
Carissimi amici, è in onda su Cinquestelle tv il mio nuovo programma dedicato ai libri e alla nostra Interiorità, Anima Animae.
In ogni puntata, attraverso le pagine di uno o più testi significativi, cercheremo di entrare a contatto con quella parte spesso sfuggente, sinuosa, leggiadra, mentitrice, allegra e malinconica che è la nostra Psiche.
Ci vediamo tutti i giorni alle 20:45 circa, tranne il martedì.
Mi raccomando, scriveteci e aiutateci a costruire, insieme, questo cammino. Vi aspetto!
CONTATTI
E-mail: anima@cinquestelletv.it
Indirizzo: Anima Animae – Cinquestelle Tv, via Alberto Cadlolo, 90 – 00136 – Roma
Elenco delle puntate:
Anima Animae 1;
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Anima Animae 39;
Anima Animae 40.
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[...] Anima Animae [...]
Salvato anche 2 puntata…. personale videoteca Anima Animae… quel che per anni ed anni è stato nascosto alle Masse…. la conoscenza velata di proposito…. dal potere decisionale di ciò che doveva essere il pensiero Unico predominante!!!
[...] Anima Animae [...]
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[...] Anima Animae [...]
E’ la Televisione che si riappropria della propria Anima…
Sono felice felice felice!
Vorrei porgere i miei sentiti ringraziamenti a chi collabora con lei, come Egidio Senatore e Simona Condorelli, salutandoli con rispettoso affetto!!!
ciao Egidio e Simona un affettuoso saluto e un anno pieno di cose belle e buone…
Perché su Internet non si vede più 5stelle? Non metti più sul blog le puntate di Anima Animae?
Ciao, a presto,
Angelo
Caro Angelo, stiamo aspettando le copie delle puntate da inserire nel blog. Un abbraccio.
Quando metterete in palinsesto delle puntate più lunghe? Gli argomenti sono così interessanti che meriterebbero una trattazione più apprfondita. Grazie.
Caro Angelo, grazie per il suggerimento. Ci stiamo già muovendo in questo senso.
Caro Dott. La Porta, mi unico alla richiesta di Angelo e anche io chiederei se fosse possibile delle puntate di Anima Animae che durino molto più degli attuali 10/12 minuti,
fermo restando l’orario delle 20.45 che è perfetto!
Che cinquestelletv non si veda più su internet pensavo che fosse solo un mio problema, dovuto alla mia connessione. Allora non sono la sola… da cosa dipende? Cosa si può fare?
Grazie
Anna
Caro Gabriele,
ti avevo chiesto l’indirizzo personale perchè volevo mandarti i miei libri di poesia. Non so se hai risposto o meno. Ti avevo pregato di ripondermi con email ma forse l’hai fatto e non ho visto.
Grazie e cari saluti
Salvatore Armando Santoro
http://www.circoloculturaleluzi.net
santoro3000@alice.it
Caro Salvatore, controllerò se la mail è stata spedita, altrimenti provvederò a farlo. Un caro saluto
Caro Innominato, sbaglieresti persona, perché la signora in questione si chiama Ada Pavan Russo. Un caro saluto.
Caro dottor La Porta, spero che presto riusciate a inserire i link delle nuove puntate di anima animae. Mi manca già il consueto confronto con le sue riflessioni.
Colgo l’occasione per inviarle i miei saluti e sinceri complimenti.
Caro Sebastiano, verranno inserite molto presto. Grazie.
Meno male… sono in astinenza anche io – e Cinquestelle a Genova no n si vede su nessun canale del digitale terrestre quindi no nposso seguirle in tv
Egr. dott. La Porta,
in poche righe non è facile sintetizzare la stima nei suoi confronti quindi le dico complimenti per tutto.
Mi piacerebbe seguirla in tutti i suoi programmi ma la provincia in cui risiedo, Lecce, non sembra essere coperta da “Cinquestelle” nè sono riuscita a trovare il canale 64 sul satellitare. Spero quindi di poter ancora vedere le puntate di Anima Animae su questo Blog.
Grazie.
Cara Olga, la ringrazio molto e le comunico che tutte le puntate di Anima Animae saranno inserite nel blog. Un abbraccio
Caro Gabriele,
scrivo per raccontarti una storia.
Come sai da quattro anni vivo accanto ad un essere straordinario, la cui soave saggezza, sta letteralmente rieducando, con la delicata forza della gentilezza, parti del mio essere rimaste indietro nel cammino di evoluzione personale.
Gino, il gloriosio novantasettenne con cui vivo, ogni sera raccoglie nell’involto del pane, le briciole che sono rimaste sulla tavola. Nulla di quello che viene preparato per i pasti, viene buttato.
Con una lenta dedizione pone l’involto sulla credenza dicendo “Queste le metto in parte per gli uceletti. Povere bestie, devono mangiare pure loro!”
Al mattino, appena arriva in cucina, il vecchio Gino, apre le persiane, e con rinnovata sorpresa trova i suo piccoli amici ad attenderlo.
Un pò come nelle fiabe, gli uccelli, si dirigono verso la finestra, svolazzando dagli alberi e dai tralicci della corrente per giungere fino a lui.
Dopo anni che osservo questo rituale, ieri, finalmente ho sentito arrivare nel mio cuore questo pensiero:
“Come siamo simili amando, nel donare il nostro poco”
Le briciole che Gino dona ai suoi piccoli amici, sono la misura del nostro poco, sono le briciole che doniamo nei nostri incontri alle persone amate.
L’amore annulla la vanità e rende immenso il valore del nostro piccolo essere.
Il grande amore, l’amore incondizionato, è appunto la misura del nostro poco.
Così sono arrivato a credere che questi esseri che donano amore e calore e che ci invitano a cogliere con maggiore coscienza la realtà dell’Amore, possano arrivare anche a morire per Amore.
Credo sia un estremo tentativo per donarci, arrivando a sacrificare il loro essere, la possibilità di cogliere la portata delle nostre omissioni nei confronti della terra… per non aggiungere altro…
Un abbraccio,
Nicola Gelo
Caro Nicola, sono pienamente d’accordo con te. Grazie per aver contribuito con la storia di Gino. Baci
Professore carissimo, la mia, come chiamarla?,Videoteca personale attende la visione e l’inserimento in essa di un nuovo cd di quella vibrante voce comunicativa pur corporale del suo raccontare svelare in modo limpido i percorsi di Anima…!!! un Buon Sabato a Lei!!!
Caro Giuseppe, bisognerà provvedere. Buon sabato anche a te! Baci
Grazie, caro Gabriele.
Gino con la sua età è un autentico trasmettitore di saggezza.
A presto,
Nicola
ciao E BUONA DOMENICA A TUTTI DA GINA
Caro Gabriele,
questa è la canzone che ho scritto insieme a Beatrice Niccolai.
Si intitota “Sans Papier” e trae spunto dalla realtà dei Sans Papier per arrivare a parlare degli Invisibili (…il privilegio di un’ombra che si trasforma in preghiera…)
mi piacerebbe conoscere il tuo parere sulla composizione.
Ecco il testo:
Sans Papier
testo: Beatrice Niccolai – Nicola Gelo
musica: Nicola Gelo
“Siamo vento origine e destinazione
la vita che succede è solo una distrazione
la vita che succede é tutto quello che ho perso
la vita che mi incontra in un finale diverso
la vita che ci incontra in un finale diverso
Ti avrei rincorso per le tue strade
quelle che fermano il tempo
senza capire se il tuo silenzio fosse di calma o di vento
senza capire che anche un dolore potesse brillare al sole
come neve che cade senza mai fare rumore
come neve che cade senza fare rumore
come la sabbia chi è già passato è il tempo che non ritorna
il tempo senza clessidra che si fa spazio in un’orma
il tempo che non ricordo e che ritorna la sera
il privilegio di un’ombra che si trasforma in preghiera
il privilegio di un’ombra che si trasforma in preghiera
il privilegio dell’ombra è di non credere al tempo
il privilegio dell’ombra è luce in mezzo al silenzio
questo silenzio che è già parole ti segue solo nel sole
e lascia ad altri la notte e il vuoto delle parole
e lascia ad altri la notte e il vuoto delle parole
siamo vento origine e destinazione
la vita che succede è solo una distrazione
la vita che succede tutto quello che ho perso
la vita che ci incontra in un finale diverso
la vita che ci incontra in un finale diverso
siamo vento origine e destinazione
la vita che succede è solo una distrazione
le anime non portano mai documenti con sè
le anime non portano mai documenti con sè”comp
Splendida, caro Nicola. La pubblico volentieri e sicuramente farà piacere ascoltarla anche agli amici del blog. Baci
Splendida davvero, Nicola !
Carissimo Prof. Gabriele
è veramente prezioso miele per il cuore contemplare ogni poetica/cantata saggia parola che ha ispirato il nostro Carissimo Nicola….
senza capire se il tuo silenzio fosse di calma o di vento senza capire che anche un dolore potesse brillare al sole come neve che cade senza mai fare rumore su queste sole parole si potrebbe intonare un inno alla vita che scorre e che come un vento nulla si sa da dove viene e dove va finché non si aprono quelle porte del cuore….
Vi ringrazio per l’ascolto e per l’apprezzamento.
Diventa molto, molto importante l’ascolto ed il sincero confronto, per chi come me vive nella clandestinità, la propria emancipazione-condanna artistica.
