Ancora su “Maleficent”: la simbologia antica del femminile.

Il film Maleficent della Disney regia di Robert Stromberg,
interpretato magistralmente da Angelina Jolie, oltre ad essere
geniale per la storia inaspettata della bella addormentata nel bosco
e per i grandiosi effetti speciali e’ un vero crogiolo di simboli
archetipici del femminile.
Innanzitutto la protagonista, una fata dalle grandi ali, è un simbolo
che riemerge dalla preistoria e dalla più importante divinità che
veniva adorata 5.000 anni a.C., la dea madre, o dea uccello. La
caratteristiche principale dell’antica dea era la forma di uccello, è
possibile rendersi conto dagli studi dell’archeologa Marija Gimbutas
(1), che ritrova molte statuette votive con le ali, il becco e talora le
zampe, alle quali si accompagnano spesso attributi simbolici legati
alla gestazione e alla generazione come il ventre gravido e i seni
colmi di latte, simbolicamente legati al nutrimento. La dea madre è
ovviamente legata alla terra alla sua capacità nutritiva e generativa
e alla natura, in quanto tale è dea sovrana degli animali e della
vegetazione e come Malefica del film, difende le sue creature e le
ama profondamente. Nel film la protagonista nutre anche
fisicamente la bambina con un biberon a forma di rosa, la cui natura
morbida e vellutata richiama le sensazioni piacevoli del seno
materno. Nel film ci stupisce come una creatura dolce e sensibile,
una fata buona, si trasformi in una figura terrificante e cattiva. La
dea madre primitiva era infatti sia buona che cattiva, proprio come
lo è la natura, la quale può ristorare, avvolgere piacevolmente, farti
commuovere dalla bellezza e dal suo profondo sentimento, ma ha
in se un potere distruttivo tremendo attraverso gli eventi naturali
quali il temporale, il terremoto, gli uragani, il fuoco, i vulcani. Nulla di
strano, quindi, se un personaggio femminile con le ali e immerso
nella sovranità della natura contiene sia il bene che il male. Quando
la forza della natura serve per contrastare il potere, il tradimento e
la malvagità umana esso diventa quasi indispensabile per riportare
l’ordine. Tutte le grandi divinità femminili arcaiche hanno questa
doppia natura da Ishtar, dea babilonese sia dell’amore che della
guerra, Iside, madre, moglie, temuta maga, Atena, la dea greca
protettrice di Atene, delle arti e dei mestieri ma anche feroce e
spietata dea della guerra, Ecate, la dea oscura della magia, potente
e mortifera allora stesso tempo. Del resto senza la morte non ci
potrebbe essere nuova vita e per la natura entrambe diventano
indispensabili. Ma la figura che più si associa a Malefica, è Lilith, la
precedente moglie di Adamo, alla quale Dio uccise i figli a
tradimento perché non voleva ubbidire al marito, divenne così uno
spirito terribile, una signora dell’aria. Malefica nel film viene
anch’essa tradita ingiustamente, sedotta, abbandonata e poi
mutilata malvagiamente dall’uomo che amava, Stefano, che le taglia
le ali per avere lo scettro del re. Un classico elemento archetipico di
un tipo di maschile dedito al potere, spietato e anaffettivo ma che sa
sedurre le donne per poi tarpar loro le ali. Questo maschile tuttavia
si perde nelle sue ossessioni di potere e, proprio come nel film,
spesso perde lucidità e stima a causa del suo unico delirio di
potere, diventa avido e senza cuore. Nel film Re Stefano rifiuta
persino di andare a salutare la moglie morente che lo supplica e
quando rivede la figliola dopo sedici anni, prende il di lei abbraccio
in modo distaccato, e brontolando riprende la strategia bellica con i
suoi consiglieri.
Malefica lancia il suo anatema al battesimo della figlia del Re
Stefano, ma si accorge ben presto di amare la bambina e se ne
occupa diventando una meravigliosa madre putativa, discreta,
protettiva. Emergono le caratteristiche materne positive
dell’archetipo femminile l’importanza del nutrimento, della cura,
della protezione attenta ma anche del affetto profondo e viscerale
che cambia l’animo anche della madre e ne trasforma il suo rancore
in desiderio di bellezza e di affetto. La barriera di spine gigantesca
che divide i due regni quello delle fate da quello degli uomini è un
simbolo meraviglioso che suggerisce quando l’animo e l’istinto ferito
diventino fragili e vadano protetti dal mondo, ciò implica l’isolamento
del mondo dell’anima, e, come nel film un inaridimento, uno
spegnersi della vitalità, degli spiriti buoni, degli animali, felici, della
natura rigogliosa, questo capita anche a noi dopo un tradimento e
un trauma doloroso: ci si isola e ci si difende, è inevitabile.
Un’altra figura maschile è l’aiutante di Malefica, il corvo che lei
trasforma in uomo. Egli diverrà le sue ali, i suoi occhi, la sua lunga
mano. All’inizio è una figura maschile dominata dal femminile e agli
ordini di lei, ma lentamente egli partecipa al dolore di Malefica, la
consiglia, la rimprovera e alla fine si intravede una collaborazione e
un gioco affettuoso tra i due.
La fanciulla Aurora, figlia di re Stefano, ma che viene allevata nel
mondo fatato da tre fatine confusionarie e divertenti, è la
rappresentazione dell’anima, un nuovo sentimento, un nuovo affetto
che apprezza la spontaneità e la bellezza del mondo naturale degli
istinti e della natura ma che ha bisogno di tornare dal padre che l’ha
generata per unire ciò che è stato diviso. La fanciulla nella mitologia
è sempre il simbolo dell’anima è quella parte di sentimento e di
spontaneità presente nell’essere umano, senza la quale ci
ridurremmo adulti cinici e insensibili, è un nuovo principio della
coscienza, un principio trasformativo, una nuova forma capace di
unire i due mondi quello della ragione e dell’anima e diventare
regina di entrambi. Cosi come la figlia di Afrodite, dea dell’amore e
Ares, dio della guerra si chiamava Armonia, cosi Aurora nel film
Maleficient, porta la pace nei due regni, ma anche nel cuore di
Malefica.
Il mondo imbruttito dalla sete di potere può essere salvato da una
fanciulla, da un sentimento nuovo che sgorga dal femminile da un
rapporto di amore rigenerato tra madre e figlia e da un sentimento
di rispetto e di ammirazione per il mondo naturale e fu cosi, come
dice Jean Bolen, che “ Saranno le donne a salvare la terra.” (2).
(1) Il linguaggio della dea Marija Gimbutas Ed Venexia
(2) le dee dentro la donna jean S. Bolen atrolabio ed.

Emanuela Pasin

Il metodo della consapevolezza per alleviare disagi quotidiani e prestare attenzione al presente: mindfulness

 

Affonda le sue radici nella meditazione orientale, ma non ha niente a che vedere con la religione. Non è una psicoterapia né una tecnica di rilassamento, anzi stimola la concentrazione e la percezione di ciò che accade nel presente. La sua diffusione nel mondo occidentale si deve a Jon Kabat-Zinn, medico statunitense e che ha sdoganato questo metodo partendo dal sistema sanitario pubblico prima americano quindi inglese. Il termine è difficilmente traducibile in italiano (quello che gli si avvicina di più è ‘consapevolezza’), una tecnica che sta trovando applicazione in diversi settori: luoghi di lavoro, promozione della salute, vita di relazione, carceri, scuola, vita privata. Una filosofia di vita, una dimensione spirituale laica.

