La Grande Madre — Dove si racconta di alcuni incontri con Elémire Zolla e con Giorgio Colli e dove tornano i “segni”

«Chiunque berrà a questa coppa sarà immediatamente assalito dal desiderio di Afrodite dalla splendida ghirlanda.»

O. MURRAY, La Grecia delle origini.

 

Sono sempre stato un lettore di Zolla e per anni ho sperato di conoscerlo. L’occasione si presentò nel 1977. In quegli anni ero responsabile delle trasmissioni radiofoniche del DSE diretto da Luciano Rispoli con la collaborazione di Enrico Gabutti, incarico che, grazie alla loro fiducia, potevo svolgere in massima autonomia. Con me lavorava Laura Fortini che, con una semplice telefonata, mi mise in contatto con il filosofo. In un minuto presi accordi per una serie di conversazioni radiofoniche sull’alchimia.
Zolla, la cui fama era già riconosciuta nel mondo, accettò senza remore di legare il suo nome a una serie di trasmissioni dirette da un giovane programmista quale ero io all’epoca. Devo dire con obiettività che questa è una caratteristica dei grandi pensatori. Non credono mai che qualcosa possa sminuirli. Si preoccupano soltanto di aver modo di esprimere compiutamente il proprio pensiero.
Mentre, settimana dopo settimana, realizzavamo il programma in diretta telefonica, decisi di andare a trovarlo. Detto, fatto.
Mi recai quindi nella sua abitazione di allora, sull’Aventino a Roma. Stava al piano terra di un albergo. Desidero raccontare di questo incontro con una persona eccezionale, in ogni senso, soltanto un piccolo episodio. Apparentemente piccolo.
Le stanze che occupava pullulavano di gatti. A un certo punto non si trovava più una chiave. Allora, mentre i felini vagavano dappertutto, tra i libri, sul tavolo, sul letto, sulle mensole, sulle sedie e tra le nostre gambe, disse con la massima naturalezza a una micetta: «Mi aiuti a trovarla?». Pochi secondi dopo la creaturina cominciò a giocherellare con un foglio sul tavolo di lavoro del professore. E lui, subito: «Oh, grazie. Alzò la carte e sotto c’era la chiave.
Semplicissimo.
Non era l’animale ad aver “trovato” l’oggetto. Era stato Zolla a leggere il “segno” della zampetta giocosa.
Non desidero aggiungere altro: i suoi libri parlano di questo uomo di conoscenza. Basta leggerli. Magari anche “attraverso”, e tutta la simbologia sul telaio del Femminile l’ho tratta da lui e va letta come una citazione, un omaggio alla sua sapienza.

 