Grazie ancora!
Caro Gabriele,
mi permetto di segnalare un nuovo, deliziono, ritratto di Ricky Farina:
“Se non ora quando?- I volti delle donne invadono la città.”
Un caro saluto,
Nicola
Gentile dottor La Porta, come si può non lasciarsi scorrere la vita addosso e addormentarsi nel “fare” privo di significato?
Perdoni se quanto le dico può sembrare retorico, è un vizio della mia parola scritta forse. Il contenuto mi auguro possa da tutti essere compreso come vero, presente.
Le mattine che sorgono a chi fa fatica a trovare un lavoro, o si impegna nello studio e nella ricerca costante di una posizione anche modesta, si risolvono in una arida stanchezza del “dover fare”. Ci si dimentica della dimensione intima e dell’intorno.
Sono da anni laureato in Lettere classiche (realizzando il sogno della mia infanzia) e, dopo essermi specializzato in Archeologia, adesso trascorro le giornate in cerca di una occupazione stabile, che probabilmente mai troverò, dando lezioni di ripetizione, e facendo ricerca con l’Università, ma a titolo gratuito.
È ovvio che non voglio sfruttare il blog per un fatto personale. Desidero solo che quanto racconto possa essere exemplum. Nella condizione che ho qui descritto brevemente ci sono molti altri miei coetanei. Da tutto questo cercare che annienta, dall’aver a che fare con il furbastro di turno, o con lo sfruttatore senza scrupoli, quale spazio-prigione ha preso la dimensione del sogno? Anima, che quando avevo 8 anni mi sedeva accanto a mia sorella maggiore a leggere poesie, a recitare insieme libri come per gioco, a scrivere racconti e storie, che catene sopporta per quest’oggi tragico che ci fa tutti vittime di aver scelto solo di voler fare utile la cultura anziché speculare sull’utile? Il mio forse è solo uno sfogo sentimentale. Ma spero possa servire a capire che oggi laurearsi in Lettere è un atto di coraggio (se si è spinti da seri propositi), e che è avvilente sentire ancora qualcuno sputare in faccia la sentenza della disoccupazione. Come uno potesse scegliere di essere quel che è. Non si dovrebbe amare ciò che si fa e farlo con abnegazione e amore?
Caro Sebastiano (di nome e di fatto), mentre mia nuora Clara mi leggeva il tuo messaggio sono stato preso da profonda commozione. Ma sappi che ogni lirica che hai mandato a memoria, ogni favola che hai letto e interpretato, ogni singulto poetico che hai incamerato nel tuo essere, hanno contribuito invisibilmente, ma concretamente, ad allontanare il Male dall’universo. Considerati un cavaliere del Bene, senza paga né mercede, che implacabilmente affronta il muro dell’odio e della mancanza di pietas. Se ti guardi dentro troverai l’immagine di confratelli. Uniti. Baci
Caro Gabriele,
ho ritrovato in rete una poesia di Beatrice Niccolai.
e’ stata scritta qualche anno fa e neppure Beatrice, ricordava di averla scritta.
personalmente la trovo meravigliosa e tremendamente attuale.
Sarebbe bello per me non solo condividerla con i lettori del Blog, ma anche ascoltarla nel suo programma Anima Animae, con l’aggiunta di un suo commento.
eccola:
Per ogni volta che un uomo strappa con forza
da indosso i tessuti di un sogno,
per ogni silenzio ancora nascosto
in un pensiero di voci e odori,
per tutte le paure del buio
per quella pelle che non si lava mai,
nemmeno sotto la pioggia della stagione di una donna,
per disegni che non raccontano,
per le minacce fatte con una carezza,
per occhi che non giocano più
per segreti che trattengono anche le nuvole,
per la diffidenza che non si cancella,
per un corpo che trattiene l’infamia della violenza.
Per tutto questo,
e per le notti che disegnano
notti anche nella luce del giorno
io non perdono
chi ha strappato di una bambina
il sogno
Beatrice Niccolai
Caro Nicola, trovo anch’io questa poesia meravigliosa e struggente. La leggerò senz’altro. Grazie. Baci
Ho realizzato un piccolo video con la Poesia di Beatrice.
La musica è di Robert Schumann…
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=izNLmvOEBuc&w=480&h=390%5D
[...] Anima Animae [...]
[...] Anima Animae [...]
“La misura della lontananza non è data dalla distanza”.
Antoine de Saint-Exupery
caro professore, la seguo da così tanto tempo che quando rivedo le registrazioni di alcune puntate di “inconscio e magia” ho sempre un moto di commozione. E anche di rabbia, poichè non riesco ad accettare l’idea che nessun dirigente RAI le abbia consentito di proseguire con quella bellissima trasmissione. Sia dunque benedetto internet.
Cari saluti, Francesco
Caro Francesco, grazie per le tue belle parole. Un abbraccio.
gli intelligenti danno sempre fastidio, creano il problema di pensare, un danno enorme che và circoscritto vale sempre il detto chi sa fa chi non sa comanda
[...] “La figura di Hestia spesso è incompatibile con quella del padrone, perché in genere questa funzione è dominata dalla figura di Zeus. Spesso è preferibile che una persona meno identificata con le politiche organizzative abbia l’incarico di farle rispettare.” [...]
(Ginette Paris)
[...] Anima Animae [...]
[...] Anima Animae [...]
[...] Anima Animae [...]
[...] Anima Animae [...]
[...] Anima Animae [...]
[...] Anima Animae [...]
Caro Gabriele,
potresti darmi qualche informazione sul concetto di albedo alchemica?
grazie,
nicola
Caro Nicola, è il momento in cui si esce dalla malinconia. Difficilissimo. Un’impresa pressoché impossibile. Per aiutare una creatura affetta da Nigredo c’è un solo modo: amarla senza se e senza ma. Un abbraccio
Grazie!
Salve Prof. La Porta,
segnalo questo brano: In lode all’asino di G,Bruno in musica!
Saluti
Grazie per la segnalazione. Un abbraccio.
ARTE.
Quello che ricerco nella vita è l’arte. Non è sempre stato così, ma ad oggi sono cosciente che il mondo ha bisogno di arte per far si che l’individualità della persona prenda forma. Arte come crescita personale che messa in comunione con altri artisti, non in divisione di lotta personale, ma in comunione di aiuto e critica costruttiva può far crescere il nostro creare.
Da tempo cerco di scrivere un romanzetto, con l’idea di chiarire a chi lo leggerà l’idea dell’uomo che facendo ed acquisendo esperienza cresce.
L’ispirazione l’ho presa dal Mito della caverna di Platone. (La repubblica)
Vi mando questo capitolo, che è da tempo che non rileggo, ma lo mando anche se ci saranno errori vari:
9 capitolo-nove L’UOMO
“Questa storia parla di un uomo,dell’uomo di oggi,parla della conoscenza,della saggezza e delle esperienze e dell’illusione di vivere.”
L’attenzione dei ragazzi era già visibile,sembrava che ormai assuefatti dal racconto aspettassero solo di far vivere in loro nuove immagini,nuovi personaggi,il giovane continuò a leggere:
“Stò pensando ad un uomo prigioniero in una grotta ,una scura caverna,tutta di roccia e l’unica luce esistente che creava un minimo calore era una fiammella accesa.
Questa piccola fiammella,una candela quasi consumata era situata alle spalle di alcuni prigionieri,uomini legati con delle strette catene,fermate attorno alle caviglie e con grossi collari di ferro anch’essi stretti al collo.
Uomini in penombra costretti a lavorare a spaccare roccia per continuare a ricercare forse una grossa vena d’oro tra le fredde e dure mura della caverna.
L’unica cosa che potevano scorgere erano le loro ombre,grosse ombre deformi,create dalla piccola fiammella situata a qualche metro di distanza dalle loro spalle.
Sembrava che questi uomini non avessero avuto ne un passato ne un futuro,qualcuno pensava che potessero esser sempre stati li e che non avessero mai visto e udito altro.
Solo voci rimbombanti dei compagni prigionieri,solo le ombre,solo il calore della piccola fiammella che si muoveva spostata dai gran colpi di maglio sulla fredda roccia.”
Il ragazzo,si fermò per un attimo pensando tra se e se,
:” come dare altro alla mente del lettore che si impegna a leggere questo testo,una visione scura gli appare,una profonda grotta,spesse pareti di scura roccia anchesse,il tempo forse li sotto non esiste,tenuto forse dal colpire dei grossi magli che frantumano la roccia”.
Contunuò a leggere,
:”Forse l’uomo e la sua sconfitta,forse apparira l’uomo ad una condizione primordiale di schiavismo,per chi fisica,alla costrizione forzata,per altri costrizione mentale al vivere nella più totale ignoranza dove le poche informazioni a nutrire mente e fantasia sono poche e di quel che succede altrove e nella realtà del momento non vi è l’esistenza,alle menti del lettore,tantomeno dell’uomo imprigionato,che è stato concepito in quella condizione.
Già la parola altrove,pocanzi citata,”
continuò a leggere il ragazzo:
“la parola altrove porta alla mente delle domande,cosa significa altrove?.
Pensiamo un attimo ad uno di questi prigionieri,pensiamo se per qualche motivo potesse liberarsi,potesse fuggire da quel freddo posto,da quel misero lume di candela,se potesse,con il consenso di un Dio buono che chiudendo gli occhi lo libera.
