“ARTESPIRITO” a San Marino

http://www.visitsanmarino.com/contents/instance32/files/photo/31019469_31000098_arte-e-spirito-a.jpgL’Arte di Essere e la Segreteria di Stato di San Marino, in collaborazione con l’associazione “La Farfalla filosofale”, organizzano, nelle giornate del 27-28-29 Giugno 2014, la prima edizione della manifestazione “Arte e Spirito”, una tre giorni di tavole rotonde, film, mostre, seminari, enogastronomia, dedicati al rapporto tra l’arte nelle sue molteplici espressioni e la ricerca spirituale, con la Direzione Artistica di Riccardo Geminiani e Francesco Mazzarini ed il coordinamento di Palma Crudi.
Sono molto felice di condividere con voi tutti che il 28 giogno, nel corso di questa manifestazione, riceverò dalla Segreteria di Stato alla Cultura di San Marino un riconoscimento, per la categoria Televisione, per aver avuto il “merito di aver portato sui canali di una TV nazionale e divulgato con passione, sapienza e costanza, argomenti riguardanti l’esoterismo, l’alchimia e la spiritualità”. Con me saranno premiati, per ciascun ambito specifico, Franco Mussida (Arti visive), Silvano Agosti (Cinema), Franco Battiato (Musica), Massimo Gramellini (Giornalismo), Alejandro Jodorowsky per mano del figlio Brontis (Teatro), Gianluca Magi (Letteratura).
Sarò nella splendida cornice della Repubblica di San Marino anche il 29 giugno, dove nello spazio rinnovato del Teatro Turismo, a partire dalle ore 15.00, condurrò l’evento “… Chi vuol essere martire d’amore …”, uno spazio colmato degli empiti delle liriche d’amore dei sapienti Sufi.
Spero di incontrarvi, per chi ha la possibilità e l’occasione, per godere di questa imperdibile rassegna di evevnti, di cui vi lascio il programma e i riferimenti.

Programma:

venerdì 27 giugno

ore 15.00
Esposizioni e Musica _ Giardini e Anfiteatro
“Note dallo spirito”
Apertura degli spazi espositivi

ore 17.00
Vernissage _ Atrio Cinema
“Artisti dentro”
Opere pittoriche realizzate in carcere
dal detenuto Domenico Morelli

ore 17.45
Tavola rotonda _Teatro Turismo
“Il valore delle attività creative in carcere”
Interventi di: Pietro Buffa, Salvatore Erminio, Angela Venezia, Salvatore Pirruccio, Marcello Bortolato, Corrado Marcetti, Sibyl von der Schulenburg, Nicola Boscoletto,
Maria Rita Morganti e la partecipazione straordinaria di Steven Ellis

ore 19.30
Degustazioni _ Bar/Spazio Esterno
“Evasioni Gastronomiche”
con la collaborazione dell’Associazione “Unsolomondo” e i prodotti della Cooperativa Giotto, pasticceria del carcere di Padova

ore 21.30
Proiezione in anteprima _Teatro Turismo
“La Danza de la Realidad”
di Alejandro Jodorowsky
Interverrà Brontis Jodorowsky, attore protagonista

sabato 28 giugno

ore 09.30
Colazione con l’autore _ Giardini e Anfi teatro
“Arte, magia e infanzia”
con Riccardo Geminiani, Michele Giovagnoli e Francesco Mazzarini. A cura de “L’Arte di Essere Edizioni”

ore 11,00
Intervento _ Teatro Turismo
“Il Gioco dell’Eroe – Invito al Viaggio”
con Gianluca Magi

ore 15,00
Esposizioni e Musica _ Giardini e Anfiteatro
“Note dallo spirito”
Apertura degli spazi espositivi

ore 17,00
Conversazione e musica _ Anfi teatro
“Progetto CO2”
con Franco Mussida

ore 17,45
Conversazione-Premiazione _ Teatro Turismo
“L’essenza delle arti performative”
Saranno premiati: Franco Mussida (Arti visive), Silvano Agosti (Cinema), Franco Battiato (Musica), Massimo Gramellini (Giornalismo), Alejandro Jodorowsky per mano del figlio Brontis (Teatro), Gabriele La Porta (Televisione), Gianluca Magi (Letteratura). Conduce Sergio Barducci

ore 20,45
Introduzione al film “Attraversando il Bardo”
Teatro Turismo
con Franco Battiato e Gianluca Magi

ore 21,30
Proiezione in anteprima del film documentario _ Teatro Turismo
“Attraversando il Bardo”
con la presenza del regista Franco Battiato

domenica 29 giugno

ore 09.30
Colazione con l’autore _ Giardini e Anfi teatro
“Arte, Alchimia e Natura”
con Riccardo Geminiani, Michele Giovagnoli e Francesco
Mazzarini. A cura de “L’Arte di Essere Edizioni”

ore 10.30
Incontro esperienziale _ Teatro Turismo
“L’intelligenza spirituale”
con Gianluca Magi, Gabriele La Porta, Silvano Agosti

ore 15.00
Intervento _Teatro Turismo
“… Chi vuol essere martire d’amore …”
con Gabriele La Porta e con la partecipazione di Egidio Senatore

ore 16.00
Esposizioni e Musica _Giardini e Anfi teatro
“Note dallo spirito”
Apertura degli spazi espositivi.
Thea Crudi in concerto

ore 17.00
Seminario _Teatro Turismo
“Dall’impotenza alla creatività”
condotto da Silvano Agosti

ore 20.45
Proiezione del fi lm _Teatro Turismo
“N.P. IL SEGRETO” e dei documentari “Violino”
e “Estate”di Silvano Agosti alla presenza del regista

27, 28 e 29 giugno 2014
Teatro Turismo – San Marino

Biglietto unico per gli eventi della giornata di venerdì 27 giugno € 15,00
Biglietto unico per gli eventi della giornata di sabato 28 giugno € 20,00
Biglietto unico per gli eventi della giornata di domenica 29 giugno € 20,00
Biglietto per gli eventi di 3 giorni: € 40,00

Info: Tel. 0549 885594 (Segreteria di Stato Istruzione e Cultura)
Prevendita: www.vivaticket.it e in tutti i punti vendita Vivaticket – www.sanmarinoticket.com

Comunicato stampa 1Comunicato stampa 2Conferenza stampa

Venerdì scoprite come me “Cross Roads”

Cross Roads

Il nuovo bestseller di Paul Young
Pubblicato da Verdechiaro Edizioni
Presentato da Gabriele La Porta

Venerdì 13 Gugno 2014 Ore 19.00

CENTRO OLISTICO HARMONIA MUNDI

Via Dei SS. Quattro, 26/a – 00184 ROMA
Tel: 0670478834 – 3493400396 – www.harmonia-mundi.it

Carissimi amici,
venerdì presenterò a Roma, presso il Centro Olistico Harmonia Mundi, di cui vi lascio tutti i riferimenti, “Cross Roads“, il nuovo libro di Paul Young. Vi aspetto numerosi per poter far “respirare” l’elemento numinoso che c’è in noi.

