Nell’Interiorità di Anima — “Hestia”

Hestia è, nella mitologia greca, la personificazione divina del “focolare”, in special modo del fuoco domestico (come centro cosmico) e del fuoco sacro degli altari preposti ai sacrifici. Figlia di Crono e di Rea, sorella di Zeus, è la dea della purezza e della verginità, della santità e della stabilità della famiglia. Nel mondo latino sarà venerata col nome di Vesta.

Hestia Tamia

Per essere Hestia bisogna imparare a dire di no, dare a ciascuno la sua giusta misura e non di più, imparare a individuare coloro che non ne hanno mai abbastanza e controllare la loro voracità, perché la persona che non ha il coraggio di rifiutare non potrà impedire che vengano dilapidati i beni. Questo si applica alla vita domestica, ma ancor di più alla vita organizzativa, perché l’identificazione con l’organizzazione è generalmente meno forte dell’identificazione con la famiglia e il pericolo dello spreco è maggiore. Che si tratti di una segretaria che controlla i conti in uscita e l’inventario del materiale, di un impiegato che prende a cuore la conservazione degli attrezzi e dei veicoli o di un caporeparto che sorveglia da vicino gli interessi della “sua” compagnia, hanno tutti in comune il fatto di dover esercitare la vigilanza sul posto, al centro, nel cuore dell’organizzazione. Devono possedere uno spirito poco litigioso ma giusto e mantenere una certa severità, pur non guastando il clima di calore e di simpatia che permette di identificarsi con la propria impresa invece di contrapporvisi. La figura di Hestia spesso è incompatibile con quella del padrone, perché in genere questa funzione è dominata dalla figura di Zeus. Spesso è preferibile che una persona meno identificata con le politiche organizzative abbia l’incarico di farle rispettare. Sfortunatamente, le qualità specifiche alla Hestia non sono abbastanza riconosciute coscientemente né “ufficialmente”, sicché le persone che le sviluppano non sono ricompensate e remunerate di conseguenza. È l’organizzazione che ci perde.

Ginette Paris, La grazia pagana, Moretti e Vitalli, 2002, pagg. 124-125

Annunci

21 Risposte

  1. Gentile Gabriele,
    pare che il mito di Hestia sia la storia della mia vita o il destino della mia vita: molto impegno, capacità di amare nell’intimità, di fare del bene ai bisognosi che ci vivono accanto…e non c’è nulla di più difficile per l’EGO, perché gli sforzi sono enormi e i riconoscimenti praticamenti nulli: ho conosciuto gente che va a fare del volontariato alla fine del mondo pur di non prendersi cura del “bisognoso” che ha dentro casa… Ci vuole dedizione e spiritualità ma, per esperienza, io dico che ci vuole, soprattutto, rigore. Se ami te stesso sei prudente ed adotti un certo rigore che si trasforma in regole condivise quando si vive insieme agli altri.
    La severità, in questo senso, diventa capacità attentiiva e benefica del saper dire NO.
    Ritengo la voracità, che si può esprimere in varie forme, insopportabile arroganza; qui a Roma, c’è un’espressione, al solito greve, che rende bene l’idea: essere gargarozzoni.
    Riguardo alla disciplina e alle regole condivise, io ne ho fatto una stemma di famiglia:
    “In questa casa vige la stima, il rispetto reciproco, la delicatezza, la disciplina e, naturalmente, la gioia, la tenerezza e l’amore,”
    E quando penso al rigore, non so perché, mi viene sempre in mente la prima Repubblica di Roma e di come la grande Storia di Roma sia stata tutta profondamente permeata dal Diritto Romano….e poi penso alla virtus ed anche alla severità e alla disciplina che vigeva nei Castra: tutti seguivano le regole perché ne andava della sicurezza di tutti.