L’uomo risalirebbe quella grotta per andare fuori,senza avere una bench’è minima idea su cosa stia succedendo,sul cosa accadrà,sul cosa vedrà,mai lui ed i suoi compagni avevano perso del tempo a queste fantasie sul futuro a loro inesistente.
Buio,freddo,solo rocce,paura di unbuio ancor più scuro dell’ormai passato ed abbandonato posto nel quale la bassa fiammella offriva offriva una fioca luce ormai abbandonata.
L’uomo ormai incamminato,senza luce si guida come un cieco toccando la fredda roccia attorno a se nel buoi più totale,i compagni prigioneri ormai nel passato,loro che non avevano ne nome,ne identità senza parlare o esprimersi mai erano la sua unica compagnia,ma ormai abbandonati.
Dopo aver attraversato con istinto e fortuna il buoi totale,tra il silenzio e il freddo rigido,l’uomo ritrova la luce.
Pian piano una chiara luce appare,diversa da quella della fiammella,questa gli fa chiudere gli occhi,gli sembrava di essere acciecato,perfino le pareti della grotta erano rese chiare dalla potenza di questa luce,un colore diverso che lo fece rimanere immobile.
La mente dell’uomo colto all’improvviso da questa secca ondata di energia non era abbituata e non riusciva ad abbituarsi alla nuova esperienza.
Ora,facendo un passo indietro con la memoria,ripensate a quell’uomo rinchiuso,e legato con catene nella fredda e grossa caverna scura,ora cambiate l’immagine col presente,l’uomo che tenendosi un braccio in difesa degli indeboliti occhi cerca di fare qualche passo in avanti verso quella luce che aumenta d’intensità man mano che avanza verso l’uscita.
Tutto è nuovo nella sua mente,nell’intento di scorgere l’esterno,cercando di aprire per quel poco gli occhi la sua mente non cerca risposta,tutto d’un tratto esce del tutto dalla caverna,allo scoperto il caldo e alto sole estivo lo innonda completamente,alle sue spalle il fondo scuro della caverna è nel passato,l’uomo toglendo il braccio dagli occhi per un secondo guarda dritto verso il sole,per un solo secondo.
L’altrove gli era apparso.
L’esperienza è per lui totalmente nuova,pensate voi di non aver mai mangiato la più succulenta tavoletta di cioccolata a voi preferita,non conoscete nemmeno l’esistenza della parola cioccolata ed ora come per magia se presenta una davanti ad i vostri occhi.
L’uomo oggi può accedere a tutto,” continuò a leggere il ragazzo con voce chiara:
“l’uomo comune delle nostre città avanzate e civilizzate,ha la possibilità di fare e sperienze e di accedere ad una cultura direi quasi infinita.
Se pensiamo alle scoperte fatte dagli uomini fin d’oggi e alla globalizzazione,le cose,le informazioni sono pressochè infinite.
Sommerso da un caldo sole,davanti ai suoi occhi uno spazio infinito,canto di grilli e cicale su una distesa d’oro,come un mare di spighe di grano,lucenti spighe.
Un limpido cielo dove un manto quasi invisibile di nuvole vengono scorte dai nuovi occhi,basse e in lontanaza,mentre una zanzara gli si posa prorio sulla punta del naso.
Non abbituato al calore che si faceva fuoco sulla sua pelle,subito l’uomo si accorge di un basso e tozzo albero a pochi metri da lui e come per maturo instinto di si getta sotto,per ripararsi nella scura ombra.
L’uomo non sa che fare,lo stupore è nei suoi occhi.
Da li a poco avrebbe conosciuto persone,avrebbe scoperto la lingua del posto,avbrebbe conosciuto una donna e con essa l’amore e l’eros,avrebbe conosciuto molte cose sull’uomo e le leggi della natura,ma all’improvviso,il generoso Dio lo richiamò all’interno della caverna,all’improvviso e senza avvertimento.
L’uomo si ritrovò legato collo e caviglie,la sua vista scorgeva la sua ombra e quella dei vecchi compagni,un’ombra che si deformava con l’ondeggiare della mite fiammella,la riccia che si frantumava sotto i colpi dei grossi magli di ferro.
L’uomo rimaneva immobile.
Raccontare quello che aveva visto,raccontare la seconda vita fatta all’esterno,l’amore,l’eros il calore del sole immensità dell’universo o tacere.
Restò in silenzio e continuò il suo lavoro.”
Gent.mo La Porta, qualche tempo fa iniziai a cimentarmi nello scrivere qualcosa sull’arte di dare e ricevere.
Non tutti sono propensi a dare, cioè sono felici e liberi di dare ed apprezzare tutto quello che ne potrebbero trarre da quest’azione,
e non tutti sono in grado di ricevere, un dono o altro che sia, con il cuore aperto, accettando non solo il dono ricevuto ma l’altra persona nel suo totale.
potrebbe nascere una discussione sull’arte di dare e ricevere, anche perchè, partendo dalle esperienze personali, di solito se ci avviciniamo ad una persona, nel mondo d’oggi, subito si crea una sorta di sospetto che questa volgia qualcosa da noi.
Se qualcuno vuole qualcosa da noi, noi dovremmo abbituarci a chiedere cosa vuole e con un pò di sensibilità ed intelligenza, capire chi è quella persona e se veramente da noi dipenderà la sua felicità. (dal nostro gesto di dargli quello che ci chiede).
Per natura, la divisione tra me e l’altro non permette quasi mai il dare e nemmeno il ricevere dall’altro in modo amichevole o amorevole, senza che nel gesto e nel continuo della semplice azione non si crei una sorta di nuovo ragionamento, che accrescerà in bene o in male la persona che da o riceve.
Di solito si dà qualcosa per ricevere una qualche soddisfazione….
esempio nell’acquisto, ma anche chi dà perchè ha in eccesso o perchè ha la coscienza sporca o perchè si sente in dovere di dare per rendere il mondo migliore, anche questa persona trae un accrescimento “spirituale” o di stima in se stesso o di elevazione morale.
Ma la diffcoltà nell’imparare a dare e quindi ad essere altruista per allargare il campo della visione nostra, sia a livello terreno che a livello più elevato, la difficoltà del dare è pari e forse inferiore della difficolta del ricevere e del imparare a ricevere, imparando ad abbattere sempre quel muro tra me e l’altro.
Se venisse uno da me e mi regalasse qualcosa e se ne andasse, la mia mente per prima cosa farebbe fatica ad allungare la mano verso l’altro per afferrare l’oggetto, e dopo aver superato questa diffidenza, data dalla paura e dalle paure in me e negli altri, superate queste paure, mi verrebbe da chiedermi mille domande sull’oggetto, su perchè quel gesto, e la difficoltà nell’accettare un regalo dato da uno sconosciuto, che per una sorta di gioco cosmico, o gioco personale per far ragionare un nuovo essere umano, difficilmente una persona riuscirebbe a ringraziare per il dono, con amore.
Forse imparare a dare è più semplice dell’imparare a ricevere.
Se penso ad un bambino, forse riceve in maniera più naturale che dare.
Poi l’uomo adulto, perso nella sua strada, deve re-imparare a ricevere senza egoismo e a dare senza aspettarsi in cambio altro se non pensare di fare del bene.
Forse si potrebbe quindi parlare del non attaccamento alle cose, o all’altruismo e l’amore per l’altro e quindi l’amore per noi stessi di conseguenza.
Quello che mi piace dell’essere umano, essere unico che nellasua semplicità del gesto di dare o ricevere, gesto che dall’esterno potrebbe essere il gesto più facile del mondo, senza ifficoltà di linguaggio, di religione, di razza o altro, dall’esterno alla vista è una cosa banalissima, ma l’uomo che è l’animale più intelligente riesce a complicare con la ragione e dalla ragione alle idee e alle paure e alle teorie, un gesto tanto semplice, che quasi si potrebbe creare una discussione personale per ogni lettore, riuscendo a dare un sognificato importantissimo a due parole
dare e ricevere.
due gesti che potrebbro migliorare e salvare noi e quella parte del mondo bisognoso che ogni giorno ci tende la mano…o uno sguardo.
L’arte di dare e ricevere……per molti da re-imparare.
Buone feste. Nicola
Caro Nicola, sono d’accordo. L’arte di dare e ricevere nella società attuale è un valore da re-imparare. E, voi, carissimi cosa ne pensate? Un abbraccio.
Rispondo Prof, che forse alla fine questa crisi, non farà del tutto e a Tutto, solo Male! Risvegliare lo spirito_ l’anima l’altruismo vero riaccendere quel bel falò di fiamme che solo il nostro cuore sa emanare! l’altruismo è cosa stupenda, pur se la parte egoistica ci ha portato verso la Solitudine, la sopraffazione! Capire o ri-capire che altruismo è Unità… diversamente, è Distruzione!
Solo se si capisce la bellezza del dare, prima del pensiero di ricevere, se pur il bisogno di scambio sia spesso una dolce navicella di cui abbiam bisogno più del cibo! Ma, chi scopre la Bellezza del Donare, l’importanza, senza arrendersi al non essere ricambiato, darà la possibilità, a questa BELLEZZA DI NON PERIRE MAI! Ppoichè credo che sia una delle forme più alte di conoscenza, almeno sul piano Umano, e non solo! Quindi chi ha in se fatto sbocciare questo fiore non smetterà mai di curarlo, nonostante, avvolte si soffre nel non essere ricambiati! Chiudo Riaffermando che comunque, l’uomo che ha in se coltivato tale conoscenza non la farà mai appassire, E’ quasi Impossibile, come chiedere di dimenticare come si cammina, ed è ancora Molto di Più!!! Con questo Auguro x il Momento Una serena calda Notte a Tutti! Buona Notte Professore… vado a gustarmi un po di sana aria fredda…!