Dopo 7 anni, finalmente anche in Italia il secondo romanzo di W. Paul Young, autore del bestseller “Il Rifugio”. Un libro che parla di scelte, di partecipazione, di relazioni, parla delle conseguenze delle nostre azioni. “Cross Roads” è il luogo dove tutto crolla, tutto viene sfidato, perché possa emergere la possibilità di un cambiamento genuino. Fa ridere e piangere, sorprende e meraviglia: è una testimonianza della ricerca della bellezza e dell’autenticità, e del bisogno che abbiamo di questi valori. Tutti noi siamo chiamati a compiere delle scelte, ad attraversare delle strade, a guardarci negli occhi, ad amarci l’un l’altro. È la storia di un uomo prigioniero della sua stessa creazione.
Anthony Spencer è un uomo egoista, orgoglioso del suo successo come self-made man, seppur raggiunto a costo di scelte dolorose. Un’emorragia cerebrale lo lascia in coma in ospedale. Si “risveglia” in un mondo surreale, che rispecchia la sua vita sulla terra, nel bene e nel male. È qui che, forse per la prima volta nella sua vita, ha incontri genuini con altre persone, che gli danno una speranza di redenzione. Avrà il coraggio di fare la difficile scelta che gli permetterà di risolvere l’ingiustizia commessa prima di cadere in coma?

W. Paul Young (1955) è autore del romanzo “Il Rifugio”, bestseller in tutto il mondo con 18 milioni di copie vendute, nato dal desiderio di esplorare il rapporto dell’uomo con Dio in situazioni di trauma e disperazione. Nato in Canada, è cresciuto tra le tribù indigene con i genitori missionari nella Nuova Guinea Occidentale. Dopo aver sofferto gravi perdite nell’infanzia e nella giovinezza, ha cresciuto 6 figli e vive con la famiglia negli Stati Uniti.

Ingresso Libero. Iscrizione sul sito.

Non perdere mai

Non perdere mai quella luce speciale che ti illumina gli occhi e che proviene direttamente dalla tua anima. E se dovessere accadere, combatti ogni giorno per riconquistarla.

(S. Bambarèn)

Li lamenti de la vita…

Li lamenti de la vita so tormenti,
le rese de ‘n guerriero che all’apparenza
indossa la corazza e vive a stenti,
barcolla nei ricordi l’evidenza.
La spada co lo scudo appesi ar muro,
l’unguento pe curasse le ferite,
er capo chino perso ner futuro,
le storie passate a sarvà le vite.
Cosi nun servi buttato all’abbandono,
le battaje t’hanno levato er pianto,
de quanno alla vita dicevi io sono,
er coraggio e le sfide l’unico vanto.

Marco Germani

Oltre il taylorismo: Adriano Olivetti e le nuove frontiere del lavoro

alle ore 17.30
presso la sede della Lega italiana per i diritti dell’uomo. piazza dell’Ara Coeli, 12, Roma
La vita, l’opera e il sogno di un grande imprenditore illuminato, un “personalista” che cinquant’anni fa ha mostrato una via di sviluppo che metteva al primo posto le persone.

Convegno organizzato dalla Lidu (Lega italiana per i diritti dell’uomo), dallPhilomates Association – Associazione Filomati e dall’Istituto Mounier.

Intervengono:
Franco Ferrarotti
Beniamino De’ Liguori – direttore editoriale ed. di Comunità e membro centro studi Fondazione Adriano Olivetti
Mario Sammarone – scrittore autore del saggio “Adriano Olivetti: l’Italia migliore” pubblicato su Antarés (ed. Bietti, Milano)
Francesco Ciocci – saggista e studioso di tematiche del lavoro.
Manlio Lo Presti – presidente banca Mps, Roma e saggista
Modera: Danilo Campanella – saggista e presidente Associazione Filomati – Philomates Association: www.philomates.org
Con il saluto del presidente della Lidu: Alfredo Arpaia

con interventi programmati di: Daniele Monteleone (domotico ed esperto IT)

ore 19:00 RINFRESCO PER GLI OSPITI

Io contro me

Contro tutti i miei pensieri affilati,

i desideri impotenti,

i sentimenti falliti,

gli incubi puntuali,

gli amori sputati,

i ricordi al veleno,

gli stati d’animo deliranti,

i grovigli della mia mente,

le velleità delle mie emozioni,

i miei percorsi senza fine,

i miei non ce la farò mai.

Contro di me:

un dipinto con sfumature insolite,

una melodia sconosciuta alla noia,

uno scrigno di saperi rari,

un nome ripudiato da Eco.

Barbara Maria Scavo

Ogni giorno

” Ogni giorno è un’opportunità.
Immagina la fortuna che hai ogni volta che al mattino ti alzi.
Ogni giorno, puoi investire il tempo per te, per il tuo lavoro,
puoi scegliere, tra tutte le scelte disponibili, di lamentarti e non agire
trasformare ogni secondo in un’opportunità per te e per gli altri.
La scelta è solo tua, hai tra le mani la più grande opportunità
del tempo da investire per gli altri e per te stesso,
tocca a te fare questo investimento.
Sii grande, sii folle! Sii te stesso! “

Stephen Littleword

Sono in te

” Mutano i cieli sotto i quali ti trovi, ma non la tua situazione interiore, poiché sono con te le cose da cui cerchi di fuggire. “

Seneca

Ci servono

“ Ci servono quattro abbracci al giorno per sopravvivere.
Ci servono otto abbracci al giorno per mantenerci in salute.
Ci servono dodici abbracci al giorno per crescere. “

Virginia Satir, psicologa statunitense

Nulla accade per caso

 

Nulla succede per caso. Le coincidenze che cambiano la nostra vita

nulla_succede_per_caso

Robert H. Hopcke esplora l’universo delle coincidenze, di ciò che sembra avvenire per “puro caso” e ha la forza di modificare la nostra esistenza, cambiando l’immagine di noi stessi e il nostro modo di vedere il mondo, aprendoci nuove prospettive. L’autore individua il ruolo di questi eventi in campo affettivo e professionale, nella realtà e nel mondo dei sogni, negli aspetti materiali e in quelli spirituali della vita; e, attraverso una serie di racconti di esperienze vissute, ci mostra come questi accadimenti riflettano in realtà il nostro stato d’animo interiore e riescano spesso a scuoterci, indicandoci la direzione per noi migliore.

Strade

Se una cosa la vuoi, una strada la trovi.
Se una cosa non la vuoi, una scusa la trovi.


(Proverbio Africano)

Sguardo

” La bellezza delle cose esiste nella mente di chi le osserva “

D. Hume

Sono un viandante

Sono un viandante.

nessuno mi fermerà.

Illusione sono le gioie e i dolori.

Senza casa sempre camminerò;
la zavorra che mi trae in basso
cadrà dispersa in terra.

Sono un viandante.