Il concetto di Mindfulness deriva dagli insegnamenti del Buddismo (Meditazione Vipassana), dello Zen e dalle pratiche di meditazione Yoga, ma solo nel corso degli ultimi due decenni questo modello è stato utilizzato come paradigma autonomo in alcune discipline psicoterapeutiche occidentali, in particolare in quella cognitivo-comportamentale che se ne avvale con approccio integrato. La meditazione e delle prospettive basate sulla Mindfulness, in setting individuali o di gruppo, ambulatoriali o in pazienti ospedalizzati, trovano applicazioni cliniche nella prevenzione e la cura di problemi legati allo stress e alle malattie psicosomatiche, nei disturbi d’ansia, nel disturbo ossessivo-compulsivo, la depressione cronica, l’abuso di sostanze, i disturbi alimentari, le tendenze suicidarie e il disturbo borderline, i deliri psicotici, come pure nel caso di disturbi di tipo medico (oncologia, psoriasi, dolore cronico) permettendo lo sviluppo di protocolli e modelli terapeutici validati di provata efficacia tra i quali la Mindfulness-Based Stress Reduction, la Mindfulness-Based Cognitive Therapy, la Dialectical Behaviour Therapy, l’Acceptance and Commitment Therapy e la Compassion Focused Therapy.

La Mbsr (Mindfulness based stress reduction) ad esempio è volta a ridurre l’impatto dello stress quotidiano tramite la pratica della consapevolezza. Si parte riattivando la capacità di mettersi in ascolto, non di qualcuno o qualcosa, ma di se stessi e del proprio corpo, delle sensazioni che ci manda, gradevoli o sgradevoli, imponenti o insignificanti: caldo, freddo, prurito, pressione. E se la mente si distrae, perdendosi in pensieri, ricordi o progetti, con pazienza la si riporta sulla parte del corpo che si sta “ascoltando”. Poi si passa all’osservazione del respiro. Si passa poi ad esplorare altri gesti quotidiani e “scontati”, come camminare, mangiare o guidare la macchina, attività che solitamente svolgiamo automaticamente. Infine si passa al pensiero, all’ascolto consapevole del suo flusso incessante, e a tutte le sensazioni che arrivano dall’esterno.

In Gran Bretagna è nato un gruppo interparlamentare a supporto di questa disciplina. Quando qualche anno fa ero Primario Psichiatra al Royal Free Hospital di Londra (quindi nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale) offrivo le sedute di mindfulness come opzione terapeutica accessoria abituale nei casi indicati, con ottimi risultati. La medicina ufficiale italiana, con un po’ di ritardo, come sovente accade, ne sta oggi lentamente riconoscendo l’efficacia ed utilità.

Massimo Lanzaro

 

Il tema della resilienza: “Alla ricerca della felicità”

Didier Pieux, direttore dell’Istituto francese di terapia cognitiva a Lione ha recentemente parlato della sindrome di Mosè: il rifiuto del reale al punto di esigere che una strada cittadina ci si aprisse davanti come il Mar Rosso per permettere di sottrarsi rapidamente al traffico.

In effetti la società della soddisfazione immediata sembra aver accresciuto la fragilità dell’essere umano che diventa sempre meno capace in genere di sopportare le frustrazioni. Il contrario (più o meno) viene chiamato oggi dagli psicologi: resilienza.

Resilienza è un termine derivato dalla scienza dei materiali e indica la proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione.

In psicologia connota proprio la capacità delle persone di far fronte agli eventi stressanti o traumatici e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinanzi alle difficoltà, di saper trasformare un evento critico potenzialmente destabilizzante in un motore di ricerca personale che consente di riorganizzare positivamente l’esistenza grazie all’avvio di un progetto di vita capace di integrare le luci con le ombre, la sofferenza con la forza. Implica la possibilità di trasformare un evento doloroso o più semplicemente stressante in un processo di apprendimento e di crescita.

La letteratura psicologica sulla resilienza a partire dai primi lavori pionieristici di Emmy Werner ha quindi cercato con di individuare cosa caratterizza gli esseri umani resilienti, quali sono i fattori protettivi e i percorsi che permettono l’avvio di processi positivi quando si incontrano condizioni di vita eccezionalmente critiche.

La ricerca della felicità (The Pursuit of Happyness) è un film del 2006 diretto da Gabriele Muccino. È basato su una storia realmente accaduta a Chris Gardner. Nelle didascalie finali del film viene raccontato che dopo l’ottimo inizio carriera, nel 1987 ha fondato l’azienda di investimenti Gardner Rich. Nel 2006 ha venduto il suo pacchetto azionario dell’azienda Dean Witter nel corso di un affare multimilionario. Nella scena finale, compare il vero Chris Gardner, in giacca e cravatta.

Analizziamo i fattori psicologici coinvolti nella storia di Gardner basandoci sulla narrazione filmica. Nel 1981 a San Francisco, Chris Gardner (Will Smith) cerca di sbarcare il lunario vendendo una partita di scanner per rilevare la densità ossea acquistata con i risparmi di una vita. Le vendite tuttavia latitano: molti medici ritengono il macchinario eccessivamente costoso o inutile. La situazione economica si fa sempre più disperata per Chris e la sua famiglia, composta dalla moglie Linda (Thandie Newton) e dal figlio Christopher (Jaden Smith, figlio di Will Smith anche nella realtà).

Avere un alto livello di resilienza non significa affatto non sperimentare le difficoltà o gli stress della vita ed è il caso del nostro protagonista, le cui difficoltà se possibile continuano ad aumentare. Un giorno Chris vede un broker arrivare al posto di lavoro con la sua Ferrari e decide di provare a diventare anche lui consulente finanziario per la medesima azienda. La moglie, esasperata dalle privazioni, lo lascia.

Di nuovo, avere un alto livello di resilienza non significa essere infallibili ma disposti al cambiamento, alla rinuncia, all’accettazione quando necessario; disposti anche a pensare di poter sbagliare, ma anche di poter correggere la rotta. Infatti Chris conserva una visione positiva di sé ed una buona consapevolezza sia delle abilità possedute che dei punti di forza del proprio carattere. La capacità di porsi nuovi traguardi e di pianificare passi graduali per il loro raggiungimento lo porta ad entrare come stagista alla Dean Witter, dove però non gli viene fornito alcuno stipendio: deve affrontare un corso non pagato della durata di sei mesi alla fine del quale solo un aspirante broker dei venti partecipanti verrà assunto.

Compito degli stagisti è contattare quanti più clienti possibile e “chiudere” il maggior numero di contratti. Chris viene sfrattato da casa perché non paga l’affitto; allo stesso modo, gli viene confiscata l’automobile per una serie di multe non pagate. Si trasferisce in un motel poco distante, ma il proprietario dopo settimane di inutili richieste di pagamento gli farà trovare la serratura cambiata e i suoi averi fuori dalla porta.

Chris non si perde d’animo, mantiene adeguate capacità comunicative e di “problem solving” e continua imperterrito a cercare ogni giorno assieme a Christopher i soldi per mangiare e dormire, passando molte notti nei dormitori per senzatetto e addirittura nel bagno della metropolitana.