Esprimo un parere su un’aspetto in particolare dell’arte del dare e ricevere: è difficile imparare a ricevere un dono se quel dono non è desiderato. E’ difficile imparare a ricevere un dono anche per chi non riesce a dare, poichè saper dire grazie sottointende l’inizio di un’apertura all’altro: dire grazie è l’inizio del dialogo, al coinvolgimento per il quale non sempre si è pronti. E’ triste ma per molti tutto diventa più facile se quell’oggetto ricevuto ha un prezzo, anche se non rapportabile al suo valore reale: l’importante sembra potersi rapportare con l’oggetto che si riceve in quanto, realizzare che non si è capaci di “gestire” il dono, procura molta frustrazione, quando rabbia.
Riuscire ad accettare tutto ciò che la vita ha in riserbo perchè ci sentiamo parte di essa e non soltanto una comparsa, NON ha come metafora quell’ ” …uno che da me viene, mi regala qualcosa e se ne va e verso il quale non riesco ad allungare la mano: cioè penso che sia difficile amare il nemico, la parte sconosciuta che è in ognuno di noi. Penso che si sarebbe un po’ meno nemici di se stessi, se a tutto si desse inizio con un grazie e non con una dietrologia del dono.
Penso all’essere sinceri con gli altri, a quanto sia difficile, potere esprimere compiutamente i propri pensieri, a quanto sia difficile la chiarezza
Quante volte ci si sbaglia a credere che un’atteggiamento sia ostile quando invece è in realtà il timore di non essere all’altezza?
……”Ama l’altro come te stesso”……
MA
appunto …..!ama te stesso!…. altrimenti cosa “donare”?
Che vuol dire quindi amare sè stessi………
non capiamo il valore dello scambio perchè non abbiamo niente da dare o meglio pensiamo così…anche dell’altro!?
-amare sè- non è tanto semplice, vuol dire non tanto avere da mangiare e da bere, o dormire al caldo (anche se mica male nel senso c’è chi dorme in stazione..) o non avere mal di denti.
il “pecorismo” il senso collettivo non ti aiuta il pecorismo aiuta chi vorrebbe governare i tuoi consumi le tue esigenze modulandole sul profitto commerciale diventiamo clienti di una fabbrica di convenzioni sociali che distrugge l’ “io”.
L’unica è essere originali e fregarsene, “essere folli” rinunciare quindi al -senso collettivo- come ha anche ultimamente decretato brillantemente l’ultimo discorso di steve jobs…ma ovviamente non è l’unico nella storia ad avere pensato così…
non è un’idea folle ma un’idea sana.
Ritorno sempre a questo video mi ricorda certi momenti della mia vitalità infantile che non sempre riesco a focalizzare in me quanto vorrei. Ma che mi aiutano a capire più di una cosa.
il dono migliore che puoi fare agli altri è la gioia di apprendere insieme cos’è la gioia..e che la vita è un gioco da fare insieme
L a Gioia più Grande, che si possa avere, specie nelle situazioni più dure, è d’essere l’altro, gli altri! Lo so, “frase facile”, ma cosi credo, cosi vivo non ho timore di ammettere tranquillamente di Vivere Cosi! Non lo dico per vanità, ma per apertura totale con voi, senza paura di possibili giudizi, perché non farlo?!Non c’è orario per un amico, dico x un amico perché un estraneo non mi conosce, ma spesso in diversi modi, ci si fa conoscere anche da questi, non mi piace dare pietà, ascolto, affetto, vedere il possibile da farsi!! Non c’è orario, avvolte si è esausti, bisogna stare attenti in determinate situazioni, ma mai tirarsi Indietro!! sarebbe più lunghetto da spiegare, ma Dare è cosa Bella Faticosa spesso, ma è sofferenza ancor maggiore sottrarsi al Dare! Questo per quanto mi Riguarda!
Bisognerebbe capire se in quel dare o ricevere c’è qualcosa di cui abbiamo veramente bisogno.
Nel senso, io come pittore mi accorgo che per esprimere al massimo quell’idea che ho coltivato nel mio intimo ho sempre il necessario a portata di mano per compiere l’atto (l’opera).
Se mi manca un colore o un determinato pennello o una particolare tela sulla quale creare l’opera, significa che non sono ancora pronto per creare.
ol tempo mi sono accorto che quando creo al meglio, ho già tutto quello che necessito, ed in quel caso l’opera è perfetta.
Insomma, quello che abbiamo oggi, noi lettori di questo blog è lo specchio della nostra vita e delle nostre necessità (oggetti ed accessori compresi).
Man mano che ho bisogno per crescere ed accrescere l’arte e la vita, dall’esterno il regalo verrà, forse a mia insaputa o forse d me cercato, ed è per questo che dare porterà all’altra persona altro materiale per migliorare ed andare avanti nella vita. (come un nuovo colore per un pittore, colore non essenziale, perchè l’essenziale qualcuno in alto c’è lo fa avere, ma altro colore in più per migliorare l’opera e noi stessi).
Qualcuno nell’azione di dare ha creato un modo per far spazio libero nela propria vita, per poi colmare quello spazio con qualcosa di più bello e magari inaspettato….l’inaspettato che prenderà il posto dell’oggetto o azione o amore o idea data.
Donare qualcosa che abbiamo in più, creando un circuito che a breve ci porterà, come per magia qualcosa di più bello e del quale non sapevamo di aver bisogno per affrontare la partita della vita con una nuova carta in più, la carta che il destino ci regalerà a sua volta.
Forse è una visione simbolica e di fantasia, ma vi assicuro che l’uomo, inteso come creazione perfetta, come un grosso compiuter che si evolve da solo, in relazione col mondo esterno tramite le azioni dirette, alle volte riduce all’essenziale la propria vita, donando in modo intelligente quello che ha in più, per godersi l’essenziale, e alle volte ha bisogno di donare sempre in modo intelligente per arricchire e far continuare a sviluppare se stesso, sapendo che nell’arte del dare cresce anche il continuo ricevere…in ogni senso.
Buone Feste!
Capisco, allora, che è importante imparare a chiedere e che questo comporta sapere di cosa abbiamo bisogno per migliorare l’opera che vogliamo realizzare o che è già in atto. Sono convinta che nel momento stesso in cui ascoltiamo la nostra ispirazione, sappiamo come farla fluire attraverso di noi, renderla tangibile e fruibile, nel modo e nella forma in cui ci viene “dettata” dal nostro Demone interiore. Non credo che Lui ci chieda di risparmiarci, nel momento in cui crea attraverso di noi, che non riusciamo a sottrarci…
Viene da sè che, riconoscendo la libertà di esistere ad ogni cosa creata, non possiamo non riconoscere che essa ha una sua “libertà”, che, parafrasando Gibran, ” è figlia dell’ardore che la Vita ha per se stessa”. E proprio come ad un figlio, è possibile dare ricetto al corpo di un’opera d’arte ma non alla sua anima…
Oscar Wilde sostiene il pensiero greco secondo il quale “la vita imita l’arte”, dalla quale “acquista la spiritualità, la profondità del pensiero e del sentimento, il travaglio o la serenità dello spirito”; la vita si modella sulle linee e sui colori dell’arte…”
Voglio dire in sostanza che… è importante imparare l’arte del donare e ricevere ma anche quella del chiedere che è ascolto di se stessi prima di tutto… L’opera d’arte e la vita che da noi provengono devono essere la forma della capacità di trasformare ogni situazione in un’opportunità di progettare lo spazio intorno – e dentro di sè – con quello che si ha a disposizione. E andare oltre…
Un ragionamento matematico elementare: per tenere sempre in moto quel circolo virtuoso del dare e ricevere, è necessario cedere una parte di quello che si ha; quello che è in più, invece, si mette da parte per eventuali spese eccezionali. Investire nei propri sogni comporta sapersi “muovere” al passo con la realtà, per non rischiare di cadere nelle illusioni o pretendere dall’altro, a cui chiediamo, di mantenerci come parassiti. Babbo Natale, quello vero, docet!
Bene gente, buonanotte a tutti.
Vorrei dire che gioco solo a parafrasare e a dare voce al mio pensare.
E’ tutto come un veloce o lento sciogli lingua la letteratura in generale, un voler dire “hei eccomi, anch’io gioco!”.
Ogni volta che scrivo qualcosa su questo blog, qualcosa di veramente sentito mi ritrovo da capo con me stesso…. non so se sia così anche per voi.
“Perchè no!”, alle volte mi dico. Ma l’ora è già tarda ed il pensiero è già a domani, al domani con le cose certe da fare e la volgia di cose che a mia insaputa accadranno, come fossero sorprese.
Domani sarà stupendo.
Buonanotte.
In greco antico la farfalla era detta “psychè” ψυχή che significa anima.
in latino medioevale la farfalla conosceva la forma “animula”.
e Dante chiamò l’anima “angelica farfalla”
….non v’accorgete voi che siam vermi nati a formare l’angelica farfalla, che vola a la giustizia senza schermi?
