La trama nascosta del mito – Eros

L’aspetto fondamentale da capire è che Eros non è solamente ciò che noi intendiamo per “erotico”. Eros è quello che permette, a noi esseri umani, di stabilire relazioni, di stabilire amicizia e affetto tra di noi; tutto questo è Eros. Eros è tutto ciò che lega, è il mastice che ci consente di avere rapporti. Eros si porta agganciato a sé il mito di Afrodite, che in una parte del mito è la madre, mentre in un’altra parte è figlio di Poros e Penia (vedi, a proposito, Simposio di Platone), tutto e nulla, la grande ricchezza e il vuoto; di questo non bisogna meravigliarsi perché i miti hanno varie sfaccettature. La sessualità, appunto, è sempre guidata da Eros, ma da un’altra aggettivazione di Eros: la parte di Eros che è più vicina a sua madre Afrodite, perché la dea delle sessualità e della sensualità è proprio Afrodite. Eros è  tutt’altro: è come il lavoro della merlettaia che unisce vari ambiti di tessuto e li lega insieme. Questo è Eros. Mi rendo conto che Eros spaventa tutti perché Eros è la passione, e quando ti colpisce con la sua freccia dalla punta d’oro nessuno può resistergli. Ecco perché le persone, a volte, si possono innamorare di altre o di altri completamente “strampalati” rispetto a loro. Ecco perché, in “L’Angelo azzurro“, il professore di greco finisce per fare “chicchirichì”, perché è stato colpito dalla freccia di Eros. Tutto questo può sembrare allora un grande male. E non è così. Il vero grande male è non essere colpiti da quella freccia, perché allora significa essere presi di mira sempre da Eros, ma dalla sua freccia con la punta di ferro: quella che non fa mai più innamorare. E non avere pene d’amore, anche secondo Shakespeare, che prende appunto spunto da questo mito, è il peggiore di tutti i mali. Perché si diventa uomini o donne di potere. E quelli che sono uomini o donne di potere si dedicano a ciò che secondo Platone era esecrando: la politica.

Libri consigliati:

Giovanni Reale, Eros demone mediatore, Bompiani, 2005.

Ginette Paris, La rinascita di Afrodite, Moretti & Vitali, 1997.

Thomas Moore, Lo spirito del sesso, Sonzogno, 1998.

Vedi inoltre:

Nell’Interiorità di Anima – Eros (1)

Nell’Interiorità di Anima – Eros (2)

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La trama nascosta del mito – Odio

La trama nascosta dell’odio è incredibile per noi contemporanei. Perché noi abbiamo esaltato tutto quello che invece per gli antichi greci era molto sospetto. Non esecrando, ma sospetto.

Ad esempio, Cratos, che è la potenza, Bia, la forza, Nike, che è la vittoria, e Zelos rappresentano per noi elementi importantissimi, fondamentali e determinanti; potenza, forza, zelo, essere sempre vincente, sono tutti fattori esaltati della cultura degli ultimi secoli, in particolare da quando l’occidente ha cominciato ad essere predominante nel mondo. Nel mondo greco sono tutti figli di Stigeo, figli molto importanti perché poi aiutano gli dei a sconfiggere i Titani, ma Stigeo vuol dire “Odio”. Quindi erano tutti figli di Odio. Da una parte hanno perciò una valenza positiva, tuttavia gli antichi greci non si nascondevano che è impossibile vincere senza odiare, ed è impossibile essere potenti senza odiare, ed è impossibile esercitare costantemente la propria forza senza odiare, ed è impossibile essere zelanti senza odiare – zelanti, ovviamente, fino al maniacale – tutto questo non è realizzabile senza odiare. Quindi, quando noi parliamo di vittoria, dobbiamo ricordare che dietro c’è sempre un odio potente. Quando parliamo di un potere forte dobbiamo essere consapevoli che dietro c’è un odio molto potente. E sappiamo, altresì, che senza quell’odio potente le persone non riuscirebbero ad affermarsi, non ci sarebbe potenza e voglia di vincere. E tutti finirebbero per stare in una sorta di tedio. È ambivalente, insomma: attraverso il mito di Stigeo sappiamo che è importante essere forti, zelanti, e vincenti, ma dobbiamo essere attenti, e saper “guidare” il mito in noi senza esserne travolti.

Libri consigliati:

Luigi Zoja, Storia dell’arroganza. Psicologia e limiti dello sviluppo, Moretti & Vitali, 2003.