Per la strada canto a piena voce,
a cuore aperto,
libero dalle catene dei desideri;
attraverso il bene e il male
camminerò tra gli uomini.

Sono un viandante.

Svanirà ogni fatica.

Un canto sconosciuto
dal cielo lontano mi chiama;
una soave voce di flauto
mattina e sera incanta l’Anima.

Sono un viandante
un mattino sono uscito ch’era ancor buoio,
 Sono un viandante

ancor prima del canto degli uccelli.

Sopra l’oscurità, immobile
vegliava una pupilla.

Sono un viandante.

Una sera arriverò
dove brillano nuove stelle,
dove olezza un nuovo profumo;
dove due occhi sempre
mi guardano dolcemente

Tagore

Le persone migliori

“Le persone migliori possiedono sensibilità per la bellezza, il coraggio di rischiare, il rigore di dire la verità, la capacità di sacrificio.
Ironia della sorte, le loro virtù le rendono vulnerabili; sono spesso ferite, talvolta distrutte.” 


(Ernest Hemingway)

Era una ragazza così dolce…

Era una ragazza così dolce. Quello che mi è sempre piaciuto di lei era il suo silenzio;
non era un silenzio qualsiasi, era un silenzio pieno di contrasti e piccoli silenzi concentrici, come onde in uno stagno.
Lei non cercava di capirmi, sapeva che era stupido pretenderlo.
Tra noi due non c’era bisogno di capire: io avevo il mio dolore pieno di parole e lei il suo silenzio.

(Efraim Medina Reyes, C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo)

La divisione in cielo e terra

Da qui si doveva cominciare: il cielo.
Finestra senza davanzale, telaio, vetri.
Un’apertura e nulla più,
ma spalancata.
Non devo attendere una notte serena,
né alzare la testa,
per osservare il cielo.
L’ho dietro di me, sottomano e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva dal basso.
[...]
Friabili, fluenti, rocciose,
infuocate ed aeree
distese di cielo, briciole di cielo,
folate e cumuli di cielo.
Il cielo è onnipresente
perfino nel buio sotto la pelle.
[...]
Sono una trappola in trappola,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.
La divisione in cielo e terra
non è il modo appropriato
di pensare a quella totalità.
Permette solo di sopravvivere
a un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari:
incanto e disperazione.


(Wislawa Szymborska, “Il cielo”, tratta da “Vista con granello di sabbia”)

Intensità

“Il valore delle cose non sta nel tempo in cui esse durano ma nell’intensità con cui vengono vissute.
Per questo esistono momenti indimenticabili, cose inspiegabili e persone incomparabili.”

Fernando Pessoa

La mente del Don Giovanni e il teatro dell’assurdo (gli amici folli, hanno sempre il benvenuto…)

 

Locandina Don giovanni

 “La mente di Don Giovanni”

Come suggerisce il titolo stesso, il protagonista di questa commedia, messa in scena  da L’Allegra Compagnia Degli Assurdi, non è Don Giovanni, bensì la sua mente; che nella fattispecie è incarnata dal suo astutissimo servo, Stringichiappa: un vero ingegnere della truffa e della burla, in grado di ordire diaboliche trame ed architettare complessi inganni con estrema facilità.
Don Giovanni si serve di lui e delle sue trovate geniali per riuscire a soddisfare le proprie smanie di donnaiolo e seduttore instancabile.

L’introduzione di questa singolare “promozione del servo” contribuisce a rendere gli intrecci molto più avvincenti, complessi e vivaci rispetto a quelli messi in scena nelle molteplici “reincarnazioni” del libertino spagnolo, susseguitesi nel corso dei secoli (pur nel rispetto di tutti gli altri elementi fondamentali del filone in cui si inserisce: il famoso elenco delle donne conquistate da Don Giovanni, la sua “condanna” a perpetrare in eterno il ciclo “seduzione-abbandono” e la sua punizione per mano del celebre convitato di pietra).
Come nei più illustri precedenti (Tirso de Molina, Molière, Da Ponte/Mozart), anche qui i personaggi – ad eccezione di Stringichiappa – sono tipologici ed estremamente schematici, privi di una minima individualità o complessità psicologica (troppo creduloni o condizionabili per essere reali); ciò conferisce alla commedia un’atmosfera di voluta “leggerezza” e divertente superficialità.

 

Note di regia… ovviamente assurde

Se fosse un animale, questo Don Giovanni che animale sarebbe?

Proboscidato?

L’epoca di ambientazione è in linea con quella delle più illustri opere?

Non so a quali “più illustri opere” fa riferimento… Questa domanda è palesemente provocatoria. Dal punto di vista dell’illustrismo apparteniamo decisamente al futuro, dal punto di vista del lustrismo al presente, se ci riferiamo a un ambito più prettamente storicistico, poiché viviamo in epoca post-storica, possiamo fare riferimento soltanto al passato. A me personalmente piace l’epoca di Tutmosis Terzo, ma se lei preferisce i Babilonesi o i Protoincaici possimo scrivere così.

Se invece de “La mente” del Don Giovanni, ne fosse il lamento? Ammesso che abbia motivo di lamentarsi…

In effetti, la mente di Don Giovanni non è Don Giovanni, per cui a lamentarsi non è lui, ma al limite la mente altra da lui. Don Giovanni infatti non ha motivo ma neanche modo di lamentarsi. Essendo puro ente desiderante e destinato per questo all’eterna insoddisfazione, pena la scomparsa come tale entità-identità, Don Giovanni potrebbe forse in un movimento introiettivo di autocoscienza lamentarsi di questa insoddisfazione, ma per questa coscienza dovrebbe avere una mente che non può avere (de facto usa quella del servo che infatti rompe sempre l’anima coi lamenti)

Se è per questo c’è anche la menta di Don Giovanni, ma non piaceva il verde per cui meglio la mente. E poi la menta è decisamente in calo di ascolti. Al limite il chinotto

Don Giovanni per scelta o per scelta d’altri?

Non lo so in quel momento ero in bagno

Quali personaggi ruotano intorno a questa figura? Ne abbiamo mai sentito parlare?

Se vuole insinuare un parallelismo tra Don Giovanni e il Motore Immobile faccia pure, comunque è tutto sulle pagine gialle

Scelte del cast, sviluppi in corso d’opera, il manichino ed il lavoro svolto con lui insieme a Claudia, la nonna e la nipote … questi del punto 7 più che domande sono spunti per eventuali elementi/argomenti da sviluppare nelle note di regia

Ritenta sarai più fortunato

Chi siamo noi e chi sono i personaggi coinvolti nella messa in scena?

Non sono autorizzato a rivelare l’identità dei personaggi coinvolti in questo vero e proprio atto criminale contro il teatro. E poi le grandi domande chi siamo dove andiamo che cosa ci facciamo qui presuppongono l’abuso di sostanze illecite.

