Ti ho pescata nei laghi del sogno…

Cari amici, le parole d’amore di oggi sono di questa magnifica e toccante lirica del poeta Yvan Goll (1891-1950), dedicata alla moglie Claire, tratta dall’ultima e postuma raccolta “Erba di sogno”, composta poco prima di morire. Vi auguro una buona domenica. A presto!

A Claire

[…]

Ti ho pescata nei laghi del sogno
Ti ho gettato il mio cuore per esca
Un pescatore sulle rive di salice

Ti ho trovata nell’aridità del deserto
Eri il mio ultimo albero
Eri l’ultimo frutto della mia anima

Dal tuo sonno ora sono avvinto
Profondamente immerso nel tuo riposo
Come la mandorla nel guscio notte-bruno

L’arte della memoria II

Continua il nostro percorso all’interno di una delle tecniche psicologiche più significative di tutti i tempi, l’arte della memoria.
Prima di penetrare nel mondo degli scritti di Bruno, per osservare i precisi consigli e tecniche suggerite dal filosofo, è necessario introdurre gli elementi fondamentali del suo pensiero (vedi L’arte della memoria I).


È opportuno ora osservare i princìpi teorici della filosofia bruniana, ben sapendo di compiere una sorta di atto arbitrario. Questo perché il nolano non concepisce una scissione tra teoria e pratica. La mentalità ermetica, se così può essere denominata, impasto di utopie e sperimentalismo, è lontana dalla logica strutturale del razionalismo, quindi non concepisce una scissione tra l’ipotesi ideale e il suo travaso nell’azione, ma una sintesi continua. Per capire, noi contemporanei, tale fusione, è necessario separare i presupposti teoretici da quelli pratici, per questo è opportuno approfondire, anche se con necessaria rapidità, le concezioni di Bruno delle opere in volgare. (Ci rifacciamo alla edizione curata da G. Gentile, Opere italiane, I, Dialoghi metafisici, II, Dialoghi morali, Bari 1907-1908, paradossalmente più precisa – nel tomo II – della seconda edizione del 1925. Esiste inoltre una edizione del 1958 approntata da G. Aquilecchia, di Firenze. Sempre Aquilecchia ha approntato una nuova edizione critica delle Opere italiane, per Einaudi, di cui sono state pubblicate La cena delle ceneri e De la causa principio et uno, 1973. Importante è la recensione di I. Guerrini Angrisani, apparsa su Società, XII, n.6, pagg. 1145-48).
In esse Giordano Bruno ha vere aperture verso i tempi a venire solo nei dialoghi, dove mostra intuizioni anche a carattere scientifico (G. Barberi Squarotti, Lettere italiane, VIII, 1956, pagg. 338-347).
Per meglio apprezzare questo pensiero è utile rammentare che numerosi luoghi comuni, opinioni superstiziose, ignoranze a volte volute influenzavano il sedicesimo secolo.
È in questo mondo che Giordano Bruno opera e tenta di diffondere il proprio pensiero, rivolgendosi all’infinito, alla totalità dell’universo, affinché siano superati i limiti posti all’uomo, alla terra, alla società dal pensiero di Aristotele e dalle Sacre Scritture nella interpretazione del clero (Scritti scelti di Giordano Bruno e Tommaso Campanella, a cura di L. Firpo, 1949, 1968, pag. 150 e segg.).
«Non è vero!» queste tre parole sintetizzano i contenuti dei dialoghi, secondo l’interpretazione di Marvin Le Roy, che coglie soprattutto la parte rivoluzionaria in essi presente (Marvin Le Roy, Dreams, Jodeas, Londra, pag. 81).
Un motto, con i limiti di concisione derivanti da una frase programmatica, ugualmente efficace per sintetizzare l’agire filosofico bruniano contro i pregiudizi accademici e scolastici.
«Non è vero che Dio sia isolato dal mondo
«Non è vero che il cielo sia isolato dalla terra
«Non è vero che l’universo sia finito
«Non è vero che la Terra sia al centro dell’universo, immobile
«Non è vero che l’uomo sia impossibilitato a raggiungere da solo, senza mediazioni, il pensiero divino (le idee)» (M. Le Roy, op. cit., pag. 86).
Il campano rende logiche strutturalmente le ipotesi ermetiche basate sulla emozionalità. Cielo e terra sono retti da identiche forze e da un solo destino. L’unità inscindibile del creato comporta l’infinità dell’universo, perché dio infinito non può aver creato che un infinito effetto (principio fatto proprio da Spinoza, ma esplicato con termini matematici. Tutto l’effetto è già presente nella causa. Cogitata metaphysica, 1663. Biblioteca nazionale di Roma. A cura di E. De Angelis, 1962).
Assoluta unità in quanto tale, priva di “centri” privilegiati. Anzi, ogni momento può esserne l’elemento base, in dipendenza dall’ottica di osservazione. Ciò comporta la caduta dei pregiudizi tolemaici e aristotelici. Rifiuto della cosiddetta “sede del diavolo”, ovvero dello stereotipo medievale sul come intendere la natura. Forse come nessun altro rinascimentale, Bruno rappresenta l’antitesi alla connotazione di “assenza del divino” del mondo vegetale e animale. Intende invece Dio quale forza interiore alla natura stessa, vivente in lei. Essa non potrebbe esistere senza divinità, come il divino non esisterebbe privo del mondo (concetto ripreso da Spinoza, Trattato teologico-politico, a cura di S. Casellato, 1945 , pagg. 65 , 87 , 98).