    Grazie di essere così, Gabriele. Di essere così generoso e bello.
    Marina

  2. Marina, grazie a te per le cose che hai scritto. La tua condotta di vita è ESEMPLARE e condivido tutto quello che hai affermato-suggerito. baci

  3. Non conoscevo il mito di Hestia,…si può dire che ero Hestia e non lo sapevo! Mi sono occupata della mia famiglia di origine per molti anni diventanto un modello ma in compenso ho vissuto fino ad alcuni anni fa esperienze bruttissime, dove ero cresciuta con l’idea che gli adulti erano irrazzionali e cattivi nella famiglia, nella società, dove le regole non esistevano.
    Avevo fatto regole tutte mie dove il rispetto, calore e amore dovevano vivere nella famiglia, occupandomi della famiglia. Allora non avevo libertà di esprimermi le mie emozioni in tutti i sensi , fino a che mi avevano mortificato l’anima, per questo lei se ne voleva andare sempre via. Il mio sogno ricorrente era di essere un ebrea che scappava dai nazisti. Alla fine mi sono sentita dire che avevo sprecato la mia vita pensando agli altri. Alla fin fine bisogna far finta di niente e lasciare andare le cose come vanno.

  4. …inolre, riguardo allo “spirito di Hestia o di Vesta” ci sarebbe un discorso da fare, a monte, sulla presa in carico di responsabilità…che bisognerebbe assumersele tutte, ma proprio tutte, fino in fondo.
    Inoltre, volevo ringraziarLa per avermi dato la Sua e-mail: Le ho inviato il brano da “La Penisola Incantata” che parla di Iside, Grande Madre.
    Mi raccomando, non si stanchi di noi…altrimenti, cosa se ne fa dei Suoi doni. A proposito di doni, mi sembra che fosse Don Juan a dire che “chi accetta i problemi è in cerca di doni.”
    Marina

  5. Maria,
    cara, come ti sono vicina. Dio, quanto sono sfortunate le persone che non hanno una famiglia amorevole alle spalle: è come se venisse tolto loro qualcosa…di tanto, tanto importante. Ne so qualcosa. Le MORTIFICAZIONI sono una faccenda terribile. In questo momento ti voglio bene.
    Marina

  6. cara Marina, esattamente l’opposto, ho intenzione di dedicarmi sempre più a questo blog. nella mia fantasia desidererei farlo diventare uno chalet di dolci montagne dove si possa organizzare la resistenza dei buoni e dei semplici nei confronti dell’arroganza e della crudeltà.

  7. cara maria, le famiglie davvero amorevoli sono quelle costituite da persone che si scelgono per “affinità d’Anima”.

  8. pubblico questo brano tratto da un libro di Ficthe, cui mi piace molto.

    “Chi sente il divino in sé, spesso sospirerà, rivolto all’eterna Provvidenza: ma sono dunque questi i miei fratelli, questi i miei compagni che mi hai dato per la durata della mia vita terrena! Sì, essi hanno la mia forma; ma i nostri spiriti e cuori non sono affini; le mie parole suonano estranee alle loro orecchie, e le loro parole alle mie; sento il suono delle loro voci, ma non c’é nulla nel mio cuore che possa dar loro un significato! O eterna Provvidenza, perché mi hai fatto nascere tra tali uomini ? E se dovevo nascere proprio tra loro, perché mi hai dato questa sensibilità e questo presentimento incessante di qualcosa di migliore e più elevato? Perché non mi hai fatto uguale a loro? Avrei, allora, potuto vivere lieto insieme ad essi”.

    di Johann G. Ficthe
    tratto dal libro “La missione del dotto” pag.79/80
    (riferendosi alla sensibilità di Rousseau)
    —————————————————————-
    anche se in passato ho vissuto esperienze più o meno negative, da un pò di anni sono alla ricerca della “sensibilità” specialmente dell’uomo, ma ho la tendenza ad ammirare e amare quegli uomini e personaggi del passato, perché conosco la loro storia e i loro scritti o la loro musica. Invece nella vita di oggi è così difficle capire o meglio sentire la parte più buona degli altri.

