carissime e carissimi…

…credo che tutti noi abbiamo una grande risorsa. E’ Marina Morelli. E’ così. (lacrime mattutine)

…meraviglioso…

il post di oggi ce lo regala un amico, Domenico, e sono le parole di una famosa canzone:

…forse un angelo vestito da passante mi portò via dicendomi
così

 Meraviglioso

ma come non ti accorgi di quanto il mondo sia meraviglioso Meraviglioso perfino il tuo dolore potrà guarire poi meraviglioso

Ma guarda intorno a te che doni ti hanno fatto ti hanno inventato il mare eh! Tu dici non ho niente Ti sembra niente il sole! la vita l’amore

Meraviglioso il bene di una donna che ama solo te
Meraviglioso La luce di un mattino l’abbraccio di un amico il viso di un bambino meraviglioso meraviglioso ah!

Ma guarda intorno a te
che doni ti hanno fatto ti hanno inventato il mare

Tu dici non ho niente Ti sembra niente il sole! La vita! L’amore! Meraviglioso La notte era finita e ti sentivo ancora Sapore della vita

Meraviglioso Meraviglioso Meraviglioso Meraviglioso Meraviglioso Meraviglioso Meraviglioso

la barbarie di Guidonia

Un noto psichiatra, a proposito della tragedia avvenuta a due ragazzi a Guidonia, ha detto che i sei rumeni stupratori “Odiano la donna, e dunque la vita”.

Non sono d’accordo, come sempre mi capita con gli psichiatri. E’ vero che loro, come molte altre persone e non solo rumene, odiano la “donna”, ma non ritengo che essi detestino la vita, di cui sentono forte il richiamo consumistico, il desiderio complusivo al solo “avere”. Credo, invece, che attraverso l’odio verso la donna essi dimostrino il disprezzo verso quella profondità insita nella sacralità gioiosa del corpo femminile.

il teorema della vera libertà

Oggi il Messaggero (pg. 25) ricorda Santa Rita da Cascia. E’, questa, una persona importantissima. Tutto il suo pensiero si basa sulla necessità assoluta del perdono. Un insegnamento sin’ora disatteso, purtroppo.

da mandare a memoria

Il tempo fugge,

e non s’arrestan l’ore

Fallo presente all’amante tuo

Chi non fa quando può

tardi si pente

Nell’Interiorità di Anima — “Inconscio”

Inconscio (1)

Solo dopo che l’alchimia mi fu divenuta familiare capii che l’inconscio è un processo, e che la psiche si trasforma o si sviluppa a seconda della relazione dell’Io con i contenuti dell’inconscio.

Carl Gustav Jung, Ricordi, Sogni, Riflessioni, Rizzoli, 1998, pag. 254

  

Inconscio (2)

… Occuparsi dei contenuti dell’inconscio forma l’uomo e determina la sua trasformazione.

Carl Gustav Jung, Ricordi, Sogni, Riflessioni, Rizzoli, 1998, pag. 268

 

Inconscio (3)

Anche le figure dell’inconscio sono “prive di informazione” e hanno bisogno dell’uomo o del contatto con la coscienza per raggiungere la “conoscenza”.

Carl Gustav Jung, Ricordi, Sogni, Riflessioni, Rizzoli, 1998, pag. 362

 

Inconscio (4)

Mai e in nessun luogo l’uomo ha dominato la materia, se non ha osservato esattamente il suo comportamento e spiato con la massima attenzione le sue leggi. E solo in quanto lo abbia fatto, può dominarla in ugual misura. Così stanno anche le cose con quello spirito che oggi chiamiamo inconscio: esso è restio come la materia ed altrettanto misterioso ed evasivo: e obbedisce a “leggi”, che, per la loro inumanità e sovranità e sovraumanità, per lo più ci appaiono come un crimen lesae maiestatis hunamae. Quando l’uomo pone mano all’opus, egli ripete, come dicono gli alchimisti, l’opera creatrice di Dio. Andare incontro all’informe, al caos del mondo di Tiamat è infatti un’esperienza primordiale.

Carl Gustav Jung, Spirito Mercurio, in Studi sull’alchimia, Bollati Boringhieri, 1988, pagg. 265-266

…correre con Dioniso

finchè c’è Donna, c’è Speranza

libera economia in libera morte

Dalla caduta del Muro a Berlino la mortalità è aumentata del 13%. L’aumento di decessi è dovuto allo stress da libero mercato.
La notizia è della rivista LANCET ed è stata riportata ieri, 23 gennaio, a pagina 15 del Corriere della Sera.
Una sola considerazione. L’occidente, dal dopoguerra ad oggi, ha forzatamente sposato il capitalismo, perchè il modello sovietico era anche peggio.
Piccola riflessione. E se la strada fosse quel socialismo utopista di HUGO, così ben tratteggiato ne “I Miserabili” ? (ma in cuor mio penso sempre al Matriarcato)

a proposito di Sapienza

Non riesco ad immaginare uno sciamano che non sia ilare e soprattutto pazzo.

a proposito del sorriso

ridere contro qualcuno è un’aggressione. ridere con qualcuno è creare gioia quindi, bene.

il post della sera

Guardando i volti gioiosi dei soldati israeliani che avevano appena ricevuto la notizia del “CESSATE IL FUOCO”, mi è venuta in mente un’immagine del romanzo “Niente di nuovo sul fronte occidentale”, dove il sergente “Ka” dà la sua visione di come dovrebbe essere la guerra.

‘Prendere tutti i Generali, tutti i Capo di Stato, tutti i Magnati dell’Economia e metterli in mutande, e poi si prendano pure a bastonate tra di loro. E i soldati? Stanno a guardare, mentre mangiano e bevono.’

La guerra è una cosa odiosa, lo sappiamo, ma c’è qualcosa di ancora più insopportabile, i fondamentalisti che ad ogni costo la vogliono.

Il mio è un “lieve” pensiero, ma c’è ancora una cosa da chiederci: le donne hanno mai dichiarato una guerra?

è domenica…

Chiunque predichi la distruzione del proprio nemico, in reltà sta già uccidendo una parte di sé.

Nell’Interiorità di Anima — “Immagine”

Immagine (1)

È l’immagine che rende possibile l’impossibile.

José Letama Lima, citato in Rafael López-Pedraza, Apprendere dall’arte, in AA.VV., Anima – Per nascosti sentieri, Moretti e Vitali, 2001, pag. 37

Immagine (2)

Se, come diceva Jung, “ogni processo psichico è un’immagine e un immaginare”, allora la stoffa di cui è fatta l’anima è l’immagine…

Noel Cobb, Maestri per l’anima, Moretti e Vitali, 1999, pag. 70

Immagine (3)

… L’immagine non è ciò che vediamo, ma il modo in cui vediamo.