*Dante Purgatorio Canto X*
In alcuni bassorilievi antichi la farfalla rispecchiava il momento della morte della persona e l’anima, come il vento o il soffio volava dalla persona defunta per liberarsi in volo.
Attualmente mi stò cimentato nella lettura della Divina Commedia acquistata con pochi euro e corredata di presentazione ed accompagnamento di illustri scrittori del presente e del passato.
Insomma, forse l’anima è la mente che riesce a carpire il tutto, e per tutto intendo il significato della vita, sulla terra e nell’aldilà, quando la nostra “farfalla o anima” prenderà il volo, per far nascere come disse il sommo Dante “l’angelica farfalla”.
Avreste voi il coraggio ora di immaginare almeno di vivere con la vostra mente l’esperienza Dantesca di attraversare il viaggio, proprio “nel mezzo del cammin di nostra vita..”.
Carissimo dott. La Porta, posso dire di aver registrato praticamente tutte le puntate di “Inconscio e magia psiche” e tutte le altre, poichè ritengo questi argomenti anticipatori di quella tanto attesa rivoluzione culturale di cui necessita la nostra società.
Ho comprato il “Il libro rosso” di Jung che considero la vera “Bibbia” da seguire negli anni futuri e devo ringraziarti per avermi fatto scoprire questo grande sapiente, dopo aver avuto un’impostazione freudiana nella vecchia facoltà di Pedagogia dell’università del Salento.
Studio il fenomeno dell’innamoramento da un decennio e sono approdato a una personale teoria che si avvale molto, tra l’altro, del pensiero di Jung, anche se, come hai più volte affermato in RAI, Jung non ha mai trattato con grande dedizione l’argomento.
L’aspetto interessante del mio studio (a carattere epistemologico) è che le conclusioni teoriche esplicitano una spiegazione olistica del fenomeno, suffragata anche da prove scientifiche.
Insegno Storia dell’Arte nel liceo scientifico di Lecce, ma le colleghe di filosofia mi invitano ogni anno a fare conferenze su Jung nella nostra aula magna, radunando tutte le quinte classi. Sarebbe fantastico se, di passaggio per la nostra Lecce barocca, ci facessi una visita in …veste junghiana!
Sono disponibile a parlarne in una qualche trasmissione o circostanza altra.
Grazie
Raffaele Renna
rennaraffaele@libero.it cell. 340/3364435
1 °) CIBARSI.
Guardiamo se riesco a render l’idea:
cosa intendo per cibarsi o per mangiare che dir si voglia.
Intanto cibarsi o nutrirsi è alla base della piramide dei bisogni, mentre sulla cima e poco più in alto c’è la trascendenza (Dio e la Fede).
C’è chi mangia ringraziando in silenzio o a voce chiara un Dio forse personale.
C’è chi mangia per fame, magari di ritorno da una lunga e dura giornata di lavoro, o dopo un periodo di lunga povertà… ritrovando sul volto una tranquillità e la felicità solo dopo aver finito di mangiare….perchè no.
C’è chi aspetta il rito sacro della tavola come gli anziani, in un modo intoccabile di dare un significato alle loro lunghe vite, si il cibo come punto fermo della giornata e come “paga” di una vita dura…quella della vecchiaia.
Al contrario del bambino che dalla madre riceve il nutrimento, la vita, il cibarsi come amarsi…il mangire come amare.
Cibo un pò odiato dai più piccoli che non vorrebbero mai essere davati alla tavola.
C’è chi con tracotanza combatte e discute con quel cibo, forse sfogandosi verso una vita di parte…o verso i problemi che fuori lo affliggono….cibandosi come se volesse trovare nel cibo stesso consolazione quasi filiale….cibo verso il quale “piangere” come verso la madre che ci da nutrimento.
C’è chi si ciba in modo equilibrato, dirigendo l’attenzione verso oriente, verso il mondo della non violenza, dell’essere vegetariano, con cultura ed educazione. (per se stesso e per l’universo).
…….
2°) CIBARSI
….c’è chi digiuna e prega, per salvare se stesso ed il mondo intero.
C’è chi mastica l’arte e prega il cibo, detto strano, ma che serve forse a far capire che l’arte è trascendenza ed espressione superiore, in un mondo nel quale ci sarebbe più bisogno di arte.
Due persone differenti ma che riescono a spiegare bene il senso della cosa sono: il tracotante uomo mangiatore che riempie fino a far scoppiare il grosso stomaco, non facendo mancare niente al suo palato e dando sfogo alla gola ed ai sensi, forse proprio come nella vita stessa…pensando che essa sia troppo corta per farsi mancare qualcosa.
E dall’altra parte c’è che tiene al poprio ventre e preferisce scegliere il cibo mangiando solo il necessario per vivere e poco i meno, per aver sempre accesa dentro di se quella fiamma e quel logorio di fame che gli indica la strada della vita semplice ed umile…alla base della piramide.
C’è chi mangia senza educazione, non ascoltando in maniera quasi meditativa e non unendosi con il singolo boccone, in una sorta di unione di vita (quel boccone è la nostra vita)….
Ippocrate disse “siamo quello che mangiamo” ed infatti qualcuno un pò più sportivo e salutista di altri tende a mangiare ed a nutrirsi in base ad i valori nutrizionali…proteine carboidrati lipidi…. insomma, non dando importanza al gusto ed ai merletti, ma alla salute.
C’è chi da persona di cultura, è conscio che la lingua riesce, tramite recettori a carpire e ad assimilare i vari sapori…. e con attenzione riesce ad accrescere il momento del semplice cibarsi ad uno studio vero e proprio.
C’è chi mangiando da un amico decide di complimentarsi con la giovane cuoca…. sollevandola da terra e rendendola felice per almeno una settimana….
C’è chi….
3°) CIBARSI.
C’è chi… si complienta con un giovane cuoco, magari esagerando e facendolo diventare poi il cuoco migliore dla sua città e forse del mondo.
C’è chi invitando gli amici, li aspetta per dare il via a tutto il rito del mangiare…facendoli apparecchiare, cucinare, tagliare il pane…. insomma sarà un cibarsi ed un magiare incredibilmente felice quel giorno.
Insomma questo semplice mangiare….. sei cosa mangi disse Ippocrate il grande….. e qualcun’altro mi ha detto “sei come mangi!”.
Ma la csa più importante è…cari amici, togliersi il piatto da soli, una volta finito di mangiare…. in qualunque modo voi mangiate….
….. e verrete apprezzati.
buon anno a tutti
Nicola Ricci
ps. vi ho mai raccontato di quando………… ; )
Trovo molto erotico lavare i piatti, dello stare in cucina prediligo aver cucinato bene, con tutti i preliminari giusti, aver deliziato le papille e i sensi, sentirsi sazi, qualcuno fumerà.. non io ..io mangio fichi, lavare i piatti, l’acqua dimenticata aperta..bisogna chiuderla..ma..si è distratti nell’impresa o si verrà distratti nell’impresa..cucina il cuore, arrostilo, fanne bruschette, condiscilo, arroventa spiedini, mescola sentimenti piccanti, fanne crema, metti in frigo, zucchera, passa la fiamma, aggiungi di cannella, dai un morso alla mozzarella, si, concordo, ci sono tanti modi di cibarsi, uno dei tanti è perchè fa piacere…
4°) CIBARSI (di Animae)
…C’è chi, davanti ad un “buon” racconto, non si tira indietro proprio come davanti ad un gustoso e… “avventuroso” pasto; allora quello, all’invito esplicito “vi ho mai raccontato quando…”, comincia a navigare sull’onda prospera di sapori lontani… e non può fare a meno di rispondere: – E dopo?… Racconta, dai, e dopo?…
Uno scambio con Umberto Galimberti su un articolo intitolato “L’ANGOSCIA DELL’IMPREVEDIBILE”….diretto a tutti noi.
Leggo da una pagina strappata da La Repubblica 18 settembre 2010
uno scambio con un lettore che le scrive una lettera intitolata “l’angoscia dell’imprevedibile”.
uno scambio di idee che è guisto, o potrebbe avere la sua verità ma che a me non sembra.
Il problema è che l’essere umano non vive nel presente ma, in un futuro con il pensiero della pensione
e del cosa farò e dove andrò.
L’imprevedibile a la precarietà… l’imprevedibile che ci angoscia crea delle domande all’uomo sul cosa succederàe delle
risposte intelligenti sul come evitare l’imprevedibile e mettersi ai ripari con la ricerca di lavori non precari,
con la bella vita agiata e sicura.
L’uomo è certamente viziato, sa di poter avere accesso a tutto quello che di bello l’essere umano ha creato,
e lo vuole per forza, compreso il futuro certo e perchè no l’immortalità. (per rendere estrema l’idea di cosa possa cercare l’uomo ricco che possiede ed accede a tutto)
La precarietà spaventa, perchè spaventa il non conosciuto, ma tutta questa paura ed insoddisfazione forse nell’uomo esiste
perchè in pochi tendono a voler conoscere se stessi e a godere di quello che già anno.