Le domande senza risposta

- Perchè? – Ma ne è sicuro?- E’ consapevole che sta buttando nel cesso la sua reputazione?- Di che colore sono i capelli biondi di Don Giovanni?- Se la mente di Don Giovanni è Stringichiappa, le chiappe che stringe Don Giovanni di chi sono?- Se fosse foco?- Se fosse poco?- Se fosse oco?- Un ultimo desiderio?

L’abbiamo vista spesso in teatro (e non solo) nelle vesti d’attore. Ora assistiamo per la prima volta a una sua regia. In che ruolo si riconosce meglio? Ha già fatto altre regie in passato? E com’è stato assumere il ruolo di regista? Cosa pensa del rapporto regista- attore?

In effetti mi sembra di ricordare la sua faccia, lei era in teatro gli stessi giorni nel ruolo di Attore, ma anche a volte di Spettatore… Sì il personaggo dell’Attore mi piace molto, però a fare sempre lo stesso personaggio ci si annoia. Comunque mi hanno incastrato in questa cosa mentre ero ubriaco, una vera truffa, mi dicevano “dai, l’hai fatto tante volte.. e poi in questo spettacolo è pieno di donne” lì per lì dicevo “boh? ma quando mai?” e io dopo per eccesso di delicatezza ho fatto finto di nulla. Sul rapporto tra R. e A. non mi pronuncio, mi faccio gli affari miei. Comunque sono per la libertà. Ah per inciso le donne ho scoperto che erano dipinte. Facciamo un salto indietro: ci potrebbe dire come è partito questo progetto? La scelta dei ruoli? Lo sviluppo delle prove?

Senta lei non può dire “facciamo un salto indietro” e poi salto da solo, mi sono quasi spaccato la schiena! Che scherzi del cavolo.. come le dicevo mi hanno messo immezzo, il cast era già deciso, come il testo e il resto. A me avevano detto che era un musical su Ionesco con le musiche degli Electric Light Orchestra… Invece è la solita cosa assurda di Lodovico Bellè.

Questo Don Giovanni cosa ha di diverso? Cosa dovrebbe spingere la gente a vederlo?

Non saprei che ha di diverso, sicuramente non è verde. Riguardo la seconda domanda, penso che un buon bastone sia un argomento più che convincente.

Rapporto autore- regista? Testo- Regia? Cosa pensa in merito?

Non amo il gossip, comunque non mi piacciono le ammucchiate.

Un gruppo di persone provenienti da percorsi di vita diversi, formazioni artistiche differenti, uniti e accomunati dal filone assurdialogico a cui abbiamo potuto assistere in tutti i luoghi anche i più disparati e non convenzionali teatri… Ma cos’è che in voi fa la differenza? Siete davvero così assurdi o è solo apparenza?

Direi che la cosa veramente assurda è che ancora riusciamo a lavorare gratis senza sputarci in faccia.

Abbiamo notato la new entry nei panni di Luca… E qualche volto in meno che ci aspettavamo di vedere…. C’è un ricambio continuo nella vostra compagnia?

Ah l’ha notato? Io per capire che un attore era un manichino ci ho messo un mese… pensavo che non rispondeva perché era stronzo.

Qual’è il messaggio di questo spettacolo? Voglio dire.. Perché raccontare questa storia?

No si sbaglia non era un “messaggio”, era un “massaggio”, era una idea pubblicitaria da paura abbinare un buono per il centro estetico cinese al biglietto dello spettacolo. Poi il centro estetico l’hanno chiuso con la solita scusa dello sfruttamento. Per me è razzismo. Non lo so perché Lodovico Bellè dopo aver scritto questa commedia ha sentito il bisogno di divulgarla anziché darla alle fiamme… Forse perché ogni autentica mente criminale sente il narcisistico irresistibile bisogno di far conoscere le proprie gesta, con la recondita speranza di farsi scoprire.

La scelta del manichino, delle canzoni, delle coreografie..Erano elementi presenti già nella scrittura del testo?

Guardi, sarò sincero, ero totalmente a corto di idee, e ho riciclato il materiale di un altro spettacolo. Infatti non c’entrano una sega.

Cosa pensa del sistema che regola i grandi teatri, le compagnie stabili e delle condizioni in cui si muovono le piccole compagnie?

Credo che il Turkmenistan sia ancora un bel posto per le produzioni artistiche indipendenti.

$In voi tutto è molto artigianale non avendo alle spalle grandi produzioni. Il risultato artistico ne è valorizzato? Valorizzato ‘sto cefalo! Datemi tre milioni di euro e poi vedi! Riguardo le produzioni alle spalle, più sono grosse più fanno male…

Perché fa teatro? Ha una missione o ambizione in questo ambito?

Che ne so, soldi, donne… macché è tutto un equivoco, io facevo il piastrellista a Civitavecchia, mi avevano detto “vieni a lavorare in teatro” e mi credevo che si trattasse di smontare dei pannelli di cartongesso. Invece guarda dove siamo andati a finire.

Progetti futuri?

Aprire uno smorzo in Turkmenistan.

ARRIVEDORCI

Olive dorci

L’Allegra Compagnia Degli Assurdi porterà in scena “La mente di Don Giovanni” di Lodovico Bellè, il 24 maggio (ore 21,00) e il 25 maggio (ore 18,00 e ore 21,00) al Teatro Abarico, in via dei Sabelli 116, Roma.

L’Allegra Compagnia Degli Assurdi è un gruppo teatrale romano, nato ufficialmente con la rappresentazione degli Assurdialoghi di Lodovico Bellè al teatro Manhattan di Roma, il 13 gennaio 2012… e da allora non si è più fermato!!

 

L’individualismo debole che svuota le persone

La sterminata opera di Franco Ferrarotti offre all’analisi sociale molteplici spunti di riflessione. La condizione umana è dominata oggi da un egocentrismo e un individualismo solipsista mai emersi prima, un individualismo però debole in cui la persona si svuota della sua dimensione più umana, quella dei sentimenti, dell’esperienza e dell’incontro con l’altro.

Nel nostro tempo questo svuotamento è prodotto dall’eccesso di informazioni a cui siamo sottoposti ogni giorno, che produce un chiasso interiore privando la persona della sua sfera creativa, della capacità di progettare e in particolare dell’immaginazione. E così, le vecchie categorie di passato, presente e avvenire sono completamente saltate in nome di una eternizzazione insignificante dell’immediato.

A questo proposito Ferrarotti vede due logiche contrapposte nel nostro tempo e che si affrontano, forse anche inconsapevolmente, nello stesso individuo – a dire la verità, una di esse ha preso già il sopravvento. La prima è la logica della lettura, “una parola dopo l’altra, una riga dopo l’altra”, che induce al ragionamento e alla meditazione riflessiva; presume uno sforzo mentale e avviene nel momento in cui ci si raccoglie in se stessi, per citare sant’Agostino, in quella cittadella interiore che non dovremmo permettere mai a nessuno di espugnare, nemmeno in mezzo al chiasso della vita moderna.