Nonostante tutto persiste in lui una buona capacità di controllo degli impulsi e delle emozioni. Si divide tra la vendita degli ultimi due, tre scanner rimastigli, il lavoro in azienda e la cura del figlio. Alla fine del corso semestrale, gli verrà comunicato che è proprio lui il candidato scelto per l’assunzione. La sua gioia sarà incontenibile e potrà tornare ad avere una casa e una vita dignitosa, ovvero ciò che tanto desiderava.

Massimo Lanzaro

 

Lezioni di vita

È un peccato che noi teniamo conto delle lezioni della vita soltanto quando non ci servono più a niente”.

Carl Gustav Jung

Cambiamento

Ogni cosa invecchia, ogni bellezza appassisce, ogni colore si raffredda, ogni luminosità si affievolisce, e ogni verità diventa stantia e banale. Perché tutte queste cose hanno assunto una forma, e tutte le forme si logorano con l’usura del tempo; invecchiano, si ammalano, si frantumano e diventano polvere. A meno che non cambino».

Carl Gustav Jung

La sindrome acuta da stress descritta nel film “Nottetempo”

Nottetempo è l’opera d’esordio di Francesco Prisco con Giorgio Pasotti, Nina Torresi, Gianfelice Imparato, Esther Elisha e Antonio Milo, che arriva in sala il 3 Aprile.

Una corriera si rovescia sul lato della strada e l’incidente fra incontrare tre persone che sembrerebbero non avere nulla in comune: un poliziotto intransigente, una ragazza innamorata e un cabarettista in difficoltà. “Da quel momento il destino si diverte a imbrogliare la sua tela, facendo leva sul caso come sulla volontà degli uomini” – ha detto qualcuno.

Attingendo sia alla poetica del caso (e del perdono) di Krzysztof Kieslowski che alle trame triangolari di Guillermo Arriaga la regia si ispira chiaramente a quella di Nicholas Winding Refn (come lo stesso Prisco ci dice con la dovuta umiltà in conferenza stampa). Tuttavia troppi snodi della trama, che ad un certo punto volge decisamente verso il noir, risultano poco chiari; molti antecedenti vengono omessi, lasciando lo spettatore più confuso che persuaso. In un certo senso c’è un aspetto dove questo film è invece quasi infallibile: quella che dovrebbe essere la metafora dell’incrocio di destini ad un medico potrebbe sembrare semplicemente la descrizione di una sindrome a lui familiare: l’ASD. E lo stesso medico potrebbe facilmente riconoscerene i sintomi nei tre protagonisti.

In psicologia e psichiatria il Disturbo Acuto da Stress (o ASD, Acute Stress Disorder) è la sindrome clinica acuta che, in alcuni casi, può conseguire a breve termine all’esposizione o al coinvolgimento in eventi “estremi”: traumi, catastrofi, incidenti o atti di violenza. Oltre che le vittime primarie, anche i soccorritori che sono coinvolti in situazioni critiche possono in alcuni casi sviluppare tale sintomatologia.

Massimo Lanzaro

Grandi rinnovamenti

I grandi rinnovamenti non vengono mai dall’alto, ma dal basso, come gli alberi non crescono dal cielo, ma dalla terra, per quanto i loro semi cadano in origine dall’alto.

Carl Gustav Jung

Subpersonalità

Le diverse autoimmagini che noi abbiamo di noi stessi costituiscono altrettante nostre personalità. In psicologia si parla di subpersonalità. Ognuna a seconda degli ambienti in cui ci troviamo… Con tutte le persone e le situazioni con cui si viene a contatto. Situazioni diverse, personalità diverse, autoimmagini diverse.”

Giulio Cesare Giacobbe

Psichiatria, con il Dsm-5 tutto ciò che piace diventerebbe disturbo mentale

La nuova versione del Manuale diagnostico dei disturbi mentali divide. Il Velino incontra Massimo Lanzaro, medico, psichiatra e psicoterapeuta

Qualcosa sta cambiando negli studi della mente. A maggio negli Stati Uniti (edito da Penguin) – l’anno prossimo in Italia -, sarà pubblicata la quinta edizione del Dsm, conosciuto come il Manuale diagnostico dei disturbi mentali, varato dall’Apa, l’Associazione americana di Psichiatri. A distanza di dieci anni dall’ultima versione – la prima risale al 1952 –, il frutto della task-force che ha interessato 1500 scienziati di 39 Paesi, anticipato da alcuni focus online, ha scosso il mondo medico. L’accusa più grande è che si “medicalizza la normalità”. Il Velino ha incontrato Massimo Lanzaro, napoletano classe 1971, medico, psichiatra e psicoterapeuta. E’ stato primario (al Royal Free Hospital di Londra) e direttore sanitario in Italia e in Inghilterra. E’ autore di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali ed internazionali. E’ membro dell’International Association for Jungian Studies. Attualmente scrive sulle riviste “B-liminal” e “N9ve”, sulla CG Jung Page e collabora con il Centro Raymond Gledhil di Roma e con l’Università del Cile.

 

Il Dsm è davvero la bibbia della diagnosi per psicologi e psichiatri?

“I criteri diagnostici del Dsm, costruiti su base statistica, sono essenziali per la sperimentazione farmacologica e perché un sistema classificatorio descrittivo dovrebbe essere compatibile con teorie diverse e quindi consentire di conciliare diverse scuole di pensiero: psichiatri più orientati sul versante neurobiologico, psichiatri e psicologi ad indirizzo psicoanalitico, quelli di matrice cognitivo-comportamentale etc. In altre parole, la sfida delle ultime edizioni del Dsm (due, anzi quattro se si considerano le revisioni: Dsm-III del 1980, Dsm-III-R del 1987, Dsm-IV del 1994, e Dsm-IV-Tr del 2000) è stata quella di tentare di far andare d’accordo tutte le scuole e i paesi del mondo, permettendo quindi la comunicazione tra operatori diversi, basandosi solo sull’aspetto esteriore dei sintomi, senza ipotesi teoriche sottostanti. Tuttavia questi criteri dovrebbero essere usati con cautela in clinica e nella pratica quotidiana, non certo come ‘una bibbia’. Quando lo psichiatra incontra una persona dovrebbero essere considerati solo come un orientamento, un’indicazione di possibilità, magari un punto di partenza”.

 

Quanto è vera l’accusa mossa al Dsm-5 di spingere i medici ad un’eccessiva prescrizione di farmaci?

“Il Dsm-5 effettivamente potrebbe produrre secondo alcuni un incremento di nuove diagnosi con un aumento della medicalizzazione della normalità, il che, se accadesse, sarebbe fonte di ingenti proventi per l’industria farmaceutica. Questa tendenza è stata in verità documentata nel 2011 in un importante saggio della prof.ssa Marcia Angell, che insegna ad Harvard e non si può dire sia l’ultima venuta, perché tra le altre cose ha diretto quella che viene considerata una delle più importanti riviste mediche del mondo: il New England Journal of Medicine. Il saggio è intitolato ‘L’epidemia di malattie mentali e le illusioni della psichiatria’…”

Quali sono i comportamenti considerati prima normali ed ora catalogati dal Dsm-5 come disturbi su cui intervenire?

