, dimentichi di sé, vivi solo nell’Anima che trascende.

  2. Fantastica!Una scelta felicemente emblematica, che trasporta in una dimensione “panica”, nell’Amore univoco pensiero, nel desiderio esclusivo di una donna che racchiude <> tutte le donne e il nettare di tutte le nascite, di tutte le sillabe, quella <> che il poeta dedidera baciare, quella grande anima dalle <> che è la Musa che sempre sfugge a chi l’insegue trasformandosi, la Poesia stessa, che Keats vuole possedere atomo per atomo per esserne posseduto, per non vivere come <> per oltrepassare, attraverso quest’unione amorosa, la stessa morte… o piuttosto morire, morirci dentro.

  3. Fantastica!Una scelta felicemente emblematica, mi trasporta in una dimensione “panica”, nell’Amore univoco pensiero, nel desiderio esclusivo di una donna che racchiude “…il caldo e bianco/lucente seno dalle mille gioie…” tutte le donne e il nettare di tutte le nascite, di tutte le sillabe, quella “dolce droga d’amore minima” che il poeta dedidera baciare, quella grande anima dalle “mani ed occhi divini” che è la Musa che sempre sfugge a chi l’insegue trasformandosi, la Poesia stessa, che Keats vuole possedere atomo per atomo per esserne posseduto, per non vivere come “miserando servo /…/ nella foschia della sventura inutile> ma per oltrepassare, attraverso quest’unione amorosa, la stessa morte… o piuttosto morire, morirci dentro.

  4. Caro Gabriele
    Leggendo questo sonetto, mi ha fatto riflettere tanto, è indiscutibile che l’amore sia il motore della vita, quello che ci regala i momenti DELIRANTI dell’ANIMA (il poetico, il profetico, il religioso) che sono momenti di un’ascesa extrarazionale (delirante) di un’intuizione, o divinazione di una mancanza che ci spinge, per furore, a possedere qualcosa che ci oltrepassa, qualcosa che avevamo e che abbiamo perduto.
    Penso che questo potrebbe essere una definizione dell’amore, ecco perché le poesie, i poeti a volte ci sfuggono, come sempre, perché è l’energia della vita che la poesia manifesta, o meglio esprime Di qui la necessità, ed io dico l’obbligo di amare, perché in noi si rafforza la speranza, il DI-VENIRE. Questo mistero,l’amore, è cosi complesso che nessuno ha la risposta giusta.
    Percepisco in questo blog un universo d’amore, anime pronte a donare
    Un grazie di cuore a voi tutti .
    Naddeo Rosario

  5. Se lo sapevo prima, mettevo la sveglia alle 6 per vedere la trasmissione!
    Keats è uno dei miei poeti preferiti, e mi sarebbe piaciuto vedere e sentire parlare e spiegare le sue parole d’amore nella poesia.

    Di Keats mi piace il fatto che un giovane come lui (25 anni, l’età che ha vissuto), abbia contemplato così in profondità l’amore e la bellezza e di un alto livello intellettuale che oggi giorni c’è lo possiamo solo sognare che i giovani siano così!!!

    Una frase che scrisse Keats, sull’immaginazione, mi è piaciuta molto: sul suo modo di scrivere e quello di Byron. Scrisse che per Byron era facile scrivere perché scriveva le sue esperienze di vita reale, per lui era era più difficile poiché le esperienze le doveva immaginare.

    Di fatti Keats visse una vita molto triste e al tempo stesso non poté vivere l’amore.

    Il 30 novembre fa quasi un anno che andai a Roma davanti alla casa romana di Keats, per sfortuna era chiusa, poiché era domenica, ma per me fu come un regalo bellissimo.