La logica della lettura è una logica difficile perché disinteressata, contemplativa, inutile. E invece “la cultura occidentale ha bisogno di uno scopo, di un profitto, di una giustificazione. È utilitaria fin nel midollo”. Non può aspettare, vuole tutto e subito. Soprattutto i giovani le sono diventati estranei, pochi di loro conservano ancora un libro sul comodino – leggere costa fatica – e così si affidano, o meglio, si consegnano a internet e alla comunicazione di massa “elettronicamente assistita”.

“Non si scrive” afferma Franco Ferrarotti nel suo ultimo libro, La parola e l’immagine (ed. Solfanelli, 2014), “si assembla. Non si compone. Si clicca”. Oggi la gente sarebbe munita di una “quantità di aggeggi elettronici che informano e comunicano tutto a tutto in tempo reale, e su tutto il pianeta, senza però che abbiano più niente di importante da dire”. Sembra una nuova formulazione del motto cartesiano: io comunico, dunque sono. Io chatto, dunque esisto. Se non sono connesso, non sono nessuno.

È il trionfo dell’audiovisivo, la logica che ha conquistato il predominio del nostro tempo. Si tratta di una logica rapida, che colpisce con l’immagine e certamente più facile della lettura perché viene offerta all’individuo che non deve sforzarsi di comprenderla; ma siccome l’immagine è preconfezionata, si tratta di “un’offerta avvelenata, danaica”, perché priva l’uomo della capacità di costruire la sua immagine, svuotandolo della capacità artistica e dunque creativa – poiesis, dal greco, vuol dire creazione.

Questa privazione della capacità immaginativa ha portato Ferrarotti a teorizzare un vero e proprio cambiamento antropologico nella società attuale: dall’homo sapiens socratico staremmo passando all’homo sentiens e all’homo televisivus, “una sorta di sedentario nomade” che può fare il giro del mondo cambiando canale e sintonizzandosi sui network dei paesi esteri, senza abbandonare mai la poltrona di casa. È il delirio del solipsismo, che porta a una realtà dove non conta più il vissuto, ma tutto si vive nella falsa speranza indotta dai mezzi di comunicazione.

Anche David Riesman, negli anni 50’, aveva teorizzato l’uomo etero-diretto, una sorta di manichino manovrato, stimolato e orientato dall’esterno. Il sociologo americano osservava l’emergere di un nuovo tipo di individuo che rinuncia a ragionare secondo le categorie logiche tradizionali e che vive nell’immediatezza dell’informazione offerta.

L’homo sentiens di Ferrarotti è invece ancora più pericoloso, perché è colui che ha perduto la capacità di concentrarsi, di fissare l’attenzione sulle cose. Il suo interesse si modifica nella stessa maniera in cui cambia canale. Non legge, o legge poco, perché “seguire dei segni neri pagina per pagina lo fa sentire in prigione e gli sembra scandaloso”. Ma il deficit più alto di questo nuovo tipo umano, alla ribalta nella società della tecnica, è l’indebolimento della memoria.

Cos’è un uomo senza memoria? La fiducia di avere tutta la conoscenza dentro dei giganteschi server, su queste enciclopedie elettroniche via web, è solo un’illusione. La cultura si costruisce giorno per giorno, con volontà e fatica, non si richiama da uno schermo con un click del mouse. Arriverà il giorno in cui saremo così assuefatti a cercare le notizie sulla rete che la nostra memoria sarà talmente indebolita, e forse dimenticheremo che internet e le enciclopedie elettroniche esistono, e quindi, ahimè, tutta la conoscenza.

La tanto bistrattata memoria era tuttavia per gli antichi la facoltà che più avvicinava gli uomini al dio. Secondo l’orfismo, l’antica religione greca misterica, l’uomo viveva nell’oblio di sé, ma poteva recuperare la sua antica natura ricordando ciò che era al principio di tutte le ere; la più stretta alleata in questo viaggio verso il ritorno, verso il superamento delle illusioni molteplici, era Mnemosyne appunto, la memoria.

Tornando al presente, oggi ci troviamo di fronte al tramonto della lettura. Se inchiostro e calamaio appartengono a un’era passata e riportano in mente certe atmosfere di film come Barry Lindon, anche il tempo delle “moderne” penne a sfera si sta compiendo, con la tecnologia touch screen ormai capillarmente diffusa. La vecchia penna degli scrittori è diventata un mezzo anacronistico, quasi una stranezza per chi è assuefatto ai moderni dispositivi elettronici.

Un tempo esistevano gli icònoclasti, che ripudiavano ogni forma di rappresentazione visiva, oggi invece siamo giunti alla società degli “iconoduli”, gli schiavi dell’immagine che hanno dimenticato il vero potere della parola: il suo significato. Nella società veloce, il pensiero involontario viene completamente bandito, estromesso dalla casa dell’uomo. Già Hedegger teorizzava, oltre mezzo secolo fa, il trionfo del pensiero calcolante, il pensiero che tutto misura e assimila alle logiche dell’utile, a dispetto del più contemplativo pensiero meditante.

La società iper-tecnologica è diventata dunque una società in cui la parola tace e l’immagine vince. Il nostro è il mondo delle tonnellate di foto sparse nei server elettronici o postate su face book, delle miriadi di figure che ci passano davanti in tv e nei cartelloni pubblicitari sparsi per le città; è la società delle figure spente, opache, al più visivamente policrome, che appaiono davanti ai nostri occhi e un attimo dopo scompaiono, lasciandosi dietro il nulla da cui sono state e-vocate.

Mario Sammarone (tratto da Prospettive)

Listener

La Pieve e la sua gente

Smacchia-800

L’importanza della memoria…

La Pieve e la sua gente è un racconto appassionato di un uomo che guarda al mondo della sua infanzia e adolescenza, trascorsa in una famiglia contadina di una ridente valle delle Marche, con gli occhi di chi è in “esilio”. “Fuggito” infatti da lì a vent’anni sbattendo la porta, per cercare fortuna in città, come spesso accade, in seguito non potrà tornare, perché frenato da nuovi lacci e laccioli. Quel mondo riprende quindi forma nei ricordi e questi, sedimentati , assumono quell’aura di poesia, senza mai scadere nel sentimentalismo .
C’è in questo racconto qualcosa di molto diverso dalla nostalgia. C’è la volontà di non perdere la memoria, anzi di tramandarla anche a chi di quegli anni e soprattutto di quel tipo di vita ha solo sentito parlare e nemmeno poi tanto. Infatti gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, sono segnati da una grande rivoluzione sociale: i vantaggi economici del lavoro in fabbrica o negli uffici fanno premio sulle fatiche e sulle incertezze del coltivare la terra, spesso le grandi città del Nord diventano un polo di attrazione per i figli della campagna e il mondo della secolare civiltà contadina in pochi anni scompare. Si può guardare a queste trasformazioni con la prospettiva degli storici o dei sociologi, ma è altrettanto interessante riscoprire le storie personali, leggere la storia con gli occhi di chi l’ha vissuta. “La Pieve e la sua gente”, racconta tutto questo ed altro.