Dio è il principio unificante e ordinante, agente però nell’universo non da estraneo, ma da anima (A. Guzzo e R. Amerio, Opere di Giordano Bruno e Tommaso Campanella, 1956, pag.88 e segg.).
Per progressive emanazioni le idee divine penetrano nelle forme materiali attraverso lo spiritus mundi, sino alle più minute particelle. La natura è così divinizzata, quale indispensabile complemento della divinità (questo pensiero rappresenta la sintesi della premessa della Pretiosa margarita di Petrus Bonus, 1546, Biblioteca Marciana).
Dio infinito non può essere separato da diversi modi infiniti di cui è causa e forza animatrice (la fonte più plausibile di tale concezione è il Tractatus aureus attribuito a Ermete Trismegisto, Universale Editrice, 1914, pag. 68).
L’uomo è parte essenziale della natura e la presenza del divino in essa si traduce ineluttabilmente in presenza del divino nell’umano, manifestantesi in quell’eroico furore, in sé sforzo incessante, mai esausto, mai appagato, di ricerca della verità (De gli eroici furori, in Opere italiane, cit.).
Così come l’uomo non è mai sazio di ascendere di vero in vero, di conquista in conquista, così Dio non è spirito statico, agendo sempre per ascendere a nuove “vette”. Questo è addirittura un elemento in comune. La sete infinita della perfezione assoluta, meta raggiungibile e non conquistabile, base per altri processi di perfezione in essenza. Il pensiero umano, che pure ha nel senso il suo fondamento, partecipa alla costruzione unitaria del tutto, in quanto procedendo dal senso, lo trascende e giunge alla concezione della infinita unità (ibidem). Uomo vive la totalità dell’essere, buono, bello, vero, e ascende all’infinito in un impeto di entusiasmo e di furore che lo porterà a una immedesimazione infinita (ibidem. Stesso principio in Le nozze chimiche di Rosenkreutz, Atanór, pagg. 23, 46, 79).
Una visione dell’’universo in chiave entusiastica, più vicina ai misteri eleusini (che Bruno non conosceva), che a una sistematica filosofica. Eppure l’ibrido si mostra potente, come voluto. Per obbligare a dei salti razionali, intellettivi, chi legga con un minimo di senso critico e di strumenti logici. Anche se più lievemente, rispetto alle opere latine, Bruno fa compiere veri e propri “atti di disorientamento”, quasi fosse un mezzo conoscitivo il perdere e il recuperare il sentiero logico. In questo è davvero un perfetto ermetista. Il Corpus attribuito a Ermete è un insieme di massime filosofiche, di intuizioni animistiche, di principi gnostici, con la caratteristica della non sperimentalità e dell’illogicità. Ciò malgrado, sul piano emotivo, esse si traducono in vere “scosse” per il lettore. Quasi un viaggio in “avanti e indietro” tra le soglie irrazionali e quelle specifiche logiche. Quasi simile a quella attribuita ai misteri di Eleusi e a quelli orfici, dove in più c’era uno choc sul piano visivo-corporeo. Bruno sa essere fin troppo “filosofo” nel senso più classico del termine, per non essersi accorto delle eventuali cadute sul piano gnoseologico. L’ipotesi, ormai sempre più accreditata, è sulla volontarietà di tali “scivolate”. Appunto, una tecnica. Per questo le opere italiane sono da considerarsi come introduttive rispetto a quelle latine. Il volgare è adoperato perché Bruno pensa di avere maggiore possibilità di diffusione, soprattutto nei tempi a venire. Il latino, e il contenuto dei trattati magico-mnemonici, sono per i più vicini al sapere ermetico. Per quelli che già sono a conoscenza della doppia tecnica, logico-illogico, emotivo-razionale, dimostrato-indimostrabile, ipotesi-in-congilunzione-con-la-tesi (proiezioni nella mente sistematica, suo abbandono, tuffo nell’assurdo, e ritorno “alla luce”, è la tecnica estatica della “follia” sapienziale, così come è stata ricostruita da Giorgio Colli, La sapienza greca, vol. I, “Introduzione”, Adelphi. Precorritrice e inconsapevole fonte d’ispirazione per Bruno, che invece mediava i contenuti del Corpus hermeticum).
Per questo la pratica mnemonica, la più importante, perché a suo dire è sperimentabile a tutti i livelli, sia fisico che mentale, è presente solo negli scritti latini. Appartiene a quei lettori in qualche modo già fuori dalle pastoie accademiche e più capaci di compiere salti intellettivi, dal filosofo ritenuti “qualitativi”, per avvertire, con tutto il sé profondo, l’importanza e la portata della magia immaginativa.
E quindi tempo di cominciare a penetrare nel mondo degli scritti sperimentabili, quelli latini, per osservare i precisi consigli e tecniche suggerite da Bruno. Con simili mezzi il filosofo intendeva far compiere un vero salto evolutivo all’uomo che li avrebbe eseguiti.
Le parti successive vogliono evidenziare l’applicabilità delle tecniche del De umbris e del Cantus.