“Elenco alcuni di quelli che ha segnalato Allen Frances (uno dei capi delle task force dei due precedenti Dsm). Il disturbo di disregolazione dirompente dell’umore: in un certo senso gli scatti di rabbia potrebbero diventare un disturbo mentale. Il normale lutto diventerà Depressione maggiore (l’elaborazione normale di un lutto non va curata con i farmaci ma l’uso di una diagnosi potrebbe indurre i medici a fare il contrario). Le normali dimenticanze e debolezze cognitive senili saranno diagnosticate come Disturbo neurocognitivo minore, creando potenziali falsi allarmi in persone che non svilupperanno mai una demenza vera e propria. A causa dell’abbassamento della soglia dei criteri del Binge Eating Disrder (Disturbo da alimentazione incontrollata), abbuffarsi di cibo dodici volte in tre mesi (magari segno di cospicua golosità) potrebbe condurre ad una diagnosi”.

 

E’ solo la spinta ad un abuso di farmaci ad aver scosso la comunità medica mondiale, o il Dsm-5 presenta altre novità discutibili?

“La diagnosi di Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) dell’adulto subirà un’ulteriore ascesa, con aumento potenziale dell’abuso di stimolanti nel mercato parallelo delle droghe da strada. Contrariamente a quanto si era pensato per il fatto che veniva introdotto il concetto di ‘spettro’, i diversi criteri diagnostici dell’autismo, per il modo con cui sono stati specificati, abbasseranno i tassi di questo disturbo nella popolazione (del 10% secondo la task force del Dsm-5, o del 50% secondo altre fonti). Un rischio è, ad esempio, che vengano tolti a molti bambini gli insegnanti di supporto che sono fondamentali nelle fasce deboli. L’introduzione del concetto di ‘dipendenze comportamentali’ potrà subdolamente favorire una cultura secondo la quale tutto quello che semplicemente ci piace diventa un disturbo mentale; occorrerà forse stare in guardia dall’uso sconsiderato di diagnosi quali dipendenza da Internet o dal sesso, nonché dai costosi programmi di trattamento che potrebbero essere proposti per questi ‘nuovi pazienti’. Il confine tra il Disturbo d’ansia generalizzato e la normale ansia quotidiana, che è già poco delineato, lo sarà ancor meno, col risultato che vi saranno molte più persone alle quali verrebbero prescritti farmaci ansiolitici che, come è noto, creano dipendenza e assuefazione”.

Qual è il peso del mondo anglosassone sugli studi italiani di psichiatria?

“In realtà la comunità anglosassone subisce una discreta influenza dalla cultura americana, che si riverbera in un certo qual modo sulla comunità scientifica italiana. Fino a quando in psichiatria e psicopatologia dominava la cultura tedesca, le classificazioni dei disturbi psichici erano le più precise e ordinate possibili, saldamente fondate sui pilastri epistemologici della medicina. Il tentativo era quello cioè di raggiungere prima o poi una classificazione che rispecchiasse allo stesso tempo i fondamenti della medicina e l’ordine della natura, così come botanici, entomologi, biologi erano riusciti a fare con le specie viventi. Dopo la seconda guerra mondiale però, quando il testimone passò, in psichiatria, alla pragmatica cultura nordamericana, le cose cambiarono. Da allora ad oggi i modelli e le classificazioni adottate dall’Apa si sono rapidamente diffusi nel mondo intero, diventando la nosografia di riferimento”.

Qual è lo status quo delle strutture italiane in merito ai disturbi mentali?

“Forse un epifenomeno rivelatore dello status quo, estremamente attuale, è la situazione delle persone con disturbi mentali ricoverate negli OPG. Il termine per il completamento del processo di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari era infatti fissato al primo febbraio 2013. Così prescrive la legge 9 del 2012 (comma 1 articolo 3 ter). Ma è evidente che tale termine non è stato rispettato, come aveva auspicato la Commissione d’inchiesta presieduta dal senatore Marino. Lo stesso Presidente Napolitano ha definito la situazione ‘un orrore medioevale’. Le risorse destinate ai Dipartimenti di Salute Mentale, che devono presentare e attuare i progetti individuali finalizzati alle dimissioni degli internati o per progetti di alternativa alla misura di sicurezza detentiva e molti dei Dipartimenti stessi sono in ritardo inaccettabile. La sensazione generale è che a pochi contesti di eccellenza si affianchino molte realtà insufficienti e inefficaci”.

da Il Velino http://www.ilvelino.it/it/article/psichiatria-con-il-dsm-5-tutto-cio-che-piace-diventerebbe-disturbo-mentale/1be8e021-5caf-41f9-9433-81f981c033fd

Archetipi e trasformazione in psicologia analitica (di Massimo Lanzaro)

Ogni 2 febbraio una marmotta predice la durata dell’inverno: se fa capolino dalla sua tana e vede la propria ombra, il clima invernale negli Stati Uniti si protrarrà per altre sei settimane; se invece non vede l’ombra, bisogna festeggiare, perché la primavera è ormai alle porte. Si tratta di una tradizione importata in Pennsylvania dagli immigrati tedeschi, ed è probabile che abbia le sue radici nelle credenze degli antichi romani che ritenevano appunto la prima decade di febbraio utile a intuire la durata dell’inverno, Una tradizione che poi ha assunto forme (e date) diverse in molti paesi.

Il 3 Aprile 2009 l’autore del Blog “Go into the story”, nonchè sceneggiatore e critico di ambito hollywoodiano, Scott Myers, recensiva una mia lettura psicologica (pubblicata in inglese) del film Ricomincio da capo (Groundhog Day), commedia del 1993 diretta da Harold Ramis ed interpretata da Bill Murray e Andie MacDowell, che prende spunto da tale tradizione.

In esso Phil Connors è un meteorologo televisivo che, controvoglia, deve recarsi nella piccola città di Punxsutawney per fare appunto un reportage sul Giorno della Marmotta. Un circolo temporale fa si che ogni mattina, alle 6.00 in punto, Connors viene svegliato dalla radio che trasmette sempre lo stesso brano musicale (I Got You Babe di Sonny & Cher), e da allora la giornata trascorre inesorabilmente allo stesso modo della precedente (e la marmotta intanto continua ogni giorno “a vedere la propria ombra”).

La recensione, tra l’altro dice: I’ve seen Groundhog Day probably 3 times, yet it never occurred to me that the Protagonist Phil Connor (Bill Murray) has the same first name as the groundhog Punxsatawney Phil. If not for that fact, I would tend to consider Dr. Lanzaro’s analysis to be a bit overblown. But a fact is a fact – and there is Phil the Protagonist, and Phil the Groundhog.

“Overblown” in italiano può essere tradotto con esagerato, pomposo (“over” in questo caso allude ad un “troppo”). In pratica mentre cercavo di analizzare l’evoluzione cinematografica di un carattere connotato filmicamente come presuntuoso, Scott Myers alludeva al fatto che prendessi quantomeno troppo seriamente la mia interpretazione. Quale ragione più interessante anche se un po’ autoreferenziale per scrivere e riflettere nuovamente sull’argomento. Barthes diceva che “quelli che trascurano di rileggere si condannano a leggere sempre la stessa storia”; mi accingo dunque a riproporre non solo frammenti della mia precedente analisi, ma anche a tentare di rivedere il mio punto di vista di allora.

Suggerisco di guardare il film prima di leggere il resto di questi commenti. Vorrei inoltre segnalare che non state leggendo un articolo di critica cinematografica. Discuto di un film che dietro il racconto brillante è estremamente denso. Myers scrisse innanzitutto di essere sorpreso dal fatto che nella mia digressione avessi notato la coincidenza del nome del protagonista del film e della marmotta (entrambi si chiamano Phil), nonché dal fatto che facessi notare come più volte nel film il nome “Phil” appare nelle inquadrature sulla testa di Bill Murray, quasi a mò di didascalia.