Nino Smacchia

 

Ed. Luoghi Interiori , pagg. 126, € 13)

Coincidenze

«Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia. Se l’amore deve essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenze, come uccelli sulle spalle di Francesco d’Assisi»

Milan Kundera, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”

Il Bene

La colpa non esiste se non nella misura in cui noi stessi l’abbiamo creata.
Siamo noi, perciò, che dobbiamo distruggerla. Se scegliamo di fare il male, il male esiste
finché noi stessi non lo distruggiamo. Il bene non possiamo farlo, perché è il respiro stesso dell’universo:
ma possiamo scegliere di respirare e vivere in esso e con esso.
Gibran

Dentro di te

Religione?
Cos’è? Io conosco solo la vita.
Vita significa il campo,
il vigneto e il telaio…
La Chiesa è dentro di te.
Tu stesso sei il suo sacerdote.

Gibran

Emergency Exit: un documentario itinerante sui “cervelli in fuga” dall’Italia

L’Italia, così piena di bellezze culturali, spirituali, storiche e artistiche, eppure così in crisi. Una crisi a causa della quale, un’intera generazione – quella tra i 25 e i 40 anni – sta letteralmente ‘sanguinando fuori’ dai nostri confini.Un numero sempre maggiore di giovani Italiani è costretto per forza di cose a lasciare l’Italia. Non per spirito cosmopolita o per ambizioni di successo, ma semplicemente per avere l’opportunità di un futuro migliore (o quantomeno dignitoso). Un futuro che, nonostante sacrifici, anni di studio ed impegno, in Italia sembra difficile da immaginare, oggi. E un Paese senza giovani è anche un Paese che, alcuni dicono, non ha futuro.Il tema del lavoro nella stringente attualità si è insidiato nel lavoro della giovane regista pugliese Brunella Filì: Emergency Exit è un documentario itinerante che osserva e parla con giovani studenti o ex studenti italiani emigrati all’estero (Europa e America – le città coinvolte sono Bergen, Wien, Londra, Parigi, Tènerife, New York), purtroppo sempre più unica effettiva fonte di lavoro – che in più valorizzi e che sia affine a ciò che si è studiato.Il documentario, che è partito quasi come un gioco e che poi si è trovato coinvolto in un chiacchierio mediatico (la BBC se n’è interessata) e quindi in una reale produzione, trova il suo punto di forza in quello che avrebbe potuto essere anche il suo limite più grande: la stretta vicinanza della regista all’argomento e la netta partecipazione emotiva che tuttavia si fa razionale e attenta, osservatrice in modo particolare dei dettagli, tutti i piccoli gesti e gli oggetti che più di tante parole possono trasmettere dei messaggi.Secondo le ultime statistiche sulle migrazioni, in Italia il numero degli emigranti – il cui 70% sono giovani laureati – ha superato quello degli immigrati da Paesi meno industrializzati del nostro. Dal 2010 ad oggi sono oltre 70.000 all’anno i giovani italiani che, a malincuore, fanno le valigie per l’estero. Non solo ‘cervelli’ o ricercatori, ma anche ragazzi laureati e professionalmente qualificati che desiderano un’esistenza normale, un lavoro, uno stipendio, la possibilità di crearsi una famiglia e una vita indipendente non precaria.Da queste motivazioni – racconta la regista – è partito anche il nostro viaggio attraverso l’Europa: Parigi, Vienna, Londra e molte altre città. Poli d’attrazione dove ricomporre i pezzi di una realtà affettiva, professionale, culturale e nazionale in conflitto con le proprie aspirazioni, ideali, meriti; giovani esistenze alla ricerca di un’identità generazionale smarrita, frammentata fra i problemi di un paese meraviglioso, ma economicamente e politicamente fermo da oltre un decennio.“In questo docu-trip ho deciso di incontrarli di persona, per raccontare attraverso la telecamera le loro storie, i loro sogni, le loro paure, le loro speranze, ma anche la loro quotidianità. Lontani da casa, sradicati, per cercare un futuro migliore, un’uscita d’emergenza”.Sei storie di ‘ordinaria separazione’, un’unica incombente domanda finale: è ancora possibile immaginare un futuro in Italia? Una domanda che ha verosimilmente senso porsi.

Massimo Lanzaro

P.s.: su www.emergencyexit.it è possibile accedere a tutte le informazioni sul progetto, oltre che lasciare i propri commenti e le proprie storie.

 

Genitori e prole condividono gli stessi miti

Le generazioni di un tempo
oggi non ci sono più

Per Hegel «la nascita dei figli è la morte dei genitori». Oggi il processo accelera e il progresso avviene nel giro di uno stesso ciclo. Genitori e prole condividono gli stessi miti. Ma si generano scompensi

barattoli_190x130

Rovesciando il titolo del romanzo di Cormac McCarthy, si potrebbe dire che questo è un Paese per vecchi e per bambini. In apparenza è l’immagine della società attuale, dove l’età adulta si restringe per lasciare spazio agli estremi. Remo Bodei, parlando di Generazioni (Laterza), trova che «i giovani tendono a rimanere più a lungo a casa, i vecchi cercano una seconda giovinezza e restano spesso produttivi dopo il pensionamento». Dello stesso parere è Francesco Cataluccio, quando, riproponendo Immaturità (Einaudi), denuncia il declino dell’età adulta intesa come espressione di una maturità consapevole.

Se però prescindiamo da quest’ultimo parametro, non quantificabile dal punto di vista sociale, ci rendiamo conto invece del contrario: la società attuale è piuttosto formata di adulti (maturi o meno), in quanto i bambini sono spinti a vestire e ad atteggiarsi «da grandi», i vecchi tendono a mantenere inalterate le caratteristiche della mezza età, condividendo valori e comportamenti delle generazioni precedenti. Diventa sempre più difficile tracciare un confine tra le età dell’uomo.

È proprio l’idea di generazione a far discutere. Confusa, allungata, rifiutata, diluita a seconda dei casi, analizzata nelle sue inevitabili contraddizioni, ma fondamentale per comprendere la società attuale, così diversa dal passato da far saltare tutti gli schemi conosciuti.

Coniato per stabilire termini quantitativi dalla sociologia positivista di Auguste Comte, il concetto di generazione doveva servire a misurare il ritmo del progresso, poiché l’obiettivo a cui guardava la modernità era il miglioramento continuo, realizzabile col contributo di più generazioni. Più lentamente si succedono, osservava Comte, e meno il progresso può avanzare, frenato dall’opposizione degli anziani, che tendono a conservare lo status quo. Perché il mondo vada avanti, insomma, è necessario che le generazioni cambino in fretta, durino il meno possibile. Trenta, vent’anni, forse meno. Non è un caso che il mito della giovinezza, della velocità e della riproducibilità si sia radicato allora e abbia fatto sentire i suoi effetti per tutta la prima parte del XX secolo.