  6. Caro Gabriele, stamattina per la prima volta ho visto la tua trasmissione: la poesia di Keats (ma non è questa! me ne sono accorta solo adesso!) mi ha molto colpito, e desideravo sentire i commenti.
    Mi è piaciuto notare come ognuno dicesse cose profondamente diverse, per quanto in apparenza simili, e per questo vorrei dire anche la mia.
    A me sembra di scorgere, in questa poesia come in una sfera di cristallo, la magia che si accende in noi quando la passione rivive in un ricordo appena trascorso, ancora vivo e caldo e fremente.
    E’ come rievocare una notte di passione al mattino e sentire di nuovo accendersi il desiderio inesauribile: e vedere, dietro le palpebre chiuse che rifiutano la luce del sole, il volto dell’altro come una stella che accende la notte che ognuno di noi porta dentro se stesso.
    (l’ho detto! tutto d’un fiato ma l’ho detto!) 🙂

  7. Sono nella testa di …questo immenso Themenos, caro professore. Da quando ho deciso di ricominciare da quì e seguirvi, tutto il resto è “foschia”: riflesso… “condizionato” di me stessa!

    L’ultima parte della lirica mi riporta alla mente un brano di Ibn al-Farid, “Martire d’Amore”, che insieme abbiamo commentato questa estate.
    Toccante quel verso: “…Chi non muore davvero del suo amore, di vivere d’amore non avrà la ventura!”

    C’è lì il “martire” d’Amore, la forma stessa dell’Amore, da questa parte il “servo” che dipende passivamente dalla volontà e dal corpo del suo oggetto d’amore.
    La malcelata illusione di poter possedere tutto, l’anima dell’ “altro da sè”.
    Mi sono chiesta perchè il demonio abbia bisogno di contratti, marchi… e nonostante le ripetute supervisioni e controlli sulla “merce” ne sappia sempre una in meno dell’Uomo e della Donna di Dio, che sono “energia mutabile”!!!

    Baci (dosi pediatriche giornaliere d’affetto da ripartire senza parsimonia e falsi pudori tra gli Amanti di Anima!)

  8. amore mio, così piace chiamarti sempre.
    sono secoli che vivo con te, ma non ti conosco,
    pretendere la totale compenetrazione di anime è folle,
    ma, io lo voglio.
    Manca poco, siamo talmente vicini da confondere il profumo, ma, vivrò per te.

    gentile direttore, questa mia spedisco in risposta a …ti vorrei tutta mai…sento forte il desiderio di essere un solo corpo in una sola anima.

    Due cuori e una capanna vivo da 36 anni, oltre l’amore,.
    Navigo il fiume che spero ci accompagnerà al mare assieme.

  9. Cara Daniela,
    tieni presente che MNEMOSYNE è collegata ai Misteri Eleusini.

  10. Caro Gianpaolo,
    non credo “Morire”, ma un oltre-passo. Quindi “Morire” rientra come superamento di stato.
    Baci

  11. Mnemosyne è collegata ai Misteri, sì.
    La radice è mne-, con metatesi men-, con apofonia man-.
    E’ collegata ai Misteri perché in se stessa è tutto e il contrario di tutto: man- da cui manìa (follia), ma anche l’inglese man (uomo). La follia è solo dell’uomo, come solo dell’uomo è la man-o, che della mente è la diretta esecutrice. Man-, da cui mantra, mandala, manifestazione; men- da cui menzogna, anche quella propria soltanto dell’uomo.
    Men-, da cui mensis (mese) e mene (luna): il mese legato al ciclo, alla luna, alla donna.
    Man, men, mne: tutti legati alla mente…
    E men-, con apofonia, diventa mon-: da cui monte.
    La mente, allora, quella che muove la mano, quella che ci fa umani, quella che ci rende davvero capaci di una manifestazione che talvolta può spingersi fino alla follia, quella che è capace di mentire, può essere un monte: un ostacolo insormontabile che si alza davanti al nostro Phren e ci impedisce di vedere dall’altra parte – a meno che non la scaliamo…

  12. Caro Gianpaolo,
    non credo “Morire”, ma un oltre-passo. Quindi “Morire” rientra come superamento di stato.

    “Perché ho il profondo sospetto che la morte non esista. Si cambia, ecco tutto. Fino a raggiungere la radiosità.” (Coincidenza miracolose)

  13. Caro Rosario,
    su “quello” che abbiamo perduto interviene Platone. E’ un desiderio di Assoluto-Divino, che ogni tanto si affaccia. E’ comunque inappagato…

  14. A rosario, A Gabriele, A chi lo voglia…

    da una settimana guardavo il mio gatto Jaki.
    Vedevo il passo lento, sentivo il rumore della Moreta.
    La sorellina Molly ululava alla luna.
    Jaki non rispondeva.
    Presa da che , ho scritto, e lo dono a chi…

    Sei un grande Re…sei …un re nella foresta.