Pensando alla non casualità di questi dettagli in effetti immaginai che il regista avesse voluto prendere spunto dalla tradizionale ricorrenza che in Pennsylvania si festeggia ormai da ben 126 anni per trattare in realtà (in maniera più o meno consapevole) il tema psicologico dell’ombra. In Analyze this del 1999 (Terapia e pallottole) Harold Ramis rivelerà più direttamente, forse, l’intreccio tra il suo cinema e la psicologia.

Sarà bene fare ora un piccolo excursus sui tre concetti chiave del pensiero junghiano: lnconscio Collettivo, Archetipo (uno dei quali è appunto “l’Ombra”) ed Individuazione.

Per Freud l’inconscio non è altro che il punto ove convergono contenuti rimossi o dimenticati. Secondo Jung esso poggia su uno strato più profondo che non deriva da esperienze e acquisizioni personali, ma è innato ed ha strutture che (cum grano salis) sono le stesse dapperutto e per tutti gli individui.

Gli archetipi riguardano i contenuti dell’inconscio collettivo e sono i tipi arcaici e primigeni espressi riccamente nei sogni e nelle visioni, oltre ad essere la sostanza del mito, della fiaba e delle dottrine esoteriche. Nel mio articolo (cui rimando) partivo dal concetto di coerenza cinematografica archetipica (Conforti, 1995), per suggerire la possibilità che una narrazione filmica possa compiutamente rappresentare la natura e gli sviluppi psicologici di (frammenti di) una delle istanze archetipiche della psiche e, nella fattispecie, l’ombra.

Il processo di individuazione è la presa di coscienza con cui ciascuno attribuisce un senso alla propria esistenza. Si realizza attraverso una congiunzione ed integrazione di coscienza e inconscio. In “Groundhog day” si può postulare che Phil Connors progressivamente entri in contatto con le parti meno gradevoli della sua personalità (l’Ombra), le comprende e lentamente, attraverso una somma di esperienze (favorite dal loop temporale) diventa una persona nuova, più completa, integra, consapevole e capace di amare.

La dottrina Junghiana vede dunque l’Ombra come parte inferiore della personalità ed una parte della totalità della psiche. Le profonde antipatie ingiustificate, per esempio, sono quasi sempre il frutto della proiezione della propria Ombra. Jung la definisce come il contenuto di sentimenti e ed emozioni rimossi da ognuno di noi, perchè ritenuti per così dire “brutti, sporchi e cattivi”, non corrispondenti ad una visione ideale di se stessi. In effetti nel film Murray veste dei panni calzanti in questo senso: è la “prima donna” televisiva, è definito “presuntuoso ed egocentrico”, non va d’accordo praticamente con nessuno, si sente sprecato in un canale televisivo locale, è sempre insofferente, tratta le persone con sufficienza ed è “troppo innamorato di se stesso per avere una relazione autentica”.

Il (non) passare dei giorni gli consente di attraversare fasi di depressione e poi di euforia ed onnipotenza fino a quando la sua vita e il suo modo di approcciarsi alle cose e alle persone comincia a cambiare.

Nonostante egli riesca a ottenere facilmente sesso e denaro, non riesce a conquistare Rita (di cui pian piano si innamora), cui non interessa quello che Connors sa, e addirittura la indispone che egli sappia anticipare tutti suoi desideri: la sua erudizione è totalmente inutile perché a lei “interessa un certo tipo di uomo, con certe qualità”. Con la conoscenza erudita non nasce mai un Phil Connors nuovo o migliore, e difatti egli si ritrova ogni giorno ad essere la persona che era il giorno prima. Questo è forse un pregnante significato della seconda parte del film, il vero senso, incidentalmente, del ricominciare da capo. Connors spezzerà il cerchio infernale quando passerà da una conoscenza che si limita a raccogliere dati a una conoscenza che trasforma (e ad una autentica consapevolezza delle parti della sua “ombra”, delle cose sgradevoli di sè, cui rinuncia o che riesce a modificare con la pazienza e la disciplina). I giorni seguenti lo vedono infatti affabile con Rita e Larry. Si dà alla scultura di statue di ghiaccio. Decide di dedicarsi agli studi. Inizia a seguire un corso di pianoforte. Imparare a suonare il piano trasforma colui che impara perché nell’apprendimento non ci si limita a memorizzare un pezzo, ma si acquisisce una tecnica che permette la padronanza di un numero virtualmente illimitato di pezzi (ironicamente, la rivelazione della bellezza della musica avviene grazie alle note della sonata K. 545 in do maggiore di Mozart, il magnifico pons asinorum di tutti i principianti).

Ne seguiamo ulteriormente i progressi. Conosciamo un Connors “buono”, che si dispera per non riuscire a salvare un pover’uomo che pare condannato a morire un due di febbraio e che finisce con l’accettare che alcune cose non possono venir comunque cambiate nel giorno che egli vorrebbe perfetto. Nell’ultimo giorno della marmotta Connors compie una serie di “buone azioni” che gli permettono di guadagnare l’affetto degli abitanti di Punxsutawney e l’ammirazione di Rita che lungi oramai dal trovarlo insopportabile lo compra all’asta degli scapoli. L’amore infine conquistato lo libera dalla ripetizione; il risveglio al tre febbraio porta con sé l’accettazione del destino: Connors vuole vivere a Punxsutawney (che tanto aveva disprezzato inizialmente). La primavera è alle porte.

Massimo Lanzaro,
Psichiatra e Psicoterapeuta

Bibliografia

C.G. Jung. Gli Archetipi e l’inconscio collettivo. In: Opere, Vol. IX, 1980, 1997, Bollati Boringhieri.

E.G. Humbert. C.G. Jung, The fundamentals of Theory and Practice. Chiron Publications, 1988 (Originariamente pubblicato nel 1984 come C.G. Jung. Ed Universitaires, Paris).

Psiche e Anima

La nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell’universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell’anima”.

Carl Gustav Jung

La via del cuore

Ogni via è soltanto una via. Non è un affronto a voi stessi o ad altri abbandonarla, se è questo che vi suggerisce il cuore. Ma la decisione di continuare quella strada, o di lasciarla, non deve essere provocata dalla paura o dall’ambizione. Osservate ogni strada attentamente e con calma. Provate a percorrerla tutte le volte che lo ritenete necessario. Poi rivolgete una domanda a voi stessi, e soltanto a voi stessi:
Questa strada ha un cuore?”

Carlos Castaneda

Sulla calma

La prossima volta che incontrate qualcuno che irritato o furioso o magari arrogante, ironico, che trova da ridire su tutto, o che comunque ha perso la calma, allora cercate di ricordare che: una persona che si sente bene non ha mai alcun bisogno di attaccare o di mettere in ridicolo nessun altro.
Non ditelo all’altra persona tenetevelo per voi e incomincerete a vedere costui o costei in una nuova luce.”

Kay Pollak

Le piccole cose… secondo Anna Ferrara

” Il mio pensiero è andato subito al Feng Shui

http://www.fengshuicasa.it/psicologiaabitare.php

e qualche consiglio pratico (che mi rileggerò attentamente…..)

