La Grande Madre — Dove prosegue il racconto dello sconosciuto, si arriva idealmente a Gerusalemme e compaiono i primi Cavalieri Templari

L’enigmatico signore, incontrato durante le mie riprese nella cattedrale di Chartres, dopo avermi narrato di Bernardo di Chiaravalle e della nascita delle cattedrali gotiche, continua il suo fantastico racconto portandomi nella Gerusalemme dei Templari.

«A meno che… cosa?» gli chiesi subito, spinto da qualcosa di più della semplice curiosità.
Nel dirgli questo scesi dal pozzo, dove mi ero comodamente sistemato e meccanicamente guardai l’orologio. Si erano fatte le tre del pomeriggio. Pensai alla mia troupe. Che fine avevano fatto i miei uomini?
Non feci in tempo a pormi la domanda che li vidi arrivare. Lavoretti in testa.
«Ti stavamo cercando» mi apostrofò «ma vedo che sei in buona compagnia, non è il signore che ti ha fermato nella cattedrale?»
«E lui, mi sta spiegando alcune cose che possono essere utili per il nostro lavoro» gli risposi quasi giustificandomi.
«Stai pure, noi andiamo in albergo. Ci vediamo stasera, abbiamo lasciato come d’accordo tutto il materiale di ripresa là dentro, domani dovremmo finire tutto.»
«Ok, ottimo.»
Salutarono e se ne andarono.
Rimasi solo con il mio interlocutore misterioso, che riprese subito: «Davvero è interessato a queste mie elucubrazioni? Perché tali sembrerebbero a chiunque. Insomma a qualsiasi intellettuale che sia imbevuto di positivismo scientista e acriticamente illuminista».
«Non è certamente il mio caso.»
«Lo so bene.»
«E allora? Cosa intendeva dire con “a meno che”…?»
Prese tempo: «Il clima è ancora buono, facciamo due passi per il paese. E, dato che lei ha molta pazienza, continuerò a raccontare. Ma occorre che lei faccia un salto di immaginazione.
Abbiamo capito che il sole entra in quella vetrata, come lei ha ripreso con le sue telecamere, per glorificare in eterno l’arrivo a Chartres di Bernardo di Chiaravalle. Ma non sta a significare soltanto questo. Che lei ci creda o meno, nella stessa ora e nello stesso giorno, nove cavalieri arrivarono alle porte della città sacra per antonomasia, Gerusalemme. Lei adesso deve trasferirsi con la mente in quella città. È pronto?».
Annuii.
E così, mentre me ne andavo in giro per Chartres, continuai ad ascoltare il racconto di quel signore di cui, appena tre ore prima, non conoscevo neppure l’esistenza.