  9. Sono troppo felice per aver trovato in questo blog così belle persone con cui mi sento di avere, anche se virtualmente ma profondamente reali, delle affinità elettive su pensieri ed interiorità che pensavo al giorno d’oggi fossero perse. Leggere i suoi post ed i commenti di chi le scrive sono davvero un toccasana ed un arricchimento interiore che mi fanno sentire al settimo cielo.
    Riguardo ad Hestia che non conoscevo, il saper dire di no è una grande conquista e purtroppo non è così semplice da attuare… per me. Credo che il dire si o il dire no non deve però porci nella condizione di pretendere qualcosa in cambio quale riconoscenza o altro, è come nell’amore.. si ama e basta (adoro Fromm).
    Forse le sembrerà strano ma fare dei bilanci per me è una cosa che detesto perchè mi danno il senso di una fine e di un nuovo inizio..mentre io voglio solo un cammino di proseguimento ininterrotto, magari con deviazioni o bivii ma mai uno stop.
    Mi scusi se son andata sicuramente fuori post…
    Un saluto a lei, Marina e Maria.

  10. mi sento, Calliopre, di consigliarti-vi una lettura “LA grazia pagana” di Ginette PAris, edito dalla Moretti & Vitali. la Paris è probabilmente la psicanalista vivente più significativa in occidente. la sua opera congiunge divinità del pantheon greco con passioni nel nostro animo.
    Vedete, le Passioni sono rappresentate dalle dodici divinità olimpiche della Grecia antica, insomma gli Dei rappresentano i Simboli attraverso cui si esprimono le nostre passioni più profonde. baci

  11. nella nostra psiche, maria, non esiste il passato, tutto interagisce, quindi gli uomini dei tempi andati sono, a livello di anima, presenti in noi. non è un’astrazione, sono energie in comune nel regno di Mnemosyne, dea della memoria e madre di tutte le Muse. il positivismo e lo scientismo hanno tentato di rnderci persone sole, con il loro scetticismo e materialismo. E’ così, Quasimodo scrive: “Ciascuno è solo sul cuore della terra…” Ecco, aveva completamente torto. pe me il verso giusto potrebbe essere: “Nessuno è solo sul cuore della terra…” ma gli altri, di tutti i tempi e di tutti i luoghi dobbiamo e possiamo sentirli e percepirli. Tutto è Anima (JAmes Hillman). Baci

  12. Un pò di anni fa, lessi un libro di Blais Pascal, per cui sentivo affinità con lui fino a che scrissi un dialogo attraverso un racconto utilizzando alcuni dei suoi versi con i miei pensieri e ragionamenti.

    Di cui Pascal descriveva nei suoi scritti: ……Quando un discorso naturale descrive una passione o un effetto, troviamo in noi stessi la verità di ciò che ascoltiamo e che non sapevamo di possedere, cosicché siamo portati ad amare colui che c’è la fa sentire, infatti, questi non ci hanno messo sott’occhio il suo, ma il nostro bene, e così questo beneficio c’è lo rende amabile, senza dire che tanta comunanza d’intelligenza che abbiamo con lui necessariamente invoglia il cuore ad amarlo».

    Alla fine capii che le cose non cambiano, se pure passano secoli, l’animo umano, almeno di alcuni, non cambia, ci si può trovare affinità con persone indipendentemente dal luogo e tempo in cui si trovano. La cosa peggiore è che non si incontrano queste persone nel nostro presente.
    Ma io credo che sia colpa del tempo moderno dove gli esseri umani considerano di più l’esteriore e il materialismo e non il mondo interiore, per cui non tirano fuori il meglio di loro.

  13. Caro Gabriele vorrei sapere secondo un tuo pensiero, sulla reincarnazione, considerandola attraverso le percezioni interiori e dell’anima.
    Del perché certe persone sentono o amano profondamente un determinato tempo, epoca o modo di essere.

  14. Meravigliosi!
    Ringrazio Maria per il brano tratto da “La missione del dotto”, se si lascerà trovare, acquisterò il libro. Ringrazio Calliope perché la trovo, particolarmente generosa, lo sento.
    Grazie Prof. anche a lei…confermo pienamente il suo pensiero, come si dice: se gli occhi sono lo specchio dell’anima, in certi sguardi è possibie intravedere l’Infinito…
    Saluti.