Sgomberare
Feng Shui

Una camera da letto in disordine, cassetti traboccanti e un luogo di lavoro caotico possono bloccarci. Sgomberi la sua abitazione con l’aiuto del Feng Shui e il suo Chi potrà riprendere a fluire liberamente!

Iniziare in piccolo

Quando si tratta di rimettere in ordine, la cosa più difficile è iniziare. Se in casa si sono già accumulate molte cianfrusaglie, è consigliabile iniziare in piccolo. Cominci con una stanza o con un determinato tema e proceda dall’interno verso l’esterno. Decida sul momento e valuti se quel particolare oggetto è ancora utile o meno.
Spazi abitativi

Nel soggiorno, i tavoli e i divani devono essere tenuti liberi. Non lasci riviste sparse qui e là sul tavolo da pranzo. Preveda piuttosto ad es. una vetrinetta che funga da mobile contenitore.

In cucina, il Feng Shui riveste un ruolo fondamentale, poiché questa stanza è simbolo di benessere. Organizzi in modo funzionale la cucina disponendo le spezie, gli utensili, ecc. in modo tale che tutto sia a portata di mano.

Nella camera da letto, il disordine può provocare problemi di sonno. Eviti dunque che cianfrusaglie ingombrino la zona attorno o sotto il letto. Non lasci i vestiti sparsi nella stanza e tenga liberi i comodini. Inoltre, cambi le lenzuola una volta alla settimana.
Luogo di lavoro

Un luogo di lavoro caotico può impedire di lavorare in modo produttivo; al contrario, una scrivania ordinata lascia spazio alle idee. Si disfi dei foglietti di appunti sparsi e svuoti regolarmente il cestino della carta. Altre piccole cianfrusaglie o addirittura generi alimentari non hanno nulla a che vedere con la scrivania.
Cantina e soffitta

In cantina e in soffitta si accumulano spesso notevoli quantità di cianfrusaglie. In questi locali dovrebbe essere riposto solo ciò che può veramente tornare utile, ad es. oggetti stagionali come sci o addobbi natalizi. La cantina e la soffitta dovrebbero essere ben organizzate in modo tale da poter trovare senza difficoltà ciò che serve.
Pulizia

Anche lo sporco e la polvere sprigionano energie negative. Per questo, è bene pulire le stanze regolarmente una volta alla settimana. Le stanze che vengono utilizzate più spesso, come la cucina e il bagno, dovrebbero essere pulite più di frequente.

si ringrazia:homegate.ch”

Arte allo specchio III

Ed ecco la riflessione/contributo della nostra cara Valeria-Luo D.A.:

“Psiche è il soggetto e la conoscenza psicologica è lo specchio che talora leva davanti al proprio volto, e dove si riflette per cogliere una propria espressione…”
(Francesco Donfrancesco)

…ma, come dice Shakespeare, spesso “all’arte dell’occhio manca la miglior grazia: ritrae quello che vede, ma non conosce il cuore.”

Intervista a James Hillman

Chimica della Psiche

Non si riuscirà tanto presto a tradurre in formula chimica i fatti psichici così complessi; per il momento, dunque, il fattore psichico, deve ex hypothesi esser considerato una realtà autonoma di carattere enigmatico, e ciò soprattutto perché secondo ogni esperienza effettiva esso appare essenzialmente diverso dai processi fisico-chimici.

Se è vero che noi in definitiva ignoriamo quale sia la sua sostanzialità, ciò vale anche per I’oggetto fisico, per la materia. Quindi, se consideriamo lo psichico come un fattore per sé sussistente, dobbiamo concludere che c’è un’esistenza psichica sottratta all’arbitrio della manipolazione e dell’elucubrazione cosciente.
Se dunque aleggia sullo psichico un carattere di imprecisione, superficialità, vaghezza, di futilità insomma, ciò vale soprattutto per lo psichico-soggettivo, ossia per i contenuti della coscienza, non però per lo psichico-oggettivo, I’inconscio, il quale rappresenta una condizione a priori della coscienza e dei suoi contenuti.

Dall’inconscio emanano effetti determinanti che, indipendentemente dal modo in cui sono trasmessi, garantiscono in ogni singolo individuo la somiglianza, I’uguaglianza stessa dell’esperienza e dell’attività immaginativa. Una delle prove principali di ciò è data dal parallelismo per così dire universale dei motivi mitologici, da me denominati per la loro natura di immagini primordiali “archetipi”.

C. G. Jung,  “GLI ARCHETIPI E L’INCONSCIO COLLETTIVO.
SULL’ARCHETIPO, CON RIGUARDO AL CONCETTO DI ANIMA”,
da “Opere”, vol. 9*

La sofferenza

La profonda sofferenza rende nobili… e talvolta la follia stessa è la maschera per un sapere infelice troppo certo

Friedrich Nietzsche, “Al di là del bene e del male”, 270

Ancora su “Il libro rosso”

Cari viaggiatori sulle ali di Psiche,
vi chiedo, ancora, di riflettere su questa immagine dell’immenso Carl Gustav Jung, tratta dal suo “Libro rosso” , pubblicato dalla Bollati Boringhieri!
Chi è il protagonista?

Vi chiedo scusa ma, purtroppo, ho dovuto eliminare l’immagine… (diritti riservati)

 

Sizigia

Anima è una nozione puramente empirica, il cui unico scopo è di dare un nome a un gruppo di fenomeni analoghi o correlati.

…chi non conosce la diffusione e il significato universali del “motivo della sizigia” (motivo dell’accoppiamento) nella psicologia dei primitivi, nella mitologia, nella scienza comparata delle religioni, nella storia della letteratura, difficilmente può partecipare a una disamina del concetto di Anima.

C. G. Jung, “SULL’ARCHETIPO, CON RIGUARDO AL CONCETTO DI ANIMA”

 

Se è il dolore che abita il mondo

Se è il dolore che abita il mondo, se è la sofferenza, come possiamo immaginare il nostro procedere oltre in vista di un cambiamento, di un miglioramento, senza assumere questo peso sino a farcene compagni, senza volgerci a noi stessi?

Se non mentissimo a noi stessi, potremmo accorgerci che è proprio la conoscenza di sé ad accompagnarci di momento in momento nel corso della nostra vita, di compito in compito, chiedendoci ogni volta di andare oltre, sino a divenire sempre più indispensabile per la continuazione di questa stessa vita nella vecchiaia.

Carl Gustav Jung, “Opere”, vol. 8

Stravaganza per eremiti e solitari…

Lo sforzo introspettivo rimane, dunque, una impresa impopolare anche in quanto viene giudicata come una sorta di rifiuto irritante della strada maestra, una inutile eccentricità che non giova in alcun modo ai nostri legami, una stravaganza per eremiti e solitari.

Osservare se stessi, occuparsi di sé, diviene un’eventualità giudicata con grande sfavore. Ben altro ci chiede il mondo a cui apparteniamo: esso assorbe tutta la nostra attenzione, ci chiama a compiacere e ad assecondare e da ciò otteniamo sostegno e protezione: la nostra persona prospera a prezzo di noi stessi.

…proprio questa avversione così profondamente radicata a saperne di più di sé che, a mio avviso, rende ragione del fatto che, di contro a tutto il progresso esteriore, non si sia verificato nei nostri tempi un corrispondente sviluppo e miglioramento interiore.