Individuare le fasce generazionali fornisce una giustificazione razionale allo scorrere della vita umana. Per questo c’è bisogno di scandire i tempi e fare in modo che ognuno rivesta un preciso ruolo sociale, permettendo di pianificare la vita secondo modelli stabiliti a priori. Si viene così a creare una stratificazione per età, assieme a quella per classe e per genere, dove i ruoli sociali corrispondono più al tempo che alla classe di appartenenza.

A ognuno spettano funzioni specifiche, tanto che tra generazione e classe Karl Mannheim, nell’ambito di una sociologia della conoscenza, ha rinvenuto una certa affinità. Di per sé le generazioni non costituiscono legami sociali — osserva Mannheim in un saggio intitolato per l’appunto Le generazioni (1928) — e non portano alla formazione di «gruppi concreti». Si manifestano in una «collocazione» spazio-temporale (Lagerung) che, a differenza della classe, non è spiegata in termini economico-sociali. Le nuove generazioni accedono ogni volta al patrimonio culturale accumulato dalle precedenti, ma non lo accettano passivamente, lo selezionano: la società sopravvive attraverso questo processo dialettico tra ricordo e oblio.

Si potrebbe dunque dire che sia la generazione, più che l’idea di classe, a definire i ruoli sociali, affidandoli a una logica temporale che governa l’età dell’uomo secondo una funzionalità economicistica. C’è un tempo per l’infanzia e per l’età scolare; un tempo per il servizio di leva e l’ingresso nel mondo del lavoro. Per la donna un tempo per la maternità e la cura della prole. Un momento in cui rinunciare alla vita produttiva, lasciando che la nuova generazione prenda il posto della precedente. Un’idea di circolarità dell’esistenza, in cui i ruoli sono ben definiti dalla scansione del tempo, dall’accettazione sociale, da un abbigliamento consono e da una funzione specifica. Il ricambio generazionale è nella natura delle cose e Bodei ricorda, citando Hegel, che «la nascita dei figli è la morte dei genitori».

Tutto cambia con la fine di quella modernità, che riteneva di poter controllare la vita umana con la ragione, secondo i ritmi dell’età e del lavoro. Più che definirsi in base alla data di nascita, la generazione sembra propriamente raccogliere quanti vivono nello stesso periodo di tempo, pur avendo età diverse. Se ancora si può parlare di progresso, questo avviene all’interno di uno stesso ciclo generazionale, perché la conoscenza si è velocizzata e la vita media si è allungata. Ne consegue una messa in discussione dei ruoli generazionali, sempre più confusi, disconosciuti e disattesi.

I ruoli sociali erano un potente elemento di ordine. La loro assenza provoca incertezza e fa parte della liquidità esistenziale che Zygmunt Bauman ha assegnato al nostro tempo. La perdita di un obiettivo comune, di un’idea collettiva di finalità sociale, anche per effetto della crisi economica, provoca sfiducia nel futuro e rompe la rigida separazione fra una generazione e l’altra. Come se non bastasse, la crisi ha anche vanificato le aspettative di ogni fascia d’età: se i giovani restano troppo a lungo nel ruolo di figli, nella casa dei genitori, è perché non trovano lavoro e spesso entrano in competizione con i cinquantenni che lo hanno perso e faticano a mettere assieme i contributi per la pensione.

Oltre alla fine del progresso e alla smaterializzazione del lavoro, è il consumismo ad aver avvicinato età diverse nell’uso di oggetti e tecnologie. Un’omologazione che consente di condividere non solo cose, ma anche sfondi culturali: musica, cinema, iconografie, mode, valori e miti del passato che i figli possono reinterpretare avvicinandosi alle esperienze dei genitori, scoprendo affinità elettive con una storia che non hanno vissuto.
In questo modo genitori e figli si trovano a vivere lo stesso tempo, mescolando i ruoli e ricercando la loro «utilità sociale» con ansia da performance. La conseguente fragilità, dimostrabile in quelle «carenze nell’attività educativa» di cui ha parlato Paolo Di Stefano su «la Lettura» del 6 aprile (#124) a proposito della responsabilità dei genitori, non dipende forse dalla confusione generazionale, che ha scombussolato attese, compiti e doveri?

Spaesamento, insicurezza, isolamento portano a ricercare l’abbraccio possessivo della comunità perduta, rintracciabile, se non nella rete, nel gruppo o nella tribù, secondo l’analisi ancor valida di Michel Maffesoli.
Si assiste così al recupero dei valori positivi della comunità familiare, a fronte delle delusioni incontrate nella società liquida. Gli adolescenti mostrano una rinnovata fiducia nei genitori, superando i conflitti generazionali, come ha rivelato una recente ricerca Doxa del garante per l’infanzia (ne ha scritto Elvira Serra sul «Corriere» del 9 aprile).

La conseguenza più inquietante dello scardinamento dei ritmi imposti dalla modernità è la difficoltà a riconoscersi nella propria generazione. Capita che i coetanei si ritrovino in condizioni diverse e inconciliabili, sia sul piano personale sia su quello relazionale e lavorativo. Si assiste a uno scompenso, come se le persone, indipendentemente dall’età anagrafica, si muovessero su livelli diversi: l’uno impegnato a progettare il futuro, l’altro volto piuttosto a scrutare il passato.

Scombinare le tappe della vita è un segno di vitalità e la dimostrazione che norme etiche basate sulla scansione temporale non hanno più senso. Ognuno cresce in piena libertà, secondo una propria regola personale che può essere intensificata e rallentata, interrotta e ripresa, ripensata e rivisitata. I ritmi di crescita sono divenuti individuali, hanno perso per strada la scansione ossessiva di una temporalità uguale per tutti, si sono per così dire «liberati» degli obblighi rituali che la modernità ha imposto a una società omologata, resa simile a una macchina che marcia compatta verso il domani.

Per questo i miti dei padri possono essere condivisi dai figli e, anziché rifiutati, rivissuti come innovativi.
Ai vecchi miti, per dirla con Dorfles, si accompagnano i nuovi riti dell’eterna giovinezza, che si rinnova a ogni occasione di cambiamento e a ogni scelta di fronte alle sfide della vita.