Noel Cobb, Maestri per l’anima, Moretti e Vitali, 1999, pag. 70

Immagine (4)

… Un’immagine non è un contenuto che vediamo, ma un modo in cui vediamo. Possiamo vedere le illustrazioni come immagini, e una pellicola cinematografica può essere immaginata e diventare un’immagine; ma queste immagini restano di solito legate alla visualità in cui sono apparse per la prima volta. Le parole-immagini, invece, sono proprietà immediata dell’immaginazione, che può a sua volta visualizzarle (come visualizzando scene di musica, o i volti di personaggi letterari, o gli ambienti di un romanzo); ma l’essenza delle parole-immagini è che esse sono libere dal mondo percettibile, e da esso liberano.

James Hillman, Le storie che curano, Raffaello Cortina, 1984, pag. 60

pensiero del giorno

Sto per arrivare a Mestre, dove alle 17.30, nella libreria Feltrinelli presso Le Barche, presento il mio libro “Dizionario dell’Incoscio e della Magia” (Sperling&Kupfer). Tutti sono invitati e soprattutto, nessuno si senta obbligato a comprare.

Il pensiero del Giorno è di Aristotele: “Il compito degli esseri umani è quello di opporsi alla tracotanza”.

squali senza successo

L’ex direttore generale della Rai, Pier Luigi Celli, a pagina 25 del Corriere della Sera di oggi afferma: “E’ finita l’era degli squali, ora il successo passa dall’altruismo”. Premettendo che ho sempre avuto un buon rapporto con lui  quando era il mio diretto superiore, penso che gli “squali” vadano completamente estromessi dal cerchio sacro dell’umanità e credo che l’altruismo non porti al successo, perchè è esso stesso il Successo dell’Umanesimo.

Nell’Interiorità di Anima — “Immaginazione”

Immaginazione

… Per usare le parole di Gabriel García Márquez, la vita di una persona non è quello che è accaduto ma quello che ricorda e come lo ricorda… L’immaginazione non fugge in un altrove estraneo al mondo, al contrario penetra in esso, nelle sue piaghe segrete e ne svela la trama invisibile.

Carla Stroppa, Così lontano, così vicino, in AA.VV., Anima – Per nascosti sentieri, Moretti e Vitali, 2001, pag. 39

Immaginazione attiva

È soprattutto l’immaginazione attiva che ci permette di tradurre in un’immagine plastica e viva il messaggio irrigidito dal determinismo della materia, evitando ogni schematismo interpretativo. Ciò che dobbiamo domandarci è come la malattia viene vista dalla parte dell’anima e, se le immagini nascono dal paziente, egli le vivrà come un prodotto creativo della sua anima e le sentirà dense di significato. L’autore ci propone una tecnica, quella dei dialoghi scritti con i personaggi interiori di cui avvertiamo la presenza dietro alle nostre infermità, ma è importante trovare la forma più consona alla personalità del terapeuta e del singolo paziente.

Albert Kreinheder, Il corpo e l’anima, Moretti e Vitali, 2001, pag. 16

Immaginazione vera

Jung distinse vera e falsa immaginazione: la prima intesa a riconoscere la forma del diverso, l’altra a ridurre il diverso in forme subordinate e una prevaricante soggettività.

Francesco Donfrancesco, Tutto è pieno di dei, in AA.VV., Anima – Per nascosti sentieri, Moretti e Vitali, 2001, pag. 174

un giorno davvero triste

oggi è davvero un girono triste. in Pakistan i Talebani hanno “massacrato” una ballerina di danza rituale. sichiamava Shabana. Un’altra vittima della misogenia fondamentalista. Inoltre i Talebani hanno chiuso tutte le scuole per bambine. Che orrore. (leggi l’articolo sul Corriere della Sera di oggi, a pag. 15)

ai miei amici…

sento il bisogno di ringraziarvi tutti e tutte perchè il livello dei vostri contributi è davvero un FARMACO per la mia interiorità. Credo che tutti iniseme stiamo facendo una cosa Buona.

Gabriele

Nell’Interiorità di Anima — “Hestia”

Hestia è, nella mitologia greca, la personificazione divina del “focolare”, in special modo del fuoco domestico (come centro cosmico) e del fuoco sacro degli altari preposti ai sacrifici. Figlia di Crono e di Rea, sorella di Zeus, è la dea della purezza e della verginità, della santità e della stabilità della famiglia. Nel mondo latino sarà venerata col nome di Vesta.

Hestia Tamia

Per essere Hestia bisogna imparare a dire di no, dare a ciascuno la sua giusta misura e non di più, imparare a individuare coloro che non ne hanno mai abbastanza e controllare la loro voracità, perché la persona che non ha il coraggio di rifiutare non potrà impedire che vengano dilapidati i beni. Questo si applica alla vita domestica, ma ancor di più alla vita organizzativa, perché l’identificazione con l’organizzazione è generalmente meno forte dell’identificazione con la famiglia e il pericolo dello spreco è maggiore. Che si tratti di una segretaria che controlla i conti in uscita e l’inventario del materiale, di un impiegato che prende a cuore la conservazione degli attrezzi e dei veicoli o di un caporeparto che sorveglia da vicino gli interessi della “sua” compagnia, hanno tutti in comune il fatto di dover esercitare la vigilanza sul posto, al centro, nel cuore dell’organizzazione. Devono possedere uno spirito poco litigioso ma giusto e mantenere una certa severità, pur non guastando il clima di calore e di simpatia che permette di identificarsi con la propria impresa invece di contrapporvisi. La figura di Hestia spesso è incompatibile con quella del padrone, perché in genere questa funzione è dominata dalla figura di Zeus. Spesso è preferibile che una persona meno identificata con le politiche organizzative abbia l’incarico di farle rispettare. Sfortunatamente, le qualità specifiche alla Hestia non sono abbastanza riconosciute coscientemente né “ufficialmente”, sicché le persone che le sviluppano non sono ricompensate e remunerate di conseguenza. È l’organizzazione che ci perde.

