Porto XI

Nel 1982 una giovane ricercatrice del CNR, ora titolare di una delle cattedre di Antropologia culturale più prestigiose in Italia, si reca a Cipro per conoscere un santone locale, Moshe. La studiosa non ha molto materiale sul presunto saggio, ma è spinta dalla certezza che quest’uomo davvero possieda un briciolo di sapienza allo stato primitivo.

La donna, di cui diamo soltanto le iniziali G. B., sta infatti compiendo una vasta indagine sulla magia popolare e sulle relative superstizioni.

Giunta sull’isola, impiega tre mesi per mettersi in contatto con Moshe, il quale, però, non ha alcuna intenzione di parlarle. Soltanto grazie a un bambino riesce a ottenere finalmente un colloquio.

Si arrampica per strade impervie, scala un monte e finalmente arriva a una casupola. Le fa da guida il ragazzino che le ha procurato il contatto.

G. B. chiede se c’è nessuno in casa. Non fa in tempo a terminare la frase che esce l’uomo. È un vecchio dall’età imprecisata, alto e possente. Prima che la donna possa articolare un discorso, le dice in perfetto inglese: «Tu sei venuta qui non tanto per scrivere un libro, quanto per giungere alla conoscenza. Non è così?».

È la verità. La ricercatrice è spinta soprattutto verso l’acquisizione di sapienze popolari. Non c’è in lei soltanto la bramosia della pubblicazione per ottenere questa o quella cattedra, ma un autentico bisogno di apprendere. Quindi la studiosa fa cenno di sì con la testa.

«Bene, allora torna qui dopo che avrai trovato tutte le erbe che assomigliano alla mandragola.»

A nulla valgono le proteste della ragazza. Infatti la mandragola è una pianta che non esiste. Deve tornare indietro.

Ritorna addirittura a Roma, consulta ogni tipo di testo di erboristeria e decine di esperti. Poi, per «assonanza», colleziona cinquecento tipi di piante. Quindi, a distanza di sei mesi, torna a Cipro.

Solita trafila di attesa e arrampicata furibonda fino a Moshe, che neppure guarda le piante.

«Ottimo,» le dice. «Adesso però devi trovarmi tutte le erbe che esistevano nel giardino di Platone.»

G. B. per poco non sviene. Riesce a reprimere la voglia di strozzare il vecchio e torna in Italia. Ormai, però, è decisa e non vuole mollare la presa. Consulta tutti gli storici della filosofia che può, e quindi anche i soliti erboristi che la prendono per pazza. Poi è la volta degli archeologi. Una fatica immane che le assorbe tutto il tempo libero e non solo quello. Trascorrono nove mesi, ma alla fine ha in mano quanto il saggio le ha chiesto.

Terzo viaggio, terza trafila, terza attesa, terza escursione. Moshe sembra però aspettarla. Prende quanto la giovane gli porge e accantona.

«Ora devi scrivermi cosa hai provato in questi diciotto mesi di ricerca e attesa. Soltanto dopo ti comunicherò il mio sapere.»

Mordendosi la lingua, la ricercatrice riprende la strada di casa. Per fortuna ha preso moltissimi appunti e stende circa mille pagine di riflessioni e meditazioni. Un diario stupendo di attesa e ricerca. Impiega sei mesi per concludere lo scritto. Quindi ricomincia tutto da capo.

Da quando è giunta per la prima volta a Cipro è passato oltre un anno e mezzo. Ha speso molti soldi, ma per fortuna non ha problemi. Si è spezzata in due su strade impossibili, ha visto decine di persone, scritto centinaia di pagine, collezionato migliaia di erbe, ma alla fine è riuscita nel suo intento. È felice. L’uomo dovrà comunicarle la sua saggezza.

Altra immane camminata e finalmente, in piena luce, ecco il sapiente. L’accoglie con un largo sorriso. Prende le pagine e le colloca per terra. Poi va dentro casa e torna con i due mucchi di erbe che lei gli ha portato in precedenza. Dispone tutto vicino. Si apre i pantaloni e orina sul tutto.

G. B. spalanca la bocca, riesce solo ad articolare: «Dio, questo non me lo sarei mai aspettato, non è razionale!».

E subito lui di rimando; «Ecco, sei al primo gradino del sapere».

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13 Risposte

  1. Insomma, G.B. non aveva capito niente…

  2. questo vuol dire che si arriva alla conoscenza attraverso l’irrazionalità? vuol dire che raggiungiamo il sapere quando agiamo senza ragionare?

  3. Alla conoscenza si arriva avendo tutti i sensi aperti. Non basta la razionalità, che ci vuole se no ci si perde in favole, magari belle, ma favole. Ci vuole il cuore perchè senza la simbiosi con le altre creature, non importa a quale regnodi natura appartengano, non si raggiunge la vera essenza . Ci vuole umiltà dell’attesa perchè con l’arroganza della fretta si corre senza mai raggiungere la meta.E ci vuole fede, una fede incrollabile, che non è detto debba essere rivolta ad un Dio, ma allo scopo al quale tendiamo.
    Questo,e forse ancora qualcosa d’altro occorre, per raggiungere la conoscenza. E non sarà un maestro a darcela, ma saremo noi che con fatica ce la conquisteremo. Il maestro è qualcuno un po’ più avanti che ci può spronare nei momento inevitabili di crisi che possono sopravvenire. Pinuccia

  4. oppure aveva capito troppo?

  5. G. B. mi sembro un po’ io…

  6. Secondo me Antonella c’è andata vicinissima…

    la razionalità è come un paio di occhiali per miopi :

    per far vedere meglio le cose
    (a noi)

    …le rimpiccolisce

    .
    .
    😉

    Baci, amici miei

  7. Antonella, sophia è una meta. La parola “irrazionale” per noi tecnicisti e “scientisti” è diventata un insulto. In realtà per raggiungere anche una piccola conoscenza occore RATIO, ma anche passione e intuizione. compassione e pietas.

  8. A volte, Pinuccia, il Maestro può anche affossare. Il vero maestro, spessissimo, tace. (non visto, aiuta)

  9. Sai MArina, il punto è che potrebbe essere così. Davvero. (Ma a G.B. qualcuno diceva BIMBOLO?)

  10. NEcessariamente, emanuele. PErchè la RATIO parte da un postulato: il mondo è soprattutto materia ineerte.

  11. …la vera speranza è ritrovare il BIMBOLO che è in noi…

  12. Marina, è una delle ricerche. Per te il Bimbolo-Bimbola che caratteristiche ha?(donùmanda per tutti: e solo aggettivi)

  13. Puro, semplice, egoista, spontaneo, bisognoso, aperto…

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