In quello stesso anno ho incontrato un altro filosofo, Giorgio Colli, e anche con lui ho realizzato una serie di conversazioni radiofoniche sul tema della sapienza greca. Per Colli doveva essere collocata non da Socrate in poi, come comunemente veniva fatto, ma da Socrate andando indietro nel tempo. Insomma, la sapienza era di quelli che non scrivevano o quasi. Per comprendere il suo pensiero basta leggere La nascita della filosofia e anche La sapienza greca.
Ho cominciato ad ammirarlo leggendo il primo dei suoi testi che ho appena citato. L’avevo con me mentre mi trovavo a Visso, un paese del centro Italia coperto dalla neve. Ero lì per una breve vacanza a casa di un giovane valentissimo, Roberto Nardi. Dopo averne divorato le pagine, come preso da un impulso irresistibile, ero uscito fuori nella neve. Avevo vagato per ore nella campagna a ripensare a quanto avevo appena letto. Mi sentivo a casa. Il Dioniso dio dell’estasi, descritto da Colli, mi aveva fatto toccare un mondo che sentivo mio e che non ero riuscito fino ad allora a identificare pienamente. Erano ormai quasi dieci anni che frequentavo intellettualmente la magia e l’ermetismo, ma mi mancava l’aggancio con la profondità dei misteri eleusini, con quella abissalità del Dioniso del cuore che Colli mi aveva restituito in assoluta pienezza.
Ero tornato a casa bagnato fino al midollo ma con una certezza. Dovevo conoscere quell’autore. Anche in questo caso fu facilissimo. Una semplice telefonata. Fu ancora la brava Fortini a farmi da tramite.
Il filosofo abitava sulle colline sopra Firenze, in una casa rinascimentale dove il genio di quest’uomo, mi piace pensarlo, trovava l’ambiente ideale per i suoi studi. Anche per Colli non credo sia giusto dare definizioni, è uno di quegli intelletti universali che si comprendono soltanto leggendo e rileggendo le loro opere. Basti dire che di fatto ha rivoluzionato il nostro modo di concepire la filosofia greca. Inoltre ha consentito il riaprirsi della conoscenza nei confronti di Nietzsche, curando con Mazzino Montinari l’edizione organica della sua opera in anni in cui una certa pruriginosità ne vietava addirittura la pubblicazione nel nostro paese.
Quando me lo trovai davanti provai una profonda felicità. Avrei voluto sommergerlo di complimenti, ma invece non dissi nulla. Parlammo esclusivamente dei contenuti della trasmissione radiofonica che avremmo registrato, in varie fasi, nella sua abitazione. In uno di questi appuntamenti mi scrisse una dedica su uno dei suoi volumi, il primo dedicato a La sapienza greca. “All’alunno dei misteri”, queste le sue parole per me. È una delle cose che ho più care.
Purtroppo Colli morì poco tempo dopo e non poté concludere il suo lavoro dedicato alla sapienza greca, il terzo volume infatti è stato curato da uno dei figli. Anche il ciclo delle conversazioni per la radio rimase a metà, ma ebbe comunque un grande successo di pubblico.
La notizia della sua morte me la diede un mio studente, Paolo Fiocca, a sua volta morto prematuramente. Provai un dolore acutissimo. E ancora adesso sento il vuoto che ha lasciato. Magari non avrei avuto altre opportunità di frequentarlo, ma mi sarebbe stato sufficiente il suo lavoro. Una perdita davvero enorme per la cultura italiana.
Ebbi occasione, in compenso, di frequentare per un periodo di tempo suo figlio Marco, che un giorno, in treno, mi confidò una cosa bellissima. Gli avevo chiesto se il padre gli mancasse. Non mi sentii indelicato nel chiedergli una cosa simile, perché la sua assenza pesava anche sulla mia vita e in nome dell’affetto mi sentivo autorizzato a porgli quella domanda. Mi rispose che «Essergli stato vicino era come aver avuto modo di frequentare Spinoza», un altro grande filosofo che sostiene che tutto quello che conduce all’uno è bene e quello che allontana dall’uno è “non bene”. Poi mi raccontò un episodio della sua vita di ragazzo, con il padre.
Giorgio Colli usava fare apparecchiare la tavola, oltre che per sé e per i suoi familiari, anche per Platone e Aristotele.
Ecco, credo che questo sia il miglior aneddoto per ricordare questo studioso. Il mondo greco era presente in lui senza separazioni temporali.
C’è di più. In questo che sembra un piccolo vezzo, si vede tutto un universo, dove passato e presente coesistono e dove le intelligenze legate ad altri tempi interagiscono con il tessuto vivente in una armoniosa unitarietà.
Se Colli in qualche modo “viveva” con Platone e Aristotele, devo dire che io, nel mio piccolo, non ho mai smesso di vivere con lui, tanto è presente in me il suo ricordo.
Se le idee di Platone sono reali, come credo, spero un tempo di potermi riavvicinare, con umiltà, alla sua e a quella di persone come lui.
Amo pensare che non si tratti soltanto di una speranza.

6 Risposte

  1. Caro Gabriele, rieccomi. Spero tu stia bene.
    Beh, che dire…i “ricordi” che ci hai regalato non necessitano di commenti..
    Ma non fraintendere, la definizione “ricordi” non li vuole relegare ad un passato “passato”, già accaduto. Li ritengo semmai frazioni di istante presente contemporaneamente avvenuto. Come se, mentre li riporti a noi, sussista in te e al di fuori di te il ri-vivere quel fatto.
    Sai, da sempre ho divorato volumi di mitologia greca, di filosofia greca, di tutto ciò che appartenesse o rimandasse alla sfera di conoscenza-pensiero dell’Universo “LOGOECCENTRICO” greco.
    Tali volumi mi hanno portato a scegliere (ovvero io mi sono fatto portare) anche l’indirizzo universitario. Ma questi sono dettagli.
    Sul comodino è presente, da ormai molti anni, un testo di R. Graves, “I miti greci”, un libro che ho iniziato a leggere quando avevo 16 anni e che non ho mai terminato. Non fraintendere, l’ho terminato più volte ma, a dire il vero, ad ogni lettura scopro qualcosa di nuovo, una nuova interpretazione, un nuovo ramo cui appigliarsi per comprendere la nostra realtà. Lo tengo lì in memoria della mia passione e perchè, proprio come da ragazzo, a rileggere qualche pagina mi vedo al limitar di un bosco, ai piedi di un laghetto, a primavera di sera vestita, con ricami di vento gentile sul viso, a pensare che lì, finalmente, tutto sia “BUONO”.

