Quando il bambino era bambino

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3 Risposte

  1. Reblogged this on Bugiardino Poetico.

  2. “Una volta vissuta, la felicità non può essere dimenticata, poichè la nostra coscienza mantiene in sè quel che trapassa. Per l’uomo nulla perisce definitivamente, perchè il tempo non è in grado di abolire l’esperienza. [...] la felicità può dunque essere perduta come condizione di vita, ma non può essere cancellata come esperienza, e a tale titolo può essere sempre ricreata. [...] Rispetto al dolore che inchioda, stringe e costringe, la felicità lambisce, balena e dispare. [...]Per questo la felicità appare come un bene transitorio, mentre il dolore si rivela condizione più abituale e consueta. Eppure la felicità è più originaria del dolore, se non altro perchè è impossibile sperimentare una perdita là dove non c’è stato un possesso, così come non è possibile sperimentare la negatività là dove non c’è stata positività [...], quella pienezza che quel momento in cui la si possiede, se ne è, in effetti, posseduti”.

    “La felicità non è attingibile per via di riflessione” ed è questo il motivo per cui “l’uomo non sa di essere felice, ma si sente felice”.
    (citazione di Salvatore Natoli, in “I miti del nostro tempo” di Umberto Galimberti)

  3. Sento di dover riprendere il mio primo post, perchè ho fatto un errore di battitura che altera il senso de “L’esperienza della felicità” che vorrebbe restituirci Galimberti. Inoltre noto che ho sottaciuto proprio quel “punto” di collegamento che collega il post al mio modo di intenderlo e di intuire il dolore. Dunque…

    ——————————————————————–

    [...] “…Eppure la felicità è più originaria del dolore, se non altro perchè è impossibile sperimentare una perdita là dove non c’è stato un possesso, così come non è possibile sperimentare la negatività là dove non c’è stata positività [...], quella pienezza che NEL momento in cui la si possiede, se ne è, in effetti, posseduti”.
    In quanto evento che ci possiede, non possiamo definire la felicità ma solo viverla. Se ci domandassimo: “che cos’è”, oggettiveremmo quello stato di possessione e, così facendo, non coincideremmo più con esso, ma ci porremmo già fuori. Per questo scrive Natoli, “la felicità non è attingibile per via di riflessione”, e questo è il motivo per cui “l’uomo non sa di essere felice, ma si sente felice”. Scopriamo così la ragione per cui, nell’ordine degli affetti:

    “La felicità differisce radicalmente dal dolore, pur essendo altrettanto radicalmente coinvolgente. Chi soffre, infatti, non solo si interroga sulle ragioni del proprio soffrire, ma tramite la sofferenza eleva se stesso a problema, e per tal via si interroga in generale sul senso dell’esistenza. Chi è felice ignora l’esistenza come problema, perchè inerisce e aderisce per intero alla propria condizione e non ha motivo di rifiutarla.”

    Questa è la ragione per cui il dolore introduce una separazione di sè da sè, una distanza, una scissione che la felicità ignora. Eppure, è sempre la felicità a essere sullo sfondo come prospettiva d’uscita dal dolore.[...]
    —————————————————————–

    …La felicità come “sfondo possibile”… Ricreare l’esperienza della felicità come esperienza originaria e non come esperienza momentanea… Ritorno… Memoria e prospettiva futura… contenimento del dolore… evitando le esperienze di dolore… concretezza…

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