Insomma, il futuro non esiste, tutto è quì presente “ich et nunc” diceva qualcuno e se ci guardiamo ancora più indietro dei nostri nonni,
ma guardiamo chi le informazioni non se le sorbiva alla televisione o dai giornali, che in bene o in male ci allontanano da quello che succede veramente nel nostro mondo,
mettendoci in una “visione” globale della vita, l’uomo non sembra più avere una vita personale o individuale, ma ogni persona vive la vita come se fosse
alla pari con i grandi politici, si sentono nelle case Berlusconi o il calciatore di turno…tutto come se l’indivalità della prsona fosse annientatao inesistente o ormai
persa….e l’individuo (in generale) si senta pedina portante del grande gioco Nazionale o addirittura Globale-mondiale.
Il discorso è complicato, ma molto semplice letto da Lei. (credo)
Chi è veramente soddisfatt della propria crescita individuale come essere umano, certo avrà una preoccupazione per il futuro, ma preoccupazione positiva che lo spingerà
alla ricerca del meglio (se il meglio vuole) o al godersi il presente che assieme alla vita è l’unica certezza.
Chi le ha scritto la lettera dice che “la morte è l’unica certezza”, e Lei gli da ragione.
Io invece dico che La Vita è l’unica certezza, è certa perchè la puoi vedere-sentire e godere ora (facendo un bel respiro o bevendo un buon caffè o guardando una bella donna),
o dandosi un pizzicotto se è pessimista e non le piace godere, invece la Morte non è certezza alcuna, perchè quando arriva lei, in nn la sento perchè (in qualche modo)
non ci sarò più, e non potrò sentire-vedere e nemmeno godere se esiste davvero o no.
Se andiamo in un paese dove anno solo una capanna e dei pasti sicuri al giorno, tutti sono sorridenti…… l’uomo civilizzato se non ha la certezza del futuro….non ride mai!!!
e più cultura c’è e più informazioni ci sono (giuste o sbagliate) l’uomo di oggi civilizzato, più è intelligente e più cammina sulla “linea” del felice:vita o infelice:morte.
Pessimista o ottimista? Se si percepisce la vita come una sorta di conto alla roverscia dove il punto finale è la morte…questa è una lettura.
Se si percepiosce la vita come un istante unico, dove la morte è già a fianco a noi e la vita pure…..senza un calendario ma un momento unico, allora guardiamo quello che abbiamo e se ci piace sorridiamo. (godiamo)
L’uomo difficilmente riesce a far fiorire la propria personalità e a far fiorire L’arte che è in lui, (letteratura pittura scrittura e arti in generale), e difficilmente l’uomo riesce a mettersi da parte in questa vita “globalizzata e dal pensiero nazionale e globalizzato” e far crescere un proprio modo di pensare. (l’artista)
Chi non riesce a far questo e si fa confondere dal mondo al di fuori di lui….. deve per forza di cose partecipare a quel mondo che lo porta via come un mare in tempesta. ( ed allora sentiamo persone al bar che parlano di cosa è successo ieri in parlamento o se a vinto il milan ed il rigore era sbagliato….sentiamo parlare di precarietà mentre i cinesi aprono negozi e mettono a lavorare commesse italiane…..mentre gli zingari o i rumeni che chiedono l’elemosina sanno l’italiano, il francese il rumeno e chissà dove altro sono stati, e guadagnano con l’elemosina 100 euro il giorno e non conoscono l’idea della pensione, ma domani, o adirittura se a fine serata avranno guadagnato altri 50\60 euro),
invece i giovani parlano di calcio e si drogano e vanno in sala giochi e gli anziani al bar a giocare a carte e a bere e a parlare della politica con l’unica lingua il daletto (mai brava politica e mai intelligente….mai! a sentir loro, e le donne sempre a glirificare i loro figlioletti che non sono più che piccoli animaletti ancora da formarsi.)
Insomma, in un paese dove l’arte e la letteratura crea l’eredità e da tutto il mondo viene gente a vedere il nostro partimonio artistico, la maggior parte dele persone è nella fase pessimistico-precaria-contestatrice. (ma il lato bello dell’italia e della vita e del mondo lo cita mai nessuno? o quel qualcuno si trova spiazzato in questo mondo
e rischia anch’esso di essser portato via dal mare di banalità e lamentele??
Domattina uscirò e mi farò una bella camminata in riva al mare o in una pineta…. mediterò a lungo sul presente, ricorderò qualche momento bello se sarò triste o mi inventerò qualcosa di bellissimo come dar da mngiare alle ochette al fiume, o farò un pò di ginnastica. Se pioverà dipingerò, perchè mi sono sforzato di diventar pittore per riempirmi i momenti vuoti e per colloquiare con qualcuno sui miei quadri e da lì aprirci e diventare amici. (succede sempre)
O al massimo scriverò….faccio esperienza e poi scrivo e magari creerò il mio 4° romanzetto, da tenere nel cassetto o da regalare agli amici per le feste….
o se proprio non posso inventarmi niente di entusiasmante e fuori piove farò un pò di meditazione e degli esercizi di meditazione, nel silenzio per vedere se raggiungo il mio cuore, il mio centro…me stesso….
o forse pregherò in silenzio. La vita è l’unica bella certezza “ich et nunc sapere aude”.
…ed aggiungo:
Nella vita, dopo esser diventato cosciente di quello che ho di bello…che mi è stato dato o che mi è capitato per caso. Possa esser questo bello il mare vicino a casa o i monti a due passi…qualche amico e cari vicini a me (cose esterne a me).
Un posto caldo ed accogliente nel quale mangiare e dormire, una persona che amo affianco a me…. e entrando in me tutto un mondo scoperto e costruito pian piano, scartando quello che non mi piace ed animando quello che ho di bello. Arte che sgorga in me, amore verso gli altri e per me…. diventare Uomo e svolgere le piccole mansioni da Uomo vero….
Per entrare nuovamente in me e…. meditare, ascolatare il cuore, nel silenzio per meditare poi sul mondo esterno.
Forse, ho più cose belle delle quali godere ed apprezzare nel mondo esterno e altrettante dentro di me che, quello che succede fuori, nel mondo dei lupi e serpenti quasi non ha importanza.
E più il mondo esterno (società,politica,etc etc) si complica e rimbomba nella coscienza comune (più la gente si lameta in coro) e più io vado alla ricerca di cose Belle fuori di me e dentro di me.
questo è amare la vita
Sai, Nicola Ricci, per un attimo , leggendoti, ho immaginato di vedere e sentire Charlie Chaplin…
Ho riletto tutto e quella sensazione non se ne va. Mah!
Ciao
***SCAMBIO DI LIBRI SCRITTI DA NOI***
Charlie Chaplin? …. tipo nel film “le luci della ribalta”, o forse nel senso del film muto con sottotitoli o perchè si scriveva e dirigeva i film da solo…
Comunque forse è vero, pensa che riesco anche a fare quel simpatico saltello con doppio battito di tacco laterale…. o forse ne faceva solo uno di colpi di tacco ( a fine film)
: )
Ieri stavo pensando una cosa, e se qualcuno è d’accordo se ne potrebbe parlare direttamente quì…(se il Prof La Porta acconsente)..
potremmo scambiarci i nostri romanzetti o racconti o poesie, mandandoci a casa, per posta gli inediti.
Pensavo che, leggere un racconto o autobiografia o qualcosa di persone che fisicamente non conosciamo, ma dell quali abbiamo letto e con le quali possiamo scambiare “opinioni” sul blog, potrebbe essere qualcosa di affascinante.
Comunque, il mio romanzetto ” avventura, il mito della farfalla” iscritto alla siae, ma inedito e presente solo nelle case di amici e parenti… aspetta su vostra richiesta di essere spedito a casa vostra gratuitamente. (per poi ricevere una bellacritica personale vostra…quando potete).
Un donarsi i propri libri. (ne ho 4 pronti, stampati volta per volta in casa e rilegati con spillatrice da ufficio…e firmati con dedica per i più esigenti!)
Che dite?
E’ muta soltanto la “H” !
Nicola, ho pensato al “discorso all’umanità” tratto dal film “Il grande dittatore”. Ian Daem, una conoscenza del blog, tempo fa me lo ricordò. Un portento, Chaplin!
————————————————————————————-
Se il prof acconsente, sarebbe davvero interessante condividere sul blog le proprie “imprese” letterarie. Non penso che spetti a lui decidere se spedircele e quando.
Ciao
Io vorrei incoraggiare questa iniziativa davvero molto interessante, cara Valeria. Baci
Allora, prof, cosa ci consiglia per cominciare bene? Baci
OK.
La mia e-mail è nicolaricci@hotmail.it ed invito chiunque avesse un romanzetto a contattarmi e riusciremo a spedircelo…. romanzetto per romanzetto. (magari tra qualche mese ci troveremo la casa piena di inediti di autore, con firma e dedica…scambiati a vicenda e credo che per l’importanza dello SCRIVERE e della fratellanza…..sarebbe un sogno divenuto realtà.
Sapere dove sono diretti i miei pensieri\romanzi uno per uno sarebbe una cosa fantastica.
Forse anche lo scrivere dovrebbe essere inteso così, ….come le mie pitture, conosco per ogni singolo quadro il proprietario.
Vi aspetto
Chiedevo di poter condividere i nostri romanzi sul blog. Puntata dopo puntata. Cosa ne pensa il prof?
ASSOLUTAMENTE Sì, Cara Valeria
Attendo i vostri romanzi
UN GRAZIEGRAZIEGRAZIE… ORA MI ORGANIZZO. VADO A SPEZZETTARE… APRITE I CASSEEEEEEETTIIIIIIII !!!!!
… PROF, DOVE POSTEREMO?