“Storie di Eroi” e “Amor vincit Omnia” a Viterbo

Nel fine settimana sarà ancora nell’alta Tuscia per due delle sei teppe-incontri attraverso il territorio di Anima.
Domani 28 agosto, al Museo del Duomo di Viterbo, alle ore 21:30 presenterò “Storie di Eroi”, il primo appuntamento della trilogia dedicata all’Iliade, con in scena i canti più belli di quest’opera straordinaria, per riascoltare le gesta di eroi e dèi dell’epopea omerica.
Sabato 29 agosto sarò ancora nella splendida Viterbo, al Gran Caffè Schenardi, a partire dalle ore 17:30, per l’appuntamento “Amor vincit Omnia”, attraverso gli scritti del grande filosofo Elémire Zolla. Interverrà negli incontri lo Psichiatra e Psicoterapeuta Carlo Piazza.
Vi auguro una felice giornata. A presto!

…il dono di volare

Anche oggi il post è di una persona a noi cara, Alessandra.

L’arca fece Noè
orrenda narrazione
scegliere chi salvare
denota presunzione.
Diluvio se mai viene
non credo sia annunciato
si salvi chi si salva
e il resto sia annegato.
Sopravvivenza e istinto
ci vengano in aiuto
quando del mondo il finto,
l’inganno, sia svelato.
Sia dato il dono raro
di ritornare a galla
a chi, col cuore puro,
vacilla ma non crolla.
Mi sia sogno sperare
tra tutta questa morte
che il dono di volare
sia in me:
sia la mia sorte.

L’Anima e il suo Codice

Cari amici, nei prossimi giorni sarò nell’alta Tuscia per un cammino di sei tappe-incontri attraverso il territorio di Anima. Proprio di Anima e del suo Codice parlerò domani sera alle ore 21:00 nel Chiostro di S. Agostino a Soriano nel Cimino.
Vi auguro una buona serata!

Dono d’amore

Carissimi amici, questo “dono d’amore” oggi ci viene offerto dalle immagini di meravigliosa purezza espressiva del grande poeta indiano Rabindranath Tagore (1861-1941).
Vi auguro buona giornata. Un abbraccio!

Da Dono d’amore

Lei è vicina al mio cuore
come un piccolo fiore alla terra.
Lei è dolce come il sonno che viene
per il corpo stanco.
L’amore che provo è la mia vita,
che scorre veloce come il fiume
durante le piene dell’autunno,
che scivola in sereno abbandono.
Le mie canzoni sono una sola cosa
col mio amore, come l’acqua che mormora
con le sue onde, le sue correnti.

Cuore corazza

Cari amici di Notturna, vorrei presentarvi oggi Mario Benedetti, poeta uruguayano del silenzio, della solitudine, dell’esistenzialismo, del doppio, dell’essere e del nulla, dell’amore e dell’odio, dell’impegno politico e dell’etica inappellabile. Vi auguro una buona domenica!

Cuore corazza

Perché ti ho e non ti ho
perché ti penso
perché la notte è qui ad occhi aperti
perché la notte passa e dico amore
perché sei qui a riprendere la tua immagine
e tu sei meglio di tutte le tue immagini
perché sei bella dai piedi fino all’anima
perché sei buona dall’anima fino a me
perché dolce ti nascondi nell’orgoglio
piccola e dolce
cuore corazza

perché sei mia
perche non sei mia
perché ti guardo e muoio
e peggio ancora muoio
se non ti guardo amore
se non ti guardo

perché tu esisti sempre ovunque
ma esisti meglio dove io ti voglio
e la tua bocca è sangue
e senti freddo
io devo amarti amore
ti devo amare
anche se la ferita fa male per due
anche se ti cerco e non ti trovo
e anche se
la notte passa e io ti ho
e non ti ho.

L’arte della memoria I

L’arte della memoria è una delle tecniche psicologiche più significative di tutti i tempi. Abuserò della vostra pazienza e comincerò a trattarla in una serie di articoli. Prima nel suo aspetto di tecnica vera e propria e poi scenderò verso ambiti psichici profondi. Mi rifarò agli studi di Frances Yates, Thomas Moore e Marsilio Ficino.