  15. Ascolta, cara Marina, ogni volta che mi scrivi delle tue figlie riesci a commuovermi. Questa immagine di voi in macchina con la musica a tutto volume irradia pura libertà e gioia. Baci a tutte. g.

  16. Caro Professore,
    galeotto il GRA e Franco Battiato, senta…senta cosa mi ha comunicato la mia Chiara:

    – “Bella la musica, mamma…la musica fa bene.”
    – “In che senso fa bene, anima mia?”
    – “Che fa bene alla salute.”
    – “Alla salute? Spiegami meglio, cosa intendi dire esattamente quando dici che fa bene alla salute?”
    – “La musica dà attenzione, mette calma e dà la direzione…”

    A quanto pare la musica riporta Chiara “sulla terra” ad un livello di attenzione che, evidentemente, lei stessa si rende conto di avere difficoltà a mantenere. L’effetto normalizzante che la musica ha su di lei è di renderla calma e lei lo avverte. Tuttavia, trovo incredibile che Chiara mi abbia detto che la musica le dà la direzione…insomma, è un po’ come dire che la musica la rimette in carreggiata o, meglio, che la musica le fa ritrovare quella sorta di bussola interna che ci consente di non smarrire il cammino. Insomma, Chiara pare essere profondamente consapevole di dover perseguire una meta; ho detto profondamente e non razionalmente. A questo proposito, inserisco un brano che ho scritto circa sei mesi fa, tratto da “La penisola incantata”.

    “Sentivo di avere un progetto di vita……….. Di quel progetto avevo sentore che fosse autonomamente al corrente persino il mio corpo, munito com’era dei suoi fluidi e della sua chimica: un corpo dotato di una memoria e di una ricettività che gli consentono di riconoscere i segnali lanciati dall’Universo ed equipaggiato d’una speciale bussola per non smarrire il cammino…………….tale idea nasceva soprattutto dalla sensazione che una porzione, non propriamente identificabile del mio essere, fosse consapevolmente protesa verso una meta. E per meta non intendo un destino al quale non si possa sfuggire, bensì uno scopo, un compito da portare possibilmente a termine…..”

    Chiara, senza che nessuno le abbia insegnato, o confuso la mente, riguardo al destino o a quant’altro, sa di avere una direzione da seguire… Mi viene in mente una frase: “Tutto si sa”, contenuta nel meraviglioso romanzo di Gabriel Garçia Marquez “Cent’anni di solitudine”.

    Saluti Gabriele e benvenuto nel mondo non ordinario di MARINARIANNACHIARA.

  17. Dimenticavo,
    avevo inserito questo recente dialogo sul mio blog e mi è venuto spontaneo inserire nel port l’immagine di Euterpe musa della musica….forse per la faccenda del fare bene a cui faceva riferimento Chiara? Questo mia connessione, se ha un senso, sicuramente può spiegarmela lei.
    Grazie.

  18. Professore, Hillman ci esorta a scoprire in quali dèi siamo impigliati, visto che “gli dèi sono diventati malattie” come dice Jung; Vorrei scoprirlo: c’è nel blog una pagina in cui si elencano gli dèi e i loro profili?
    Grazie 🙂

  19. stefano, l’affermazione di jung è una constatazione, perchè rifiutare i nostri archetipi e le nostre passioni significa relegare queste potenze in un angolo oscuro. lì si corrompono e diventano appunto, perversioni (nel senso che cambiano verso). al più presto metterò su questo blog i doici dei del pantheon greco e le loro passioni corrispondenti. ciao

  20. Grazie mille professore!! Non vedo l’ora….se può mi faccia sapere quando saranno nel blog!!

  21. caro Stefano, mi sto organizzando. cercherò di farlo al più presto e te lo farò sapere senz’altro. ciao

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...