Ginette Paris, La grazia pagana, Moretti e Vitalli, 2002, pagg. 124-125

il prossimo appuntamento

A Mestre,  presso la Libreria Feltrinelli, Centro Commerciale LE BARCHE – Piazza 27 Ottobre n. 1

il 16 gennaio, ore 17.30 – 19.00

presenterò il mio ultimo libro “Inconscio e Magia” ed. Sperling&Kupfer

(nessuno si senta minimamente obbligato a comprarlo)

La Grande Madre — Dove si esaminano i sotterranei di re Salomone e il mistero dell’Arca dell’Alleanza, sepolta e mai più ritrovata. Oppure…

Dopo aver narrato dei primi Templari e della Gerusalemme di Baldovino, continua il fantastico racconto dell’enigmatico signore incontrato a Chartres, “addentrandoci” nei sotterranei di re Salomone alla ricerca dell’Arca dell’Alleanza.

«Per molti anni il grande re Salomone edifica il suo tempio e quando è pronto così esclama:

Il Signore che fa brillare il sole nei cieli
per la sua dimora fra noi ha scelto l’oscurità.
Ecco, io ti ho costruito questa casa per tua dimora,
che sarà la tua abitazione per sempre.

(Libro dei Re, 8-12)

«In un passo precedente la Bibbia riporta che i sacerdoti e i leviti, alla presenza di tutti gli anziani di Israele, i principi delle tribù e i capi delle famiglie, hanno trasportato dentro il tempio l’Arca dell’Alleanza. Essa, contenente “anche” le Tavole della Legge, è stata collocata “nella parte più sacra, nel Santo dei Santi…”.
«Teniamo bene a mente questi due elementi. Dio per stare con il suo popolo ha scelto “l’oscurità” e l’Arca è stata riposta nella “parte più sacra”.
«Il sacro oggetto rimane custodito in questo luogo, dentro il tempio, ma non sappiamo esattamente dove, fino al 587 avanti Cristo, quando nel Paese giunge Nabucodonosor di Babilonia con il suo esercito in armi.
«Gerusalemme cade, dopo aspri combattimenti, in sua mano. I conquistatori bruciano il tempio con tutto quello che contiene, quindi in teoria, ma solo in teoria, anche l’Arca stessa. Tanto è vero che Nabucodonosor non ne fa mai alcun cenno. Eppure noi sappiamo che questa è il simbolo concreto dell’unità degli ebrei. Dunque Nabucodonosor conquista la capitale dei semiti, se ne gloria, ma non dice nulla dell’Arca, mentre si fa vanto di aver preso loro le insegne. È logico supporre che il signore di Babilonia non la citi per un semplice motivo: non l’aveva trovata. Per questo da allora tutti ne sono alla ricerca.
«Ma Salomone, nella sua invocazione, ci ha fornito una traccia, Appunto quando parla di Dio che ha scelto l’oscurità per stare con la sua gente, ovvero nella estrinsecazione visibile della divinità, appunto nell’Arca. Il re dei babilonesi non l’ha trovata perché era collocata in un luogo oscuro e sacro nello stesso tempo. È logico supporre che sia stata sotterrata, fin dalla sua prima collocazione nel tempio; ecco spiegata quell’oscurità della prima invocazione di Salomone.
«L’Arca è stata sepolta con le Tavole della Legge di Dio. È stata nascosta dentro il tempio, o meglio, nei suoi sotterranei.
«E Baldovino di Gerusalemme, quando arrivano i nove cavalieri, dove abita? Nel suo palazzo edificato sopra l’antico tempio, di cui conserva le antiche fondamenta. Ricordiamoci a questo punto che i nove cavalieri, appena giunti a Gerusalemme, si mettono a scavare nelle stalle, ovvero nelle fondamenta.
«Ecco che abbiamo finalmente scoperto il motivo di questo strano comportamento: cercavano l’Arca.
«La storia ufficiale ci dice che mettono sottosopra tutto, caparbiamente e senza tregua, notte e giorno, per nove mesi. Poi improvvisamente ripartono. Tutti e nove.
«Che cosa li ha spinti a ripartire improvvisamente? Forse hanno trovato quello che cercavano? E che relazione esiste – se esiste – tra quanto tentavano di reperire e le cattedrali gotiche? C’è una connessione. Ma per capirla occorre gettare uno sguardo, per la prima volta, dentro l’Arca.
«I Libri Sacri sostengono che contenesse le Tavole della Legge, ma di che Tavole si tratta? Non quelle con i dieci comandamenti, semplicemente perché Mosè le distrusse tornando dal monte Sinai, lanciandole contro il Vitello d’oro idolatrato dagli ebrei che avevano perso la speranza. E allora? Siamo apparentemente da capo. Ma solo apparentemente. Infatti ancora una volta ci soccorrono le Sacre Scritture. Nella Genesi infatti Dio afferma di aver “edificato” l’universo “con Numero, con Misura, con Peso”.
Ovvero con le coordinate dell’architetto. Il segreto della creazione del mondo è perciò nel Numero, nella Misura e nel Peso. E dove custodire un simile mistero architettonico se non nell’oggetto più sacro, appunto nell’Arca dell’Alleanza?
«Se i nove cavalieri hanno trovato qualcosa, se hanno trovato l’Arca, hanno trovato il Numero, la Misura e il Peso. Che, ricordiamolo ancora, sono gli strumenti principe degli architetti.
«Riflettiamo ancora un momento: il nucleo dei Templari abbandona precipitosamente Gerusalemme e ritorna in Francia e da questo momento nascono le cattedrali gotiche. Edifici immani che sono costruiti “magicamente” in brevissimo tempo in uno stile mai conosciuto prima.
«Magicamente.
«Misteriosamente.
«Ma il mistero è ancora tale alla luce di queste riflessioni?
«Numero, Misura e Peso. Gotico, ovvero magico. Connettendo questi termini forse si getterà un po’ di luce sul buio dei segreti. Occorre soltanto tracciare una lunga linea ideale che unisca Bernardo di Chiaravalle, i cavalieri del tempio, le cattedrali gotiche, l’Arca e il suo contenuto.»

Bibliografia consigliata

Sulle connessioni tra l’Arca dell’Alleanza e i Templari occorre vedere sempre Charpentier nei due testi già citati, I misteri della cattedrale di Chartres e I misteri dei Templari.
Sui rapporti tra esoterismo magico e architettura e formulazioni esoteriche è importante Oswald Wirth, I misteri dell’arte reale, Atanòr, 1977. Sullo stesso argomento Guglielmo Bilancioni, Architettura esoterica, Sellerio, 1991.