Nel secolo XVI intervengono mutamenti radicali in una delle tecniche retoriche più esercitate, la cosiddetta “arte della memoria”.
Questa forma di apprendimento veniva definita “arte” per le sue implicite possibilità creative inerenti alle infinite potenzialità combinatorie. L’uomo contemporaneo è abituato a memorizzare dividendo per specie e generi, per analisi, per similitudini concettuali, grammaticali e sintattiche. E così avvezzo a operare con questo tipo di mezzo da non porre mai mente a come l’antichità abbia fatto uso di un altro tipo di memoria, diversa e apprendibile con estrema difficoltà: è appunto l’ars memoriae di cui si parlava. La mnemonica moderna discende da Pietro Ramo e si è affermata nel mondo occidentale solo a partire dal 1600; l’altra non è databile, essendo presente da sempre nel mondo antico, basandosi sulla convinzione della maggiore potenza della memoria visiva rispetto a quella concettuale.
Lo studente che si dedicava all’apprendimento di quest’ultima doveva cominciare a imprimersi nella mente immagini familiari (per esempio la sua stanza da letto) per passare a quelle di luoghi meno noti, all’esterno, come piazze oppure facciate di cattedrali (spesso costruite per servire da immagini memorizzabili, come sostiene la Yates in L’arte della memoria, ai capitoli X-VI-X). Una volta fatta propria questa facoltà, lo studente immaginava scene non reali, ma di invenzione, purché ricche di particolari facilmente imprimibili. A ogni immagine registrata veniva poi accostato il concetto (oppure la parola) da ricordare. In questo modo, allorché si doveva rammentare un discorso oppure un tema o altro ancora, si tornava con la mente alla figura memorizzata e ricollegandosi visivamente ai suoi particolari, si ricordavano quei concetti che si erano accostati ai dettagli della figura. È evidente che la maggiore quantità di figure rendeva più dilatabile la possibilità mnemonica del rètore. Lullo, Scaligero, Della Porta e soprattutto Bruno avevano creato infinite possibilità combinatorie di immagini, rendendo parimenti vasta la potenzialità concettuale.
Il De umbris idearun e il Cantus circaeus sono le opere mnemoniche bruniane che più delle altre attestano questa infinita possibilità di combinazioni fra le immagini. «L’ars memoriae non si pone più come una semplice forma retorica, né l’ars combinatoria come una tecnica logica… Appaiono strettamente collegate ai temi di una metafisica esemplaristica e neoplatonica, ai motivi della cabala e della tradizione ermetica, agli ideali della magia e dell’astrologia… Inserite nel discorso, pieno di toni iniziatici di una magia rinnovata, queste tecniche cambiavano in realtà funzione e significato, perdevano contatto con il terreno delle scienze mondane, della dialettica, della retorica, della medicina: apparivano miracolosi strumenti cui era opportuno affidarsi per il raggiungimento del sapere totale o della pansofia (Paolo Rossi, Le origini della Pansofia e il Lullismo del secolo XVII, Università degli studi di Milano, pag. 199; Paolo Rossi, Clavis universalis, arti mnemoniche e logica combinatoria da Lullo a Leibniz, Ricciardi, 1960, pag. 81 e segg.).» Come si evince dalle parole di Paolo Rossi, la mnemotecnica rinascimentale si poneva quale strumento non più di dilatazione mentale, bensì di ricreazione del mondo, quale mezzo affiancatore della magia o addirittura a essa assimilabile.
La differenza con il “cristianesimo” di un Ficino oppure di un Pico della Mirandola è sostanziale (nell’introduzione al Cantus circaeus – Atanòr, pagg. 10-25 – del Bruno si è esaminato questo “cristianesimo” sostanziale di Ficino e Pico). Ancora Rossi è esemplificativo: «Il caso di Bruno è, da questo punto di vista, esemplare: mentre si configurava come un rifiuto della logica tradizionale e sostituiva le immagini ai termini, la topica all’analitica, l’arte bruniana finiva per muoversi su un terreno ben diverso da quello delle immagini dialettiche, rifiutava ogni identificazione con una tecnica linguistica o retorica, si poneva come lo strumento capace di consentire prodigiose avventure e costruzioni totali. Connettendosi agli ideali e alle aspirazioni della magia, l’ars inveniendi e l’ars memorativa apparivano le vie da seguire per penetrare i segreti della natura e decifrare la scrittura dell’universo» (Paolo Rossi, op. cit., pag. 200). Emerge l’opinione del Lullo, del Della Porta, del Camillo e soprattutto del Bruno di considerare l’arte della memoria come applicazione dell’arte magica (Wolfang Hildebrand nella sua Magia naturalis presenta l’ars memorativa come l’applicazione dell’arte magica a una specifica forma dell’operare umano. È rammentato da P. Rossi, op. cit., pag. 200). La via bruniana è perciò la magia priva dell’attribuzione limitativa del «naturalis».

Collegamenti:

L’arte della memoria II

“La mia è una donna favolosa”

Oggi invece il post lo regala Valeria. Attenti. Leggete bene.