Ora, mi domando, come è possibile che qualcuno veda chiaro quando non vede nemmeno se stesso, né quelle ombre che egli stesso proietta in ogni sua azione?

Carl Gustav Jung, “Opere”, vol. 8

Minaccia interiore?

L’esperienza interiore, o forse dovremmo dire l’avventura dello spirito, è estranea a molti di noi, quasi fosse associata a un pericolo o a una minaccia. A questa minaccia è peraltro assai difficile dare un volto preciso.

Carl Gustav Jung, “Opere”, vol. 8

Fuga da Psiche

…sono convinto, ogni giorno di più, che quando si tratti di esperienza interiore, cioè di tutto ciò che riguarda il nucleo della nostra propria personalità, molti sono coloro che si sentono assaliti da un inspiegabile timore e altrettanti che si volgono indietro e ne fuggono via.

Carl Gustav Jung, “Opere”, vol. 8

Demone della Felicità

Felicità è vivere in armonia con il proprio demone.

Rollo May, “L’amore e la volontà”, Astrolabio, 1971, pag. 124

Memory

Sopra: Elihu Vedder , “Memory”, 1870

 

Spia interiore

L’anima è per se stessa un imperiale amico, o la più angosciante spia che un nemico possa mandare.

Emily Dickinson, “Poesie”

Il mito

Il mito può avere un effetto terapeutico se riusciamo, intendo, a pensare miticamente. Diciamo così: se abbiamo una grande inquietudine, quello che gli psicologi chiamano un problema, il primo passo per uscire dal problema è realizzare che al centro del problema in oggetto c’è un mito. Allora comprendiamo che in questione non siamo solo noi come individui, non siamo noi personalmente e integralmente causa di quell’inquietudine. La mia non è una pura e semplice malattia personale: c’è anche un paradigma infinitamente più grande. E’ una faccenda mitica a operare in me. Ecco uno dei vantaggi del pensare in termini di mito. Rende meno individuale la psiche”.

James Hillman

“L’artista”

“L’artista”

Sono artista e pittore, faccio idoli ogni istante,
poi li spezzo tutti ai Tuoi piedi!

Suscito cento visioni e vi infondo lo spirito
ma quando vedo la Tua visione, le scaglio nel fuoco!

Il coppiere degli ebbri sei Tu, sei Tu il nemico della sobrietà?
Sei Tu Chi distrugge ogni casa che erigo?

L’anima in Te si dissolve, si mescola con Te:
io carezzo la vita soltanto perché profuma di Te!

Ogni goccia di sangue che sgorga da me, dice alla Tua polvere:
ho il colore del tuo amore, sono il fedele della Tua passione.

Nella casa d’acqua e d’argilla il cuore è distrutto senza di Te:
entra nella casa, Amato, o io la lascerò.

Rûmî in “La poesia del mondo. Lirica d’Occidente e d’Oriente“, a cura di Conte, G. , Parma, Ugo Guanda Editore, 2003.

“Unità in lei”

“Unità in lei”

Corpo felice che mi fluisce tra le mani,
volto amato dove contemplo il mondo…
[…]
Lascia, lascia che ti guardi, macchiato dall’amore,
arrossato il volto dalla tua vita purpurea,
lascia che guardi l’ultimo clamore delle tue viscere
dove muoio e rinunzio a vivere per sempre.
Voglio amore o la morte, voglio intero morire,
voglio essere te, il tuo sangue, questa lava ruggente
che irrigando racchiusa le belle membra estreme
sente così i leggiadri limiti della vita.

Vicente Aleixandre in “Fiori di fuoco. 100 poesie d’amore maledetto”, Arnoldo Mondadori Editore, 1998.

“La notte nell’isola”

 

Sopra: Henri Rousseau, “Il sogno”, 1910

Ascoltimo la voce di un esiliato dalla propria patria, un destino a cui molte voci di Psiche sono state condannate. Ascoltiamo la sua sensualità vitale e la sua fiducia assoluta. Buona giornata!

La notte nell’isola

Tutta la notte ho dormito con te
vicino al mare, nell’isola.
Eri selvaggia e dolce tra il piacere e il sonno,
tra il fuoco e l’acqua.

Forse assai tardi
i nostri sogni si unirono,
nell’alto o nel profondo,
in alto come rami che muove uno stesso vento,
in basso come rosse radici che si toccano.
Forse il tuo sogno
si separò dal mio
e per il mare oscuro
mi cercava,
come prima,
quando ancora non esistevi,
quando senza scorgerti
navigai al tuo fianco
e i tuoi occhi cercavano
ciò che ora
– pane, vino, amore e collera –
ti dò a mani piene,
perché tu sei la coppa
che attendeva i doni della mia vita.

Pablo Neruda in “Fiori di fuoco. 100 poesie d’amore maledetto”, Arnoldo Mondadori Editore, 1998.

A proposito di Castaneda

Carissime e carissimi del “temenos”,

la nostra Map pina ci ha donato alcuni stralci di Carlos Castaneda. Buona riflessione!

«Don Juan mi insegnò che il mondo è molto più complesso di quanto siamo disposti ad ammettere di solito, e che ciò che normalmente ci aspettiamo dalla realtà ci viene imposto dal consenso sociale, il quale a sua volta non è altro che un trucco. Ci viene insegnato ad osservare e a comprendere il mondo attraverso un processo di socializzazione, il quale, quando funziona, ci convince che le interpretazioni della realtà che noi condividiamo sono anche i suoi confini. Don Juan interruppe in me questo processo, mostrandomi che ci è possibile trasferirci in altri mondi, dimensioni costanti ed indipendenti dalla nostra condizionatissima coscienza. La stregoneria (l’arte di manipolare la percezione) causa una nuova programmazione della nostra capacità di percepire queste altre dimensioni, che sono tanto reali, uniche, assolute ed accattivanti come lo è il nostro mondo profano di ogni giorno.»

e ancora meglio

Gli esseri umani sono composti anche loro da un numero incalcolabile degli stessi filiformi campi di energia. Queste emanazioni dell’Aquila formano un agglomerato chiuso che si manifesta come una sfera di luce dalle dimensioni corrispondenti a quelle del corpo della persona con le braccia estese lateralmente, apparendo quindi come un gigantesco Uovo Luminoso.

- 4 -

Solo una parte piccolissima delle fibre di luce all’interno di questo globo luminoso viene illuminata da un punto di intenso splendore situato sulla superficie dell’uovo.

- 5 -

La percezione si realizza quando i campi di energia del piccolo gruppo situato intorno al punto d’intenso splendore estendono la propria luce fino ad illuminare identici campi di energia all’esterno dell’uovo. Siccome solo i campi energetici illuminati dal punto di intenso splendore sono percepibili, questo punto viene chiamato “il punto dove viene assemblata la percezione” o, semplicemente il Punto d’assemblaggio (Punto d’unione).

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Il Punto d’assemblaggio può essere spostato dalla sua posizione abituale sulla superficie dell’uovo ad un’altra posizione sulla superficie oppure all’interno. Dato che lo splendore del Punto d’assemblaggio fa brillare tutti i campi energetici con i quali viene a contatto, quando esso si sposta fa immediatamente splendere nuovi campi energetici, rendendoli percepibili. Questa percezione si chiama vedere.