Hit et nunc sapere aude
Il Taglio Perfetto
Questa è la storia di un maestro,
un maestro di katana che cerca
nel silenzio il colpo del taglio
perfetto.
Tutto si svolge in un piccolo e
sconosciuto paesino situato in
qualche parte della lontana
Asia.
L’uomo,il maestro, era un semplice
e pacifico tagliaerbe, veniva
infatti chiamato dalle nobili famiglie
per il consueto taglio delle
piantagioni di bambù, questo era
il suo umile lavoro, tagliare con la
propria katana delle grosse canne
del raro bambù,forti canne che
potevano arrivare ad un’altezza
che poteva superare i dieci metri,
larghe più di una grossa mela.
Da anni il maestro proseguiva
con il solito da farsi, si alzava
presto la mattina,si avviava a
al luogo di lavoro e assieme
ad altri uomini del villaggio si
dedicava con costanza e con
passione al duro lavoro del
taglio dei grossi bambù.
Nessuno, credo, era a conoscenza
della vera passione dell’uomo, l’ate del
costriure katane.
Le storiche spade dei samurai
le quali avevano il potere di
tagliare qualsiasi cosa, qualsiasi
nemico si narra, cadeva sotto la
potenza di quest’arma, qualsiasi
oggetto di ogni sorta di materiale
veniva annientato dalla migliore
katana del samurai.
Almeno così narrano le leggende.
L’uomo si alzava la mattina al sorgere
del sole, iniziava il lavoro e la
sera si ritirava in silenzio nella sua
piccola casa situata appena fuori
dal villaggio del Fiore Di Loto.
.(continuo)…….La vita trascorreva tranquilla,
tutti avevano un occupazione, chi lavorava
nei campi come agricoltore,
chi allevava animali, alcuni mercanti
scendevano nelle strade per dare
vita ai mercati, altri erano pescatori,
se ne potevano vedere alcuni in
riva ad un grosso lago nell’intento
di tirare a riva grosse reti ricolme di pesci,
altri con lunghe canne da pesca, altriancora uscivano
con piccoli imbarcazioni per cercare pesci
a largo.
Intanto le donne si davano da fare
con piccoli lavoretti di tessitura,
un profumo di buon cibo si
inebriava dappertutto, in ogni ora
del giorno e della notte, i bambini
al rientro da lezioni passate in una
piccola scuola uscivano nelle strade
a giocare con una grossa palla
fatta di qualche tipo di pelle cucita
a mano per il resto della giornata, tutto
insomma scorreva sereno.
Ogni notte, dall’interno della casa del
maestro di katana si sentiva un forte
rumore di colpi di maglio, per tutta
la notte, in contunuazione, ogni notte
lo stesso rumore di rintocchi, forti
rintocchi di ferro quasi assirdante, nessuno
sapeva cosa questo rumore fosse, ma
come uno scandire di secondi di
un pesante orologio ogni notte sempre
lo stesso rimbombante frastuono di metallo.
Incandescente pezzi di ferro che a colpi di pesante martello,
venivano lavorati, strato per strato per creare
delle katane.
Un grosso calderone pieno di carbone ardente, carboni
incandescenti soffocati da un grosso
rosso fuoco, e su una grossa grata
di ferro venivano modellate con forza
delle lunghe lamine, strato per strato,
sempre più sottili e sempre più
forgiate per creare una katana degna
del miglior maestro di spada che esistesse.
Oro,argento,rame e ferro venivano
meticolosamente mescolati nelle dosi
giuste per essere poi fusi all’interno
di una ciotola fatta di dura roccia, una
volta portati alla fusione e passati
dallo stato solido a quello liquido,
i minerali venivano versati in uno
stampo per una prima fine lama,
solo uno dei mille strati che sarebbero
serviti a creare e a far nascere le
possenti e distruttive katane dalla
durezza superiore a quella dell’acciaio, durezza forse superiore perfino al diamante.
Una lamina dopo l’altra, unite, fuse e di
nuovo scaldate fino alla rossa
incandescenza, sui fini bordi estremi
la lama prendeva un colore vicino
al giallo e quasi si avvicinava al bianco,
questo per descrivervi l’elevato calore
con il quale l’uomo, il samurai forgiava
con l’energia del fuoco che ogni cosa brucia, annienta e rimodella,
e con la forza dei colpi di maglio, di un
grosso maglio, per ore ed ore,
lavorando per giorni, per diversi giorni
la stessa lama.
La fase successiva era quella di raffreddare
la lama in un grosso catino
d’acqua che da tempo ristagnava
nella stanza destinata al lavoro,
durante l’immersione l’illuminata e
ardente lama incandescente creava
una un intenso fumo bianco, una nuvola densa come la
neve, all’interno della lama, nel reticolo
cristallino dei minerali forgiati si
creavano delle fratture, le impurità
finivano all’interno del catino, un grosso
scroscio e ribollire dell’acqua alzava
un forte e cattivo odore che si poteva trovare forse solo negli inferi,
odore ed umido calore, ma
il maestro continuava imperterrito
il suo lavoro, la sua passione e la sua
ricerca.
Ogni mattina continuava il proprio
lavoro, arrivava davanti alle grosse e
verdi canne di bambù e facendo dei
brevi movimenti, tagliava le alte canne,
faceva un veloce passo di lato e una dopo l’altra
le canne iniziavano a cadere, ancora un
passo laterale, una scia luminosa lasciata
dalla spada e le canne cedevano una
dopo l’altra.
(continuo)…..Con il colpo, il maestro creava un
velocissimo taglio netto, da destra a sinistra
per poi proseguire con un veloce
passo laterale, tutto meccanico e
fluido al tempo stesso, sembrava non
ci fossero movimenti intermedi
tra il cascare delle canne e lo
spostamento solo anticipato da un sordo
fischio, come un taglio dell’aria e il filo di
luce lasciato dal lucente pezzo d’acciaio,
la katana e le canne cascavano dolcemente
appoggiandosi al suolo, creando il tipico suono delle
canne che sbattono l’una sopra l’altra.
Questo era il suo lavoro, giorno dopo giorno,
con l’uso della a lui sacra katana.
Gli altri suoi compagni di lavoro, usavano
delle zappe, dei grossi e grezzi maceti che
spezzavano e distruggevano mandando
in frantumi, in mille pezzi le grosse e
possenti canne che alle volte si piegavano
solamente, se per errore venivano colpite
in malo modo, o altre volte ci volevano alcuni
robusti colpi per abbatterle, con movimenti
grezzi e scomposti dati con dura forza
dagli altri lavoratori dei campi.
Di notte il rimbombo assordante
del duro metallo e lo scrosciare
dell’incandescenza immerso
nell’acqua e di nuovo quel battere
metallico, la giornata seguente il
taglio del bambù.
La forgiatura perfetta,la levigatura
portata all’estremo della concentrazione,
tutto era energia della piegatura della
lama e la meditazione dell’affilatura,
la forza nella lama che strato
dopo strato si creava e la precisione
dell’affilatura, la precisione del soffio.
Ma un giorno di freddo nevischio,
sul finire della giornata,
il Maestro impugna la sua spada,
la sua maestosa katana,
le dita come corde si stringono
attorno al manico di legno,
una breve ma possente stretta,
vene e tendini ben visibili si possono
contare,
grosse fibre che sembravano
anch’esse di roseo ferro si intrecciavano
verso i gomiti ben fasciati,
una breve stretta ancora,
una smania, forse di dolore e una stretta alla mandibola,
come una morsa, uno stridolio di denti,
gli occhi scuri per un attimo
si socchuidono, un rigolo di sudore
scende dalla fronte,
l’aria viene spinta completamente fuori
dai polmoni,
il ferro della katana, vibrando fa
spegnere per un attimo quel riflesso
di luce che provoca il lucente bagliore,
un fruscio….il silenzio
ed il Maestro se ne va.
Il colpo era stato perfetto,
niente più si muoverà,
nemmeno la canna di bambù, anche se tagliata, ebbe il coraggio di cadere.
…..il Taglio Perfetto.
Nicola Ricci
Hit et nunc sapere aude
ps.
come praticante di Arti Marziali ho voluto vivere persoalmente questo scritto, e far vivere in esso le sensazioni della pratica della Katana…. sperando di esserci riuscito.
NicolaRicci
Omaggiando lei, che Omaggia Noi… Carissimo Professore
Le ho messe senza Ordine, di Proposito… Che delizie! Prof. come fare un bagno in ciò che mai routine… E’!!! Cosi come rileggere alcuni testi mai stanchi, anche dopo svariate letture…! Si giunge oltre la confutazione, la conoscenza del pensiero stesso dell’autore, del filosofo, si compenetra Magia e Bellezza…
! Non smetterò mai di ringraziarla.. di aver creato questa magia, cosi come ogni Vera Conoscenza o partecipazione alla stessa Fa, essendo in Se, oltre la Stessa Conoscenza!!! Grazie.Grazie.Grazie. 7 volte grazie
Ne ho fatto una piccola “bibliovideoteca”… insieme alle precedenti trasmissioni, mare di notte..ecc.ecc! SOLE sia… in ogni stella, sia Sole.. volta dopo volta!
Ti ringrazio per la tua proposta, caro Raffaele. Sono sicuro che troveremo un punto di mediazione. Un abbraccio.