…ultime da Verona

Verona non è mai stata così bella ai miei occhi come giovedì scorso, inondata si sole e da un clima frizzantino che faceva venire voglia di andare a bere un buon bicchiere di prosecco franciacorta nelle numerose e straordinarie enoteche di questa città (e infatti non mi sono persa l’occasione!)

Nell’Interiorità di Anima — “Guarigione”

Guarigione (1)

Il processo di guarigione in senso vero è l’individuazione, che possiamo paragonare ad un ritorno a casa, una sorta di rinascita in un Sé autentico e completo. Il paziente non può scegliere di farlo né può essere istruito a farlo, perché non abbiamo a che fare con un processo logico, realizzabile con la forza di volontà o mediante qualche graduale processo razionale. Siamo in presenza di un miracolo della natura.

Albert Kreinheder, Il corpo e l’anima, Moretti e Vitali, 2001, pag. 17

Guarigione (2)

Ci sentiamo in qualche modo più sicuri se concepiamo il mondo secondo un modello razionale e meccanico, non rischiamo di restarcene a bocca aperta, pieni di timore, di fronte alle meraviglie che ci circondano. Si tratta di una scissione. Ci rifugiamo in una visione del mondo fredda e monotona, cauta, angusta, tristemente priva di rapporti con le infinite ricchezze che ci circondano, come se procedessimo in un tunnel. Una coscienza che abbia timore dell’immaginazione e dello slancio istintivo non può soffocare il corpo e ostacolare il processo di guarigione.

Albert Kreinheder, Il corpo e l’anima, Moretti e Vitali, 2001, pag. 33

Visita la pagina Nell’Interiorità di Anima, dedicata alle riflessioni dei più grandi sapienti e autori di tutti i tempi. Troverai la raccolta completa e ordinata alfabeticamente di tutte le citazioni presentate sul mio blog.

Il corpo e l’anima, di Albert Kreinheder, edito dalla Moretti e Vitali.

La Grande Madre — Dove prosegue il racconto dello sconosciuto, si arriva idealmente a Gerusalemme e compaiono i primi Cavalieri Templari

L’enigmatico signore, incontrato durante le mie riprese nella cattedrale di Chartres, dopo avermi narrato di Bernardo di Chiaravalle e della nascita delle cattedrali gotiche, continua il suo fantastico racconto portandomi nella Gerusalemme dei Templari.

«A meno che… cosa?» gli chiesi subito, spinto da qualcosa di più della semplice curiosità.
Nel dirgli questo scesi dal pozzo, dove mi ero comodamente sistemato e meccanicamente guardai l’orologio. Si erano fatte le tre del pomeriggio. Pensai alla mia troupe. Che fine avevano fatto i miei uomini?
Non feci in tempo a pormi la domanda che li vidi arrivare. Lavoretti in testa.
«Ti stavamo cercando» mi apostrofò «ma vedo che sei in buona compagnia, non è il signore che ti ha fermato nella cattedrale?»
«E lui, mi sta spiegando alcune cose che possono essere utili per il nostro lavoro» gli risposi quasi giustificandomi.
«Stai pure, noi andiamo in albergo. Ci vediamo stasera, abbiamo lasciato come d’accordo tutto il materiale di ripresa là dentro, domani dovremmo finire tutto.»
«Ok, ottimo.»
Salutarono e se ne andarono.
Rimasi solo con il mio interlocutore misterioso, che riprese subito: «Davvero è interessato a queste mie elucubrazioni? Perché tali sembrerebbero a chiunque. Insomma a qualsiasi intellettuale che sia imbevuto di positivismo scientista e acriticamente illuminista».
«Non è certamente il mio caso.»
«Lo so bene.»
«E allora? Cosa intendeva dire con “a meno che”…?»
Prese tempo: «Il clima è ancora buono, facciamo due passi per il paese. E, dato che lei ha molta pazienza, continuerò a raccontare. Ma occorre che lei faccia un salto di immaginazione.
Abbiamo capito che il sole entra in quella vetrata, come lei ha ripreso con le sue telecamere, per glorificare in eterno l’arrivo a Chartres di Bernardo di Chiaravalle. Ma non sta a significare soltanto questo. Che lei ci creda o meno, nella stessa ora e nello stesso giorno, nove cavalieri arrivarono alle porte della città sacra per antonomasia, Gerusalemme. Lei adesso deve trasferirsi con la mente in quella città. È pronto?».
Annuii.
E così, mentre me ne andavo in giro per Chartres, continuai ad ascoltare il racconto di quel signore di cui, appena tre ore prima, non conoscevo neppure l’esistenza.