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Quando il Punto d’Assemblaggio si sposta in modo rilevante, rende possibile la percezione di mondi completamente diversi, altrettanto obiettivi e reali di quelli che percepiamo di solito. Gli Sciamani accedono a questi altri mondi per attingervi energia, potere, soluzione a problemi generali e particolari, o per trovarsi semplicemente di fronte all’inimmaginabile.

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L’Intento (l’Astratto, lo Spirito, il Nagual, lAssoluto, l’Aquila) è la forza indescrivibile e smisurata diffusa nell’Universo. Essa ci mette in grado di percepire. Noi non acquisiamo consapevolezza perché percepiamo, bensì riusciamo a percepire in conseguenza dell’intrusione e del peso dell’Intento.

- 9 -

Gli Sciamani Toltechi mirano a raggiungere lo stato di Consapevolezza Totale per sperimentare tutte le possibilità di percezione che l’Uomo ha. Questo stato di consapevolezza implica perfino una morte alternativa.

Il Libro rosso

Carissime e carissimi,

vi chiedo, in questa domenica, di riflettere su questa immagine dell’immenso Carl Gustav Jung, tratta dal suo “Libro rosso” , recentemente pubblicato dalla Bollati Boringhieri. Buona giornata!

Emozioni notturne

Mi sveglio nella notte e le emozioni sono lì. Ho paura del futuro, sono solo. Mi tormenta l’incapacità di rispondere a quello che ci si aspetta da me. Sarebbe più facile essere morto. Qualunque cosa io faccia, dovunque mi volga, è sbagliato. I pensieri notturni mi assalgono. Seduti sul bordo del letto, mi riempiono la testa di critiche taglienti e il cuore di disperazione. Mi agito e mi rivolto nel letto, oppure giaccio irrigidito e sveglio implorando la quiete e il sonno. Come dèmoni dalle nere ali, le emozioni vengono la notte per alcune ore. Le chiamano insonnia, incubi, depressione. Ma il linguaggio non fa che mascherare il volto delle emozioni che sono visitazioni da un altro mondo, il mondo infero, che mi rammentano Ade. Non mi staranno forse chiedendo, queste emozioni, di rendere omaggio per qualche ora a quel Dio così importante, invisibile nel mondo diurno, i cui interventi avvengono nelle tenebre, attraverso l’oscurità, e che è alleato di “hypnos” e di “thanatos”, e che, se riconosciuto, svuota la vita dei suoi programmi consueti, offrendole in cambio la forza, la pienezza e la bellezza di uno sfondo invisibile?

James Hillman, “Politica della bellezza”, Moretti & Vitali, Bergamo 1999

Una lettera di Jung

Mia cara amica,

lei si chiede, e mi chiede, come possa la vita continuare dopo un evento così doloroso come solo può esserlo il distacco il dall’amato, dalla persona cioè alla quale abbiamo unito il nostro destino e con la quale abbiamo affidato tutti noi stessi nelle mani del futuro. […]

Il problema è allora questo: giunto alla fine della mia vita che cosa mi ritrovo tra le mani? Se trovo solo il rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato non sarà gran cosa.

Ma potremmo trovare ben di più, ben di peggio. Ogni vita non vissuta accumula  rancore verso di noi, dentro di noi: moltiplica le presenze ostili. Così diventiamo spietati con noi stessi e con gli altri. Intorno a noi non vediamo che lotta, cediamo e soccombiamo alle perfide lusinghe dell’invidia. Si dice bene che l’invidia accechi: il nostro sguardo è saturo delle vite degli altri, noi scompariamo dal nostro orizzonte. La vita che e stata perduta, all’ultimo, mi si rivolterà contro.

Perciò, l’ultima cosa che vorrei dirle, mia cara amica, è che la vita non può essere, in alcun modo, pura rassegnazione e malinconica contemplazione del passato. É nostro compito cercare quel significato che ci permette ogni volta di continuare a vivere o, se preferisce, di riprendere, a ogni passo, il nostro cammino. Tutti siamo chiamati a portare a compimento la nostra vita meglio che possiamo.

Mi creda.

Sinceramente,

suo C. G. Jung.

Da “Jung parla: interviste e incontri”.

Anima Animae 39

Gentilissimi amici,

nuova puntata di Anima Animae, la mia trasmissione in onda su Cinquestelle tv tutti i giorni alle ore 20:45 circa tranne il martedì. Vi ringraziamo per la partecipazione che ci mostrate con la quantità e la qualità delle opere che ci state spedendo alla redazione di Cinquestelle TV. Spediteci, è importante, insieme alle vostre opere una liberatoria che ci autorizzi a presentarle a titolo gratuito. In questa puntata  apriremo con “Ritratti e atmosfere nei sentieri della psicoterapia” di Lia Pallone, per poi passare ad un e-book, l’utilissimo manuale di filosofia di Angelo Conforti “Percorsi della Filosofia”, vol. 2. Concluderemo con la meraviglia che è il libro, arrivato alla seconda edizione, di Ginette Paris, “La rinascita di Afrodite”.

CONTATTI

Indirizzo: Anima Animae – Cinquestelle Tv, via Alberto Cadlolo, 90 – 00136 – Roma

Anima Animae 36

Gentilissimi amici,

nuova puntata di Anima Animae, la mia trasmissione in onda su Cinquestelle tv tutti i giorni alle ore 20:45 circa tranne il martedì. Vi ringraziamo per la partecipazione che ci mostrate con la quantità e la qualità delle opere che ci state spedendo alla redazione di Cinquestelle TV. Spediteci, è importante, insieme alle vostre opere una liberatoria che ci autorizzi a presentarle a titolo gratuito. In apertura di puntata leggeremo le liriche di Giulio Marchetti, per poi passare, per la seconda volta consecutiva, al romanzo “A morte lo shogun” di Dale Furutani, ed. Marco y Marcos. Ci lasceremo poi rapire da “La rinascita di Afrodite”, di Ginette Paris, ed. Moretti & Vitali. Buona giornata!

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Indirizzo: Anima Animae – Cinquestelle Tv, via Alberto Cadlolo, 90 – 00136 – Roma

Anima Animae 23

Carissime e carissimi,

nuovo appuntamento con Anima Animae, la mia trasmissione in onda su Cinquestelle tv tutti i giorni alle ore 20:45 circa tranne il martedì. Vi ringraziamo per la partecipazione che ci mostrate con la quantità e la qualità delle opere che ci state spedendo alla redazione di Cinquestelle TV. Spediteci, è importante, insieme alle vostre opere una liberatoria che ci autorizzi a presentarle a titolo gratuito. In questa puntata leggeremo alcuni versi della raccolta di poesie “Se la polvere non germoglia” di  Nicolò Sorriga e presenteremo la raccolta di saggi “Scuola e televisione: il declino dell’Italia” di  Angelo Conforti. Continueremo, poi, il percorso nelle pagine di Ginette Paris e del suo “La rinascita di Afrodite”, ed. Moretti & Vitali. Buona domenica!

CONTATTI

Indirizzo: Anima Animae – Cinquestelle Tv, via Alberto Cadlolo, 90 – 00136 – Roma

Forze indipendenti della psiche

L’uomo moderno fa fatica ad ammettere che all’interno della psiche esistono delle forze  assolutamente indipendenti.

Adolf Guggenbühl-Craig

Emozionale

Jung [...] scoprì che gli eventi sincronistici si verificano prevalentemente quando sono impegnati i livelli istintuali (emozionali, archetipici, simbolici) della psiche.

James Hillman

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