Quest’uomo invece dice:

“La mia è una donna favolosa” – ( Salvatore Toma – da “Canzoniere della morte”, Einaudi, Torino, 1999)

Vorrei ficcarmi le dita / allo stomaco /
spaccarmi le costole / spezzarle con grandissimo dolore / aprirle
so che non verrebbero fuori / visceri fegato cuore
verrebbero fuori / neve alberi fuoco
vento pioggia / perchè io sono fatto così
vegetale e libero.
Io non sono cervello / ossessioni inibizioni
società paure
Io sono vita / vita libera
libertà foreste / gioia di esistere.

La mia / è una donna favolosa.
In nessuna parte / del mondo avrei potuto
trovare un simile mostro / di pazienza e di amore.
La mia / è una donna favolosa.
Pur di non perderla / rinuncerei ai miei versi.

Lo sbagliato sono io / non c’è che dire
non occorre perciò illudersi / tacitarsi con metodi
d’appendice usuali / il caso le fantasie le occasioni…
o ridursi a un sono fatto così / ma è successo
che un angelo sbandato / e io non so farlo felice.

E’ disperata / per questo mio modo
naturale / (ma sarà poi vero?)
di vivere la vita / (ma sarà poi vera?)
mi tenta l’idea / di spingere il tormento
di sfiorare la pazzia / gonfiando l’assurdo /
a dismisura.
E’ una gara irresistibile / e tremenda
dove il perdente / è evidente.

Ricordo la sua dolcezza / i primi tempi
faceva vergognare il paradiso /
le sue dita sul mio corpo / erano lentissimi ragni
non c’era parte che lei / non avesse esplorato
baciato / stretto a sé.
Darei tutto / perchè oggi si ripetesse
quel tessersi dolcissimo / di carezze di sguardi
di tremiti / oggi ridotti a un tollerarsi /
con violenza con rabbia con ingiurie.

Che cosa si può fare / per tornare indietro?
ringiovanire dimenticare / invecchiare illusi alla rovescia / riproporsi…
Non che io voglia ringiovanire / per rivedermi di nuovo ragazzo / magro e forte
Vorrei ringiovanire / per quelle mani / per quel suo frusciare in un corpo / come un rinascere.
Aveva gli occhi / marrò dolcissimi stremati
una volta lucenti come acqua / io avevo altri amori.

Facciamo ancora l’amore / una cosa ormai meccanica / dopo ci si lava (per la verità si lava lei)
ma i baci / i baci sono rabidi / serrati come un morso.
Un tempo erano piume / sofferti come vento estivo.
Eppure qualcosa / ci deve essere / che si può fare
qualcosa di mai tentato.
Si ritrovano civiltà perdute / statue sui fondali / brocche monili / come posso ritrovare / il mio passato se non è sottoterra / e non è sepolto in mare?
Il guaio è che è dentro di me / dove non mi posso tuffare.
E’ il passato / non è la morte / che mi fa paura
è il passato / che è più funebre e più funesto
del buio in una bara / è il passato che mi dilania
questo essere stati senza possibilità di ripetersi / di dirle una parola…

(Non finisce quì ma a questo punto, ogni volta che rileggo la lirica, mi domando cosa dice l’angelo per far tacere il vecchio burbero e sedicente esistenzialista. Forse gli da un bacio sulla fronte e gli sussurra in un orecchio: – Vado a prenderti la pastiglia. Calmati, sono quì! –
Cosa aspetta a volare via?… Non ho risposte! Sta lì perchè tanto ormai è tardi e avrà tempo per volare? L’ho sempre visto lì, quell’angelo, ad aspettare che il suo uomo trovi una risposta alle sue domande. Paziente, incurante del tempo che è passato e che è rimasto. Senza tempo! Proprio bello e umano l’angelo che traspare tra le righe!)

Se ogni giorno…

Oggi tuffiamoci in Neruda, grazie a Bea.

Cara Godiva e carissimi amici
anche io amo moltissimo Neruda e ora mi è venuta in mente una poesia che a me piace molto:

“Se ogni giorno…

Se saprai starmi vicino,
e potremo essere diversi,
se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongano,
se riusciremo ad essere “noi” in mezzo al mondo
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.
Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo
e non il ricordo di come eravamo,
se sapremo darci l’un l’altro
senza sapere chi sarà il primo e chi l’ultimo
se il tuo corpo canterà con il mio perché insieme è gioia…
Allora sarà amore
e non sarà stato vano aspettarsi tanto”.

Pablo Neruda

Con affetto Bacini per tutti Bea

Fiori segreti

Carissimi, oggi percorriamo le profondità, i timori, i dubbi tracciati da questi magnifici versi d’amore di Katherine Mansfield (1888-1923), nata in Nuova Zelanda e vissuta in Inghilterra e Francia, celebre per le sue raccolte di racconti in cui ha rivelato notevoli capacità introspettive soprattutto nel rappresentare ritratti femminili.
Commenterò questa lirica, insieme ai miei ospiti, nella mia trasmissione “
Inconscio e Magia – Psiche“, in onda questa notte su Rai 2, intorno alle 2:25 circa.

