Ogni cosa ha il suo opposto

Ecco: ogni cosa ha il suo opposto
la affermi, si afferma in una realtà
ma la stessa realtà la nega.
Ecco: nella mia affermazione di questa esistenza
si staglia l’ombra della sua negazione.
Ecco: tutto è perfetto.
Il cielo è assorbito dal mare e il mare dal cielo.
Ecco: tutto in un punto.
Dico io e subito è negato.
Per cosa mai si lotta, per affermare se stessi?
Ogni cosa che si vince, che si realizza, guarda:
sarà per chi finirà terra nella terra dove è nato.
Dove è dunque un motivo d’orgoglio?
Non si hanno dunque occhi per vedere
che il delinquente ed il re, il pezzente ed il magnate
sono nati dalla stessa terra e finiscono nella stessa terra?
Dove trovare le differenze? In ben altro oro
dove vita e morte stanno sullo stesso piano.
Le radici nell’Anima trovano essenze
quelle nella terra illusioni.
Ma tutto ci è dato.

N. Nuruddin

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3 Risposte

  1. Buon Giorno Carissimo Prof. Gabriele

    tutto è armonico suono delle sfere superiori, una meravigliosa infinita batteria dove forze opposte nell’eterno contrasto equilibrante generano energia che è vita infinita. Così come dalla quiete e dal movimento fu generata la nostra divina essenza.

    Dai dettami di Aristotele come di Platone, un suono o un rumore non vengono percepiti se non in contrasto con il proprio opposto. Il silenzio o meglio l’assenza del suono medesimo, dal momento che quello prodotto dalla rotazione delle sfere planetarie è un suono che ci è presente sin dalla nascita, non è possibile riconoscerlo in quanto ci manca la percezione del suo contrario.

    Ma se si riesce ad entrare nel CENTRO PERMANENTE del proprio essere, nel punto centrale d’ancoraggio nel pendolo di ogni respiro in risonanza con ogni battito di cuore, dove ogni armonica trova la sua tangente opposta all’angolo aureo, o come saggiamente ci vien detto nel silenzio interiore che ci permette sfocalizzare(annullare la realtà, di isolare ogni raggio vibrazionale olografico (proiettore cristallizzatore ed informatore di pensiero generatore di realtà), allora si udirà nel proprio cuore, all’unisono la RISONANZA ARMOINICA DELLE DIVINE MELODIE DELLE SFERE SUPERIORI.

    E’ la stessa trascendenza che si ha in particolare stati di coscienza modificata autoindotta o prodotta con altri mezzi, che permette all’essere di svincolarsi temporaneamente dai legami energetici che lo tengono prigioniero in un corpo biologico.

    In quell’estatica/katarsica comunione con l’essenza del proprio essere, in quell’assenza di forze prodotte dalla continua deformazione delle armoniche spazio/temporali, entrando in FUSIONE con l’aspetto UNITARIO di ogni cosa OGNI COSA PUO’ ESSERE NOTA, ma il problema reste sempre quanto si ritorna nell’oblio della materia che ci fa scordare quell’indefinibile luce, che altrimenti, se ricordata anche in un frammento della sua magnificenza di sicuro non ci farebbe ritornare in questa nostra temporanea materiale illusoria sfera. Ma è anche vero che a volte, qualche filo resta, e basta solo un barlume, un frammento di memoria per accendere quella luce che si è bagnata nel mondo delle IDEE dove passa ogni raggio ispirativo costruttore di ogni cosa.

    E’ per questo che affermo sempre: “Come nel pensare / ragionare / riflettere / meditare / contemplare a volte si è nelle condizione di coerenza neurofisiologica di sincronismo tra i due emisferi che portano a momenti d’ipercoscienza, cioè di scoperta di nuove idee creative, di INSIGHT che a volte ci permette anche partendo dalla tridimensionalità di percepire le realtà trascendentali, di attingere e di leggere nel mondo delle IDEE. Così Nel Sentire è Celato il Grande Mistero”. Nulla è nell’intelletto che non sia prima nei sensi interiori che sopiti/addormentati aspettano quel risveglio attraverso una vera e propria rivoluzione di coscienza.

    Alla domanda di N. Nuruddin “Dove è dunque un motivo d’orgoglio?” rispondo: “NELL’UMILE RISCOPERTA DELLA PROPRIA ESSERICA DIVINA FIGLIOLANZA così come ben espresso anche in un pensiero, nel Faust di GOETHE “Ciò che trapassa, non è che un simbolo; l’irraggiungibile si compie qua, ciò che è ineffabile, qui diviene atto, femminio eterno qui ci trarrà”

    In parole povere, l’attore che prima o poi, attraverso il suo stesso osservatore/spettatore contempla ed entra in santa comunione con il suo regista personale L’IO SONO UNO CON IL PADRE CELESTE.

    la strada è assai lunga, ma come ci sono arrivati altri prima di noi , così anche noi prima o poi arriveremo alla meta.

  2. L’obiettività ha insito il giudizio e il giudizio non si bacia mai con la verità che è sempre soggettiva e sempre valida.
    Imparziale è chi giudica con equanimità, ma comunque giudica.
    E neutrale, se finalizzato all’obiettività, è artificioso.
    L’equilibrio del funambolo è sempre legato ad un opportunismo che gli consente di restare in piedi
    Equilibrio, è già di per se, privo di spontaneità nella sua “saggia ponderazione” ,lì dove l’esistere di saggio non ha nulla e non può esistere armonia di toni senza spontaneità. Dimentichiamo l’Amore, l’accoglienza e dimentichiamo d’esser tutto prim’ancora di sentirlo in noi.Questo è solo un parere, che comincia come fosse un giudizio, può assomigliare ad una ricerca di equilibrio e gli piacerebbe essere una verità.Ma alla fine ciò che meglio ci riesce, è essere tutto…e il suo contrario.

  3. Ecco: la storia di Artù (così mi pare)!

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