    p.s. Ma non ti sei accorto, Gabriele, che per noi tu sei già il Nostro “Giorgio Colli”? Forse, sempre simbolicamente, hai ricevuto un passaggio di consegne…

    Tanti saluti e abbracci leggeri da me e dalla mia gatta che dorme sognando lucertole sui muri.

  2. Questo Suo post è molto bello. Anzi, per me è meraviglioso. Sì.
    Tutto quello che conduce all’Uno è bene, ciò che allontana è male…mi fa pensare che “diavolo” è colui che divide e che il contrario di diavolo è “simbolo”.
    Ma mi viene da piangere, anzi sto proprio piangendo, quando Lei parla di un Universo fuori dallo spazio tempo nel quale convivono anime unite dall’Armonia…ed il mondo platonico delle idee…ed il gatto che indica e l’Illuminato che è talmente connesso, talmente “nel tube della comunicazione cosmica” che capisce al volo!
    Sono frammenti di vita e di conversazioni questi, che si possono condividere solo con coloro che li sperimentano; ora io so perché, quel giorno vedendola in televisione dopo tanto tempo, sono andata a cercarLa su internet e lì ho trovato subito il Suo blog.
    Il tempo della condivisione era giunto: nulla è a caso.
    Lei non sa cosa significhi per me: perché vede Gabriele, Lei ha avuto modo di studiare ed ha avuto sicuramente un approccio intellettuale oltre che animico, ma io, Santo Cielo…solo dolore, impotenza, forza d’animo e sensibilità…
    Lei non sa quanto io, ad un certo punto, della mia vita mi sia sentita accarezzata ed amata da questo mondo parallelo, del quale Lei parla citando gente straordinaria, mondo dal quale sono stata LETTERALMENTE istruita, da circa cinque anni a questa parte: prima le intuizioni e dopo i libri e le coincidenze come conferma…i Grandi mi hanno aiutato. A me!
    Dico la verità: potrei morire per onestà. Tanto è vero che non posso neanche giurare, non mi è concesso, patre che non si debba mai aggiungere LO GIURO, se non per testimoniare; pare che chi può comprendere comprenderà: tutto è dono! Anche le idee!
    Sto piangendo. Grazie, grazie. ANIMA.

    Per me le cose vanno così, pressappoco:

    “Nessuna lista di cose da fare. Ogni giornata sufficiente a sé stessa. Ogni ora. Non c’è un dopo. Il dopo è già qui. Tutte le cose piene di grazia e bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un’origine comune nel dolore. Nascono dal cordoglio e dalle ceneri. Ecco sussurrò al bambino addormentato. Io ho te.”
    (LA STRADA, Cormac Mc Carthy)

  3. L’ho già detto, Moreno. Sono, forse, la cpontro, contro figura di Colli. LA mia gattina sogna carezze (ed è vero. Fa le fusa in sogno)

  4. Ho scoperto Colli di recente,ho divorato “Filosofi sovrumani”,alla fine del libro ho scoperto che era stato scritto nella primavera del 1939..e mi sono chiesta come mai al liceo nessuno ci insegnò la filosofia greca seguendo la sua affascinante mistica interpretazione? La filosofia come prospettiva di vita,non come nozionismo,la filosofia vera.Invidia da parte dei docenti o ignoranza?

  5. Amalia, “quel” Colli era un giovanissimo greco piombato tra di noi.

  6. Professore,quanto la ammiro! Lei sa come sorvolare sulle meschinità dell’esistenza,con un sorriso e con eleganza.Spero che non sia indole,la sua ma il risultato della saggezza,altrimenti l’Ariete che è in me non avrebbe alcuna possibilità di raggiungere quella meravigliosa calma

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