Fiori segreti

È amore una luce per me? Un’assidua luce,
una lampada dentro il cui pallido stagno io sogno
su vecchi libri d’amore? Oppure un barlume,
una lanterna che mi viene incontro da lontano
sotto una cupa montagna? È una stella, l’amor mio?
Ahimè! Così alta nell’alto, così gelidamente splendida!

Il fuoco danza. È l’amor mio un fuoco
che rimbalza rubicondo e ardito nella penombra?
No, no, ne avrei paura. Son troppo fredda
per il rapido ardente amore. C’è un oro,
nitido su questi petali di fiore che si ripiegano,
ch’è più fedelmente mio, più conforme alla mia brama.

I petali di fiore si ripiegano. Essi dal sole
sono dimenticati. In ombrosa foresta essi crescono.
Dove gli alberi cupi s’innalzano
e si allontanano e si accostano
ombrosamente ondeggianti. Chi li vigilerà, luminosi,
quando il mio sogno avrò sognato? Ah, carissimo mio,
tu ritrovali, e per me raccoglili, ad uno ad uno.

Aspetto, come sempre, le vostre emozioni. Un affettuoso saluto a tutti!

…sei la mia nostalgia

Cari amici, vi auguro un felice Ferragosto con questa lirica di Nazim Hikmet (1902-1963), celeberrimo poeta turco,  la cui poesia vive di una tensione ideale e d’amore espressa in una purezza e passionalità sorprendenti.

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro.

Con questi versi, dalla malinconica sensualità, aprirò la mia trasmissione “Inconscio e Magia – Psiche” in onda su Rai 2 domenica mattina, 16 agosto, alle ore 6:15 circa.

Ancora una felice giornata, un abbraccio e  a presto!

La religione dell’amore

Carissimi amici di Notturna, sono veramente felice del percorso delle sei giornate che ho trascorso a Caput Lucis, terminato il 4 agosto, e sono grato a tutti coloro che hanno animato la manifestazione partecipando con le loro emozioni e i loro interventi.
Ciò che più mi riempie di gioia, oltre al grande successo dell’evento e del Talk Show, è la volontà di comunanza, di comunicazione, di adesione che ha unito il pubblico e tutti noi nell’allegria, aspettando l’armonia di musica e colori dei fuochi.
Siamo stati in molti, centinaia di persone, tutte diverse, ognuno portatore dei suoi problemi e delle sue speranze, a discorrere, ad interrogarci per un’ora e mezza tutte le sere su problemi di attualità, di cronaca, di gravi situazioni sociali, a sorridere ed emozionarci grazie all’intervento di comici, cabarettisti e cantanti.
Ringrazio il pubblico per quello che ho imparato e percepito attraverso la loro forza, e ringrazio anche tutti voi per quello che apprendo ogni giorno interagendo insieme: la ricerca del bello e del bene non è così marginale come i mezzi di comunicazione cercano continuamente di farci pensare, ma ha radici forti, profonde e diffuse.  Basta lasciarsi contagiare dal bene e dall’amore che questi emanano e si propagano da ciascuno di noi; ma è necessario testimoniare uniti e coltivare continuamente tutto questo. Solo così, credo, si potrà instaurare la “religione dell’amore”.
Vi auguro un buon fine settimana attraverso questo manifesto di Ibn ‘Arabi   (1165-1240). A presto!

La religione dell’amore

Miracolo della natura! Una gazzella velata indica un giuggiolo
e sbatte le ciglia.

Il suo pascolo giace tra le costole e le interiora, miracolo, un
giardino in mezzo alle fiamme.

Il mio cuore può assumere ogni foggia: pascolo per le gazzelle,
convento per i monaci.

Tempio degli idoli, Caaba dei pellegrini, tavole della Torà,
esemplare del Corano.

Credo nella religione dell’amore ovunque si dirigono i suoi
destrieri, poiché l’amore è la mia religione e la mia fede.

Lirica per i primaverili eterni…

Ecco Godiva e il suo “castello incantato”…

Il mio amore per Neruda non avrà mai fine.
Lui sferza l’anima, il cuore tutto, sconquassa, travolge, inebria.
Magnifico.
Un bacio alla gardenia, Dottor La Porta.
Godiva.

“Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
Ti credo persino padrona dell’universo.
Ti porterò dalle montagne fiori allegri, copihues,
nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi.”

Pablo Neruda

Giovanni Gocci, “Comunicazione e cambiamento”

gocci-copertina-comunicazione-e-cambiamentoIl linguaggio rappresenta la più grande conquista dell’uomo, e come esprime Paul Watzlawick: «la comunicazione è una conditio sine qua non della vita umana e dell’ordinamento sociale». Da questo postulato prende avvio il pregiato saggio del Professor Giovanni Gocci, Psicoterapeuta e Psicologo analitico, Direttore della Scuola di Psicoterapia psicosintetica ed Ipnosi Ericksoniana “H. Bernheim” di San Martino Buon Albergo (Verona), saggista e poeta.