Cara Valeria, scusa se ti rispondo solo ora. Per cominciare bene l’anno consiglio a tutti di fare tanto amore con amore e quindi amare. Baci baci
Prof, la domanda era riferita ai nostri racconti.
Ma va bene così: il consiglio di fare tanto amore con amore è l’incoraggiamento che da l’energia giusta. Baci
Baci a te, Valeria
Amor ti vieta di non amar.
La man tua lieve, che mi respinge,
cerca la stretta della mia man
La tua pupilla esprime: “t’amo”
se il labbro dice: “Non tamerò”
(Umberto Giordano, da “Fedora”)
https://www.youtube-nocookie.com/v/AjysrQsYjTI?version=3&hl=it_IT&rel=0
Quanto è bello far l’ amore…
POESIA di Giovanni Pascoli
AMORE
Ma cos’è poi l’Amore? quell’Amore di cui tutti parlano”
……“si sente dire Amore per ogni cosa, per ogni oggetto, amore per ogni passione, Amore tra le persone e per le persone, qualcuno persino per gli animali, per qualsiasi cosa.
La parola Amore esce dalla bocca delle persone almeno una volta nell’arco della vita.
Poeti e scrittori da sempre ne parlano e da quel tempo cercano di descriverne la vera immagine.
Cantanti e musici la cercano nella musica, scultori nella pietra e pittori sulla tela.
Qualcuno gli ha dato il nome di una donna amata, qualcun altro lo cerca ovunque, altri ancora gli hanno dedicato poesie, racconti; altri l’ hanno ritratto con ogni sembianza, ogni posizione, in ogni luogo visto o solo sognato, altri lo cercano nei loro cuori, domandandosi se mai lo incontreranno e chiedendosi se riconosceranno mai quello giusto.
Altri credono, che sia solo nella fantasia di scappare dal quotidiano vivere, che si cerchi solo nella parola Amore.”
”Credo che in realtà, sia solo nella parola Amore ad esserci l’essenza dell’Amore stesso.
Nella parola Amore, nel pronunciarla, si crea la vera identità dell’Amore stesso. Non occorre che esso, l’Amore intendo, abbia un volto, un corpo, un colore, un profumo, un’ immagine o un luogo dove apparire, ma che sia nell’idea dell’Amore.”
“Forse l’Amore si può trovare nell’astrattezza, lontano dalla realtà o forse deve solo essere creato con le idee, Amore diverso uno dall’altro, amore che disseta chi ne ha bisogno, come l’acqua per chi ha sete, forse ognuno ha bisogno del suo Amore.
Forse è solo la necessità nascosta che abbiamo nel cuore che ci porta verso l’Amore,
il nostro Amore;
Come il pittore lo esprime con i pennelli, ed il marinaio attraverso il dialogo con il suo mare, come lo scrittore nei tratti della scrittura e il poeta con la sua musa ispiratrice.
O forse l’Amore vero ha bisogno solo di un cuore nel quale nascere e crescere.
Quindi mi chiedo cosa si possa intendere per Amore se ogni persona, ogni creatura ogni luogo e ogni storia ha bisogno di crearne il proprio, se per ogni uomo o donna ne esiste almeno uno incontrato e vissuto almeno uno, due o centinaia di volte o chi dice di non averlo mai incontrato.
Ho incontrato persone che per non voler perdere la magia dell’Amore o solo della ricerca di esso, o forse del solo cercarlo ancora altrove, nei sogni o nella fantasia dell’immaginazione, continuano a cercarlo oltre la realtà…
Partendo dal pensiero fino a perdersi nel labirinto delle idee;
O forse fino ad attraversare tale labirinto per trovarne l’uscita ritrovando l’Amore.
Amore quindi, per chi non l ’ha ancora trovato, per chi lo spera e per chi non l’ ha ancora mai pensato, perché anche il pensarlo, anche il riuscire a dargli una minima forma con la mente, un’immagine, un profumo, un suono, una voce, è un compito arduo, è una delle più emozionanti tappe della vita dell’uomo.
Uno scrittore diceva: ” chi ha trovato l’Amore, chi è veramente felice non dovrà più cercarlo, ma dovrà donarlo ad altri, dovrà aiutare coloro che lo cercano disegnandogli una mappa, guidandoli a trovare il filo della loro vita, restandogli a fianco fino alla riscoperta del loro Amore.
Solo nel pronunciarlo lo si crea, senza peso, forma, senza tempo, nel momento che lo si chiama, ovunque tu sia lo stai creando.
Amore
Non so cosa sazi, ma esso è l’unico cibo per il cuore, sia che lo si dia, sia che lo si riceva.
Dico Amore ed eccolo che appare, nel momento opportuno. C’è, esiste, è li davanti a te e lo stai già vivendo, perché se nasci c’è vita e la vita è Amore, non c’è bisogno di cercarlo, è come se l’avessi sempre avuto in una tasca, ben visibile, ma eri troppo distratto per vederlo,
e all’improvviso lo scorgi.
Forse, mi accorgo che lo stavo solo chiamando con tutto il cuore, e nell’attesa accendo una candela
sedendomi, l’appoggio a terra, vicino a me, affinchè la sua fiamma mi dia luce e speranza fino fatidico momento dell’arrivo
dell’ Amore……
all’improvviso….
apro gli occhi….
circondato dall’oscurità…..
Davanti a me, un angelo…..
uno sbatter d’ali ———————————–….
e la fiamma si spegne.
La poesia AMORE è stata creata da
NicolaRicci.
La poesia AMORE,
inserita nel CAPITOLO 7° di “Avventura, il mito della farfalla”, scritto da NicolaRicci, tale poesia ha l’intento di spiegare, o meglio di rendere consapevole allo scrittore stesso, e spero anche ai lettori il significato della parola AMORE, o forse del significato stesso dell’AMORE.
Forse la vera essenza delle cose la troviamo nel semplice pronunciarle??
Allora proviamo a pronunciare la parola ..: ” AMORE ! ”
e vediamo che succede !
Ciao
da NicolaRicci
un regalo…………………
L’ ANGELO
Uno sguardo, una sensazione di paura nel cuore che per un attimo cessa di battere,
parole pensieri tacciono, tutto attorno si ferma come in una vecchia foto, per un attimo,
in quello stesso attimo troviamo il tutto.
Tutto si ferma ma il cuore è in attesa, in attesa di battere, in attesa che quel silenzio svanisca,
ma la paura che tutto nasca è fortissima,
chi lo ha vissuto vorrebbe ritornare lì in quell’attimo, in quella foto per sempre.
La bellezza davanti ai nostri occhi, l’Amore in persona, l’amata, la donna più bella, forse un Angelo,
chissà,
ma il tutto è ancora nascosto in noi,
deve ancora nascere, deve ancora crearsi, il tutto, l’Amore, la storia, stanno solo aspettando nel nostro cuore,
un primo respiro….
il cuore ritorna a battere, intorno il mondo riprende a muoversi , ma noi no, non ancora,
un altro respiro…. e il cuore batte sempre di più, sempre più forte,
i pensieri se ne sono andati e con loro le nostre parole, c’è solo la paura di dire la prima parola….
ma cosa dire.
Una banalità sicuramente, si cerca di deglutire, di distrarsi, basterebbe un sorriso un semplice sorriso e il coraggio di dire
…”Ciao…come stai…”
E tutto il resto sarà storia, e mai più ci sarà quella foto, cascherà nel tempo delle nostre idee, ma nel momento voglia essere rivista, quella foto di quell’attimo così intenso, basterà pensarci, in silenzio e rivivrà nel nostro cuore, all’improvviso….
apro gli occhi….
circondato dall’oscurità…..
Davanti a me, un angelo…..
uno sbatter d’ali ———————————–….
e la fiamma si spegne.
: )
****Buona Domenica****
Carissimo Nicola,
il nostro blog è tornato in vita. Purtroppo c’è stato un problema legato al dominio, e dal fraintendimento che ne è sorto attualmente abbiamo rimediato tornando al dominio di wordpress. Quindi, per ora, l’indirizzo da usare è il seguente:
http://gabrielelaporta.wordpress.com/
Mi raccomando, diffondete a tutti gli amici la variazione. Grazie e scusa ancora!
Carissimo Nicola Gelo,
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Carissimo Raffaele Renna,
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[...] Anima Animae [...]
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parliamo di PITTURA.
Un giorno di febbraio sono sceso in un campo, ed ho fatto una “ritratto” ad una vecchia capanna. Ho portato il mio cavalletto e sonno ad un freddo incredibile mi sono messo in mezzo a quel campo a pitturare….acrilico su tavola. Mentre tutto il mio corpo si era congelato, le dita andavano ancora avanti… ed il giorno dopo, sotto ad uno strato di bianca neve sono tornato a pitturare la capanna. Ed è nato un capolavoro! difficilmente dalle mie parti si vedono pittori “an plein aire” all’aperto a pitturare quello che amano, ma la vera pittura è questa.
Ad una mostra, una volta ho visto un bel dipinto di mucche e tori al pascolo, con guardiano a cavallo e cane da gregge….. e non ci crederete ma si sentiva l’odore degli animali.
Tutto quello che è nell’aria viene messo nel dipinto.
Ciao NicolaRicci
…”La diversità è questo unico e sacrosanto diritto di legittimarsi nell’ incomprensibilità”
Grazie,
Nicola Gelo
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=YO4aF6ZAZes&version=3&hl=it_IT&rel=0%5D