    Ti sei calato nella parte da grande protagonista, da Magnifico Sei venuto e da Grande continui a vivere la scena…

    Ho caro il mio re…
    … Ti ricordo giallo più dell’oro…
    Ti ricordo forte più del ferro…
    … Ti vedo biondo.

    … Ora…
    … ora con il silenzio degli innocenti Ti avvii lungo la strada dell’eterno….
    …La Tua manina allunghi e… Ti imponi come Re della foresta…
    … non ci sono più grandi di Te..
    …Metti in ordine il grado, senza parlare, un solo gesto, la manina in testa.
    … Sei Re nella foresta.
    …Sei il silenzio, non un lamento, non un gemito, nulla.
    … Sei corpo esile, magro, scarno,
    …Sei due manine soffici, leggere, uno sguardo Sei.
    …Sei Re della foresta nel viso, nel corpo nei gesti…
    … Caro il mioRe, assecondo il Tuo parlare,
    …nei Tuoi movimenti… vedo un Re,
    … ora forte, ora debole, un Re Sei, e resterai sempre.

    …un Re di Dignità.
    …un fare da Re mi rende triste lo sguardo,
    … un fare da Re mi fa piangere,
    … un dire di un Re mi fa pensare…
    … O Re… Sei il mio Re,
    … Sei dolce, Sei romantico, Sei debole, Sei forte…
    …Ti accompagno… le tue gesta sono di un Re.
    … in silenzio muovi le Tue, le mie, le nostre emozioni…Sei un Re e noi, i tuoi compagni.
    Ti osanniamo da Re e Ti ricorderemo da Re.
    …La Tua coda è dritta, è nei nostri occhi, la Tua coda è fiera, è nei nostri cuori,
    Ti abbiamo fotografato nelle Tue gesta, Sei con noi per sempre, un Re fiero.
    Un Re Maestà, un Re.

  15. Cara Daniela,
    eppure ho presentato proprio questa lirica.

    Baci baci

  16. Cara Valeria,
    il martire d’amore è colui che compie il superamento del limite egoico.

    Baci baci

  17. In bocca al Dio, Rita!

  18. Gentile Dottore,
    umilmente le chiedo, quale Dio ha rita?
    Scrivo e non so cosa scrivo, leggo, e, la domanda mi sorge spontanea…l’attrice parla, verrà intesa la sua forza?

  19. Cara Daniela,
    va bene e grazie. (ma la Follia non e’ soltanto umana. No. No. E’ anche Animale e Divina)

  20. Cara Rita,
    credo di si’. (il Dio di riferimento, come il Mito di riferimento occorre cercarlo. Io ho il Mito di Edipo e come Dio penso Afrodite)

  21. Grandioso Gabriele La Porta, mi riferivo esattamente ad un superamento di stato, in quel “morire” che ha a che fare con l’estasi dell’amore, quell’oltre-passo pieno in cui convive simultaneamente l’atto di “perdita” mortale dell’uno che cede all’altro il seme delle future nascite terrestri 🙂 Mi piacerebbe in tal senso inviarle un testo che esplica questo rapporto in relazione alla scrittura, come passaggio tra l’inchiostro e il bianco del foglio. Si chiama “Lamento della Musa innamorata”.

  22. Caro Gianpaolo G. Mastropasqua,
    puoi o spedirmelo via e.mail a anima@rai.it, oppure a Direzione di RaiNotte, via Teulada 66, 00195 Roma.
    Grazie e a presto!

  23. Ringrazio Lei ImmensaMente!:-)

  24. Grazie grazie caro Giampaolo!

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