Buon senso animale — “Gatti a Venezia”

Gatti a Venezia

Una delle città legate al gatto è Venezia. Prima ancora che la città si organizzasse attorno a Rivo Alto (Rialto) e si formasse la grande Serenissima, questo animale veniva considerato di utilità pubblica e come tale, doveva essere non solo curato, ma anche rispettato.

I gatti della città erano dei veri e propri predatori di topi che invadevano le case, i mercati ed i magazzini. Lottavano quotidianamente con le famose “pantegane”, grossi topi originari della Grecia.

I numerosi contatti commerciali tra Venezia e Bisanzio portarono all’importazione di tessuti meravigliosi trapunti d’oro e d’argento, raffinati gioielli carichi di pietre preziose, profumi, spezie rare. I mercanti veneziani scoprirono un’altra mercanzia altrettanto preziosissima, quella di animali di rara bellezza con occhi di oro, pelo lunghissimo e setoso: i gatti d’angora, considerati a Bisanzio gatti di compagnia. Nella città lagunare, non c’era palazzo abitato da nobili e mercanti in cui non si trovasse un gatto fiabesco, sdraiato mollemente su cuscini di fine broccato e lampasso, trattati come piccoli principi. Questa moda si diffuse velocemente facendo salire vorticosamente le richieste, a tal punto da essere pagati a peso d’oro.

A Venezia si ebbero così due tipologie gattesche: una di gran lusso e l’altra di gatti indigeni cosiddetti lagunari, non belli, ma certamente bravissimi per la caccia a topi e pantegane.

Ada Pavan Russo, Il Gatto: Anima di Iside, Tempio di Iside, 2002, pag. 35

2 Risposte

  1. Save Gabriele,
    mi ha fatto venire desiderio di Venezia e di Heidelberg e di Cattedrali francesi, mi sto organizzando…non desiderio di gatti però: io adoro gli animali. il mio povero gattino si chiamava GIGI, lo avevo raccolto per strada quando ero ragazzina, la madre lo aveva abbandonato. Lo nutrivo con un minuscolo contagocce, gli davo le medicine per il rachitismo, gli cambiavo il lenzuolino tutti giorni ma è vissuto poco lo stesso, non ce l’ha fatta…mi sa che era disabile! (Poi dice che uno non ha un destino…)
    Comunque, adoravo i gatti, avo sottolineo, finché ho visto quella tigre della gatta d’angora di mia suocera (bellezza sconvolgente) accecare il povero bassottino nano, razza Kaniken pelo ruvido(tenerezza infinita, amore a prima vista, scodinzolamenti a tutto spiano) di una sua amica in visita. Avrebbe dovuto vederla quella là, l’ho rincorsa ma si è andata a nascondere non so dove qaundo mi ha visto tramutarmi in volto! Non voglio sentire parlare di gatti di razza, per il momento, mi deve passare.

    Lascio al gruppo di INTERAGIRANIME una poesia che ho pubblicato sul mio blog con un post intitolato:
    “Quando la bellezza delle parole e della musica diventa poesia.”

    LE NUVOLE
    Vanno
    vengono
    ogni tanto si fermano
    e quando si fermano
    sono nere come il corvo
    sembra che ti guardano con malocchio

    Certe volte sono bianche
    e corrono
    e prendono la forma dell’airone
    o della pecora
    o di qualche altra bestia
    ma questo lo vedono meglio i bambini
    che giocano a corrergli dietro per tanti metri

    Certe volte ti avvisano con rumore
    prima di arrivare
    e la terra si trema
    e gli animali si stanno zitti
    certe volte ti avvisano con rumore

    Vanno
    vengono
    ritornano
    e magari si fermano tanti giorni
    che non vedi più il sole e le stelle
    e ti sembra di non conoscere più
    il posto dove stai

    Vanno
    vengono
    per una vera
    mille sono finte
    e si mettono li tra noi e il cielo
    per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.

    (FABRIZIO DE ANDRE’, 1990)

  2. Il gatto oggi non deve più preoccuparsi di cacciare topi e pantegane, gli resta, quindi, di essere soltanto “di gran lusso”.

    Chi ha la fortuna di essere adottato da un gatto non ha dubbi su chi è il padrone di casa e su chi senza parlare detta leggi e regole.

    Il gatto fa qualsiasi cosa, anche l’impercettibile movimento della coda, come se stesse elargendo un favore e l’adottato (il padrone) è riconoscente e pieno di contentezza quando la testa del gatto, incuneandosi, cerca il palmo della sua mano per quella carezza che continuerà sul dorso fino alla coda.

    Nel rapporto con le persone mi fido spesso del sentire “a pelle” o meglio ancora ” a naso” e il mio gatto fa la stessa cosa e non sbaglia mai.
    Non è un caso che con le persone a me care o comunque con le belle persone che vengono nella mia casa, il gatto non esita, sempre con la sua solita parsimonia, a sfiorare la gamba inarcando il dorso.

    In altri casi si allontana discretamente per ricomparire magicamente quando il campo è libero.
    Abbiamo tanto da imparare.

    “I gatti avrebbero potuto dominare l’universo, ma non volevano prendersi il disturbo” Paul Gray

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