«Le guardie alla porta nord del quartiere cristiano hanno già dato l’allarme. Da tempo segnali con specchi e fuochi hanno annunciato l’arrivo di alcuni guerrieri occidentali. Non c’è quindi ragione di temere, ma è pur sempre meglio stare vigili. Sono appena vent’anni che Gerusalemme è in mano cristiana e dal giorno stesso della conquista i musulmani hanno compiuto ogni sorta di scorreria e di sabotaggio, per rendere difficile la sopravvivenza del regno.
«Coperti di polvere, i cavalli schiumanti, armati pesantemente e con indosso cotte di ferro a tripla maglia, i guerrieri giungono all’ingresso. Si fermano e uno solo di loro si avvicina a un capo manipolo di guardia al pesante portale della città.
«”Sono Hugues de Payns, della contea di Champagne” dice con voce ferma “e con me ci sono altri otto nobiluomini e scudieri. Chiediamo di essere portati al cospetto di re Baldovino II, per grazia di Dio signore di Gerusalemme”.
«Il richiedente emana un’autorità e un’energia così evidenti che il capo delle guardie acconsente alla richiesta senza fiatare. Li conduce lungo la parte in ombra dell’abitato, attraverso la via Dolorosa, che costeggia la basilica del Santo Sepolcro, fino al palazzo regio.
«Senza alcuna formalità i nuovi venuti si trovano al cospetto di Baldovino. È sul trono da pochi mesi, ma ha già compiuto nove spedizioni contro i musulmani. Ha consolidato le frontiere e la sua fama. Di lui si narra che abbia messo in fuga una pattuglia di mamelucchi soltanto gridando a squarciagola, e che si sia estratto da solo una freccia che gli aveva perforato la gamba, all’altezza del ginocchio. È tarchiato e possente, non conosce paura e il suo soprannome “mano di ferro” parla per lui. E un nobile avvezzo a dare ordini, capace di tenere testa a imperatori e papi.
«Non appena i nove cavalieri gli giungono al cospetto, si alza in piedi, e ordina che siano rifocillati con i migliori cibi presso la grande tavola del concilio.
«”Vi ringrazio maestà” gli dice Hugues de Payns, fermando con un gesto i servi scattati per eseguire l’ordine del re “ma noi desideriamo per prima cosa spiegarvi i motivi della nostra venuta. Vogliamo essere utili al regno, aiutare i cristiani e soccorrere gli indifesi. Per questo siamo pronti a giurare obbedienza a voi e a Dio. Volete voi accoglierci?”.
«”Senza alcun dubbio” risponde il sovrano che subito stringe il cavaliere nelle sue braccia. Quindi accompagna tutti verso il grande tavolo presente nella stanza e finalmente gli uomini d’arme acconsentono a prendere delle bevande e del pane non lievitato.
«Durante il pasto Baldovino decide di affidare loro il compito di salvaguardare le strade della città e quelle che conducono fino a Giaffa. Poi decreta che sia loro assegnata la parte centrale del suo stesso palazzo con la disponibilità totale delle stanze e delle scuderie.
«I nove formano il primo nucleo di una confraternita di cavalieri destinata a divenire potente e famosa: i Templari. Saranno così chiamati proprio grazie al dono di Baldovino; il suo palazzo infatti, e perciò anche la parte loro assegnata, sorge sopra l’antico tempio di re Salomone.
«”Hugues sarà il primo maestro dell’ordine e come suo consigliere nominerà uno del gruppo, André de Montbard, zio di Bernardo di Chiaravalle.»
Una lunga risata interrompe il racconto dello sconosciuto: «Ma come, lei non nota nulla di strano in questi fatti, che per altro sono verissimi e riportati da tutte le biografie di Baldovino e dalle storie dell’ordine templare?».
Raccolsi l’invito e riflettei. Tutto mi parve perfettamente logico. No, non mi sembrava ci fosse nulla di misterioso.
«Be’, allora le fornisco un altro elemento. Pochi mesi dopo l’arrivo dei guerrieri a Gerusalemme, un viaggiatore di quei tempi, ovviamente al seguito delle crociate, Jean de Wutzburg, così descrive le stalle del palazzo di Baldovino, assegnate appunto ai nuovi venuti: “Si vede una scuderia di una capacità così meravigliosa e così grande che può alloggiare più di millecinquecento cavalli e millecinquecento cammelli. Peccato che dentro non ce ne sia neppure uno. Il terreno è infatti tutto dissestato. È come se in molti vi scavassero di continuo”. Il resoconto non prosegue perché il cronista fu “gentilmente” invitato a lasciare le stalle. Cosa che presumo fece di gran carriera. A questo punto si è accesa in lei una spia?»
Cominciavo a intuire. E lui se ne accorse: «Oh, finalmente! Ma l’intero episodio, almeno come ce lo fornisce la storiografia ufficiale, è tutto da ridere. Ma come? Nove cavalieri sconosciuti arrivano davanti al re di Gerusalemme e questo regala, come si fa con un monile, una parte intera del proprio palazzo e poi permette loro di scavare indiscriminatamente nelle stalle. Le domande che sorgono spontanee sono due. Perché un dono tanto spropositato e perché costoro si improvvisano minatori. Che cosa cercano? Ma se si può anche comprendere una generosità eccessiva, non appare logico che nove cavalieri, di cui uno, è bene non dimenticarlo, imparentato con il nostro Bernardo di Chiaravalle, si mettano a frugare in profondità il terreno di una enorme stalla. Il mistero è tutto qui. E se lei ha ancora pazienza glielo svelerò, anche se con l’intuito potrebbe esserci già arrivato».
Qualcosa si illuminò nella mia mente. Una specie di fiammella. Ma scoppiettante come un minuscolo bengala gettato nella mia logica razionale.
Lui se ne accorse subito. «Vedo che finalmente si è aperto un varco. La voglio riportare a Gerusalemme, ma non più all’epoca di Baldovino, bensì ancora più indietro nel tempo. Addirittura all’epoca di re Salomone, l’edificatore del tempio. La sua immaginazione è pronta per questo nuovo viaggio?»
Riprendemmo ad andare per Chartres sul filo di un itinerario fantastico, ma non troppo. Per me c’era molto da scoprire e ormai quei nove guerrieri-scavatori mi suggerivano mille interrogativi e mille risposte. Forse nessuna era giusta. Un vero rebus, che il mio cicerone esoterico ormai aveva fomentato in me come un fuoco di stoppie nella notte.
Ancora una volta mi predisposi avidamente all’ascolto.

Bibliografia consigliata

Sulla missione dei nove cavalieri a Gerusalemme è illuminante il già citato I misteri della cattedrale di Chartres di Charpentier. Inoltre è utile il saggio di Franco Monaci, I nove Templari e Baldovino di Gerusalemme, in Rivista di studi filosofici, 1955, numero VI.

…Verona

data la neve, spero di raggiungere Verona in tempi umani…

In viaggio per Verona

Carissime e carissimi,

sto per andare a Verona, dove mi fermerò fino a tutta domenica prossima (11 gennaio).

Vado a fare lezione al “Bernheim” e parlerò di come Jung si rapportava all’Arte Contemporanea e alla Sapienza degli Antichi.

Baci

n.b.

continuerò, comunque, a dialogare con voi

Aribaci

Gabriele

a proposito di sogni e film

Vorrei consigliarvi due film, secondo me non debbono sfuggire a delle persone sensibili. Parlo di “Si può fare” di Claudio Bisio e di “La felicità porta fortuna” di Mike Leigh.

Il primo tratta di una storia vera. La prima coperativa di “matti” che grazie alla legge 180 riescono a mettersi in proprio, superando ogni tipo di ostacoli, frapposti dai cosiddetti “normodotati”. Per me è un apologo sulla tolleranza e sull’accoglienza.

La pellicola di Leigh è un piccolo capolavoro. L’interprete principale è un’attrice straordinaria che riesce, come fanno i Sapienti, a far ruotare tutte le avversità verso la sfera del Bene. Un mosaico di situazioni in cui spicca la scena dove la protagonista, Poppy, si intrattiene con un “barbone fuori di testa”. Lui, in un croacervo di frasi apparentemente sconnesse, ad un certo punto le dice: “Lo sai, vero?”. Queste parole non si riferiscono a nessun discorso. L’uomo le tira fuori come da un dolore interiore e Poppy gli risponde: “Si, lo so”. Questo ‘lo so’ vuol dire ‘lo so, sento con te tutti patimenti e gli strazi degli innocenti, tutte le lacerazioni e le lacrime degli indifesi’. Una pagina di cinema destinata a durare nel tempo.