Comunicare significa “mettere in comune o scambiare informazioni”. L’intento di quest’opera è quello di evidenziare il valore della comunicazione e il suo percorso dalla produzione del linguaggio fino all’aspetto interattivo e relazionale. La comunicazione viene indagata in ogni elemento che la compone e la influenza, personalizzandola. Numerosi sono i fattori che interagiscono e determinano una pluralità della comunicazione: cultura di appartenenza, gruppo, idiomi, epoca storica, mass-media, etc. Non esiste la non comunicazione: persino i silenzi o l’inattività possiedono un valore di messaggio. Altrettanto importante è l’individuo stesso con le sue caratteristiche di personalità: tipo psicologico (introverso-estroverso) e funzioni della coscienza (pensiero, sentimento, intuizione, sensazione).

La comunicazione si concretizza, pertanto, attraverso il linguaggio, l’espressione delle emozioni e la comunicazione non verbale: i movimenti del corpo, i fenomeni paralinguali, gli artefatti e, ad esempio, le arti, come la danza, la musica, il mimo, il disegno, la pittura, l’architettura, la scultura, perché in esse “compaiono atteggiamenti quali la rappresentazione e l’imitazione”. Come chiarisce l’autore stesso: «Esse sottendono a quei segnali del corpo che sono manifestazioni comportamentali ben più arcaiche, in grado di comunicare emozioni e sentimenti e che probabilmente avviarono lo sviluppo del linguaggio simbolico umano. Si può a tutt’oggi osservare come l’espressione simbolica di un significato costituisca una comunicazione assai più potente rispetto alla comunicazione esclusivamente verbale.»

L’autore tende, inoltre, a sottolineare come la comunicazione rappresenti una risorsa personale, e insieme collettiva, una competenza che può essere continuamente affinata, in grado di aumentare l’autostima e di far conseguire una maggiore consapevolezza di sé stessi e degli altri. L’acquisizione di una corretta e consapevole comunicazione, intesa come l’insieme di competenze verbali e non verbali, di un vero e proprio stile comunicativo, viene, pertanto, a facilitare e migliorare la qualità delle relazioni umane fra partner, familiari o di gruppo.

Giovanni Gocci, Comunicazione e cambiamento, Edizioni Goliardiche, Trieste, 2005.

 

Dello stesso autore: Incontro con la fiaba. Gli insegnamenti dei racconti che curano

…che tu vivi e mi ami

Oggi ecco Titti…

…..E sto abbracciato a te
senza chiederti nulla, per timore
che non sia vero
che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
con domande, con carezze,
quella solitudine immensa
d’amarti solo io.

Pedro Salinas

..buona settimana, Gabriele.

Buona settimana a te, dolce Titti, e a tutti voi cari amici!

Morire d’amore

Una verità d’amore assoluta, un insegnamento universale che giunge dai versi rivelatori e folgoranti del poeta mistico Ibn al-Fàrid (1181-1235).

Versi sufi, II

È Lui l’amore! Vive solitario perché
il suo riposo è fatica, un male il suo

inizio e la sua fine una morte.
Se vuoi vivere felice, sii martire d’amore

se no lascia l’amore a quelli che sanno
amare. Chi non muore davvero del suo amore

di vivere d’amore non avrà la ventura.

Presenterò questa lirica nella mia trasmissione “Inconscio e Magia – Psiche“, in onda questa notte su Rai 2, intorno alle 2:25 circa.

Un affettuoso saluto a tutti…

Thomas Stearns Eliot: “Una dedica a mia moglie”

Cari amici, domani mattina aprirò la mia trasmissione “Inconscio e Magia – Psiche“, in onda su Rai 2, intorno alle 6:15 circa, con questa lirica di Thomas Stearns Eliot, intitolata “Una dedica a mia moglie” (1963),  che considero una delle più appassionate dediche mai scritte. E la vostra “gioia palpitante”…?

Una dedica a mia moglie

A cui devo la gioia palpitante
Che tiene desti i miei sensi nella veglia,
E il ritmo che governa il riposo nel sonno,
Il respiro comune

Di due che si amano, e i corpi
Profumano l’uno dell’altro,
Che pensano uguali pensieri
E non hanno bisogno di parole
E si sussurrano uguali parole
Che non hanno bisogno di significato.

L’irritabile vento dell’inverno non potrà gelare
Il rude sole del tropico non potrà mai disseccare le rose
Nel giardino di rose che è nostro ed è nostro soltanto

Ma questa dedica è scritta affinché altri la leggano:
Sono parole private che io ti dedico in pubblico.

A tutte le “Marine” del mondo

Nulla è per caso. Tutto è per Fato.
Anche io ho avuto una vita carica di responsabilità.
Sono divenuto padre a 17 anni. E però… persone come voi sono lenitive.
Guaritrici. (Ma non lo sanno)

Post sul post:

Ma il nostro viandante dove è finito?