«Le guardie alla porta nord del quartiere cristiano hanno già dato l’allarme. Da tempo segnali con specchi e fuochi hanno annunciato l’arrivo di alcuni guerrieri occidentali. Non c’è quindi ragione di temere, ma è pur sempre meglio stare vigili. Sono appena vent’anni che Gerusalemme è in mano cristiana e dal giorno stesso della conquista i musulmani hanno compiuto ogni sorta di scorreria e di sabotaggio, per rendere difficile la sopravvivenza del regno.
«Coperti di polvere, i cavalli schiumanti, armati pesantemente e con indosso cotte di ferro a tripla maglia, i guerrieri giungono all’ingresso. Si fermano e uno solo di loro si avvicina a un capo manipolo di guardia al pesante portale della città.
«”Sono Hugues de Payns, della contea di Champagne” dice con voce ferma “e con me ci sono altri otto nobiluomini e scudieri. Chiediamo di essere portati al cospetto di re Baldovino II, per grazia di Dio signore di Gerusalemme”.
«Il richiedente emana un’autorità e un’energia così evidenti che il capo delle guardie acconsente alla richiesta senza fiatare. Li conduce lungo la parte in ombra dell’abitato, attraverso la via Dolorosa, che costeggia la basilica del Santo Sepolcro, fino al palazzo regio.
«Senza alcuna formalità i nuovi venuti si trovano al cospetto di Baldovino. È sul trono da pochi mesi, ma ha già compiuto nove spedizioni contro i musulmani. Ha consolidato le frontiere e la sua fama. Di lui si narra che abbia messo in fuga una pattuglia di mamelucchi soltanto gridando a squarciagola, e che si sia estratto da solo una freccia che gli aveva perforato la gamba, all’altezza del ginocchio. È tarchiato e possente, non conosce paura e il suo soprannome “mano di ferro” parla per lui. E un nobile avvezzo a dare ordini, capace di tenere testa a imperatori e papi.
«Non appena i nove cavalieri gli giungono al cospetto, si alza in piedi, e ordina che siano rifocillati con i migliori cibi presso la grande tavola del concilio.
«”Vi ringrazio maestà” gli dice Hugues de Payns, fermando con un gesto i servi scattati per eseguire l’ordine del re “ma noi desideriamo per prima cosa spiegarvi i motivi della nostra venuta. Vogliamo essere utili al regno, aiutare i cristiani e soccorrere gli indifesi. Per questo siamo pronti a giurare obbedienza a voi e a Dio. Volete voi accoglierci?”.
«”Senza alcun dubbio” risponde il sovrano che subito stringe il cavaliere nelle sue braccia. Quindi accompagna tutti verso il grande tavolo presente nella stanza e finalmente gli uomini d’arme acconsentono a prendere delle bevande e del pane non lievitato.
«Durante il pasto Baldovino decide di affidare loro il compito di salvaguardare le strade della città e quelle che conducono fino a Giaffa. Poi decreta che sia loro assegnata la parte centrale del suo stesso palazzo con la disponibilità totale delle stanze e delle scuderie.
«I nove formano il primo nucleo di una confraternita di cavalieri destinata a divenire potente e famosa: i Templari. Saranno così chiamati proprio grazie al dono di Baldovino; il suo palazzo infatti, e perciò anche la parte loro assegnata, sorge sopra l’antico tempio di re Salomone.
«”Hugues sarà il primo maestro dell’ordine e come suo consigliere nominerà uno del gruppo, André de Montbard, zio di Bernardo di Chiaravalle.»
Una lunga risata interrompe il racconto dello sconosciuto: «Ma come, lei non nota nulla di strano in questi fatti, che per altro sono verissimi e riportati da tutte le biografie di Baldovino e dalle storie dell’ordine templare?».
Raccolsi l’invito e riflettei. Tutto mi parve perfettamente logico. No, non mi sembrava ci fosse nulla di misterioso.
«Be’, allora le fornisco un altro elemento. Pochi mesi dopo l’arrivo dei guerrieri a Gerusalemme, un viaggiatore di quei tempi, ovviamente al seguito delle crociate, Jean de Wutzburg, così descrive le stalle del palazzo di Baldovino, assegnate appunto ai nuovi venuti: “Si vede una scuderia di una capacità così meravigliosa e così grande che può alloggiare più di millecinquecento cavalli e millecinquecento cammelli. Peccato che dentro non ce ne sia neppure uno. Il terreno è infatti tutto dissestato. È come se in molti vi scavassero di continuo”. Il resoconto non prosegue perché il cronista fu “gentilmente” invitato a lasciare le stalle. Cosa che presumo fece di gran carriera. A questo punto si è accesa in lei una spia?»
Cominciavo a intuire. E lui se ne accorse: «Oh, finalmente! Ma l’intero episodio, almeno come ce lo fornisce la storiografia ufficiale, è tutto da ridere. Ma come? Nove cavalieri sconosciuti arrivano davanti al re di Gerusalemme e questo regala, come si fa con un monile, una parte intera del proprio palazzo e poi permette loro di scavare indiscriminatamente nelle stalle. Le domande che sorgono spontanee sono due. Perché un dono tanto spropositato e perché costoro si improvvisano minatori. Che cosa cercano? Ma se si può anche comprendere una generosità eccessiva, non appare logico che nove cavalieri, di cui uno, è bene non dimenticarlo, imparentato con il nostro Bernardo di Chiaravalle, si mettano a frugare in profondità il terreno di una enorme stalla. Il mistero è tutto qui. E se lei ha ancora pazienza glielo svelerò, anche se con l’intuito potrebbe esserci già arrivato».
Qualcosa si illuminò nella mia mente. Una specie di fiammella. Ma scoppiettante come un minuscolo bengala gettato nella mia logica razionale.
Lui se ne accorse subito. «Vedo che finalmente si è aperto un varco. La voglio riportare a Gerusalemme, ma non più all’epoca di Baldovino, bensì ancora più indietro nel tempo. Addirittura all’epoca di re Salomone, l’edificatore del tempio. La sua immaginazione è pronta per questo nuovo viaggio?»
Riprendemmo ad andare per Chartres sul filo di un itinerario fantastico, ma non troppo. Per me c’era molto da scoprire e ormai quei nove guerrieri-scavatori mi suggerivano mille interrogativi e mille risposte. Forse nessuna era giusta. Un vero rebus, che il mio cicerone esoterico ormai aveva fomentato in me come un fuoco di stoppie nella notte.
Ancora una volta mi predisposi avidamente all’ascolto.

Bibliografia consigliata

Sulla missione dei nove cavalieri a Gerusalemme è illuminante il già citato I misteri della cattedrale di Chartres di Charpentier. Inoltre è utile il saggio di Franco Monaci, I nove Templari e Baldovino di Gerusalemme, in Rivista di studi filosofici, 1955, numero VI.

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2 Risposte

  1. ci lascia con questa suspance?? e come farò a cominciare il mio studio serale/notturno, adesso?
    al di là delle intense suggestioni che il racconto evoca,
    mi piace moltissimo che il misterioso interlocutore, “in limine” si preoccupi di non aver a che fare con un positivista/scientista, o con un acritico/illuminista. un racconto del genere, fatto a Wittgenstein non sarebbe possibile per un semplice fatto; quest’ultimo interromperebbe di continuo il narrante, rompendo l’incanto dell’immaginazione, della metafora e del sogno, di tutto ciò che affascina proprio in quanto metarazionale

  2. caro gabriele, l’immaginazione, la metafora e il sogno appartengono alla narrazione ed anche il pensiero scientifico, non meramente positivista/meccanicista, attraverso il nuovo paradigma, le teorie del caos, la matematica dei frattali ci parla della capacità di comunicazione che avviene nell’infinitesimamente piccolo. la materia, e tutta la natura e noi con essa riproduciamo la vita attraverso un processo che Gregory Bateson fa somigliare alla capacità di metafora del poeta…per questo per me sono importanti i versi, i racconti, la narrazione e l’ascolto.
    ciao g.

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