Mi permetto di consigliarvi di creare una piccola cineteca di film Belli & Buoni, dove potrete andare a rifugiarvi nei momenti di sangue nel cuore. Intendo quando questo sembra fuoriuscire per andare a congiungersi con l’acqua della malinconia.

Nell’Interiorità di Anima — “Emozione”…

Emozione (1)

… L’emozione infatti è la fonte principale della presa di coscienza. Senza emozione non c’è trasformazione delle tenebre in luce, dell’inerzia in moto. […] Un complesso è realmente superato soltanto quando lo si è consumato vivendolo fino in fondo…

Carl Gustav Jung, citato in John Weir Perry, Emozioni complessi relazioni, in AA.VV., Anima – Per nascosti sentieri, Moretti e Vitali, 2001, pag. 186

Emozione (2)

Queste profonde emozioni viscerali, del fegato, dei genitali, del cuore, queste risposte del sangue animale ci tengono in sintonia, in contatto con il mondo che ci circonda, con la sua bellezza… questi divini influssi, come Blake chiamava le emozioni, non sono nostri. Il desiderio, la rabbia, la paura e la vergogna sono echi dell’anima del mondo, il presentarsi nel mondo di qualità che danno al nostro corpo e al nostro spirito informazioni su come essere…

James Hillman, Politica della bellezza, Moretti e Vitali, 1999, pag. 64

Estasi (1)

La Luce Increata è l’Energia divina. Chi la contempla risente dapprima la presenza di Dio vivente. Questa sensazione dell’Immateriale è immateriale, intellettuale, ma affatto mentale. Essa rapisce l’uomo in un altro mondo con tanta potenza e sottigliezza che egli non si accorge del momento e non sa più se è nel suo corpo o al di fuori. Tuttavia egli ha del suo essere una coscienza più forte e più lucida, più profonda; nello stesso tempo, preso dalla dolcezza dell’amore divino, dimentica se stesso e il mondo; in ispirito, afferra l’Inafferabile, vede l’Invisibile e lo Respira.

Anonimo Maestro Spirituale, citato in Pietro Bornìa, Il Guardiano della Soglia, introduzione di Giuliano Kremmerz, Rebis, 1987, pag. 19

Estasi (2)

L’innamoramento si può a buon diritto considerare un’estasi, nel senso letterale, fisico-dinamico della parola, come ek-stasis, in quanto disloca il già dislocato, le due opposte tinture maschile e femminile, facendo intravedere al di là della loro opposizione l’androgino, il maschile nel femminile e il femminile nel maschile e la loro reciproca fusione.

Franz von Baader, Filosofia erotica, Rusconi, 1982, pag. 29

Nell’Interiorità di Anima — “Dolore”

Dolore (1)

Non si guarisce dai sintomi per tornare come prima, ma mediante il percorso nel dolore, che necessariamente implica un aspetto creativo e finalistico, ci si trasforma, si acquisisce uno sguardo più umano e profondo che consente di contenere la sofferenza e di scorgerne il valore.

Carla Stroppa, Così lontano, così vicino, in AA.VV., Anima – Per nascosti sentieri, Moretti e Vitali, 2001, pag. 44

Dolore (2)

“Tutta la vita è dolorosa.” Ed è proprio così. Se tentiamo di correggere il dolore, riusciremo solo a spostarlo altrove. La vita è dolorosa. Come si fa a convivere col dolore? Dobbiamo scoprire l’eterno dentro di noi. Disimpegnarci, ma anche tornare a impegnarci. Dobbiamo – e questa è una splendida formula – “prendere parte con gioia al dolore del mondo”.

Joseph Campbell, Riflessioni sull’arte di vivere, Guanda, 1998, pag. 105

Dolore (3)

Noi non riceviamo [dolori] più di quanto possiamo affrontare, anche se questo significa la morte. La guarigione non implica necessariamente rimanere in vita, ma avvicinarsi alla totalità, talvolta attraverso la morte, la guarigione finale. Qualunque cosa ci venga data appartiene al nostro destino e siamo in grado di prendercene cura.

Albert Kreinheder, Il corpo e l’anima, Moretti e Vitali, 2001, pag. 45

2 gennaio

Francamente per questo 2009 mi auguro che sui MEDIA trovino spazio le BUONE NOTIZIE.

C’è un vecchio e sciocco assioma giornalistico che sancisce alle GOOD NEWS un ostracismo perenne in quanto non interesserebbero. Sono di opinione completamente opposta e spero che le centinaia di atti fatti per il BENE e a favore degli altri, e che avvengono ogni giorno, possano trovare uno spazio adeguato.

Anzi, mi permetto di proporvi una sorta di raccolta delle buone notizie di cui siete a conoscenza o di cui avete letto.

Scrivetemi e le commenteremo insieme.

Ancora buon 2009

glp

La Grande Madre — Dove si riporta il racconto dello sconosciuto e il mistero della nascita delle cattedrali gotiche

Questo è il resoconto di quanto mi sentii dire all’inizio di quell’estate francese piena di incanti e segreti dall’enigmatico signore incontrato a Chartres.