Carlo Bordoni (www.corriere.it)

http://lettura.corriere.it/debates/non-ci-sono-piu-le-generazioni-di-una-volta/

Agire, sempre

” Sembra sempre impossibile finché non viene fatto. “

- Nelson Mandela -

Io sono…

Io sono il lungo ritorno a casa in macchina al buio, sotto la pioggia. Io sono decenni e decenni di corse fatte e vinte e perse e corse di nuovo…
(C. Bukowski)

Barny.it – Lo sponsor del blog… fatto in “casa”

Premettendo di non aver mai preso, in vita mia, neppure un euro in inserzioni pubblicitarie (seppur abbia ricevuto varie offerte), ho deciso, dopo lunghissime riflessioni, di far sponsorizzare il Blog da un’idea imprenditoriale di mio figlio Michele e delle sue socie Antonietta Sposato e Patrizia Montanari

Gabriele

(La Repubblica.it)

La start-up s’inventa i regali a domicilio

Si chiama Barny.it e mette in rete bar, profumerie, negozi di cosmetica. Per superare i “soliti” fiori e proporre regali a domicilio: dal cappuccino all’aperitivo, passando per gli animali domestici, una serie di idee originali per stupire i partner o gli amici (consegnati in tempo reale)

MILANO - Volete stupire un amico offrendogli un aperitivo a sorpresa pur essendo a chilometri di distanza? Oppure, dopo anni di fiori, far arrivare una torta di San Valentino sulla scrivania dell’ufficio della vostra compagna? Ora c’è chi offre questo servizio, sfruttando le potenzialità del web e il desiderio di “coccolare” colleghi o conoscenti. Il sito si chiama Barny ed è nato da un’idea di Michele La Porta, insieme alle due socie Patrizia Montanari e Antonietta Sposato. “Dovevamo partire a New York”, racconta La Porta, “dove avevamo raccolto molto interesse, ma per follia o idealismo abbiamo preferito cominciare in Italia”.

Il meccanismo di questa startup è molto semplice: tramite agenti raccoglie l’adesione al portale di una rete di commercianti: bar, enoteche, pasticcerie, ma anche negozi per animali domestici e cosmetica. Gli utenti registrati (gratuitamente) che vogliono inviare a qualche conoscente una bottiglia o una colazione in ufficio, o in ospedale, possono inserire l’indirizzo, selezionare l’esercizio più vicino e ordinare il proprio regalo.
Chi riceve può verificare tramite una e-card speciale sulla sua posta elettronica chi ha avuto il pensiero per lui”. Il maschile è d’obbligo perché “in pochi mesi di servizio abbiamo riscontrato molto successo tra le donne”, evidentemente più vogliose di stupire. Il grande successo “è arrivato grazie alle torte di San Valentino che ha ideato Patrizia, una cake designer”. Una spinta per il sito che è arrivato a 42mila utenti da inizio anno e quasi 7mila “like” sulla pagina Facebook.
Per ora il servizio è attivo a Roma con 100 commercianti, ma un fresco accordo con una nota torrefazione porterà altri “trecento bar nella Capitale”. La Porta, partito con un investimento da 150mila euro, sta lavorando con la rete di agenti per allargare la copertura a Milano, Torino e alla Campania. Per crescere, porte aperte a chi voglia investire in questa startup italiana: “Saremmo contenti di avere un socio solido, magari chi già offre servizi di consegne o coupon online”.

http://www.repubblica.it/economia/finanza/2014/04/19/news/barny_it_regali_a_domicilio-83933058/?ref=search

Barny

Barny

http://www.barny.it

I miti del nostro tempo

Il processo delle demitizzazioni
(Visioni del mondo)

“La gente, oggi, pensa molto poco. Pensare poco significa affidarsi a delle idee generali solitamente tranquillizzanti e quindi vive in modo acritico all’interno di queste coperture e protezioni”

Il corpo

Fenomenologia della solitudine

https://www.youtube.com/watch?v=LRU4BmLjExghttp://

 

Borgna e Galimberti: “La solitudine dell’anima”

Angelo Colazingari “Sguardi d’Oriente”

SGUARDI VERSO ORIENTE angelo 1angelo okkangelo3ok
Non solo arte ma vero e proprio Evento culturale a cura di Alessandra Lupo che intende porre il focus sugli sguardi e la bellezza di occhi di donne orientali che pur sotto il velo esaltano fascino con discrezione.
L’Artista Angelo Colazingari espone nella sua personale opere pittoriche di estrema raffinatezza e di grandi dimensioni; pannelli con poesie scritte in bilingue italiano/arabo,completano il percorso visivo/percettivo in una location di estrema importanza quale l’Ufficio Culturale e scientifico dell’ Ambasciata d’Egitto.
— con Angelo Colazingari presso Ufficio Culturale Egiziano.

La poesia che non dico

La poesia che non dico,
quella che non merito.
Paura di essere due
sulla via dello specchio:
qualcuno che dorme in me
mi mangia e mi beve.
(Alejandra Pizarnik)

Verità

Meglio essere feriti da una verita
che consolati da una menzogna

K. Hosseini

La lontananza inspiravo in un sorso enorme

La lontananza inspiravo in un sorso enorme.
Premevo vento, nubi e stelle al mio petto.
E nel cerchio stretto di un abbraccio
ho rinchiuso l’infinito intero del mondo.
(Blaga Dimitrova)

Provare

“ Un fallimento non è sempre uno sbaglio, potrebbe semplicemente essere il meglio che uno possa fare in certe circostanze. Il vero sbaglio è smettere di provare. ”

- Skinner -

Sogni

” I sogni non sono in grado di preservarci dalle vicissitudini esistenziali, dalle malattie e dagli eventi tristi. Ci offrono, invece, una linea di condotta sul come rapportarci a questi eventi, sul come dare senso alla nostra esistenza, sul come realizzare il nostro destino, sul come seguire la nostra stella: in definitiva, sul come realizzare dentro di noi il massimo potenziale di vita. “

~ Marie-Louise von Fran

La meta

” La meta è questa: mettermi sempre là dove io possa servir meglio, dove la mia indole, le mie doti e le mie qualità trovino il terreno migliore, il più largo campo d’azione. “

- Hermann Hesse, tratto da “Narciso e Boccadoro” -

ancora sulla comunicazione

” Tutto il comportamento, e non soltanto il discorso, è comunicazione, e tutta la comunicazione − compresi i segni del contesto interpersonale − influenza il comportamento. “

- Paul Watzlawick, psicologo austriaco naturalizzato statunitense -

Comunicare

Comunicare è indispensabile. Vitale. Charles Horton Cooley sostiene che “senza la comunicazione lo spirito non sviluppa una vera natura umana, ma rimane ad uno stadio anormale ed indefinito”.
Eppure, solamente pochi di noi, si interrogoano sulle modalità della propria comunicazione.
Lo fanno e basta. Automaticamente. Oserei dire, quasi incosapevolmente.
In una società ipertecnologica come quella attuale, capace di aggiungere nuove possibilità comunicative, potrebbe risultare un paradosso soprattutto perché, la comunicazione intesa come processo sociale di condivisione della conoscenza, ha assunto un carattere di centralità in tutte le sfere della vita individuale e collettiva. Il paradosso, purtroppo, sta nella velocità con la quale questa società sta mutando tanto rapidamente da non dare il tempo, agli individui, di adeguarvisi. I mutamenti sociali, infatti, per essere totalmente condivisi, compresi e riprodotti, necessitano di molto più tempo. Oggi, non ragioniamo sull’evoluzione in corso, la viviamo incosciamente.
Non analizziamo gli imput e le sollecitazioni che riceviamo dal mondo esterno e che rimettiamo in scena.
Ci lasciamo solamente stordire. Confondere. Trascinare.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 371 follower