Nell’Interiorità di Anima — “Bellezza psichica”

La bellezza dell’anima, che sola supera il fascino di Afrodite, si rivelerà un’immaginazione estetica della psiche e nell’ammaliante potere delle sue immagini. Si rivelerà nei modi in cui la psiche dà forma ai propri contenuti – ad esempio, nella maniera in cui l’anima contiene l’erotico. Ma, soprattutto, la bellezza della psiche si riferisce al significato del bello in rapporto agli eventi psicologici. Quando siamo toccati, mossi, e aperti dalle esperienze dell’anima, scopriamo che ciò che vive in essa non soltanto è interessante e significativo, necessario e accettabile, ma è anche attraente, amabile e bello.

James Hillman, Il mito dell’analisi, citato in Gabriele La Porta, S come Seduzione. Dizionario dell’Eros e della sensualità, Marco Tropea Editore, 2004.

Nell’Interiorità di Anima — “Fantasia e anima”

La fantasia è la forza primordiale dell’anima che tende a riportare ogni cosa nella sua concezione primaria…

James Hillman, Sul linguaggio psicologico, citato in Gabriele La Porta, Dizionario dell’Inconscio e della Magia, Sperling & Kupfer, 2008.

Io di più non posso darti

Ancora un contagiante canto d’amore, che parla di noi in noi, oggi attraverso la voce dell’immenso poeta spagnolo Pedro Salinas. Le sue liriche eleganti e raffinate si aprono in squarci interiori improvvisi, dal sapore onirico e surreale, in una ricerca quasi sperimentale di esplicare struggimenti, emozioni, sensazioni e suggestioni aperta alla trasformazione fantastica. L’Amore è al centro, concepito e celebrato non solamente come pienezza esistenziale, ma come la misura stessa del senso della vita.

Io di più non posso darti.
Non sono che quello che sono.

Ah, come vorrei essere
sabbia, sole, in estate!
Che tu ti distendessi
riposata a riposare.
Che andando via tu mi lasciassi
il tuo corpo, impronta tenera,
tiepida, indimenticabile.
E che con te se ne andasse
sopra di te, il mio bacio lento:
colore,
dalla nuca al tallone,
bruno.

Ah, come vorrei essere
vetro, tessuto, legno,
che conserva il suo colore
qui, il suo profumo qui,
ed è nato tremila chilometri lontano!
Essere
la materia che ti piace,
che tocchi tutti i giorni,
che vedi ormai senza guardare
intorno a te, le cose
– collana, profumi, seta antica –
di cui se senti la mancanza
domandi: «Ah, ma dov’è?»

Ah, e come vorrei essere
un’allegria fra tutte,
una sola,
l’allegria della tua allegria!
Un amore, un solo amore:
l’amore di cui tu ti innamorassi.

Ma
non sono che quello che sono.

Buon inizio di settimana a voi tutti…

Arance i tuoi capelli

Carissimi amici, l’emozione di oggi ci è donata da questa lirica sorprendente, surreale ed immaginosa del grande poeta francese Paul Éluard (1895-1952), che aprirà la mia trasmissione “Inconscio e Magia – Psiche”  in onda questa notte su Rai 2 verso le 2:25 circa. Attendo come sempre le vostre emozioni e vi auguro una buona domenica. Un abbraccio!

Arance i tuoi capelli e intorno il vuoto
Del mondo, e intorno il vuoto anche dei vetri
Carichi d’ombra e di silenzio dove
Cercano tutti i tuoi riflessi queste
Mie mani nude.

Chimerica è la forma del tuo cuore
E il tuo amore assomiglia al mio perduto
Desiderio. O sospiri d’ambra, sogni,
Sguardi.

Ma tu non sei rimasta sempre
Con me. La mia memoria è ancora nebbia,
Ché t’ha vista venire, andare. Il tempo
Di parole si avvale, come amore.

Nell’Interiorità di Anima — “Andare in se stessi”

Si è andati all’esterno in tutte le direzioni,
invece di andare in se stessi
dove c’è soluzione a ogni enigma.

Arthur Schopenhauer, Manoscritti 1804-1818, 154, 1814, citato in Gabriele La Porta, Dizionario dell’Inconscio e della Magia, Sperling & Kupfer, 2008.

Corpo di donna

Cari amici, lasciamoci avvolgere dalle immagini sensuali e scardinanti del grandissimo Pablo Neruda.
Questa lirica sarà presentata nella mia trasmissione “Inconscio e Magia – Psiche” di domani mattina, alle ore 6:15 circa su Rai 2.
Vi auguro un buon fine settimana e come sempre attendo ogni vostra emozione…

Corpo di donna

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
tu appari al mondo nell’atto dell’offerta.
Il mio corpo di contadino selvaggio ti scava
e fa saltare il figlio dal fondo della terra.

Fui deserto come un tunnel. Da me fuggirono gli uccelli,
e in me la notte forzava la sua invasione poderosa.
Per sopravvivere ti forgiai come un’arma,
come freccia nel mio arco, pietra nella mia fionda.

Ma viene l’ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah, le coppe del seno! Ah, gli occhi d’assenza!
Ah, le rose del pube! Ah, la tua voce lenta e triste!

Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mia strada indecisa!
Oscuri alvei da cui nasce l’eterna sete,
e la fatica nasce, e l’infinito dolore.