«È mezzogiorno del 1118. Gli abitanti di Chartres sentono il rumore degli zoccoli di un potente cavallo. Chi sta arrivando di gran carriera?
«E un uomo forte e di bellissimo aspetto. Sicuramente un nobile. Ma porta le vesti dei cistercensi. Tutti si inchinano deferenti al suo passaggio. E l’abate di Clairvaux, Bernardo di Fontaines-les- Dison detto di Chiaravalle. La gente si inginocchia e guarda con ammirazione il cavaliere e il suo seguito. Infatti non è solo. È chi si muoverebbe mai in solitudine in questo secolo? Soltanto i diseredati espulsi dalla comunità, gli indemoniati e i pazzi. Con lui dunque cavalcano otto compagni, cistercensi di provata fede. Emanano energia e coraggio. Hanno appese alle selle bisacce ricolme di libri e poi ciascuno ha una spada e una corta lancia.
«Sotto le runiche indossano una corazza perché sono avvezzi nelle armi come tutti quelli di origine nobile. Sono sei anni che sono entrati nel monastero di Citeaux. Poi nel 1115 hanno seguito Bernardo in quello di Clairvaux. Lui è loro coetaneo, ma sicuramente il primo in eloquenza, saggezza, coraggio e abilità nelle armi. In questo paese ha fondato l’omonima abbazia che immediatamente è divenuta la più importante di Francia, e chissà, forse dell’intera cristianità. Da qui si è diffusa la sua leggenda, il mito del “grande abate”, che lo vuole alto come una quercia secolare, arguto più di un filosofo dell’antichità, coraggioso più di Orlando stesso. Inoltre è un illuminato. Questo si sussurra per ogni dove, fino a Roma, fino negli appartamenti del papa. Irradia una sorta di aura irresistibile che atterrisce gli ipocriti, i falsi, i bugiardi, i simoniaci, i bacchettoni. Le malelingue bofonchiano di strane pratiche, di libri segreti, di riti occulti. E poi questo gigante non fa altro che viaggiare per la Francia. Perché va tanto in giro? O meglio, perché si muove sempre in una zona circoscritta che va da Etampes a Parigi, da Rouen a Bayeux e infine da Evreux a Chartres, dove appunto è appena giunto?
«E un mistero.
«Ma gli infingardi non possono arrestare l’abate di Clairvaux.
Ha una missione da compiere. È la prima volta che arriva in questa cittadina.
«In alto, sovrastante le case, c’è una piccola collina. Una chiesa romanica in via di costruzione. Le mura sono state alzate su altre preesistenti. Si dice siano resti di antichi templi di druidi dove, nei secoli remoti, si officiavano occulti riti e segrete preghiere. Si mormora che qui giungessero dai tempi dei tempi migliaia di fedeli ancor prima della conquista di Cesare. E il flusso non si è arrestato neppure dopo. Non sono forse convenuti qui imperatori di Roma? A far cosa? A guarire di mali che sembravano incurabili, ma che pure si sono risolti in guarigioni inspiegabili. Ma allora che cosa accadeva nei tempi antichi da queste parti? Neppure i più inveterati chiacchieroni osano però sussurrare il nome di una pratica che, soltanto a proferirla, può condurre al rogo. Però ugualmente tutti pensano la stessa cosa: sulla collina si praticava la magia.
«È proprio su questo dosso che è arrivato il manipolo di cavalieri. Non esistono superstizioni che possano arrestarli.
«Per la verità i lavori della chiesa romanica sembrano andare a rilento. Pochi operai si danno stancamente da fare e le corporazioni artigiane non sono rappresentate che in minima parte. Tutti gli altri sono dediti ad altre faccende, insomma non c’è entusiasmo.
«Fino a ora.
«La voce dell’arrivo degli stranieri, che sono nove, è rimbalzata dovunque. Il grosso borgo è colpito come da una frustata. La gente esce di casa e si avvicina ai monaci. Come detto, la fama di Bernardo è vastissima.
«”Sarà proprio lui?”. “Ma qual è del gruppo?”. “È davvero il potente abate di Chiaravalle?”. “Che cosa vorrà da noi?”.
«Questi i bisbigli di quella gente variopinta, coperta da misere stoffe e da ogni genere di berretti. Soltanto i capi dei vari raggruppamenti dei “mestieri” sono vestiti dignitosamente. Comunque la povertà è tanta. Guerre e brigantaggio hanno piegato la Francia e le campagne sono le prime a risentire dell’indigenza.
«Improvvisamente quell’accozzaglia di persone stanche, spaurite, disincantate, è percorsa da un brivido d’eccitazione. Uno dei cavalieri si è tolto il cappuccio.
«Un volto vibrante osserva tutti, due pupille ardenti bucano la testa di ciascuno. Sembrano leggere nel pensiero. “È lui!”. “È lui!” si grida dovunque. Sì, è il grande monaco guerriero.
«Con un gesto della mano destra impone il silenzio. Quindi una voce calma, forte e melodiosa cattura l’attenzione di ciascuno:
“Già in altre dieci città di Francia si stanno innalzando cattedrali in nome di Nostra Signora. Volete voi costruirne una anche qui?”.
«”La stiamo edificando” replica con un filo di voce un mastro lastricatore.
«”Non va fatta più così” afferma imperiosamente il cavaliere “occorre che la dimora della santissima Maria svetti verso il cielo. Alzi le sue mura fino alle nuvole. Uno slancio totale deve portare le guglie direttamente fino ai santi e agli angeli. C’è bisogno di una casa che frantumi la materia e voli entusiasticamente sino alla Perfezione. È indispensabile forgiare un miracolo in terra. Volete voi questo? Siete pronti?”
«Un urlo rimbomba per Chartres. Una sola parola risuona come un grido: “Sì!”.
«Allora i monaci scendono da cavallo. Aprono le bisacce e prendono numerosi fogli. Sono piani tridimensionali che prevedono la costruzione di una chiesa immensa, davvero protesa verso l’infinito, come un canto gregoriano. Il giorno stesso iniziano i lavori.
«È l’undicesima cattedrale di Nôtre-Dame in quella zona. Tutte volute dall’abate di Clairvaux. L’evento straordinario non è nell’edificazione degli undici templi, che possono rientrare in un impeto mistico, eccezionale sì, ma non unico, bensì nella loro dislocazione sul territorio.
«Per capirlo occorre prendere una carta geografica della zona. Unificando con una matita le cattedrali volute da Bernardo si giunge a una constatazione che ha dell’incredibile. Le chiese sono collocate in terra come le stelle nella costellazione della Vergine. Come in cielo, così in terra!
«Un’opera e un lavoro da titani. Undici immani cantieri vengono aperti contemporaneamente per dar luogo a undici costruzioni che a loro volta riproducono la costellazione della vergine celeste, ovvero della Maria cristiana. Così facendo Bernardo ricongiunge il culto antichissimo del Femminile virgineo a quello del cattolicesimo. Mostrando di voler riportare il cristianesimo stesso in un alveo millenario e antichissimo, appunto quello della Nostra Signora, della Grande Madre. Ricordiamoci della invocazione di Apuleio, nell’Asino d’oro: “Madre di tutta la natura, sovrana di tutti gli elementi, origine e principio dei secoli, divinità suprema, regina dei Mani, prima fra i celesti, prototipo degli dèi e delle dee”. Per questo l’abate vuole che le varie Nôtre-Dame siano nella stessa disposizione speculare delle stelle. La Maria è Nostra Signora delle stelle, è lei, la signora del Femminile che torna nei secoli sotto un altro sembiante. È Iside, è Ishtar, è Morrighan, è Laima, è Artemide. È la stessa così cantata dal Tantra: “La donna è il creatore dell’universo. È il vero corpo dell’universo. Non c’è felicità come quella che dà la donna”.
«Ma non è tutto qui.
«Lo stile architettonico è completamente nuovo. È il gotico che si affaccia per la prima volta nella storia del mondo. Anche il più ufficiale dei testi di storia dell’arte data al 1130 la nascita di questo modello di costruzione.
«Il problema, irrisolto per la storia illuminista, è che nacque improvvisamente. Come un fungo.
«Eppure già in natura una pianta non può sorgere dal nulla.
Occorre che il bosco sia preparato da secoli di humus. Figuriamoci uno stile architettonico così complesso come il gotico.
«Siamo di fronte a edifici giganteschi, concepiti in modo nuovo e sublime. Eppure prendono corpo tutti e undici insieme. Ciò presuppone un esercito di ingegneri, architetti, disegnatori, muratori, vetrai, falegnami, piallatori e mille altre maestranze che in perfetta armonia decidono di mutare la propria vita, quella dei figli e dei figli dei figli. Sì, perché le undici Nôtre-Dame non richiedono il lavoro di una sola vita, ma di almeno tre generazioni e in alcuni casi anche di quattro o cinque. E quei progetti chi li ha forniti?
«Certamente Bernardo di Chiaravalle li ha “assegnati”. Ma chi è stato a idearli? E quanto tempo è stato necessario per concepirli? Anche qui ci sono volute generazioni di studiosi. A meno che… .
«E poi c’è dell’altro. Il gotico è contemporaneamente uno stile architettonico e una concezione del mondo. Le cattedrali sono grandi il quintuplo rispetto a qualsiasi altra chiesa dell’epoca. I piani. di edificazione sono laboriosissimi. Occorrono appunto decenni per mettere a punto una filosofia e una tecnica così sofisticata. Quindi, a rigor di logica, Bernardo e i suoi hanno avviato un lavoro concepito prima di loro. Ma chi erano questi “pensatori” occulti?
«E il termine “gotico” che cosa significa?
«Gotico in senso di “barbarico”, secondo la definizione spregiativa della storiografia rinascimentale. Oppure, facendolo derivare dal greco antico, ovvero dalla matrice goeteia, significherebbe magia, quindi magico. Oppure, ancora, potrebbe nascere dal termine goes, strega. O anche da goeteusis, sortilegio e addirittura da goeteuo, arte di affascinare. Il fascino è un modo di legare, abbindolare, unire. E l’arte del telaio, come afferma Elémire Zolla, è la tecnica del Femminile, del magico Femminile per eccellenza.
«Quindi squadre di architetti, tecnici e umili operai hanno lavorato per generazioni seguendo i dettami che altre generazioni, prima di loro, hanno segretamente preparato. Ha dell’incredibile.
«A meno che…»

A questo punto il mio affabulatore si interruppe improvvisamente. Aspettava evidentemente una mia reazione. Che fu istantanea.

Bibliografia consigliata

Sui rapporti tra cavalleria e magia occorre vedere Victor Emile Michelet, Il segreto della cavalleria, Basaia, 1985; Dominique Viseux, L’iniziazione cavalleresca nella leggenda di re Artù, Mediterranee, 1980.

1 gennaio

In un mondo dominato dalla violenza penso che sia il momento di creare una SINFONIA per un’umanità buona (per parafrasare quello splendido film “Le vite degli altri”).

E’ il tempo delle persone gentili, dei remissivi,  dei portatori di dono e quindi per il PER-DONO.

Dobbiamo stare insieme nel nome della COMPASSIONE e difendere chiunque chiede Amore.

Il filosofo sufi e poeta Ibn Al Farid scrive per tutti noi, attraverso i secoli, queste parole:

…chi non vuole farsi martire d’Amore

lasci l’Amore a chi sa amare.

Credo solo nel BENE.

glp

Nell’Interiorità di Anima — “Afrodite”

Magia di Afrodite…

Afrodite (1)

La sua magia risvegliava un desiderio languido in tutti gli esseri che sfiorava. Gioiosamente li invitava a unirsi in coppia.

Ginette Paris, La rinascita di Afrodite, Moretti e Vitali, 1997, pag. 44

Afrodite (2)

L’acqua che fluisce sui ciottoli suona come una musica, seducente, quanto il desiderio, e il suo fragore è tale che non si può udire null’altro. L’acqua penetra con cadenza ipnotica, la schiuma ci seduce, il mare ci abbraccia: è Afrodite che appare…

Ginette Paris, La rinascita di Afrodite, Moretti e Vitali, 1997, pag. 45

Afrodite (3)

Nata dal mare e figlia del cielo, ecco simbolizzati i due poli dell’energia di Afrodite: in quanto “marina” ella riconduce alle origini, alla coscienza arcaica del corpo, alla sua corrente energetica; in quanto “celeste” è veramente una “porta del cielo”. Gli animali marini che spesso le vengono attribuiti sono simbolicamente connessi ad aspetti particolari della vita sessuale: il delfino, con la sua straordinaria seduttività e giocosità.

Ginette Paris, La rinascita di Afrodite, Moretti e Vitali, 1997, pag. 47

Afrodite (4)

Afrodite educa i barbari alle gradevolezze dei profumi, al gusto per i fiori, all’eleganza degli abiti e alla raffinatezza dei monili, e il fondamento di questa educazione è l’arte d’amare […]. Sono l’architettura, la scultura, l’urbanistica, che testimoniano, attraverso la durevolezza della pietra, lo spirito di Apollo, mentre Afrodite promuove le manifestazioni passeggere, fugaci della bellezza. I begli abiti sono fatti per essere indossati e per usurarsi; i fiori, come la femminilità e il desiderio, vanno colti nell’attimo in cui sbocciano […]. In realtà non c’è una grande differenza tra il ricamare su una pietra con il cesello e il ricamo fatto con i fili di seta, se non che l’uno è destinato a vincere il tempo e a far parte della storia, mentre l’altro è destinato al godimento immediato, qui e ora, a riflettere il Divino attraverso l’espressione di gesti quotidiani che trasfondono così l’arte di vivere. Possiamo provare una certa tristezza davanti alla bellezza effimera, fuggevole, che si dissolve in fretta, ma Afrodite ci insegna ad accettare questa malinconia, perché da essa nasce il desiderio che la bellezza si riveli ancora e si trattenga con noi.

Ginette Paris, La rinascita di Afrodite, Moretti e Vitali, 1997, pagg. 51-52

Vedi la recensione del testo di Ginette Paris, La rinascita di Afrodite, edito dalla Moretti & Vitali.